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TELEVISIONE : un rapporto di amore / odio

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TELEVISIONE : un rapporto di amore / odio

Non ero ancora nato quando la Rai ha iniziato a diffondere programmi televisi, 1954 !
Ricordo i caroselli verso l’ora di cena e poco dopo… tutti a nanna! Qualche rara volta vedevo il solito filmato con splendide musiche che accompagnava la fine delle trasmissioni.
C’era rispetto verso quello strumento che veniva identificato come una radio con le immagini, e nell’immaginario collettivo dava informazioni più dettagliate e precise.
Ci sono siti internet dove potete vedere lo sviluppo dettagliato di questo mezzo di comunicazione di massa http://www.homolaicus.com/linguaggi/tv.htm.
Dall’uscita del libro di K.Popper “cattiva maestra televisione” ho avuto conferma di quanto percepivo, ma un’analisi tanto precisa merita una lettura o almeno qualche minuto di questo video
K. Popper
Nonostante il libro di Popper sia uscito quasi 20 anni fa (1996), sua era l’idea di rilasciare una sorte di “patente” a chi produce per la televisione, non credeva nella censura, non ci credo nemmeno io, la produzione deve essere bloccata alla fonte, se uno sbaglia in modo GRAVE non gli si dà una seconda possibilità, gli si toglie la patente e non farà più danni.
Popper analizza l’incremento esponenziale degli atti violenti e numero di morti durante ogni giorno di trasmissioni. Purtroppo negli anni a seguire abbiamo visto di tutto.
Alcuni esempi in certe trasmissioni :
Pubblicità :
Gigi Buffon portiere della Nazionale di Calcio che suggerisce ai propri malcapitati fans, molto spesso di minore età, di farsi spellare a poker.
Fauso Leali e Bruno Bozzetto nei loro pietosi spot invitano i loro supporters a vendere l’oro di famiglia, l’anello della nonna o la fede della mamma per comprarsi un bel TV color (come vendere l’anima al diavolo)
Intrattenimenti per bambini :
The Cleveland Show: pessimi disegni animati, contenuto volgare e a continuo sfondo sessuale (addirittura c’è la presenza di una bambola gonfiabile). Trasmesso alle 13.30, così lo descrive un genitore: “Pedopornografia, allusioni continue al sesso, volgarità e violenza, il tutto trasmesso in una fascia cosiddetta protetta e con un semplice bollino giallo. Ma stiamo scherzando? È possibile fare qualcosa per bloccare questa vergogna?
Griffin alle 14 su Italia Uno, parlava di prostitute, con un linguaggio coperto da bip continui, argomento senz’altro non adatto alla fascia protetta.”. Se non ricordiamo male, I Griffin già sono stati sanzionati dal Comitato Media e Minori, quando era operativo.
Reality : Grande Fratello, mi fermo qui, solo citarlo è sufficiente, ancora mi chiedo come possa essere stato solo ideata una cosa del genere, spero non lo ripetano ancora nel 2014.
I telegiornali : non c’è bisogno della “strategia della tensione” tipo anni 70, basta assistere al telegiornale ! idem con patatine, mai una gioia ! Finiti i tempi di “scazzi-yara” , vai con le tragedie , e via … il 90% delle notizie vengono sorbite con la mano semiaperta sugli occhi.
Ci sono associazioni di genitori che si attivano per segnalare trasmissioni o programmi non idonei, ma quando li segnalano ormai è tardi !
Dal sito internet http://www.pianetamamma.it/ un articolo sulle scene violente :
“ Ci sono poi genitori che utilizzano la televisione come “anestetico” ossia la tengono sempre accesa per compagnia. La dipendenza dalla televisione può essere paragonata a quella del tabagismo così come esistono i fumatori passivi per la TV esistono i fruitori passivi.
Anche quando i programmi sono molto selezionati la presenza di un adulto con cui poter commentare scene o cose viste è estremamente importante. E’ necessario il “filtro” ossia la mediazione dell’adulto e al sua funzione di “decodificatore” soprattutto quando il bambino è esposto a immagini non adatte alla sua età. La presenza di un adulto in questi casi può mitigare gli effetti negativi di ciò che il bambino ha visto permettendogli di comprendere grazie a spiegazioni adeguate alla sua età il significato di certe scene. E’ quindi necessario garantire al minore un clima di confidenza, sincerità e dialogo tra genitori e figli così se si fossero esperienze sgradevoli televisive il bambino ne possa parlare subito e chiedere spiegazioni all’adulto anche se non era presente in quel momento.
La stessa scena violenta inoltre può avere effetti diversi a seconda del momento di vita che attraversa il bambino e che vive. Un ambiente affettivo e culturale poco contenitivo o deviante naturalmente accentua e rinforza gli effetti negativi derivanti dall’esposizione a immagini violente. I bambini spesso tendono a ripetere ciò che hanno emozionalmente provato e mentalmente acquisito nei giochi con i coetanei e negli atteggiamenti in casa e a scuola. Altri bambini invece dinanzi a scene di violenza possono provare una tale paura da sentirsi incapaci a reagire fino a scegliere per se stessi il ruolo di vittime già rassegnate a subire la violenza dei più forti. Come aiutarli?
La prima regola da seguire è stabilire uno spazio ben definito per la televisione. Occorre organizzare con i propri figli un programma giornaliero che deve prevedere diverse attività e stabilire anche il tempo che si può trascorrere davanti alla televisione. Si tratta di creare uno spazio fisico e mentale sul quale il bambino possa contare per trovare una risposta attiva a interrogativi, curiosità a bisogni affettivi che talvolta cerca di soddisfare con “la mamma TV”. Tutti gli adulti che ruotano attorno ad un bambino devono essere coinvolti non soltanto i genitori ma anche nonni, zii, parenti e anche genitori che hanno i medesimi problemi.
Si può organizzare una “BANCA DEL TEMPO” tra i genitori dove ciascuno mette a disposizione del tempo comune per tutti ciò che conta è creare una rete sociale di sostegno e di alleanze una sinergia sulla quale i bambini possono contare ed essere tutelati. Si tratta di impegnarsi a turno nel seguire vicendevolmente i loro figli e non solo ma anche quegli degli altri, in questo modo suddividendo in turni il tempo si garantisce al bambino una presenza continua e forte di adulto affettivo ma contemporaneamente autorevole! “
Consigli di uso ce ne sono a migliaia, ma un vecchio detto recita : – chi ha pane non ha denti ! –
Chi vorrebbe dedicare più tempo ai figli ed evitare di parcheggiarli alla televisione, magari non ha il tempo da dedicargli e chi ha tempo non ha figli…o li ha già grandi.
Pasolini aveva anticipato il potere omologante della televisione, comunque nella situazione attuale si dovrebbe credo recuperare la funzione pedagogica degli anni 60. Se proprio non si si dovesse recuperare voglio sperare che almeno si lavori sulla qualità !
La televisione sta per essere soppiantata dei nuovi media, dove tra l’altro le nuove generazioni usano l’interattività, tutto viene analizzato, filtrato e si attiva nei nuovi utenti quella che con la televisione non era possibile , la partecipazione !
Molti osservatori rimanevano colpiti, soprattutto, dalla grande capacità di aggregazione di trasmissioni popolari, che riuscivano ad ‘inchiodare’ davanti al mezzo televisivo centinaia di migliaia di persone, dei ceti sociali più diversi, trasmissioni che diventavano poi, nei giorni successivi, oggetto di accese discussioni e di polemiche negli uffici, nelle fabbriche, nei bar, ecc.
In ragione di questi primi fenomeni di aggregazione sociale, cominciava lentamente a prendere corpo una società televisiva, della quale non si riusciva a prevedere immediatamente le conseguenze negative sul piano della crescita personalità degli individui , dello stabilirsi e del consolidarsi dei rapporti umani e della qualità delle relazioni tra gli individui.
Più che aggregare il mezzo televisivo avrebbe favorito il sorgere di situazioni di non comunicazione tra le persone. La prevalenza dell’immagine avrebbe determinato uno scadimento dell’oralità e, soprattutto, avrebbe inciso sulla qualità della formazione degli individui, veicolando valori e prospettive non filtrate dall’esperienza e dalla mediazione degli adulti.
Televisione commerciale , presenza di sponsor , importazione di serie dall’estero con contenuti di scarso valore etico, e altre nefaste inclinazioni dei poteri decisionali in questo mezzo di comunicazione ci hanno condotto dove ora siamo.

