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UN RACCONTO

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Con i francesi alla Coop

 

 

 

Era una giornata afosa di Agosto del 2009, mi trovavo a Poggibonsi dai suoceri e non trovai niente di meglio che fiondarmi alla coop, saziare lo stomaco con un gelatino e rinfrescarmi nell’aria condizionata.

 

Quando girello senza la famiglia tra gli scaffali del supermercato non ho nemmeno la lista dei prodotti da comprare (spesso ci vado anche solo a curiosare) sono attratto dal reparto hobby e reparto vini.

 

Quest’ultimo a Poggibonsi mi risulta essere ben fornito e mentre leggevo gradi e composizione di alcuni bianchi per un imminente invito a casa di amici noto che vicino a me una coppia sbirciava sugli stessi vini.

 

La coppia era straniera, li identifico subito per francesi, si vedeva che erano dubbiosi circa l’acquisto, si stavano comportando come degli inglesi che avrebbero comprato anche una bottiglia d’acqua al posto del vino pur di non aprir bocca tanta sembrava essere la loro timidezza, quando da solito sfacciato che sono mi faccio avanti incoraggiandoli con tono scherzoso , in un buon francese :

 

prendetelo pure non è tagliato con vino francese ! “

 

Allora si mettono a ridere e mi tiro un sospiro di sollievo (la potevano prendere a male non si sa mai !!)

 

Si complimentano con me per la mia discreta conoscenza della lingua e dato che fuori c’erano una quarantina di gradi pensano bene di soffermarsi a parlare con questo italiano che parla bene francese e forse è un esperto di vini.

 

Dopo le presentazioni scopro che Marc e Annie provengono dalla cintura parigina nord e sono in vacanza dalle nostre parti per due settimane, hanno entrambi 35 anni e sono senza figli, amano la buona cucina e mi chiedono informazioni su ristoranti della zona. Marc e Annie sono al loro primo viaggio in Italia e in Toscana , da parte mia gli racconto del giro che ho fatto molti anni fa in Francia, Marc si stupisce sulla quantità dei luoghi che ho visto in Francia e che nemmeno lui francese ha visitato, replico io che spesso capita di non conoscere bene i luoghi a noi vicini.

 

 

 

Poi ci addentriamo su confronti tra i nostri e loro supermercati, e qui le somiglianze si accentuano infatti molti supermercati hanno delle impronte tedesche o francesi e ad es. i Carrefour, Auchan in Francia hanno la stessa impostazione che in Italia salvo ad adeguarsi alle regole dello stato in cui operano.

 

 

 

Marc mi fa notare che in Francia ci sono organizzazioni della Grande Distribuzione che esercitano forti sconti a chi consuma prodotti con basso impatto ambientale generando un quantitativo minimo di rifiuti per l’imballaggio. Sono costretto a fare i complimenti poiché a quanto mi risulta queste iniziative da noi non vengono promosse.

 

L’attenzione all’ambiente sta prendendo piede anche da noi anche forse più lentamente.

 

A proposito di ambiente Annie racconta di lavorare come ricercatrice in una azienda che si occupa di ricerca di soluzioni biodegradabili per lavare l’auto a secco, gli confermo da parte mia che tutte le soluzioni che apportano un beneficio all’ambiente dovrebbero essere una priorità in ognuno di noi, anche se le faccio presente che se i problemi non vengono risolti la ragione principale è che non c’è la volontà collettiva di risolverli.

 

Le racconto il problema dei rifiuti che avevano i giapponesi nei lontani anni 80, capirono che il problema doveva essere risolto da TUTTI e si attivarono a tutti i livelli (come quando si combatte una guerra) dopodiché ottennero risultati ottimi.

 

 

 

Il nostro incontro sembrava dirigersi nei meandri di filosofie ambientali pulite quando io li stoppo bruscamente sostenendo con fermezza la mia filosofia dell’astrazione.

 

 

 

Vedere le cose dall’esterno spesso aiuta, e faccio loro l’es. di un operatore di borsa, che riuscisse per assurdo ad uscire dal contesto in cui vive ogni giorno, potrebbe avere la freddezza o distacco giusto necessario per procedere in decisioni magari contrarie all’andamento del mercato; allo stesso modo , i centri decisionali dei grandi operatori del commercio potessero pensare non dalla loro parte, ma da quell’essere umano per una volta non visto soltanto come “compratore di prodotti” ma come “abitante del pianeta terra” ci sarebbero sicuramente dei capovolgimenti di rapporti.

 

 

 

Loro concordano con questa mia personale teoria affermando che le anche le regole stanno soffocando sempre di più i consumatori e non solo.

 

 

 

Certo , concordo con loro che come il nostro medico di famiglia è troppo impegnato a trascrivere le ricette e rischia di perdere di vista il malato anche il nostro tentativo di applicare alla lettera le regole sempre più gravose imposte a casa, sui luoghi di lavoro ci stanno complicando la vita , e le complicazioni conducono a comportamenti errati.

 

 

 

In questo tamburellare Francia – Italia meglio – peggio mi ritorna in mente un vecchio adagio che ci ricorda :

 

  • l’erba del giardino del vicino è sempre la più verde

 

 

 

e memore del viaggio in Francia dove i giardini dei Castelli della Loira, di Versailles erano a miei occhi tenuti meglio dei nostri non volevo che fossero loro quelli che ancora una volta avevano il giardino più verde….

