David Attenborough – Una vita sul nostro pianeta – 2020


David Attenborough – Una vita sul nostro pianeta – 2020

Film-documentario sulla vita del nostro pianeta di Alastair Fothergill, Jonathan Hughes, Keith Scholey, un film del 2020 con attore principale David Attenborough il grande documentarista inglese.

L’ho appena visto su Netflix, e sembra essere il modo preferenziale per la visione.

Questo film totalizza un rating su IMDB di 9.0 e dai tempi di “Le ali della libertà” non avevo l’opportunità di vedere un film con un rating così alto.

David Attenborough ci mostra nel film la sua vita avventurosa con filmati video dall’adolescenza fino alla sua attuale età di 93 anni con lo stesso piglio del quasi coetaneo nostro Piero Angela.

I viventi sono i numerosi personaggi del documentario, il caro David ne descrive l’attuale drammatica situazione al pari dei primi disastrosi rapporti del WWF degli anni ‘80.

Non si possono ignorare i suoi laconici avvertimenti.

Quando incontra Christine Lagarde presidente della Banca Centrale Europea questa gli consiglia di andare in pensione e lui è molto gentile a non ricambiare l’invito.

Tocca a noi lettori, spettatori a raccogliere il testimone consegnatoci da questo anziano signore inglese che al pari di Greta, degli Extinction Rebellion suggerisce cambiamenti radicali.

Grazie allo studio dei fossili le cinque estinzioni di massa ci raccontano una storia di cambiamenti lenti e inesorabili; dopo ogni evento distruttivo sono rimaste poche specie, ma la vita è sempre ricominciata aumentando di pari passo la biodiversità.

Con l’ultima estinzione di sessantacinque milioni di anni fa sono scomparsi i dinosauri ed è iniziato l’olocene, un periodo con una discreta stabilità della temperatura del globo terrestre.

Negli ultimi diecimila anni è intervenuta la presenza umana che sfruttando le stagioni, l’agricoltura, ha permesso notevoli miglioramenti nella civiltà.

Negli anni ‘60 sembrava che non ci fossero limiti al progresso.

Mentre scomparivano le ultime realtà di esseri umani appartenenti a tribù di società acquisitive di “cacciatori raccoglitori”, venivano sterminate le balene, gli habitat naturali sparivano e si dimezzavano le superfici di foreste pluviali come quella del Borneo. Abbiamo perso una parte significativa della biodiversità.

Non possiamo abbattere le foreste per sempre, non è sostenibile. Dobbiamo fermare la deforestazione.

Sir David Attenborough nel film prova agli scettici che il cambiamento climatico è reale e siamo sull’orlo di un precipizio, sta a noi decidere di fare un passo indietro.

Tra le altre cose si chiede come mai le banche e i fondi pensione investono sui combustibili fossili che mettono a repentaglio il nostro futuro anziché posizionarsi sulle rinnovabili.

Non mancano i consigli, ma alcuni per essere davvero efficaci devono essere attuati dal governo: come l’istituzione di zone in cui la pesca è vietata, oppure il passaggio ad energie rinnovabili e soprattutto una copertura sanitaria per tutti e una migliore educazione per le ragazze in tutto il mondo.

Sarebbe utile cominciare una dieta vegetariana per esempio: la maggior parte degli animali che vivono sulla superficie terreste sono animali che poi vengono consumati dall’uomo, gli animali selvaggi sono meno del 10% su tutto il pianeta e gli spazi necessari per gli allevamenti stanno diventando sempre più ampi.

Per farla breve occorre ripristinare la biodiversità e non sarà facile, ma dobbiamo sforzarci, fin da ora.

Maggio 2021 – Israele e Gaza


Maggio 2021 – Israele e Gaza

Scrivere dei fatti di Israele oggi 13 Maggio 2021 è riduttivo.

Ho difficoltà ad affrontare questo argomento e cercherò per quanto possibile di non farmi condizionare dalle emozioni.

Mentre razzi e aerei solcano i cieli di Israele come possono le nostre parole aiutare quei civili impauriti?