A nulla sono valsi gli avvertimenti di Condry, Popper, del Card. Martini, di Giovanni Paolo II
e non vale tenerla spenta, è una falsa vittoria.
La televisione, facendo parte ormai dell’ambiente dell’uomo, un ambiente caratterizzato da violenza, inculca essa stessa violenza. Il risultato è fin troppo evidente: il potenziale distruttivo diventa sempre più enorme e la televisione ha una grande responsabilità. Una società, anche la più liberale possibile, non può stare a guardare, senza introdurre quei correttivi che la possano mettere al riparo dal pericolo dell’autodistruzione.

Un po’ di ottimismo a fine anno non guasta :
– spero che il nuovo anno conduca gli spettatori tv ad acquisire (se non ce l’hanno ancora) quella coscienza critica che permetta loro di essere obiettivi –

fonti :
– A. OLIVERIO FERRARIS, TV per un figlio
– K. R. POPPER – K. CONDRY, Cattiva maestra televisione , Reset, Milano 1996,
– K. WOJTYLA, La potenza dei media


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UN RACCONTO


Con i francesi alla Coop

 

 

 

Era una giornata afosa di Agosto del 2009, mi trovavo a Poggibonsi dai suoceri e non trovai niente di meglio che fiondarmi alla coop, saziare lo stomaco con un gelatino e rinfrescarmi nell’aria condizionata.

 

Quando girello senza la famiglia tra gli scaffali del supermercato non ho nemmeno la lista dei prodotti da comprare (spesso ci vado anche solo a curiosare) sono attratto dal reparto hobby e reparto vini.

 

Quest’ultimo a Poggibonsi mi risulta essere ben fornito e mentre leggevo gradi e composizione di alcuni bianchi per un imminente invito a casa di amici noto che vicino a me una coppia sbirciava sugli stessi vini.

 

La coppia era straniera, li identifico subito per francesi, si vedeva che erano dubbiosi circa l’acquisto, si stavano comportando come degli inglesi che avrebbero comprato anche una bottiglia d’acqua al posto del vino pur di non aprir bocca tanta sembrava essere la loro timidezza, quando da solito sfacciato che sono mi faccio avanti incoraggiandoli con tono scherzoso , in un buon francese :

 

prendetelo pure non è tagliato con vino francese ! “

 

Allora si mettono a ridere e mi tiro un sospiro di sollievo (la potevano prendere a male non si sa mai !!)

 

Si complimentano con me per la mia discreta conoscenza della lingua e dato che fuori c’erano una quarantina di gradi pensano bene di soffermarsi a parlare con questo italiano che parla bene francese e forse è un esperto di vini.

 

Dopo le presentazioni scopro che Marc e Annie provengono dalla cintura parigina nord e sono in vacanza dalle nostre parti per due settimane, hanno entrambi 35 anni e sono senza figli, amano la buona cucina e mi chiedono informazioni su ristoranti della zona. Marc e Annie sono al loro primo viaggio in Italia e in Toscana , da parte mia gli racconto del giro che ho fatto molti anni fa in Francia, Marc si stupisce sulla quantità dei luoghi che ho visto in Francia e che nemmeno lui francese ha visitato, replico io che spesso capita di non conoscere bene i luoghi a noi vicini.

 

 

 

Poi ci addentriamo su confronti tra i nostri e loro supermercati, e qui le somiglianze si accentuano infatti molti supermercati hanno delle impronte tedesche o francesi e ad es. i Carrefour, Auchan in Francia hanno la stessa impostazione che in Italia salvo ad adeguarsi alle regole dello stato in cui operano.

 

 

 

Marc mi fa notare che in Francia ci sono organizzazioni della Grande Distribuzione che esercitano forti sconti a chi consuma prodotti con basso impatto ambientale generando un quantitativo minimo di rifiuti per l’imballaggio. Sono costretto a fare i complimenti poiché a quanto mi risulta queste iniziative da noi non vengono promosse.

 

L’attenzione all’ambiente sta prendendo piede anche da noi anche forse più lentamente.

 

A proposito di ambiente Annie racconta di lavorare come ricercatrice in una azienda che si occupa di ricerca di soluzioni biodegradabili per lavare l’auto a secco, gli confermo da parte mia che tutte le soluzioni che apportano un beneficio all’ambiente dovrebbero essere una priorità in ognuno di noi, anche se le faccio presente che se i problemi non vengono risolti la ragione principale è che non c’è la volontà collettiva di risolverli.

 

Le racconto il problema dei rifiuti che avevano i giapponesi nei lontani anni 80, capirono che il problema doveva essere risolto da TUTTI e si attivarono a tutti i livelli (come quando si combatte una guerra) dopodiché ottennero risultati ottimi.

 

 

 

Il nostro incontro sembrava dirigersi nei meandri di filosofie ambientali pulite quando io li stoppo bruscamente sostenendo con fermezza la mia filosofia dell’astrazione.

 

 

 

Vedere le cose dall’esterno spesso aiuta, e faccio loro l’es. di un operatore di borsa, che riuscisse per assurdo ad uscire dal contesto in cui vive ogni giorno, potrebbe avere la freddezza o distacco giusto necessario per procedere in decisioni magari contrarie all’andamento del mercato; allo stesso modo , i centri decisionali dei grandi operatori del commercio potessero pensare non dalla loro parte, ma da quell’essere umano per una volta non visto soltanto come “compratore di prodotti” ma come “abitante del pianeta terra” ci sarebbero sicuramente dei capovolgimenti di rapporti.

