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AMISTAD

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AMISTAD di S. Spielberg – 1997

Il recente film di Spielberg “Lincoln”, la lettura del libro “12 anni schiavo” e la visione del recente film mi hanno riportato indietro di qualche anno con la memoria.
Nel 1997 il film di S. Spielberg “Amistad” affrontava già il tema della schiavitù. Ambientato nel 1839, la storia inizia con la ribellione degli schiavi trasportati dalla nave spagnola Amistad.
I ribelli uccidono capitano e parte dell’equipaggio e costringono il rimanente a virare verso l’Africa.
Dopo alcune settimane di viaggio si fermano a fare rifornimento in un’isoletta. Arriva una nave americana, va in soccorso degli spagnoli e i ribelli vengono rifatti schiavi.
La questione si complica quando vengono portati di fronte ad un giudice, per stabilire la “proprietà” degli schiavi tra Spagna e due loschi figuri che presentano un contratto firmato all’Avana.
Il giovane avvocato Baldwin si offre di patrocinare la causa. Per l’avvocato non è compito facile.
La lingua sconosciuta degli africani pian piano non è più un mistero. La visita della nave dà al giovane preziose informazioni. Si scopre così che il carico dei negri ha viaggiato prima su una nave portoghese, adibita al trasporto degli schiavi.
Il primo obiettivo di Baldwin è poter affermare che le persone che si erano ribellate sulla nave erano stati nati liberi e non sono “merci” tali da poter essere reclamati dagli acquirenti.
Il giudice dà ragione ai rivoltosi.
C’è però un ricorso in appello. Il giovane avvocato deve scrivere all’ex-presidente Usa John Quincy Adams egregiamente interpretato da Anthony Hopkins.
Grazie all’arringa di John Quincy (viene sancito il loro diritto a ribellarsi in quanto uomini liberi) ancora una volta la sentenza è a favore dei ribelli, e pertanto verranno liberati.
Si tratta di un ottimo film storico. Spielberg analizza molto bene l’aspetto legale, anche se colorisce i fatti storici con la sua tipica visione americana molto campanilista.
Del resto sono le leggi a regolare i rapporti umani, i comportamenti, la società civile.
Sono stati necessari molti anni prima di applicare cambiamenti sostanziali agli stili di vita di quasi due secoli fa.
In Inghilterra la schiavitù era stata abolita nel 1772, agli americani invece c’è voluto la guerra di secessione ed il XIII emendamento della costituzione degli Stati Uniti per abolirla ed è passato quasi un secolo dopo i cugini inglesi.
Gli Stati Uniti beneficiarono così per un secolo del lavoro degli schiavi quando quasi tutti gli altri paesi avevano abolito tali commerci.
Non sono stati gli ultimi ad abolire la schiavitù; ho trovato questi dati in rete , tutte date successive agli Usa :
1873 Puerto Rico
Nel 1880 Cuba
Nel 1888 Brasile
Nel 1894 la Corea abolì la schiavitù che però rimase in uso fino al 1930.
Nel 1906 la Cina abolì la schiavitù con effetto dal 1910.
Nel 1926 con la Convenzione internazionale sulla schiavitù di Ginevra la Società delle Nazioni proibì il commercio di schiavi e condanno la schiavitù in tutte le sue forme.
Alla fine degli anni 30 la schiavitù fu abolita in Etiopia.
Nel 1948 nella Dichiarazione universale dei diritti umani dell’ONU la schiavitù venne nuovamente condannata ufficialmente.
Nel 1962 l’Arabia Saudita abolì la schiavitù.
Nel 1981 Mauritania
Peccato che la schiavitù esista ancora in tutto il mondo in forme meno note, questo un link reperito in rete : http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=4376

SI PUO’ FARE

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SI PUO’ FARE di Giulio Manfredonia – 2008

