ELSA – L’ AMICO FIUME


Nel 1965 a causa della crisi dell’industria mineraria la Montecatini di Castelfiorentino aveva cessato l’attività, mio padre ci lavorava e la mia famiglia si trasferì a Orbetello (GR) in altra azienda Montecatini.
Nel 1966 quindi a Castelfiorentino non c’ero, mi trovavo a Orbetello e la notizia della piena nel paese natio non ci arrivò immediatamente.

Ricordo il marito di una cugina di mio padre, appena arrivato ad Orbetello ci annunciò la notizia della tragedia e fu drastico nelle brevi parole comunicate : – Là a Castello muoiono tutti! –

Non vi dico la paura che ci fece prendere !

Anche vicino a Orbetello l’Ombrone si era ingrossato, aveva fatto fatto qualche danno, ma non come nella Valdelsa.

Di fronte a ogni disastro ambientale, ora siamo abituati a ricercare le colpe in tutti quelli che sono intervenuti in modo non corretto nell’ambiente, come se trovare il colpevole risolvesse il problema.
Ancora peggio se dopo l’evento arrivano contributi a pioggia non tanto per ripristinare i danni, ma magari farne di nuovi se non fatti con criterio.

La scelta di agire con le casse di espansione di concerto con il controverso “scolmatore” è stata alla fine per ora premiata, ondate di piena molto alte sono state scongiurate negli ultimi anni.

Un non addetto ai lavori come me non si può addentrare in polemiche sull’operato svolto sul nostro fiume, la critica aiuta solo se è costruttiva, la mia non vuol essere una critica ma un resoconto.

Ho parlato con alcune persone preoccupate affacciate sul ponte del fiume Elsa e ancora trovo molta disinformazione tra i castellani. Con tristezza mi rassegno, e devo constatare che molte delle credenze dei miei genitori e nonni sussistono in molti concittadini.
Ad es.vedono gli alberi nell’alvo del fiume e affermano :
-non hanno pulito! –
oppure :
– siamo alle solite, è tutto da ripulire, ai miei tempi c’erano il cemento e tutti gli scalini –
e sono chiaramente delle affermazioni che rappresentano grave impreparazione sull’argomento.

Molti anni fa amministrazioni provinciali toscane avevano diffuso degli opuscoli per spiegare a tutti come si deve intervenire sul fiume.

Un esempio è l’opuscolo “L’amico fiume” , l’ho ritrovato dopo tanti anni, è una produzione dell’amministrazione provinciale di Siena. Volevo ri-pubblicarlo in rete, sarebbe anche doveroso confrontare i propositi di oltre 10 anni fa con i lavori effettivamente svolti sui fiumi,
esiste un link http://ecoitaly.net/sva/amico_fiume.htm che rimanda all’opuscolo ma è disattivato.

In poco spazio si sintetizzano concetti semplici, credo che l’intento fosse stato di distribuirli nelle scuole, il fumetto spesso rende meglio di tante parole, ma tante ne sono state spese sul fiume e molte hanno provocato più danni che benefici.
Mi sono permesso di scannerizzare solo i disegni e pubblicarli nei documenti del gruppo.

Pensiamo a quante cose sono state fatte sui fiumi e che solo dopo molti anni ci siamo resi conto che producevano più effetti devastanti e negativi di quelli positivi…

1. si estraeva la sabbia di fiume e si è visto poi che per diretta conseguenza nel mare affluiva minore quantità di depositi e le spiagge si ritraevano sempre di più, questa attività è stata interrotta.
2. si costruivano dighe e steccaie per canalizzare l’acqua verso mulini e sfruttare così la forza dell’acqua, questo bloccava il flusso dei sedimenti verso il mare e modificava l’alvo del fiume, questa attività non esiste quasi più in Toscana.
3. non si dovevano cancellare le anse dei fiumi, oltre a rallentare la velocità dell’acqua, le anse avevano l’importante scopo di filtraggio delle acque con le loro sabbie e sassi
4. non si dovevano cementificare i corsi dei fiumi, e tantomeno ricoprire i torrenti con strade (ho visto strade asfaltate sul greto dei fiumi in Calabria presso Cirò Marina, poi ci si stupisce se i fiumi portano via i campeggi)
5. i ponti avrebbero dovuto essere costruiti sul modello dei ponti di epoca romana “a schiena d’asino” (e si possono ancora ammirare) , invece spesso franano perché realizzati “pari strada”
6. gli affluenti torrentizi sono spesso secchi, ma la nostra idea italiana di voler “canalizzare” tutto ci porta a non dimensionare in modo corretto le connessioni tra torrenti e fiumi (vedi Certaldo pochi giorni fa)
molti di questi errori sono menzionati nell’opuscolo.

Tentativi di “avvicinare” la popolazione al fiume Elsa ne sono stati fatti, come ad es. provare l’uso delle canoe nel fiume, il river trophy (gara non competitiva di barche costruite con materiali di recupero), la realizzazione del campo gara per la pesca sportiva, ma sono eventi sporadici, e il fiume continua a fare paura quando si gonfia e arriva con le acque fin quasi al ponte e desta disinteresse in quasi tutti gli altri periodi.

Si è parlato di “parco fluviale” già fin dal 1992 , e credo che progetti, idee, finanziamenti, sono sempre arrivati in tempi diversi con scarsi risultati visibili.
Anche in questo spinoso tema si è speso tempo e denaro in assenza soprattutto di condivisione delle modalità intervento.

Mentre nell’alta valdelsa ci sono i Sentier Elsa vicino Colle Val d’Elsa , sentieri con guadi di 4 km (articolo gonew di Luglio 2013) , nella bassa valdelsa, fiume più largo, le eventuali piste spesso alluvionabili, difficili da gestire, non fonti di reddito, sono state realizzate solo in parte.

Alla televisione ogni giorno vediamo dissesti idrogeologici di ogni tipo, in ogni parte d’Italia, perché la cura di un ambiente è deputata prima di tutto a chi lo abita, e un modello di riferimento “sano” che posso menzionare è quello di alcune comunità montane del Trentino.
Gli amministratori di questi paesi hanno rifiutato di aderire ad alcuni incentivi che anziché tendere a popolare la montagna, la spopolavano, è chiaro che una montagna senza abitanti è più difficile da gestire, l’incuria dei terreni diventa un costo per le piccole amministrazioni locali, e rischiano di diventare aziende fallimentari.

Se ci sono stati degli errori in passato sulla gestione del fiume almeno cerchiamo procedere in maniera corretta da ora in poi, regole e direttive sul come operare sull’ambiente ci sono, occorre solo attuarle, ma soprattutto occorre responsabilizzare i cittadini, e ognuno di noi deve sapere che anche ad es. cementificare intorno casa contribuisce a far accelerare la velocità dell’acqua del nostro amato fiume. Sapere prima di agire !

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