 

 

 

Loro concordano con questa mia personale teoria affermando che le anche le regole stanno soffocando sempre di più i consumatori e non solo.

 

 

 

Certo , concordo con loro che come il nostro medico di famiglia è troppo impegnato a trascrivere le ricette e rischia di perdere di vista il malato anche il nostro tentativo di applicare alla lettera le regole sempre più gravose imposte a casa, sui luoghi di lavoro ci stanno complicando la vita , e le complicazioni conducono a comportamenti errati.

 

 

 

In questo tamburellare Francia – Italia meglio – peggio mi ritorna in mente un vecchio adagio che ci ricorda :

 

  • l’erba del giardino del vicino è sempre la più verde

 

 

 

e memore del viaggio in Francia dove i giardini dei Castelli della Loira, di Versailles erano a miei occhi tenuti meglio dei nostri non volevo che fossero loro quelli che ancora una volta avevano il giardino più verde….

 

e detto questo sparo la mia ultima cannonata, sostenendo che il supermercato dove ci siamo incontrati svolge un importante ruolo sociale.

 

 

 

Alla loro evidente sorpresa spiego che la Coop esercita una vera funzione “sociale” in quanto prima di tutto trattasi di una cooperativa e le sezioni soci promuovono escursioni, corsi di lingua, scultura, cucina, yoga etc.

 

 

 

Marc e Annie non prendono molto sul serio questa mia affermazione e allora sono costretto a raccontare la mia personale esperienza del corso di lingua cinese da me frequentato da Ottobre 2008 a Maggio 2009 presso la Coop di Poggibonsi.

 

 

 

E’ successo tempo fa, nelle letture più disparate che faccio nei momenti di tempo libero me ne capitò una che così recitava “conosci il tuo nemico” l’arte della guerra, un libro tratto da un testo antichissimo della Cina (oltre duemilaquattrocento anni fa)

 

Ma chi sono i nostri nemici ? Da oltre sessanta anni non abbiamo avuto guerre in Italia e mi venne da chiedermi se è utile conoscere il nemico, ma anche se ne abbiamo, e chi sono i nostri nemici.

 

Molti prodotti sono di fabbricazione cinese, e mi venne da pensare che forse molte guerre le avevamo già perse, erano delle guerre economiche, produttive, quando i giocattoli della mia infanzia furono sostituiti da “made in Hong Kong” o “made in Japan” poi fu la volta delle radioline e piano piano fino alle televisioni le macchine siamo diventati una nazione che consuma senza produrre, abbiamo perso una guerra senza che ce ne siamo accorti !!

 

Mentre mi scervellavo per capire dove avevamo sbagliato, mi rimbombava la lettura di Sun Tzu “l’arte della guerra” e mi convincevo sempre più che se i nostri nemici sono i cinesi dobbiamo conoscerli meglio.

 

Sempre più si faceva avanti la determinazione di conoscere meglio la cultura cinese, e alla Coop mi soffermo a leggere gli annunci sul punto Soci Coop, ecco che si materializza la risposta per quanto mi ero proposto : un corso di lingua cinese alla Coop.

 

Allora chiedo informazioni lascio la mia mail per essere contattato nel caso si formi un congruo numero di partecipanti tale da poter iniziare il corso era il Settembre del 2008.

 

Sono sempre stato appassionato allo studio delle lingue, il cinese mi sembrava fuori dalla mia portata, ma uno studente sulla cinquantina in quello sparuto gruppo di appassionati di lingue orientali era di poco sopra la media. Dopo i vari scambi di mail e telefonate da parte dei volontari della sezione Soci Coop. di Poggibonsi partì la mia avventura che avrei voluto indirizzare nella conoscenza della cultura cinese, ma in mancanza di corsi specifici, mi dissi che non sarebbe stato male conoscere la lingua.

 

 

 

La sezione soci mise a disposizione una saletta molto carina dotata di sedie con scrittoio, avevamo due insegnanti, una di madrelingua cinese e una italiana insegnante di cinese all’università di Siena. Le insegnanti si alternavano, l’italiana ci seguiva nella grammatica, fonetica , e con la cinese facevamo pratica di lingua cinese

 

 

 

Le lezioni tutti i lunedì per due ore dopo l’orario di lavoro erano pesanti, ma più di tutto la difficoltà di scrivere in cinese (per le lezioni avevamo una settimana, ma io mi riducevo sempre alla Domenica ed era una gran fatica)

 

 

 

Durante il corso l’insegnante italiana di cinese (tra l’altro specializzata in Storia della Cina) dedicò due lezioni ad una breve storia della Cina, e fui ben felice di ciò, infatti è nel conoscere la storia di un popolo che lo si conosce meglio. Una delle cose che mi colpì nelle lezioni di Storia fu che fino al 700 la Cina era un impero potentissimo governato da dotti

 

L’imperatore Wudi (140-87 a.C.) della dinastia degli Han orientali istituì l’Università Imperiale per dare la possibilità a tutti di accedere alle alte sfere della burocrazia. Successivamente fu istituita la selezione degli esami, contribuiva a formare una classe dirigente abile e competente.

 

(evito paragoni con la politica italiana sarebbe come una cisterna di petrolio sul verde giardino! )

 

L’impero cinese destava interesse da parte di molti studiosi europei, nel 700 si alternarono scuole di sinologi uno dei più grandi sinologi è stato proprio un francese e qui non mancai di fare i complimenti alla giovane coppia !

 

 

 

I francesi avevano accusato il colpo, chissà se dal mio racconto saranno tornati a Parigi con l’idea di frequentare anche loro un corso di cinese ?

 

 

 

Si era fatto tardi, l’afosa giornata di Agosto volgeva al termine la coppia doveva andare all’appartamento in affitto a cucinare il ben di Dio comprato alla Coop, da parte mia consigliai di prendere anche un Vin Santo che a fine pasto con dei cantuccini li avrebbe trasformati per una serata in una allegra coppia di toscani.

 

Ci salutammo cordialmente, in fondo loro avevano scoperto cose nuove della nostra cultura anche se avevano solo fatto acquisti in un supermercato e io mi ero esercitato con la lingua francese che tanto il cinese non lo imparerò mai ed è meglio se perfeziono quelle che un po’ conosco!

 

 

 

 

 

SEMI E LIBERTA’

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SEMI E LIBERTA'

prima metto un link della situazione della legge europea sulle sementi

http://www.aiab.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1861:regolamento-europeo-sulle-sementi&catid=75:comunicati-stampa&Itemid=33

poi ringrazio il Comune di Montespertoli per avermi dato la possibilità di partecipare al convegno sui semi a Montespertoli in data 19 ottobre e accludo questa breve relazione.