 

e detto questo sparo la mia ultima cannonata, sostenendo che il supermercato dove ci siamo incontrati svolge un importante ruolo sociale.

 

 

 

Alla loro evidente sorpresa spiego che la Coop esercita una vera funzione “sociale” in quanto prima di tutto trattasi di una cooperativa e le sezioni soci promuovono escursioni, corsi di lingua, scultura, cucina, yoga etc.

 

 

 

Marc e Annie non prendono molto sul serio questa mia affermazione e allora sono costretto a raccontare la mia personale esperienza del corso di lingua cinese da me frequentato da Ottobre 2008 a Maggio 2009 presso la Coop di Poggibonsi.

 

 

 

E’ successo tempo fa, nelle letture più disparate che faccio nei momenti di tempo libero me ne capitò una che così recitava “conosci il tuo nemico” l’arte della guerra, un libro tratto da un testo antichissimo della Cina (oltre duemilaquattrocento anni fa)

 

Ma chi sono i nostri nemici ? Da oltre sessanta anni non abbiamo avuto guerre in Italia e mi venne da chiedermi se è utile conoscere il nemico, ma anche se ne abbiamo, e chi sono i nostri nemici.

 

Molti prodotti sono di fabbricazione cinese, e mi venne da pensare che forse molte guerre le avevamo già perse, erano delle guerre economiche, produttive, quando i giocattoli della mia infanzia furono sostituiti da “made in Hong Kong” o “made in Japan” poi fu la volta delle radioline e piano piano fino alle televisioni le macchine siamo diventati una nazione che consuma senza produrre, abbiamo perso una guerra senza che ce ne siamo accorti !!

 

Mentre mi scervellavo per capire dove avevamo sbagliato, mi rimbombava la lettura di Sun Tzu “l’arte della guerra” e mi convincevo sempre più che se i nostri nemici sono i cinesi dobbiamo conoscerli meglio.

 

Sempre più si faceva avanti la determinazione di conoscere meglio la cultura cinese, e alla Coop mi soffermo a leggere gli annunci sul punto Soci Coop, ecco che si materializza la risposta per quanto mi ero proposto : un corso di lingua cinese alla Coop.

 

Allora chiedo informazioni lascio la mia mail per essere contattato nel caso si formi un congruo numero di partecipanti tale da poter iniziare il corso era il Settembre del 2008.

 

Sono sempre stato appassionato allo studio delle lingue, il cinese mi sembrava fuori dalla mia portata, ma uno studente sulla cinquantina in quello sparuto gruppo di appassionati di lingue orientali era di poco sopra la media. Dopo i vari scambi di mail e telefonate da parte dei volontari della sezione Soci Coop. di Poggibonsi partì la mia avventura che avrei voluto indirizzare nella conoscenza della cultura cinese, ma in mancanza di corsi specifici, mi dissi che non sarebbe stato male conoscere la lingua.

 

 

 

La sezione soci mise a disposizione una saletta molto carina dotata di sedie con scrittoio, avevamo due insegnanti, una di madrelingua cinese e una italiana insegnante di cinese all’università di Siena. Le insegnanti si alternavano, l’italiana ci seguiva nella grammatica, fonetica , e con la cinese facevamo pratica di lingua cinese

 

 

 

Le lezioni tutti i lunedì per due ore dopo l’orario di lavoro erano pesanti, ma più di tutto la difficoltà di scrivere in cinese (per le lezioni avevamo una settimana, ma io mi riducevo sempre alla Domenica ed era una gran fatica)

 

 

 

Durante il corso l’insegnante italiana di cinese (tra l’altro specializzata in Storia della Cina) dedicò due lezioni ad una breve storia della Cina, e fui ben felice di ciò, infatti è nel conoscere la storia di un popolo che lo si conosce meglio. Una delle cose che mi colpì nelle lezioni di Storia fu che fino al 700 la Cina era un impero potentissimo governato da dotti

 

L’imperatore Wudi (140-87 a.C.) della dinastia degli Han orientali istituì l’Università Imperiale per dare la possibilità a tutti di accedere alle alte sfere della burocrazia. Successivamente fu istituita la selezione degli esami, contribuiva a formare una classe dirigente abile e competente.

 

(evito paragoni con la politica italiana sarebbe come una cisterna di petrolio sul verde giardino! )

 

L’impero cinese destava interesse da parte di molti studiosi europei, nel 700 si alternarono scuole di sinologi uno dei più grandi sinologi è stato proprio un francese e qui non mancai di fare i complimenti alla giovane coppia !

 

 

 

I francesi avevano accusato il colpo, chissà se dal mio racconto saranno tornati a Parigi con l’idea di frequentare anche loro un corso di cinese ?

 

 

 

Si era fatto tardi, l’afosa giornata di Agosto volgeva al termine la coppia doveva andare all’appartamento in affitto a cucinare il ben di Dio comprato alla Coop, da parte mia consigliai di prendere anche un Vin Santo che a fine pasto con dei cantuccini li avrebbe trasformati per una serata in una allegra coppia di toscani.

 

Ci salutammo cordialmente, in fondo loro avevano scoperto cose nuove della nostra cultura anche se avevano solo fatto acquisti in un supermercato e io mi ero esercitato con la lingua francese che tanto il cinese non lo imparerò mai ed è meglio se perfeziono quelle che un po’ conosco!

 

 

 

 

 

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

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