Ancora una volta non si parla molto di Palestina, uno stato in parte compreso all’interno dei confini di Israele senza aver avuto il riconoscimento della comunità internazionale.

Ho visitato i due paesi anni fa, parlato con le persone, apprezzato le bellezze dei paesaggi, ho cercato di capire quel crogiolo di culture, religioni, riti, ho preso atto del suo trasformarsi negli anni in una polveriera, con troppe diversità da gestire, troppi intrusi con interessi divergenti, troppe ricette da seguire e due vicini di casa divisi da muri alti per dimenticare.

Ho visto la vita di entrambi i popoli viaggiando in quel fazzoletto di terra grande poco più della Toscana con elevate densità abitative in certe aree della Palestina.

Sono turbato per quel che sta succedendo. Non ho soluzioni immediate.

Tra le mie 800 foto del tour ho trovato questa che rappresenta il cartello di ingresso della Palestina. Ogni accesso è guardato a vista da militari. Per chi non sa l’inglese traduco :

Questa strada è sotto il controllo delle Autorità Palestinesi.

L’ingresso per cittadini israeliani è proibito, pericoloso per le vostre vite e contro le leggi di Israele.”

Un secolo fa vivevano in quei luoghi senza problemi senza scontri etnici, politici o religiosi.

Quando è iniziato tutto questo?

Forse da quando è stato dichiarato lo Stato di Israele.

Quindi non si può fare nulla?

Non so non voglio essere un ennesimo somministratore di ricette di pace.

Ho cercato di immaginare di essere un ragazzo di fronte allo scatenarsi di un litigio di due amichetti e il formarsi intorno a loro un circolo con compagni prodigati per dividerli, per incoraggiare l’uno o l’altro o ammutoliti dalla paura di buscare qualche sberla a loro volta. Negli alterchi prevale l’amicizia. Gli amici danno ragione anche a chi non ce l’ha e spronano a caricare di botte quello che in quel momento è il nemico dell’amico. Poco prima erano tutti amici e poco dopo lo diventano di nuovo.

Solo chi ha osservato il comportamento dei bambini privi di pregiudizi ha visto che dopo una zuffa si abbracciano di nuovo senza rancore, sorridendo.

Si può sperare che per un momento diventino tutti bambini, mettano da parte veleni e rancori e inizino a vivere finalmente una grande pace?

Come al solito i colori degli schieramenti italiani hanno applicato la loro tinta sulla ragione delle parti, ma la ragione non esiste, non ha colore.

Coloro che si schierano sono implicitamente interventisti, soffiano sul fuoco per alimentarlo.

Il fuoco si spegnerà solo con l’acqua del perdono.

Il nuovo mercato del lavoro.


Il nuovo mercato del lavoro.

 

Mi devo fare un pizzicotto per capire se è vero.

Son diventato una mosca e ho assistito a un colloquio di selezione per una segretaria.

La tizia aveva appreso della selezione da Facebook, anziché dagli uffici di collocamento, ah! Ora non si chiamano più così! Si chiamano Ufficio del lavoro.

Anche l’abitudine di cambiare i nomi delle cose non è bella.

Ufficio del lavoro va bene se il lavoro lo trovano a qualcuno, non mi sembra un nome appropriato.

Comunque la tizia all’ora prevista si presenta alla selezione, le chiedono la formazione, l’età e quando il selezionatore scopre che ha 28 anni il colloquio si chiude dopo aver spiegato che prendono persone al max di 24/25 anni perché devono fargli prima il contratto Giovani Sì poi un contratto a tempo determinato e infine uno di apprendistato.

Ora mi domando, io sono stato trasformato in una mosca perché è evidente la mia attività precedente era inutile. Sono contento di essere mosca perché come umano sarei molto più ingombrante con molti scarti, invece una mosca è leggera e magari si può schiacciare agevolmente, basta essere veloci o disporre di un ammazzamosche, sì perché le mosche sono molto più veloci delle fastidiose zanzare. Ormai è fatta, mi ci abituerò.

Prima di finire schiacciata comunque volevo dire che mi dispiace per quella ragazza scartata senza nemmeno aver potuto gareggiare per il posto.