Gli interventi sono stati interessanti e ho avuto modo e maniera di capire qualcosa in questo complicato argomento che nei prossimi giorni sarà oggetto di dibattito al parlamento europeo.
Non ho sentito nessuno parlare del costo delle sementi (cioè di quanto incide sul bilancio dell’agricoltore) e di sicuro i nostri nonni non avevano questo problema, e questo mi ha stupito)
E’ stato posto l’accento sulla necessità di una catalogazione precisa per evitare con la distribuzione libera dei semi la pericolosa introduzione dei semi OGM.
Uno dei relatori, l’agronomo Riccardo Bocci, ha sottolineato che in sede comunitaria siamo male rappresentati, non ci sono proposte adeguate che possano ribattere l’impianto normativo in fase di approvazione, le regole sono in gran parte dettate da grandi aziende sementiere tedesche e francesi che fatturano cifre spaventose, i legislatori si affidano a loro spesso per incompetenza nel settore.
Il problema principale sembra essere un vuoto legislativo solo italiano, non abbiamo stilato un catalogo delle sementi come invece ad es. ha predisposto la Francia,
Benedettelli, della facoltà di Agraria, afferma che si possono utilizzare i semi autoprodotti, ma occorrono degli accorgimenti particolari e comunque i risultati non sempre sono pari a quelli dei sementi selezionati dalle aziende specifiche, l’agricoltore per produrre il sospirato reddito infatti non può permettersi di rischiare ed usare i semi autoprodotti e li compra, da qui i profitti enormi delle aziende sementiere.
Il problema è il voler produrre sempre e comunque in quantità crescenti, gli aiuti intervengono dalla chimica, dalla genetica, e li stiamo pagando a caro prezzo.
Noi cittadini italiani possiamo documentarci, capire, e democraticamente scegliere la strada che riterremo più giusta, ma attenzione, avverte Bocci, non dobbiamo pendere dalla parte di chi avrà più forza per urlare le sue ragioni, e nemmeno dai più organizzati nel marketing e nella comunicazione, ricordiamoci che il futuro e la salute dei nostri figli e del nostro paese sono la cosa più importante.
Mi sono avvicinato alla terra da pochissimi anni, sono un “dummy” come direbbero gli inglesi, ma proprio la mia caratteristica di principiante, mi vede immune per ora da ogni influenza politica, corporativa, scientifica.
La mia idea sui semi : in quanto reddito per alcuni sono spesa per altri, non vedo come non si possa ritornare a produrre semi autonomamente e chi non ha abbastanza denaro per comprarli deve poter utilizzare parte del suo prodotto e riseminarlo.
Si parla di “tracciabilità” e di reddito “al di sopra dei due milioni di euro” , è assurdo !
Come mai si pensa solo ai ricchi e non ai poveri ? E’ evidente che la legge è stata suggerita dai sementieri…. Sono i poveri come quelli dell’India che si suicidano, non i ricchi ! Se non ho capito male 270.000 in un anno solo in India, questo sembra a causa dell’uso sconsiderato di sementi super-produttivi che poi necessitano di super concimazioni e trattamenti antiparassitari che mandano poi in crisi gli agricoltori stessi.
Nella “pancia” della nuova legge ci DEVONO mettere un limite minimo per garantire l’area dei piccoli agricoltori (e in Italia sono tantissimi) che può essere il reddito, o la superficie lavorata, se si tratta di un agricoltore diretto o di un terzista e quanti ettari lavora, o un altro parametro che indichi che quel soggetto produttore non è “pericoloso” per il mercato, ma svolge quell’attività tanto importante che è il conservare la biodiversità, e gli si deve permettere di ri-usare le sementi, e non credo debba spettare a loro l’onere della catalogazione.
Il piccolo agricoltore deve anche poter vendere la sua produzione, che anche se non certificata sarà sempre migliore di un OGM e qui potrebbe essere regolamenta la distribuzione di prodotti biologici non certificati, che anche se non esiste perché non crearla ; chi lo impedisce ? Del resto se fanno le leggi sui semi possono farle di nuove sul commercio dei prodotti non catalogati, ad es. ognuno venderlo accompagnato dalla foto del prodotto stesso e la relativa certificazione di origine da rilasciare su richiesta.
Se questo agricoltore sentisse l’esigenza di dover catalogare un nuovo seme lo stato, la regione, o comunque il soggetto giuridico preposto dovrebbe espletare l’intera pratica, non appena segnalata, senza costi, sono le pubbliche amministrazioni che devono preservare il patrimonio, a loro l’onere, ai moderni contadini il buon senso di “preservare” come fino a qualche anno hanno fatto gli “agricoltori custodi” della Arsia.
L’individuazione di parametri per individuare gli onesti sono difficili, siamo italiani, abbiamo il “furbo” nel DNA appena uscita la legge l’agricoltore di medie/grandi dimensioni disonesto telefonerà al commercialista, all’agronomo, all’avvocato e chiederà come rientrare nell’area dei piccoli dove “si fa quello che ci pare” e garantire la redditività elevata.
Sarà cura sempre degli organismi pubblici controllare eventuali soggetti irregolari che producono mescolando le produzioni agricole come talvolta nel passato.
Ho visto il video di Vandana Shiva sulla libertà dei semi la sua messa a punto della banca del seme, dall’India ci avverte che la sua battaglia può diventare anche la nostra.
Attenzione ! anche questo modello indiano sembra essere bellissimo, ma i modelli non possono essere importati così come sono, facciamo ancora parte della CEE, il meccanismo è ancora questo, vengono emanate direttive comunitarie e poi i singoli stati si adeguano.
Noi per fare gli adeguamenti abbiamo bisogno delle Regioni, (in assenza di una legge dello Stato) abbiamo sempre avuto questa concezione di vita tutta italiana a “capannelli” cioè aree dove le regole cambiano a seconda del luogo dove ci troviamo.
Dobbiamo prendere atto che il mondo è cambiato e ci siamo abituati alle comodità della vita moderna, la natura spesso aveva la meglio e le coltivazioni subivano aggressioni degli agenti naturali, ma al contempo abbiamo perso anche quelle competenze che permettevano a tutti gli agricoltori di auto-produrre le loro sementi.
Da Vandana Shiva dobbiamo copiare l’umiltà con la quale si è adoperata nel ricercare le sementi abbandonate/escluse recuperando i saperi degli agricoltori e negli anni attivato quella importante realtà di banca del seme che come Don Chisciotte combatte contro i mulini dei sementieri. (un es. solo di riso oltre 500 specie di ogni colore e grandezza).
La necessità di catalogazione si scontra con l’idea di Vandana Shiva di libertà dei semi, credo entrambe siano giuste e la nuova legge dovrà tenerne conto, la soluzione da me proposta va in questo senso.
Mentre osservo i tagli alla spesa delle aziende e la pubblicità è diminuita in modo vertiginoso sia in quantità che in valore, mi domando :
Quanto dovremo aspettare perché si prenda atto della necessità di auto-produrre sementi senza rischiare multe o illeciti puniti anche con l’arresto?
Potremo tagliarne i costi di acquisto?
Occorre iniziare da ora e subito a insegnare la cultura della riproduzione delle sementi, formare gli agricoltori con corsi specifici, fare “rete” con i sistemi di Aiuto-aiuto, collaborare con i Gas, e ogni specie anche se non redditizia deve essere “condivisa”.
Se non ci sentiamo garantiti in sede comunitaria dobbiamo partire senza esitazione promuovendo una petizione avaaz su change,org in modo che le leggi debbano tutelare i cittadini comunitari e non alle solite lobbies.
In rete ci sono sicuramente persone disposte a mettersi in gioco per produrre proposte / emendamenti alla legge, altrimenti non ci rimane che accettare le decisioni prese.
Lanciamo la pietra nello stagno e vediamo quante onde provoca, non sarà certo un’alluvione, ma un po’ d’acqua la smuove di sicuro. Io un sassolino l’ho lanciato !
Buon lavoro !

