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GIOCO E TEMPO LIBERO

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GIOCO E TEMPO LIBERO

Le attività ludiche e i giochi rappresentano un elemento importante di ogni tempo e cultura: ce ne sono di antichi e moderni, adatti per gli adulti e per i bambini, per i ricchi e per i poveri, legati a feste e a rituali. I giochi sono portatori di modelli specifici dei tempi e dei luoghi in cui si sviluppano non sono solo lo specchio di un determinato modo di essere e di pensare, ma anche uno strumento per educare.
Gli italiani sono, tra i genitori europei, quelli che trascorrono meno tempo con i propri figli. I giochi creativi stanno diventando desueti, a favore del tempo trascorso davanti agli schermi dei videogiochi o dei televisori, che, purtroppo, soprattutto se usati in modo non appropriato ed in età precoci, possono produrre effetti alienanti. Il gioco ”tradizionale” non soltanto fa bene, ma è un’attività necessaria, per la crescita emozionale dei bambini. Ed anche degli adulti, che forse però se ne dimenticano.
Adulti e bambini sono da sempre attratti verso il gioco, ma sono sempre di più i genitori “pantofolai”.
Nel nostro paese vari sport si alternano ai momenti destinati al gioco sia per i genitori che per i bambini.
Con il passare degli anni sono cambiati sia le offerte da parte delle società sportive, sia le preferenze dei cittadini.
Seguendo i figli in palestre o campi sportivi, spesso si assiste a diverbi fra genitori o fra genitori e allenatori che mettono in evidenza un livello molto basso di educazione, e di consapevolezza del ruolo che ci compete.
Si intuisce una mancanza di competenza educativa nelle società sportive locali, sia dal punto di vista manageriale, che riguardo agli operatori sportivi. Viene infatti curato l’aspetto tecnico, anche in età molto precoce, e sottovalutato l’aspetto educativo. Anche i genitori hanno un’idea dello sport totalmente distorta.
Il problema di fondo è quello di “spostare” l’obiettivo.
L’obiettivo dovrebbe essere non “creare il campione” ma forgiare l'”Atleta” … con la A maiuscola, cioè una persona che impari, attraverso una attività appropriata, con l’allenatore competente, a conoscere il proprio corpo, i propri limiti, le qualità fisiche che lo distinguono e da lì giungere alla possibilità di individuare lo sport più adatto a ciascun allievo.
Anche la specializzazione precoce può essere dannosissima, in quanto preclude al bambino di poter sperimentare una vasta gamma di azioni motorie, importanti per far capire all’allievo quale è la propria predisposizione, e all’allenatore quali sono le doti naturali individuali più facili da sviluppare.
Non dimentichiamo poi che la specializzazione precoce è dannosa anche dal punto di vista fisico, sia per lo sviluppo eccessivo di certi muscoli in età puberale e per la sollecitazione di articolazioni e ossature ancora in fase di calcificazione.
Gli allenatori che prendono questi bimbi a 5 anni dovrebbero essere preparatissimi dal punto di vista psico-motorio … invece molto spesso sono solo dei ragazzi che hanno giocato (calcio, basket, …)
L’altro aspetto che non deve essere tralasciato oltre al corpo è la “mente” e nel codice di comportamento dello sportivo non possono mancare delle buone regole.
Quindi copio-incollo un vecchio post pubblicato su fb che mi sembra attinente

BALOTELLI E MODELLI post del 15 ottobre 2013

Non avrei titolo per parlare di sport, uno come me che potrebbe seminare patate nei campi di calcio, mi è venuto spontaneo quando ho sentito delle polemiche dell’atleta in oggetto in merito alla camorra.

Mi ritornano in mente i tempi di una quarantina d’anni fa quando un atleta che faceva casino (non rispetto delle regole, frequenti litigi in campo etc.) veniva lasciato in panchina o anche non convocato , pur essendo una valida risorsa per la squadra, cioè l’allenatore sapeva che senza di lui avrebbero perso, ma lo lasciava a casa perché non era educativo per la squadra, per gli spettatori e non voleva perder tempo a dividerlo dalle solite risse.

Mi potrete obiettare che è successo tanto tempo fa e prima era diverso… Cosa è cambiato ?
Prima di tutto le logiche del profitto sono entrate a pieno titolo nello sport, si vuole ottenere il risultato ad ogni costo, si accettano compromessi pur di vincere, i genitori finanche di bambini piccoli li spronano a comportamenti che non dovrebbero caratterizzare età di 8 o 9 anni.

Si accetta tutto quello che intorno ruota attorno a noi, la violenza negli stadi, per garantire un reddito certo si fanno entrare i violenti negli stadi, si pagano i giocatori a peso d’oro purché ci sia spettacolo, si accettano i loro comportamenti perché i tifosi chiedono vittoria sempre e a piene mani.

Possiamo provare ad immaginare quanto sarebbe bello un mondo dove lo sport diventa un gioco come dovrebbe essere.

Dal Dizionario Garzanti si evince che il significato di sportivo è :
– conforme alle norme di lealtà e correttezza proprie dello sport: giocare, battersi in modo sportivo, con spirito sportivo;
– tenere un contegno sportivo che affronta serenamente situazioni negative, che accetta con animo distaccato anche le sconfitte: è un tipo sportivo,
– sa perdere con signorilità
– chi si comporta in modo corretto, leale, cavalleresco; chi sa accettare serenamente anche le sconfitte

Qualcuno dovrebbe ricordare ai calciatori che il calcio è uno sport e che i calciatori dovrebbero essere SPORTIVI.

I calciatori potrebbero prendere come modello ispiratore un giocatore di rugby , gli spettatori agli stadi dovrebbero cercare di comportarsi come alle partite di rugby (alle fine si abbracciano tutti e quelli che hanno perso ridono con gli altri, lo sport deve essere un divertimento se non è così non serve a nessuno.

Per Balotelli ed il suo comportamento in merito alla partita anticamorra, vorrei ricordargli che il ruolo che lui ha, riveste un’importanza superiore alle sue possibilità, i suoi comportamenti vengono osservati da milioni di ragazzi, e ogni azione deve essere accompagnata da quello che purtroppo non lo contraddistingue : il buon senso.

A Balotelli , a tutti coloro che si catapultano all’interno della televisione, radio, internet (senza essere consapevoli della responsabilità a loro affidata) e vengono visti, osservati da milioni di persone , diventando così modello per molti giovani, dovrebbero prima di metterli lì fargli passare un esame di buon senso subordinato al rilascio di una “patente”.

Solo dopo potrebbero andare a giocare o lasciare il posto ad altri.

Questo è quello che abbiamo, dipende da noi se vogliamo che rimanga così.

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

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