Poi se si ascoltano le ragioni di un selezionatore viene da dubitare se sono le stesse dell’imprenditore per cui lavora. Chi ha determinato i criteri di selezione?

Come mosca sono una vera ficcanaso e sono andata a vedere come decidono questi criteri.

Un’impresa che funziona bene ha persone fedeli, ma soprattutto persone che amano il proprio lavoro. I veri imprenditori di una volta non esistono più. Ci sono i consigli di amministrazione, gli A.D. (amministratori delegati) e molte altre figure che non sanno scegliere le persone, allora cosa fanno? delegano ad altri e spesso si tratta di aziende di servizi o addirittura cacciatori di teste (head hunters). Insomma un gran casino che fa dimenticare ad ognuno chi è e cosa ci sta a fare al mondo.

Avevano perfino inventato una specializzazione: risorse umane, ma ora va di moda il risparmio selvaggio.

Molto tempo fa c’era un unica tendenza, un unico scopo: rastrellare personale fedele, assertivo, propositivo, motivato, preparato in modo da formare persone coese e disponibili al lavoro di gruppo.

La qualità di una azienda si rileva dalla qualità del personale e del suo livello di preparazione, se non c’è qualità nelle aziende non è colpa del recente Covid.

In poco tempo è stato buttato tutto all’ortiche, tutti hanno contribuito con un unico verbo: il denaro, e risparmiare è diventato il comandamento unico.

Non solo con le numerose tipologie di contratti esistenti passati da 200 a 700 e riuscendo a pagare quasi la metà persone che svolgono lo stesso lavoro nella stessa azienda, tutto con buona pace di governo e sindacati, ma soprattutto della massa ignorante della popolazione.

Attenzione io sono una mosca e non voglio offendere nessuno.

Ignorante perché nessuno sa queste cose, solo perché non le dicono al telegiornale.

La TV aveva perfino fatto credere che i problemi del lavoro erano relativi al solo art. 18.

Come non dicono che ci sono forme di assunzione come Giovani Sì con la quale vengono assunti giovani per un anno e pagati € 500,00 al mese svolgendo spesso un lavoro da € 1.500.

Anche qui sono importanti le parole.

Tale forma di assunzione si potrebbe agevolmente ribattezzare “Giovani Si muore!”.

Perché è vero io sono una mosca e non ho voce, ma se la dovessi dire tutta, allora cosa devono fare i giovani?

Come primo lavoro prendono € 500,00 poi gli fanno un contratto tempo determinato, e infine uno di quei contratti a paga bassa magari da 900 euro, ma quando li mettono da parte i soldi per sposarsi?

Ah già, ma ora chi si sposa più?

A me comunque va bene così perché se la gente non ha soldi figuriamoci se compra l’insetticida!

La mosca


La mosca

Con la finestra aperta
penetravano tiepidi raggi di sole
e brezza gentile nelle stanze,
ma ecco, arrivò
quell’insetto inaspettato,
non aveva lo svolazzo della farfalla
il belato tipico degli agnellini,
il trotterellare del puledro,
la grazia dei pappagallini,
persistente e incessante
il roteare divenne irregolare,
adagiato infine su un tavolo,
finì la sua storia
come un vuoto di memoria,
innocente nel volare
colpevole di ronzare.

 

La giusta motivazione: “aiuto un amico a raccogliere le olive”.


La giusta motivazione: “aiuto un amico a raccogliere le olive”.

Ci sono situazioni che si capiscono solo quando ti coinvolgono.

Questa la voglio raccontare perché, potrebbe succedere a chiunque, prima o poi.

Non so se avete amici con i quali vi è capitato di avere uno scambio di favori: prestare una attrezzatura o risolvere problematiche al cellulare o al computer, non si chiede niente in cambio c’è solo il piacere di aiutarsi a vicenda.

Ho passato gran parte della mia vita lavorativa in ufficio e forse sarà per questo che amo molto vivere all’aria aperta.