DELEGA E FURTO

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DELEGA E FURTO

Delegare : autorizzare qualcuno a compiere un atto in propria vece; incaricare, deputare: il presidente delega il suo vice a rappresentarlo , affidare ad altri l’esercizio di poteri o funzioni rientranti nella propria sfera di competenze , investire un altro soggetto del potere di rappresentanza.
I comuni hanno affidato la gestione di servizi alle municipalizzate, l’incarico di riscuotere crediti dello Stato ad Equitalia, funzioni amministrative e pubbliche sono state da sempre delegate in vario modo, i cittadini hanno delegato la classe politica a regolamentare con le leggi e ordinamenti la società in cui viviamo, imprese private a partire dagli anni 80 hanno decentrato servizi aziendali ad imprese esterne specializzate, i sindacati sono stati investiti del potere di rappresentanza.
Delegare è come levarsi un peso, e di pesi ne sono stati stati tolti tanti, ma da altre parti i pesi sono aumentati e quello del debito pubblico e privato è diventato enorme.
Corruzione, criminalità, truffe, evasione fiscale sono i mali italiani causa del nostro debito pubblico e analizzati in un libro di Nunzia Pepelope “Soldi rubati” .
I conti spesso non tornano. Ognuno di noi ha un debito di oltre 30.000 euro. Ma quali sono le cause di questo debito così rilevante ?
Il reato di evasione fiscale viene percepito come reato minore rispetto ad altri che prevedono il carcere.
Il fisco potrebbe con gli strumenti moderni tramite l’accesso alle banche dati capire se qualche cittadino si comporta male (evasore), ma sarebbe una vittoria limitata, occorre far passare l’idea che l’evasore non è furbo. C’è bisogno perfino della pubblicità per aiutarci a capirlo.
In europa la tassazione è abbastanza alta e ci sono stati anche casi clamorosi come l’attore G.Depardieu per non pagare le tasse prende la cittadinanza russa per evitare il pagamento.
Nella nostra società non ci dovrebbero essere evasori, proprio la rivoluzione russa tolse i beni ai ricchi per poi distribuirli. I tempi sono cambiati, ma la storia non perdona, c’è un detto che ricorda :
– chi non conosce la storia è costretto a riviverla –
Sappiamo che in momenti di forte disuguaglianza sociale possono sorgere grossi problemi.
Partiamo dall’assunto che le tasse le devono pagare tutti e chi non le paga deve prima di tutto essere identificato , ricordate il film “La lettera scarlatta” ? Alla protagonista adultera viene cucita una lettera A sull’abito , all’evasore basta metterlo su delle liste on-line consultabili, se poi non paga il sequestro dei beni o la galera devono essere una certezza!
Questo però non succede, pochi giorni fa Report con la Gabanelli ci ha spiegato che il sistema giuridico “tende” alla scadenza cioè si allunga il brodo fino a che scadono i termini, (legge Cirielli) oppure si aspetta l’amnistia, entrambe queste due procedure non esistono nei paese anglosassoni, dove la certezza della pena ha dei tempi massimi di due anni e ad es. in Inghilterra i ricorsi alla “corte suprema” non raggiungono i cento casi l’anno.
Lo stato non riesce a recuperare questa evasione, da dove nasce questa inefficienza ?
Suddivisione dei compiti ed eccessiva tutela delle caste sono i problemi principali, ma anche il patto di non intervento stipulato negli anni 70 tra stato e imprese , lo stato con la tassazione alla fonte di dipendenti si garantiva entrate sicure e al tempo stesso assicurava la non intrusione negli affari dell’imprese.
La legge “manette agli evasori” era inapplicabile, troppo severa ed inutile poi alle elezioni sono le tasse che decidono chi vince e chi perde e il partito degli evasori è molto grande.
Il fisco tedesco ha acquistato dal mercato clandestino gli elenchi degli evasori e questo acquisto è stato ben ricompensato , inoltre si è generato una sorte di effetto a catena con autodenunce degli evasori. Fatto !
Non è etico, ma va a farlo in Italia ! Chissà quanti ce ne sono che si metterebbero a traverso, queste sono cose come le riunioni aziendali , le migliori sono quelle dove si riuniscono i dipendenti e si comunicano le scelte già prese, quindi che qualcuno lo faccia , subito e lo dica dopo!
Gli evasori sono stati trovati e nei modi più strani ad es. a Bassano del Grappa i decessi non combaciavano con i funerali e poi si è chiarito che a quelli che non detraevano la fattura la stessa non veniva emessa e le imprese pompe funebri non pagavano le tasse. Sempre più difficile scovare i “furbi” !.
Il nostro “Sceriffo di Nottingham” nonché Equitalia non riscuote molto, prende aggi spaventosamente alti e enti pubblici , comuni etc. pagano per avere i loro servizi, ma poi i loro esattori sono teneri con i ricchi e rigidi e inflessibili con i poveri, con il risultato che per l’immaginario collettivo sono stronzi e raccattano poco.
La materia fiscale l’Italia soffre di una stratificazione normativa che chiamarla selva è poco, dove diventa difficile districarsi anche per gli addetti del settore, inoltre commercialisti compiacenti suggeriscono ricorso anziché pagare, e almeno si allunga il momento del pagamento del dovuto.
Scudo fiscale e condoni sono state le invenzioni geniali lanciate a partire dai governi Craxi e hanno fatto arrabbiare ancora di più chi le tasse le ha sempre pagate.
Come se non bastasse ci sono circa tre milioni di lavoratori a nero, sommati a ecomafie, contraffazione prodotti e pirateria siamo al completo.
E…. attenzione! se vanno a fare l’ISEE i lavoratori in nero hanno un reddito ZERO !!! e poi dobbiamo pagargli asilo nido e sussidi.
Questo post rischia di apparire peggio di un telegiornale, tutte brutte notizie che raccontano fatti tragici e buona parte di questi portano sfiga. Non è finita ! …
Andiamo ad analizzare l’altra parola : furto
“L’impossessarsi di cosa mobile altrui sottraendola a chi la detiene, con l’intento di trarne profitto per sé o per altri: commettere un furto; furto continuato, aggravato”
Furto è stato il risultato delle deleghe elargite nei modi più vari e spesso senza regole precise.
In altre società il furto è considerato una cattiva e ingiusta azione che minaccia l’equilibrio economico della società.
“È evidente che la prima cosa necessaria alla vita dell’uomo è costituita dai suoi beni, dai suoi averi che egli si è guadagnato a prezzo della sua stessa vita e che protegge, sfruttando la sicurezza esistente nella società in cui vive, per garantire con essi la sopravvivenza della società.
Usurpare i beni altrui significa vanificare una vita spesa ad acquistarli. Chi ruba provoca la paralisi della maggior parte delle attività degli individui della società ed è come se tagliasse le loro mani impedendo loro di lavorare.”
No, non cercate queste frasi virgolettate nella nostra costituzione , le ho rilevate da un sito islamico ed è la descrizione del furto, l’Islam lo considera uno dei peccati maggiori. Le leggi ce l’hanno, ma rubano anche loro, forse il numero dei ladri è solo minore in percentuale.
Volete una bella ricetta natalizia che ci dia opportunità di crescita a breve ?
No ! Non ce l’ho. Magari ce l’avessi ! Mi permetto di elencare però alcuni rimedi che come l’omeopatia cura la persona e non la malattia, questi agiscono sui nostri comportamenti e non direttamente sulla crisi in atto.
smettiamo di delegare, o facciamolo meglio, la partecipazione poi sarebbe ottimo.
cominciamo con l’educazione all’uso del bene comune, dai bambini, un bel libro che lo spiega è “Le belle tasse” di Fichera , il racconto di un gran gioco delle tasse organizzato con monete di cioccolata che insegna il principio di contribuzione. Cento bambini diventano cittadini e governanti di un paese immaginario, si sostituiscono al consiglio comunale e sono loro che decidono l’autotassazione per il terremoto d’Abruzzo è da questa passione civile che potremo avere delle opportunità.
dobbiamo cominciare a esercitare “arte politica” con la passione di ogni principiante che si avvicina ad una nuova attività, possiamo invertire la tendenza secolare italiana ben spiegata nel libro di Ermanno Rea – La fabbrica dell’obbedienza – vedi video : http://www.youtube.com/watch?v=9AGfLCANpGY
quindi ora Buon Natale !

