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TERRE INCOLTE

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TERRE INCOLTE

La nuova S.S. 429 da Ponte a Elsa a Poggibonsi passerà da Castelfiorentino toccando lo splendido paesaggio della Valdelsa.
Il percorso è molto bello, con suggestivi scorci nelle campagne. Se si va a vedere bene però molti terreni sono incolti, e le ragioni sono svariate, non sono un esperto del settore, ma le cause oltre alla parcellizzazione, improduttività, ma anche al fatto che vengono erogati contributi per tenere il suolo incolto.
Di recente l’amministrazione comunale ha fatto una proposta per i terreni di loro proprietà

http://www.gonews.it/articolo_214743_Vuoi-adottare-unarea-pubblica-Il-Comune-la-cede-per-tre-anni-ma-lassociazione-in-cambio-fa-manutenzione.html

E’ una buona cosa, è sentita l’esigenza di lavorare i terreni anche solo per toglierli dall’inattività, certo l’amministrazione non ha margini di potere sulle terre incolte dei privati.

La domanda sorge spontanea :
quali soggetti possono promuovere la riattivazione di lavori nelle terre incolte pubbliche e private ?

Ci sono esempi in rete , ne ho trovati alcuni interessanti in Liguria parco delle cinque terre
http://www.bioeccellenze.org/index.php?option=com_content&view=category&id=35%3Acinque-terre&layout=blog&routeUsed=yes&Itemid=9

Dovremmo dare impulso e ritorno allo sviluppo dell’agricoltura e allevamento a livello locale , inizialmente assistito , assegnando appezzamenti di territorio destinato all’uso agricolo di prodotti naturali , basso utilizzo di pesticidi chimici , favorendo la cooperazione tra cittadini espulsi dal mondo del lavoro indigenti . Favorire l ‘utilizzo delle delle fonti rinnovabili e le tecnologie disponibili per produrre energia a basso impatto ambientale

Vorrei analizzare il fenomeno dell’abbandono dei terreni con una visione più ampia :

– il terreno abbandonato oltre a non dare frutti alla popolazione (l’unico che percepisce denaro è il proprietario e i soldi gli arrivano dalle nostre tasse)
– il terreno sodo non fa penetrare l’acqua, quando piove l’acqua corre più veloce sui terreni, si verificano con facilità smottamenti e frane, e nella nostra zona abbiamo le inondazioni tra i ricordi più brutti

ho trovato questo documento che lo conferma :

E’ tutto pazzesco! Danno i soldi per mantenere i terreni incolti
giovedì 12 novembre 2009 di Marco Mandelli
Oggi alle ore 12,35 RAI Radio Uno mandava in onda la trasmissione “La radio ne parla”. Gli argomenti erano: terre abbandonate, la redditività in agricoltura, nuove modalità di gestire il territorio.
Un’ascoltatrice, coltivatrice diretta, lamentava l’abbandono di molti appezzamenti agricoli, complice la PAC, la politica agricola comunitaria dell’Unione Europea, che PAGA I PROPRIETARI PER TENERE INCOLTI I PROPRI TERRENI (“purché mantenuti in buone condizioni agronomiche” recita la normativa).
La cosa, nota da tempo, inquadrata in un’ottica più ampia, quella della gestione e del dissesto idrogeologico del territorio, assume dei connotati inquietanti.
Quei grandi geni dei legislatori comunitari (dell’Unione Europea) cosa stabilirono anni fa? Per mantenere alti i prezzi dei prodotti agricoli, soprattutto quelli di Francia e Germania, hanno definito norme che hanno reso il mercato europeo chiuso e protezionistico, dando sussidi e contributi da una parte, e contingentando le produzioni dall’altra (vedasi quote latte).