Con il bel tempo di recente sono andato a cercare funghi nel bosco e qualche volta a cogliere le olive da un amico, fuori comune.

A causa del Covid siamo in “zona rossa” e aiutare a raccogliere le olive fuori comune, non si può.

Si rischia la multa.

Il mio amico ha un numero esiguo di olivi, spesso coglie le olive da solo, non può certo assumere personale a causa dei rilevanti costi delle pratiche di assunzione, contributi ecc.

Il suo olio è di buona qualità e in passato mi sono offerto per dargli un aiuto, solo qualche giornata di lavoro, che poi si riducono a poche ore di lavoro in buona compagnia.

In zona rossa si potranno effettuare solo spostamenti giustificati da urgenti necessità, per salute o per lavoro, i soli motivi validi.

Nel calcolo del PIL, fino a qualche tempo fa, andare a lavorare da un amico veniva considerato lavoro sommerso o lavoro nero e pertanto non conteggiato.

Da qualche anno si prova a valutarlo e questo fa comodo a economisti e politici per affermare che in Italia circa 200 miliardi di lavoro sommerso corrispondono ad oltre 11% del PIL (fonte ISTAT 2018).

Ricordiamoci che non ce l’ha ordinato il dottore di mantenere tassi di crescita al 3% si tratta di un ben noto suggerimento della Commissione europea strettamente collegato al nostro enorme deficit e quest’anno avremo una crescita negativa.

Ma cosa significa crescita negativa?

Non ho mai visto piante crescere verso la profondità del terreno. È una contraddizione, per non ammettere che siamo in decrescita.

E pensare che abbiamo anche una teoria che fa riferimento alla “decrescita felice” più spesso contestata.

Nel mio paese nel primo periodo di lockdown sono stati tenuti chiusi gli orti sociali per oltre due mesi con motivazioni poco comprensibili. Voglio ricordare che leggi e regolamenti devono essere giuste e scritte bene, comprensibili, non devono colpire i più “deboli”, ma soprattutto vanno applicate, altrimenti meglio non perdere tempo a scriverle.

Mi capita spesso di ascoltare politici impegnati che auspicano l’apertura di nuove imprese, ma forse in questo momento andrebbero ad allungare la fila dei fallimenti. Solo una esigua minoranza parla di resilienza, decrescita e non sento parlare di un “piano B”.

Se la situazione dovesse peggiorare e dovessero mancare i soldi del recovery fund, come contrastare la pandemia e fermare la scia di morti?

Allora come non permettere e regolare quel lavoro sommerso e sostenere piccole attività di autosufficienza e come nel mio caso andare a trascorrere una giornata all’aria aperta come se fosse una dose di immunoterapia gratuita.

Ecco che sulle motivazioni dell’autocertificazione ci vorrei poter scrivere: ” vado ad aiutare un amico, lavoro solo qualche ora, per motivi di salute, ma solo per mantenerla più a lungo possibile”.

Dedicato a …


Dedicato a …

In questa società democratica e libera abbiamo a disposizione i social per condividere i propri pensieri, quelli delle persone da noi ritenute sagge o magari solo molto simpatiche.

Ho condiviso tempo fa un vademecum sulle regole da seguire quando si pubblicano i post; l’avevo ritenuto utile in questo periodo molto particolare.

Non lo commentò nessuno. Magari non l’ha letto nessuno, oppure chi l’ha letto l’ha ritenuto di poco conto, o non ha seguito i consigli.

Lo condivido di nuovo con questa introduzione, per motivarne la lettura e nella speranza possa servire.

Mi capita di imbattermi in post faziosi o in commenti ostili e li trovo abbastanza fastidiosi.

Ci sono perfino atteggiamenti molto simili alle ostilità tipiche della guerra.

Mi chiedo; come mai tendiamo a comportarci come se fossimo in guerra anche se la guerra non c’è?

Vorrei provare ad analizzare il comportamento di questi commentatori seriali.

La prima ipotesi è che ognuno di noi è stato educato nella “specializzazione” ci hanno insegnato a fare bene una cosa, portarla a termine, ricevere un compenso, gratificarsi di quella poca cosa con le persone care e difendere a denti stretti la ricchezza conquistata.