GIOCO E TEMPO LIBERO

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GIOCO E TEMPO LIBERO

Le attività ludiche e i giochi rappresentano un elemento importante di ogni tempo e cultura: ce ne sono di antichi e moderni, adatti per gli adulti e per i bambini, per i ricchi e per i poveri, legati a feste e a rituali. I giochi sono portatori di modelli specifici dei tempi e dei luoghi in cui si sviluppano non sono solo lo specchio di un determinato modo di essere e di pensare, ma anche uno strumento per educare.
Gli italiani sono, tra i genitori europei, quelli che trascorrono meno tempo con i propri figli. I giochi creativi stanno diventando desueti, a favore del tempo trascorso davanti agli schermi dei videogiochi o dei televisori, che, purtroppo, soprattutto se usati in modo non appropriato ed in età precoci, possono produrre effetti alienanti. Il gioco ”tradizionale” non soltanto fa bene, ma è un’attività necessaria, per la crescita emozionale dei bambini. Ed anche degli adulti, che forse però se ne dimenticano.
Adulti e bambini sono da sempre attratti verso il gioco, ma sono sempre di più i genitori “pantofolai”.
Nel nostro paese vari sport si alternano ai momenti destinati al gioco sia per i genitori che per i bambini.
Con il passare degli anni sono cambiati sia le offerte da parte delle società sportive, sia le preferenze dei cittadini.
Seguendo i figli in palestre o campi sportivi, spesso si assiste a diverbi fra genitori o fra genitori e allenatori che mettono in evidenza un livello molto basso di educazione, e di consapevolezza del ruolo che ci compete.
Si intuisce una mancanza di competenza educativa nelle società sportive locali, sia dal punto di vista manageriale, che riguardo agli operatori sportivi. Viene infatti curato l’aspetto tecnico, anche in età molto precoce, e sottovalutato l’aspetto educativo. Anche i genitori hanno un’idea dello sport totalmente distorta.
Il problema di fondo è quello di “spostare” l’obiettivo.
L’obiettivo dovrebbe essere non “creare il campione” ma forgiare l'”Atleta” … con la A maiuscola, cioè una persona che impari, attraverso una attività appropriata, con l’allenatore competente, a conoscere il proprio corpo, i propri limiti, le qualità fisiche che lo distinguono e da lì giungere alla possibilità di individuare lo sport più adatto a ciascun allievo.
Anche la specializzazione precoce può essere dannosissima, in quanto preclude al bambino di poter sperimentare una vasta gamma di azioni motorie, importanti per far capire all’allievo quale è la propria predisposizione, e all’allenatore quali sono le doti naturali individuali più facili da sviluppare.
Non dimentichiamo poi che la specializzazione precoce è dannosa anche dal punto di vista fisico, sia per lo sviluppo eccessivo di certi muscoli in età puberale e per la sollecitazione di articolazioni e ossature ancora in fase di calcificazione.
Gli allenatori che prendono questi bimbi a 5 anni dovrebbero essere preparatissimi dal punto di vista psico-motorio … invece molto spesso sono solo dei ragazzi che hanno giocato (calcio, basket, …)
L’altro aspetto che non deve essere tralasciato oltre al corpo è la “mente” e nel codice di comportamento dello sportivo non possono mancare delle buone regole.
Quindi copio-incollo un vecchio post pubblicato su fb che mi sembra attinente

BALOTELLI E MODELLI post del 15 ottobre 2013

Non avrei titolo per parlare di sport, uno come me che potrebbe seminare patate nei campi di calcio, mi è venuto spontaneo quando ho sentito delle polemiche dell’atleta in oggetto in merito alla camorra.

Mi ritornano in mente i tempi di una quarantina d’anni fa quando un atleta che faceva casino (non rispetto delle regole, frequenti litigi in campo etc.) veniva lasciato in panchina o anche non convocato , pur essendo una valida risorsa per la squadra, cioè l’allenatore sapeva che senza di lui avrebbero perso, ma lo lasciava a casa perché non era educativo per la squadra, per gli spettatori e non voleva perder tempo a dividerlo dalle solite risse.