Tra le varie fesserie approvate, ecco spuntare qualche anno fa i contributi per dismettere alcune coltivazioni, fino ad arrivare ai soldi per tenere i terreni “a riposo”.
In un mondo dove UN MILIARDO DI PERSONE CREPA DI FAME, IN EUROPA TENIAMO I TERRENI “A RIPOSO”! Aiuto, la razza umana è impazzita, voglio andare su un altro pianeta!
Perché non viene coltivata la terra?
Da una parte c’è la concorrenza internazionale (ad esempio l’olio nordafricano costa meno del nostro), dall’altra i prezzi dei prodotti agricoli non li decidono i contadini ma la GRANDE DISTRIBUZIONE. Se un prodotto sullo scaffale del supermercato arriva a costare due Euro, al coltivatore viene pagato solo venti centesimi. A parte le speculazioni che si creano strada facendo, all’agricoltore non conviene più coltivare.
Dai oggi e dai domani, con quest’andazzo incrementano LE TERRE INCOLTE. Terre incolte = degrado e dissesto.
Si, perché l’agricoltore E’ IL GUARDIANO DEL TERRITORIO. Se l’agricoltore non pratica più la coltivazione di cereali, frutta ed ortaggi e la silvicoltura (la gestione dei boschi) gli strati superficiali dei terreni non sono più ancorati a quelli sottostanti e, se situati in pendìo, vengono giù alle prime piogge torrenziali, generando morte e distruzione. Oppure, all’estremo opposto, si favorisce la desertificazione, anch’essa legata, come le forti piogge, ai cambiamenti climatici in corso.

E’ inutile lamentarsi. Assisteremo sempre più a tragedie come quella del messinese o all’inaridimento di intere regioni. Sono disastri creati dagli esseri umani.
Da qualche tempo c’è poi il business dei “campi fotovoltaici”. Grazie ai generosi contributi statali, è in atto l’accaparramento (anche da parte della criminalità organizzata, che è presente ovunque ci siano lucrosi affari) di vasti terreni dove installare grandi impianti per la produzione di energia elettrica di origine fotovoltaica. L’energia solare di tipo fotovoltaico deve prima di tutto rivolgersi alle coperture già esistenti (tetti delle abitazioni civili, delle fabbriche, delle strutture commerciali) e solo in ultima istanza andare ad occupare la nuda terra, che deve essere lasciata libera per essere coltivata.
La terra rende poco? Cerchiamo coltivazioni più redditizie, anche a scopo energetico, come si sta già facendo da tempo con la SHORT ROTATION FORESTRY (coltivazioni boschive a ciclo breve) o con la coltivazione dei semi oleaginosi per il biodiesel (ad esempio la colza).

NON ABBANDONIAMO LA TERRA! L’Italia deve mantenere una sua agricoltura: Se dovesse scoppiare una crisi internazionale o peggio ancora una guerra, con conseguente blocco o rallentamento dei commerci, che cosa ci mangeremo? Aria fritta e sassi, che ahinoi, non sono molto nutrienti.
Dobbiamo incentivare il ritorno alla terra che, per fortuna, sta già in parte avvenendo. Molti “cittadini” decidono di ritornare a madre natura e avviano attività agricole innovative (agricoltura biologica, fattorie didattiche, agriturismi). Molti giovani cercano la loro realizzazione nella terra.
Non è più come una volta, laddove il contadino era considerato alla stregua di un “sottosviluppato”. Oggi l’agricoltore ha una nuova dignità, derivante anche dal fatto di lavorare in un settore fondamentale, non a caso classificato come “primario” .
Oltretutto, grazie alle tipicità come DOC, DOP, IGP ecc. , l’agricoltore contribuisce alla immagine dell’Italia: l’enogastronomia e l’enoturismo sono voci importanti della nostra bilancia dei pagamenti internazionali e della CULTURA del nostro Paese.
L’argomento è sterminato. L’importante è capire che dobbiamo DIFENDERE E VALORIZZARE LA TERRA. Ne va del nostro futuro.

La diminuzione del personale addetto al settore “primario” (agricoltura) è cominciata a ridursi oltre 60 anni fa in Italia, ma da quest’anno … :

http://www.greenreport.it/news/agricoltura/crisi-agricoltura-in-controtendenza-in-italia-nel-primo-trimestre-2013-segnali-di-ripresa/

Per accelerare questa tendenza si potrebbero ridurre i contributi ai terreni incolti, se non si può, anche tassarli con un’aliquota che so del 10% o anche maggiore, (l’ente tassatore l’amministrazione comunale, previa verifica del terreno incolto) questo denaro permetterebbe alla stessa amministrazione di reinvestirla sempre nell’ambiente con gare di appalto simili a quella citata all’inizio.

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

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