Ecco che ogni minaccia che vede intaccare il piccolo paradiso sarà osteggiata senza pietà.

Da ciò discende la lotta al diverso, la ricerca del nemico, del colpevole, dell’intruso.

Perché tanti commentatori seriali si affannano a individuare e colpire i pensatori liberi e considerarli problemi da risolvere? Come mai tentano di portarli alla loro ragione anziché concentrarsi sulla soluzione del problema?

La spiegazione è semplice, il commentatore seriale è armato di visione limitata e quasi sempre di parte. La mattina quando si alzano sanno già cosa dire e cioè quello in cui credono e hanno sempre sostenuto.

Ogni cosa nuova è falsa a prescindere, perché diversa dalla loro.

Quindi, cari commentatori seriali, a meno che non siate detentori della Verità Assoluta per favore fatela finita di commentare sbocconcellando briciole della vostra verità, denigrando persone che hanno speso la vita intera per far comprendere all’umanità i limiti della scienza.

La scienza non è infallibile e questa è storia.

La seconda ipotesi è che il commentatore seriale si comporta così perché pensa che negare la realtà forse lo rende migliore.

Io non sono migliore di voi scrivendo questo post, ma c’è un limite a tutto.

Lo chiedo per favore, in punta di piedi, su una mattonella di umiltà.

Cambiate atteggiamento, e leggete bene le regole suggerite e aggiungete una undicesima, quella dei dieci secondi prima di cliccare il tasto “pubblica”.

p.s. dopo la pubblicazione in rete il decalogo è stato modificato dall’autore al punto 9 è diventato : non amplificare chi semina odio e falsità

25 Aprile 2040


25 Aprile 2040

Sono un volontario di una associazione che si prefigge di tener compagnia agli anziani soli in casa.

Il part-time con smart-working mi consente di poter dedicare del tempo alla visita di tre persone al giorno. Oggi per il 25 Aprile è festa e potevo stare a casa, ma è così bello trascorrere il tempo con persone sempre attive, possono ancora raccontare tanto, così sono andato da Gina.

È una signora gentile, affabile, mi accoglie sempre come fossi uno di casa.

Lo stato, dopo le stragi di anziani di venti anni fa, ha pensato bene a delle alternative che non fossero badanti straniere, ospedalizzazione forzata, comunque guidate da scelte economiche diverse dalle case di riposo o RSA.

Queste operazioni rientrano nel servizio civile, giustamente diventato obbligatorio. I giovani devono farsi due anni di leva obbligatoria e hanno molte possibilità di impiego anche se rimangono in quel mondo.

Gina ha una bella casa al primo piano in una via centrale del mio paese, non è lontana da casa mia ed è anche vicina al rivenditore di giornali.

Oggi Gina mi ha raccontato un brutto sogno della notte precedente. Si è svegliata di soprassalto impaurita. Nel sogno se ne andava a fare la consueta passeggiata con la sua elegante mazza da passeggio, il passo lento, il capo basso appoggiato su una schiena incurvata dagli anni.

Poi si è soffermata ad osservare le auto sfrecciare velocemente. Si è sentita afferrare per un braccio e solo allora si è resa conto di trovarsi in prossimità delle strisce pedonali. Le si era presentato un accompagnatore pedonale volontario e la stava portando dall’altra parte. Appena arrivata dalla parte opposta, non faceva a tempo a riprendersi dallo stupore che ne arrivava un altro e … tac, la riportava al punto di partenza. Era un loop temporale senza uscita, terrificante.

Avevano fatto di tutto per tutelare i pedoni, ma come sempre le leggi sono imperfette, manca sempre l’aspetto del buon senso. Nessuno chiedeva alla signora se voleva attraversare.

Così Gina mentre narra il sogno, mi dice di trovarlo tanto simile a quello del coronavirus di 20 anni prima.

Le cade una lacrima mentre racconta della morte di entrambi i genitori, di non averli neppure accompagnati al cimitero, né assistiti negli ultimi momenti di vita; cancellati, come una macchia bianca sulla lavagna nera.