Mi potrete obiettare che è successo tanto tempo fa e prima era diverso… Cosa è cambiato ?
Prima di tutto le logiche del profitto sono entrate a pieno titolo nello sport, si vuole ottenere il risultato ad ogni costo, si accettano compromessi pur di vincere, i genitori finanche di bambini piccoli li spronano a comportamenti che non dovrebbero caratterizzare età di 8 o 9 anni.

Si accetta tutto quello che intorno ruota attorno a noi, la violenza negli stadi, per garantire un reddito certo si fanno entrare i violenti negli stadi, si pagano i giocatori a peso d’oro purché ci sia spettacolo, si accettano i loro comportamenti perché i tifosi chiedono vittoria sempre e a piene mani.

Possiamo provare ad immaginare quanto sarebbe bello un mondo dove lo sport diventa un gioco come dovrebbe essere.

Dal Dizionario Garzanti si evince che il significato di sportivo è :
– conforme alle norme di lealtà e correttezza proprie dello sport: giocare, battersi in modo sportivo, con spirito sportivo;
– tenere un contegno sportivo che affronta serenamente situazioni negative, che accetta con animo distaccato anche le sconfitte: è un tipo sportivo,
– sa perdere con signorilità
– chi si comporta in modo corretto, leale, cavalleresco; chi sa accettare serenamente anche le sconfitte

Qualcuno dovrebbe ricordare ai calciatori che il calcio è uno sport e che i calciatori dovrebbero essere SPORTIVI.

I calciatori potrebbero prendere come modello ispiratore un giocatore di rugby , gli spettatori agli stadi dovrebbero cercare di comportarsi come alle partite di rugby (alle fine si abbracciano tutti e quelli che hanno perso ridono con gli altri, lo sport deve essere un divertimento se non è così non serve a nessuno.

Per Balotelli ed il suo comportamento in merito alla partita anticamorra, vorrei ricordargli che il ruolo che lui ha, riveste un’importanza superiore alle sue possibilità, i suoi comportamenti vengono osservati da milioni di ragazzi, e ogni azione deve essere accompagnata da quello che purtroppo non lo contraddistingue : il buon senso.

A Balotelli , a tutti coloro che si catapultano all’interno della televisione, radio, internet (senza essere consapevoli della responsabilità a loro affidata) e vengono visti, osservati da milioni di persone , diventando così modello per molti giovani, dovrebbero prima di metterli lì fargli passare un esame di buon senso subordinato al rilascio di una “patente”.

Solo dopo potrebbero andare a giocare o lasciare il posto ad altri.

Questo è quello che abbiamo, dipende da noi se vogliamo che rimanga così.

PATRIA E CITTADINANZA

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PATRIA E CITTADINANZA

Il Vocabolario Zingarelli, la definisce come il «paese comune ai componenti di una nazione, cui essi si sentono legati come individui e come collettività, sia per nascita sia per motivi psicologici, storici, culturali e simili».
Il termine «patria» deriva dall’espressione latina terra patria, che in origine avrebbe designato eminentemente un vincolo giuridico-patrimoniale, ovvero la terra ereditata dai propri antenati.
I Romani ( che possiamo e dobbiamo considerare i nostri unici antenati, creatori e custodi di tutta la nostra civiltà) avevano dentro di se delle forti tradizioni e un grande attaccamento ai principi morali, la quale formazione è da ricondursi all’Età Arcaica ma che in parte si svilupparono fino alla Repubblica. I valori del popolo romano includevano sia virtù individuali che comunitarie, la società le perseguiva come un insieme
Ma è nel saluto di Namaziano a Roma, prima di ritornare in
Gallia, sua terra d’origine, che troviamo per la prima volta nella
storia della letteratura la parola “patria”:
“Fecisti patriam diversis gentibus unam;
profuit iniustis te dominante capi.
Dumque offers victis proprii consortia iuris,
urbem fecisti quod prius orbis erat”. 
“Hai fatto una sola patria di popoli diversi; 
fu un beneficio per gli incivili cadere sotto il tuo dominio.
E offrendo ai vinti la partecipazione al tuo diritto,
Hai reso città ciò che prima era mondo”.
Mentre il pensiero di Agostino si riferiva a più ad una patria celeste, nel medioevo il concetto viene rielaborato da comunità pagane facendo riferimento a vincoli di sangue.
Nella divina commedia Dante fa riferimento a una piccola patria con riferimento a scenari cittadini con feroci condanne ai traditori di patria.
Nel 15° e 17° secolo dagli atti notarili si evince che la nozione di patria e cittadinanza non sempre furono sovrapponibili, venivano ben identificati coloro che appartenevano alle file della mercatura internazionale magari provenienti da aree geografica diverse.
Ed ecco la patria come luogo natio nel quale ci si identifica sul piano genealogico e culturale.
Nelle culture contadine la patria è il villaggio di appartenenza mentre la nazione è percepita come un’entità lontana.
I teorici dello stato monarchico tentano di riavvicinare questi due concetti patria e nazione
L’osmosi tra questi due concetti (patria e nazione) si completa nell’età delle grandi rivoluzioni, da un lato quella francese (1789-99) che contrappose il regno (il potere monarchico) al binomio patria-nazione (i patrioti perseguirono l’obiettivo di abbattere il primo ed elevare il secondo, attraverso la nascita di una nuova nazione, patria di tutti i francesi), e d’altro canto la Rivoluzione americana, che implicò la rinuncia a ogni più antica idea di patria (la madrepatria inglese o i diversi territori d’origine dei coloni) e il varo di un originale modello politico, funzionale al governo di società complesse (un federalismo più evoluto di quello svizzero o olandese, cioè una «grande patria di Stati», non di cantoni o province). Nella definizione di Stati Uniti d’America, patria e nazione divennero concetti inscindibili, perché forgiati in uno stesso momento, per volontà del popolo americano.
Poi i regimi totalitari usarono la patria per costruirci un concetto di culto della patria, con una pregiudicata manipolazione della storia.
Dopo il secondo conflitto mondiale si è reso necessario il superamento della dimensione territoriale, ma dopo questo excursus storico del concetto di patria non poteva mancare il punto di vista di un non-europeo.
Infatti c’è una maniera ancora più spirituale di intendere la patria, che è propria dei popoli nativi – da noi chiamati, a lungo, «primitivi» o, addirittura, «selvaggi» -, ed è quella di identificarla con una modalità dello spirito, come un fatto essenzialmente religioso: certo legato ad un luogo fisico, ma non in senso giuridico-territoriale.
Il capo indiano Seattle, nel suo famoso discorso del 1887, dà una definizione di patria che evidenzia la differenza di concezione fra bianchi e indiani :
«C’è poco in comune tra noi. Le ceneri dei nostri antenati sono per noi sacre, e sacro è il luogo ove riposano; voi, invece, vi allontanate dalle tombe dei vostri padri apparentemente senza dolore…I vostri morti, non appena sono scesi nella tomba, cessano di amare voi e il luogo dove sono nati; presto dimenticati, se ne vanno lontano, oltre le stelle, da dove non ritornano mai più.  
I nostri morti, invece, non dimenticano mai la terra meravigliosa che diede loro un giorno la vita ed continuano ad amare i fiumi sinuosi, le alte montagne,  le valli solitarie; continuano a nutrire i sentimenti più teneri per coloro che vivono con il cuore  ormai solo, e ritornano spesso per visitarli e consolarli… 
Per il mio popolo, dunque, ogni porzione di questa terra è sacra: ogni pendio, ogni vallata, ogni pianura e ogni foresta sono santificati da un dolce ricordo o da un’esperienza dolorosa della mia tribù.  Anche le rocce, apparentemente così mute sotto il sole cocente della costa, sono imbevute, nella loro solenne imponenza, del ricordo di eventi del passato legati al destino del mio popolo.  
E persino la polvere reagisce con più amore ai nostri passi che non ai vostri: essa, infatti, non è che la cenere dei nostri antenati e i nostri piedi nudi avvertono questo contatto benevolo, poiché il terreno è reso fertile dalla vita delle nostre famiglie.»
In asia il concetto di patria è ancora un altra cosa con storia e tradizioni completamente diverse dalle nostre, es. in Cina , un popolo abituato per millenni a sentirsi al centro del mondo ha un senso patria molto forte, o l’India dove Gandhi è stato definito “padre della patria”.
Ma veniamo a noi, mi sono andato a leggere le proposte di legge per la concessione della cittadinanza agli stranieri, e si parla troppo di cittadinanza e poco di “patria” mi sembra evidente che molti stranieri non hanno niente di quanto accennava al capo indiano sopra menzionato e non tanto il sangue italiano, ma nemmeno la minima idea di cosa significhi integrazione , la conoscenza della lingua italiana e delle leggi del nostro paese.
Se non tutti gli italiani le conoscono e qualche volta ci lamentiamo che gli stranieri conoscono le leggi meglio di noi, non è una scusa per accettare nuovi cittadini che non sanno nulla delle nostre leggi.
Nelle ultime pagine dei quaderni di scuola delle elementari (quasi cinquanta anni fa) spesso avevo gli articoli della Costituzione, ora mi domando cosa sanno i nuovi stranieri delle leggi, conoscono la lingua italiana ? E le nostre leggi ? Si sono integrati con la popolazione locale ? Quanto partecipano ad es. a feste paesane , eventi sportivi , sagre o altro ?
Prima di tutto occorre che lo straniero VOGLIA DAVVERO diventare cittadino italiano e allora bisogna essere chiari e spiegargli cosa questo comporta.
Sapete che spesso non vogliono la cittadinanza in quanto la condizione di stranieri è migliore dal loro punto di vista economico ?
Ma avete capito bene ??? ho detto “economico” ! Se allora facciamo diventare cittadini per loro opportunità economiche o una-tantum dopo solo 5 anni, allora non ci abbiamo capito nulla, credo.

