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LA DITTA

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LA DITTA

Un giorno Andrea, il figlio di un mio amico, spinto da una irrefrenabile voglia di fare qualcosa in questo mondo strano, non vedeva alcun spiraglio per il futuro, si decide a chiedere consigli al nonno paterno.
Il nonno di Andrea gli si para davanti un peo e uno sputo in terra, la pipa in bocca come un prolungamento del corpo ormai sputava anche con la pipa in bocca, troppo fastidio toglierla tutte le volte. Morta la moglie a 93 anni invece di smettere aveva continuato a fumare, tanto ormai diceva lui :
– Se dovevo morire a quest’ora ero già morto e una fumatina in più non sarà quella che ammazza ! –
Andrea non si era rivolto al padre, lo avrebbe fatto dopo. Il mio amico Ettore è una brava persona, non me se ne era dispiaciuto, in fondo la saggezza va ricercata nelle persone più anziane e quindi in nonno era perfetto.
Nonno Giangio non sempre elargiva consigli, sprizzava saggezza da ogni poro, e ne aveva tanti, la pelle raggrinzita aveva una superficie maggiore di quando era giovane, considerando le pieghe, ma non minore era l’elasticità mentale e l’acutezza.
Quindi Andrea espose con molta semplicità l’idea :
– Oh Nonno ! Sai voglio fondare una società, con degli amici avvieremo una produzione di accessori per bici sportive, tutta roba in titanio. Che ne pensi ? –
La domanda sembrò al vecchio come una fucilata, il nipote a cui teneva molto, non era l’unico, ma il più grande e il nonno lo reputava un giovane capace e responsabile.
La risposta non venne subito ci vollero un paio di pei fatti bene.
– Ma quanti siete ? Lo sai, le società stanno bene in dispari e tre son troppi ! –
– Siamo almeno quattro.-
e il nonno :
– Senti ti posso rammentare solo un caso che mi ricordi dove una ditta di due persone è andata bene
un artigiano e suo fratello dove uno sapeva lavorare e l’altro non ci capiva nulla però sapeva riscuotere, è andata bene fino a che uno è morto e allora la ditta ha chiuso perché anche solo saper lavorare non basta più, ci vuole cervello per gestirla. Voi siete in quattro, ma figurati ! Meno , meno !! –
– Ma nonno !! L’idea sembra buona e poi faremo prodotti di alta qualità, indistruttibili! –
– Ma se non si rompono come fa la gente a ricomprarli ? –
La logica del nonno era schiacciante.
Ad Andrea tutto sembrava facile, un vero e proprio sognatore.
Poi non si confrontava con le questioni reali…ed eccoci al nocciolo …
Chiede il nonno :
– ma i soldi chi ve li dà ? –
– mm.. sembra ci siano dei finanziamenti per l’impresa giovane e qualche migliaio di euro si raccattano –
– Ascolta! I soldi te li do io, se poi te li danno quelli di “impresa giovane” meglio, ma quelli di “impresa vecchia” prendili, ti faranno comodo comunque.
– Quando cominciate ? –
– Martedì ! –
Il nonno scosse la testa,
– Ormai aspetta Mercoledì, “né per Vene né per Marte si dà avvio all’arte”! –
Per il nonno quando si parlava di “lavoro” il significato era qualcosa di veramente duro, non un ruzzino che si fa tanto per passare il tempo, aveva cercato di trasmettere più volte il senso di questa parola alla famiglia, certe volte anche scherzando.
I giovani hanno padiglioni auricolari da super-eroi, le dotazione di serie sono dei filtri nei quali passa solo quello che fa comodo, il resto rimane invischiato tra cerume e ricrescita della pelle.
Il nonno aveva raccontato spesso al nipote di quando in casa non c’era proprio nulla , ma nulla da mangiare e anche le briciole di pane sulla tavola erano una risorsa, ogni piccola briciola rappresentava una parte di un possibile boccone, niente andava buttato, era un insulto alla vita, alla famiglia, proprio una cosa proibita e se venivano le formiche se ne andavano via piangendo, perché non c’era niente per loro. Glielo aveva detto spesso ad Andrea –
– Te non c’eri quando io vedevo piangere le formiche ! –
Andrea anche piccolino sapeva che le formiche non piangono, mai lontanamente si sarebbe immaginato un assurdità del genere. Tutte le volte si scompisciava dal ridere.
Sapeva benissimo che suo nonno aveva sofferto molto, visto la carestia, ma lui cresciuto negli agi della società moderna, non percepiva quanto fossero state gravi quelle situazioni, non avendole vissute.
Così una parte del gruzzolo del nonno se ne stava andando nelle mani del ragazzone iperattivo, dopo gli studi classici e un po’ di università aveva preferito interrompere gli studi, sentiva che gli avevano già dato molto, una mentalità aperta, una buona capacità critica, voglia di fare qualcosa di proprio.
Non era l’ingegno che gli mancava, fin da piccolo era sempre stato portato alle cose tecniche, ma le aveva sempre relegate nell’area passatempi e hobby, ora invece stavano diventando lavoro, ed era un altra cosa.
– Ah ricordati che codesti soldi sono come i fiammiferi !-
– Che vuol dire ? – risponde Andrea incuriosito
– Hai visto i fiammiferi tu li strusci e si incendiano ? E codesti soldi è uguale, se non li bagni con il sudore invece di aumentare tu li finisci subito !!-
Che nonno ! Ce l’avessero tutti !

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

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