Anche quella volta nessuno le chiese nulla. Lo stato di necessità. Con quella stessa scusa sono iniziati i peggiori regimi totalitari.

E ancora oggi 25 Aprile, dobbiamo spiegare come è successo e giustificare anche manifestazioni e permettere ancora che si possa negare l’evidenza.

A Gina torna in mente un giochino sul telefonino. Se l’era inventato un intraprendente informatico.

Il giochino aveva una interfaccia simile a quella di The Sim’s, ma c’erano tutti i personaggi del regime fascista, gerarchi, giovani italiane, balilla, il potestà, fino ai contadini delle campagne, i comportamenti per mantenere il potere con manganelli, olio di ricino.

Era fantastico potersi tuffare in quel mondo per uno che credeva ancora in quei valori.

Il giochino aveva però una bug voluto dal programmatore. All’inizio del gioco ti poteva toccare un personaggio del popolo o un gerarca, in modo casuale e dovevi giocare in quel modo o ricomprarlo. Allora se toccava un campagnolo, potevano essere botte.

Come quando si nasce, non sai quando e dove ti può capitare, per questo il programmatore aveva messo questa curiosa funzione random.

Chi credeva in quel mondo nero voleva stare solo dalla parte di chi le botte le dava e avere sempre ragione. Il giochino andò a finire tra i giochi obsoleti e dimenticati.

Gina mi confessa sottovoce che i nostalgici non si sono arresi, quelli di adesso, come quelli di venti anni prima, le botte, secondo lei, non le hanno mai prese.

Forse avrebbero capito perché erano tutti a favore del regime.

Maya Angelou and Still I Rise


Maya Angelou and Still I Rise – 2016

Ho visto il film biografico di Maja Angelou. È stata veramente una donna eccezionale, ogni sintesi della sua vita la sminuisce.

Da wikipedia i dati biografici, della sua vita artistica, le sue pubblicazioni:

” Maya Angelou, nata Marguerite Ann Johnson (Saint Louis, 4 aprile 1928 – Winston-Salem, 28 maggio 2014[1]), è stata una poetessa, attrice e ballerina statunitense. 

Nell’arco di mezzo secolo ha pubblicato un’autobiografia divisa in sette parti, tre libri di saggistica e numerose raccolte di poesia, oltre a libri per bambini, drammi teatrali, sceneggiature e programmi televisivi. Ha ricevuto decine di premi e più di cinquanta lauree honoris causa[2]. Maya Angelou è celebre soprattutto per le sette autobiografie incentrate sulle sue esperienze adolescenziali e della prima maturità. Con la prima autobiografia, Il canto del silenzio (1969, titolo originale: I Know Why the Caged Bird Sings), nella quale racconta la propria vita fino all’età di diciassette anni, ha incontrato un enorme successo e apprezzamento internazionale.”

Non ho mai fatto una recensione di un film biografico, non so come farla. Non riepilogherò tutte le fasi della vita, ma solo quelle che mi hanno lasciato qualcosa, ho aggiunto alcune frasi interessanti. 

Da piccola andò a vivere a Stamps dove respirò un’atmosfera carica delle vecchie paure.

Credevano fosse diventata muta, ebbe una violenza all’età di 7 anni e per 5 anni non volle parlare.

-Per mostrare come il male può venire dal bene in quei cinque anni lessi tutti i libri della biblioteca dei neri e poi ottenni anche i libri delle scuole dei bianchi, imparai a memoria Shakespeare, intere tragedie, Poe, Balzac.-

Quando decisi di parlare avevo molto da dire.

Da adulta racconterà poi questo periodo definendolo così:

– quando devo scrivere devo passare la penna sulle cicatrici per farla più affilata.-

Ha fatto la tranviera, la cameriera, la cuoca, la mezzana, la prostituta, la spogliarellista, la ballerina, la cantante, la giornalista, l’insegnante nel Ghana durante il periodo della decolonizzazione, la compositrice, la scrittrice, l’attrice, l’autrice, la regista e produttrice di drammi teatrali e programmi televisivi, la poetessa.