SPECIALIZZATO o ARTISTICO

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SPECIALIZZATO o ARTISTICO

Il lavoro è inteso con una forte connotazione negativa …Non è un caso che al termine latino “labor” corrispondano termini italiani come fatica, travaglio,pena…
Con l’avvento dell’era industriale il concetto di lavoro assume un significato di erogazione da parte dell’uomo di una forza produttiva che al tempo stesso è trasformatrice e creatrice.
Nei decenni successivi il concetto di lavoro si identifica in parte anche con un concetto di elevata socializzazione, sia perché le sempre più numerose fabbriche si caratterizzano per una crescente aggregazione di persone, sia perché connesso al lavoro vi è un marcato processo di inurbamento con lo sviluppo di agglomerati residenziali densamente abitati nelle immediate vicinanze delle fabbriche.
L’era industriale introduce a gran forza la specializzazione, i cicli produttivi, sempre più complessi, necessitano di molte figure intermedie con competenze diverse, spesso associate a differenti impianti o macchine.
Il rapporto uomo/macchina si rafforza con conseguente forte dipendenza del lavoratore dalla macchina stessa, e ad un cambiamento del processo produttivo con sostituzione delle macchine comprese nello specifico ciclo produttivo si sostituisce anche il lavoratore , a meno che non impari ad usare la nuova macchina. La chiusura di una unità produttiva comporta spesso la perdita di posti di lavoro senza possibilità di reinserimento, se non in aziende con cicli produttivi simili, e quando un intero comparto settoriale cede in un’area, la disoccupazione diventa una realtà per quei lavoratori.
Lo smembramento dei cicli produttivi consente la creazione di aziende satellite con alti livelli di specializzazione. Più alto è il livello di specializzazione e più alte diventano le remunerazioni del personale specializzato.
La possibilità di poter lavorare per realizzare un prodotto finito per intero (mi riferisco al settore manifatturiero) si allontana in modo irreparabile, un lavoratore di un calzaturificio ad es. partecipa al montaggio di una soletta, o incolla per l’intera giornata lavorativa parte del tacco.
I lavoratori specializzati nel momento di crisi attuale soffrono più degli altri in quanto la loro caratteristica li rende meno versatili e spesso non riescono a collocarsi in modo adeguato o escono dal mondo del lavoro.
Nessun paragone con l’arte/mestiere di calzolaio che esercitava mio nonno nella sua bottega di Pillo (frazione di Gambassi Terme), prendeva la misura del piede alla futura sposa o al giovane contadino. (mi riferisco all’immediato dopoguerra quando solo a Castelfiorentino c’erano oltre 20 calzolai) fino a tagliare suola, tomaia etc. , montare l’intera scarpa e cucirla nella misura corretta.
Calzolai del genere in tutta la toscana esistono ancora, non credo superino il n. delle 100 unità produttive e non si parla di un migliaio di persone ! (per scrupolo ho visitato il sito di calzolaio.it e ce ne sono censiti 74 in toscana)
I calzolai avevano la soddisfazione di poter realizzare qualcosa di concreto a differenza dei molti lavoratori dell’industria manifatturiera. La molla che spinge il lavoratore a diventare artigiano è quella della creazione artistica, insita in ognuno di noi e se attivata può contenere energie notevoli.
Allo stato attuale il settore manifatturiero soffre, ma quello artigianale non va meglio, in certi casi è sparito completamente.
Ci potrà essere una inversione di tendenza ? Avremo una nuova diffusione delle arti e dei mestieri ?
Ci sono ancora in giro persone disposte a “insegnare” i loro saperi, i loro segreti ?
E non mi riferisco al solo calzaturificio !
Andiamo a scovare competenze tra le persone ancora vive, potremo trovare delle risorse inaspettate, si tratta solo intanto di cercare di censire quel che c’è, e non credo sia un grande sforzo.

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