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ADOLESCENZA E URBANISTICA

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divieto di giocare a palla

L’abbiamo perso !

E’ il grido che risuona nella sala operatoria quando qualcuno non ce la fa.

Abbiamo perso tante care persone, ma anche oggetti, e molti valori non li abbiamo più, o sono molto cambiati.

L’adolescenza è una fase evolutiva necessaria nella vita di ogni persona, ma… l’abbiamo persa?

La società moderna ha anticipato questo importante periodo di vita, in un modo tale da risultare schiacciato verso la pubertà.

Abbiamo dei moccoloni delle elementari che spesso si rivolgono ad adulti con modi da persone mature. (n. d a. il moccolo è una candela di muco che scende dal naso ai bambini e spesso non sono nemmeno in grado di soffiarsi il naso)

Gli adulti stupiti dei fulminei risultati delle smisurate sollecitazioni della società moderna li orientano precocemente nella jungla della società dell’arrivismo.

Talvolta siamo fieri e felici se vediamo bambini e ragazzi mentre sfogliano foto sullo smartphone con i loro ditini appiccicosi molto meglio di noi, ma subito dopo ci irritiamo quando ci appaiono scritte come quella apparsa su un cartello di una piazza centrale della città.

Il cartello ha generato qualche migliaio di “mi piace” su facebook, questo è deleterio, ogni notizia viene presa singolarmente e non “vagliata”.

In data 6 Gennaio 2014 è apparso questa scritta su un cartello di divieto di giocare a palla :

“allora noi ci droghiamo”

Allora se c’è un problema siamo pronti a puntare il dito su chi ha sbagliato.

Non mi interessa chi ha sbagliato. Ci sono senza dubbio delle concause.

Esaminiamo lo sviluppo delle comunicazioni in Valdelsa. Le stesse strade dove un secolo passavano cavalli, o al massimo il carro dei buoi, non sono mai state dritte, giravano intorno alle proprietà ; su queste strade è stata adattata come un serpente la strada statale 429.

Allo stesso modo l’urbanistica in molte città ha soggiaciuto ai dettami della “proprietà”, ne sono risultati paesi con centri storici fortemente inurbati. Paesi con origini prettamente medioevali non hanno nemmeno mantenuto la vocazione “a misura d’uomo”, salvo rari casi.

Gli abitanti delle campagne si sono riversati nella città e le distruzioni della seconda guerra mondiale sono servite solo per ricostruire nello stesso posto invece di approfittare del “vuoto” fatto dalle bombe.

Ecco un riferimento dell’evento :

“Alle ore 13,06 del 29 dicembre 1943, 18 bombardieri americani del tipo Marauder B26 del 17° gruppo bombardieri, sganciarono su Poggibonsi 26 tonnellate di bombe. Fu colpita soprattutto la zona dei Fossi, il gioco del pallone, la fabbrichina ed il Teatro. Per quanto riguarda quest’ultimo, si interrompeva cosi, tragicamente, un’attività ultra centenaria, di un sodalizio che aveva dato enorme lustro alla nostra cittadina.”

Come Milano, e in quasi tutte le città italiane colpite dai bombardamenti gli immobili abbattuti sono stati ricostruiti.

Lo dico col il senno di poi, è vero, io non c’ero, ma se avessimo costruito fuori, lontano dal centro, lasciando al centro, spazi vuoti, aria, non sarebbe stato meglio ?

Ora ci troviamo a lottare in spazi stretti, difficoltà di parcheggi, commercianti che urlano il rispetto delle loro vetrine, si richiamano le forze dell’ordine affinché effettuino controlli nel centro della città.

Nelle piazze centrali del paese c’era il mercato, e molto afflusso di visitatori, ma ora è stato spostato in una zona periferica, nel centro ci giocavano a pallone.

Luoghi storici della città sono stati distrutti con il bombardamento, saranno persi per sempre, al posto del Teatro c’è ora un grande cinema multisala, ma il Teatro non c’è più. Il gioco del pallone era lì vicino, ora i giovani impigriti dalla televisione non vanno a piedi a giocare negli appositi spazi creati dalla pubblica amministrazione comunale (e non sono lontani!), ma chiedono spazi per giocare lì, anzi lo urlano, no mi correggo, minacciano!

E se fossero questi i nostri futuri amministratori ? Non ci faranno certo mancare il fumo!

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

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