A 70 anni disse sono troppo fiera per piegarmi e troppo povera per spezzarmi e rido fino a che non mi fa male la pancia.

Nel 1950 visse ad Harlem, frequentava un gruppo di scrittori, le piaceva molto, diceva le critiche sono sempre costruttive.

Conobbe M.L. King “ Ci siamo spinti troppo avanti per poter tornare indietro”

Frequenta Malcolm X al tempo di Lumumba; va in Congo e si sposa , un africano in terra d’Africa, capita un incidente al figlio.

Si avvicina il periodo della contestazione:

se hai qualcosa per protestare, devi scendere in piazza!”

Voglio avere abbastanza buon senso da vedere cose nuove e abbastanza coraggio per dire cose nuove”

A Stamps il razzismo era talmente dominante che non potevi nemmeno mangiare un gelato alla crema.

Scrive “Il canto del Silenzio” nel 1968.

Dice il lavoro dello scrittore è prendere parole aggettivi nomi e farle leggere al lettore in modo che dica “non ci avevo pensato”

Partecipo’ alle serie Kunta Kinte, Radici nel 1977 e recitò una poesia in occasione dell’insediamento di Clinton.

Si arrabbiava quando usavano la parola “negro” lei diceva il veleno rimane veleno, anche se lo metti in un bicchiere di cristallo.

Le sconfitte servono a sapere chi siamo.

Senza dubbio rappresenta le radici profonde della cultura americana.

Immaginare il dopo-coronavirus


Immaginare il dopo-coronavirus – la forza della speranza / riusciamo a sognare un futuro?

 

Non posso scrivere sul coronavirus, ci penseranno gli storici.

Non posso chiedermi cosa e perché è iniziato, è compito degli investigatori scientifici.

Non posso confezionare un vaccino per salvare vite umane, è compito dei virologi e ricercatori.

Non posso fare previsioni sulla fine dell’epidemia, non sono un indovino.

Non voglio mettermi a contare i morti, i positivi, i contagiati

Non voglio escogitare un metodo per controllare gli spostamenti dei contagiati, i modi ci sono, saranno invasivi sulla privacy, ma si spera possano essere temporanei

Per ogni cosa è stato individuato un esperto e se l’esperto ha fallito o fallirà, ci sono già pronti gli avvocati come nel caso del Pio Albergo Trivulzio

Rimaniamo tutti a casa, ci dicono di stare a casa, in queste isole protette, ma intanto si insinua in me una sorta di inutilità, di inadeguatezza.

Posso provare ad aiutare le persone che ora leggono queste righe.

Cosa posso fare se non sognare, immaginare il dopo, senza coronavirus. Come sarà il dopo, prima di tutto, quanti saremo? Chi rimarrà? Ce la faremo? Cosa cambierà nei rapporti? Riusciremo ancora a stringerci la mano o dovremo comportarci come i freddi popoli anglosassoni sempre restii a toccarsi? E quelli guariti? Chi sono? Perché invece di contare i morti non si incoraggia i guariti a togliersi il bavaglio e fra di loro gioire come non hanno mai fatto nella loro vita, abbracciarsi, invece di versare offerte di denaro in uno squallido numero di c/c.

Ho trovato una foto degli anni 20 quando la spagnola ha falcidiato in Europa milioni di persone. Nella foto la famiglia è stata immortalata con la mascherina, una signora ha in braccio un gattino, anche il gatto provvisto di mascherina!

Chissà che risate faranno i posteri se troveranno le foto della massaia con la mascherina ricavata da una spugna per lavare i piatti o da una grande costola esterna di finocchio.

Se fossi un marziano in visita sulla terra oggi, cosa potrei chiedere all’umanità?

– perché avete tanta paura di morire? Non è forse la morte parte della vita? È proprio vero, ci sono cose che voi umani non potete nemmeno immaginare!-

Forse è capitato a ognuno di noi un momento della vita, molto particolare nel quale abbiamo dovuto reinventarci, fare tabula rasa delle abitudini, magari solo di una, importante per noi.

Ricordate quel momento? Deve essere stato molto brutto, si sono scatenate le emozioni, ma poi il dopo come è stato? Mi immagino deve essere stato un momento difficile.

Sono certo che avete fatto tesoro dell’esperienza.

Ma questo Covid-19 non è forse una esperienza? Ma il dopo non dipende forse da noi?

Una casa solida si costruisce su solide fondamenta. Quali sono i presupposti per il nostro “dopo”?

Come vogliamo che sia?

Riflessioni sul coronavirus


Riflessioni sul coronavirus

In questo periodo di coronavirus si sente spesso parlare di “guerra” o di “nemico” come fossimo confinati in una trincea dalla quale è pericoloso alzare la testa.

Nessuno o pochi hanno parlato di accettazione della malattia, sì, perché il coronavirus l’ha contratto una piccola parte della popolazione e molti sono guariti, ma la possibilità di ammalarci potrebbe capitare a tutti. E se capitasse a noi? Abbiamo pensato a come reagire? Abbiamo provato ad immaginarlo?

Nei primi test di coronavirus i tempi di risposta delle analisi erano intorno alle 5 ore, ma in certi casi anche 24 e in questo lasso di tempo i malati nella paura di essere positivi avevano spesso aggravamento fino ad arrivare alla polmonite interstiziale che al momento del test non era presente.

La mente ha un ruolo fondamentale nelle fasi salienti della malattia.

Credo che l’accettazione sia la prima risposta necessaria al corpo e al nostro spirito per poter reagire. È noto che in situazioni di stress e paura, le difese immunitarie calano. È necessario non entrare nel panico.

Mentre siamo tutti confinati nelle proprie abitazioni, occorre utilizzare questo tempo per acquisire nuove conoscenze, ma soprattutto riprendere in mano i valori della socialità, dello stare insieme, fino a decidere di trovare insieme una soluzione.

In questo momento non ci può interessare come si è sviluppato il covid 19.

Pasolini diceva: – credo nella civiltà, non mi piace il progresso, questo progresso.-

Da oltre un secolo la crescita inarrestabile, il benessere e progressi scientifici hanno innalzato la vita media e il numero degli umani sul pianeta.

Come se il progresso avesse fabbricato un enorme jet supersonico; risulta evidente che un aereo è un prodigio della tecnica ed è fatto per volare, se lo tenessimo in un hangar ad arrugginire gli verrebbero procurati solo danni. Prima o poi dovremo impegnarci per farlo volare di nuovo, ma come?

Sto pensando anche a quanti soldi si risparmiano a stare tutti a casa, nessuno si muove da casa, lavora in smart-working, ma la nostra economia non è concepita per stare ferma e finirebbe come il jet supersonico.

Il coronavirus è stato definito “virus ubiquitario” significa in pratica che si trova dappertutto nello stesso tempo, non ce ne potremo liberare tanto velocemente.

Secondo alcuni esperti se si facessero analisi a tappeto a tutta la popolazione si potrebbero riscontrare dal 50% all’80% di positivi al virus.

Cercherò di andare oltre agli aspetti scientifici dei quali non sono esperto.

Quello che sembra voler provocare i coronavirus è il rallentamento dell’economia.

Nessuno riesce a fare previsioni su quanto durerà questo catastrofe.

Si possono fare solo confronti con le pandemie precedenti come la peste nera o la spagnola.

Questa volta non si tratta di una crisi finanziaria come quella del 1929 o del 2008, questa volta l’origine è la natura, la stessa alla quale apparteniamo.

Proprio mentre siamo a casa possiamo pensare a quando tutto questo finirà e immaginare come potrebbe essere un nuovo e diverso sviluppo mondiale. Forse allora molti comprenderanno il valore dei messaggi di Greta Thumberg, degli Extinction Rebellion e di altri numerosi gruppi con obiettivo la protezione e difesa dell’ambiente, dell’umanità intera, nati recentemente e ci saranno forse speranze per i Verdi di poter portare la loro voce nei luoghi dove si scrivono da sempre le regole della nostra comunità.