Parlare della malattia mentale è un argomento non facile, se ne parla per raccontare una storia che parla d’integrazione, di solidarietà, di modelli alternativi.
Milano 1983. Nello (Claudio Bisio) è un sindacalista con forti valori etici e sempre teso alla modernità, cosa non molto gradita dai suo colleghi che lo ritengono troppo concentrato sulle sue ricerche e poco sui problemi legati alla quotidianità. Il coordinamento sindacale lo spinge verso una nuova realtà: diventare direttore di una cooperativa sociale.
Nello non può che accettare, ma ben presto scoprirà una nuova e sconosciuta realtà. Si ritrova infatti a dover gestire una cooperativa fondata dallo psichiatra Del Vecchio (Giorgio Colangeli), in seguito alla legge Basaglia.
Nello inizia ad avere delle vere soddisfazioni dal suo lavoro quando tratta i soci della cooperativa come “persone”, riesce a responsabilizzarle, ottenere anche un piccolo contributo da ognuno di essi.
Il successo arriva per caso : un giorno in un momento di difficoltà due dei dodici lavoranti, Gigio (Andrea Bosca) e Luca (Giovanni Calcagno), realizzano un mosaico con gli scarti del legno.
Quando arrivano gli ordini, arrivano i problemi, i soci della cooperativa venivano abitualmente “sedati” con molti farmaci e Nello richiede allora modifiche delle dosi giornaliere allo psichiatra.
Nello con l’aiuto del dott. Furlan (Giuseppe Battiston) cerca di far riemergere dall’apatia dei medicinali i suoi soci, cercando di guidarli verso il mondo reale, regalandogli la possibilità di una vita qualunque, godendo delle gioie di ogni giorno.
Nello riesce ad integrare nel mercato i soci della Cooperativa con un’attività innovativa e produttiva.
Gli anni ottanta rappresentano la nostra storia più recente; una sinistra che non sa più dove andare, un sindacalista troppo avanti con i tempi trova uno spazio per realizzarsi, ex di sinistra inghiottiti dalla Milano dei soldi facili. La legge Basaglia era fresca, i malati non erano ancora visti come persone dotate di potenzialità usufruibili.
Mentre rivedo questo film alla ricerca della scena da pubblicare, non posso che meditare sulle enormi potenzialità non sfruttate nella odierna società, non solo nelle persone “malate”, ma anche in quelle “normali”.

CANTUCCINI

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CANTUCCINI

Quella dei cantuccini non è solo una ricetta, ma nella mia memoria si tratta della rievocazione di una vera e propria festa, un ripetersi gioioso di buone usanze.

Dovete sapere che i cantuccini sono biscotti secchi, si conservavano in grandi vasi vetro con il tappo. Ogni famiglia ne produceva una quantità cospicua, sufficiente a tutta la famiglia per un certo tempo. Mio padre era fabbro e aveva forgiato delle grandi teglie simili a quelle della pizza a metro.
Una volta preparato l’impasto e collocato nei teglioni veniva portato il tutto ad un forno per la panificazione, ove veniva cotto.
Ogni teglione era riconoscibile per una punzonatura con il nome della famiglia.
La preparazione di questo dolce era faticosa per l’impasto che doveva risultare abbastanza sodo.
Ora tutti in casa hanno uno sbattitore o la moderna “planetaria” che sviluppano forze muscolari paragonabili alle braccia delle nostre nonne, ottenere l’impasto voluto sembra quasi di “vincere facile”.

INGREDIENTI :

6 uova
200 grammi di burro
limone grattugiato
2 prese bertolini
600 grammi di zucchero
1200 grammi di farina
montare le chiare

La ricetta della nonna originale non menziona le mandorle. Ci sono infatti molte ricette di cantuccini senza mandorle. Con le mandorle i cantuccini sono più buoni, ma un attimo di pazienza, vi spiego….

Nel teglione si dispongono dei “rotoli” di impasto a seconda della larghezza della teglia, nella teglia della vostra cucina due strisce di impasto grandi come due cilindri tipo i rotoli di domopack distanziati di circa 10 centimetri almeno.
Metteteli sulla teglia da forno imburrata e infarinata e fate cuocere per circa 15 minuti.
Questi rotoli in forno si distendono e aumentando di volume si possono anche toccare fra di loro e assumono la caratteristica forma del “cantuccino”. Non dovete completare la cottura del tutto.
E’ la prima fase. Le strisce di impasto ora vanno prima delicatamente separate e poi tagliate in obliquo, e questa era la gioia di noi ragazzi che stavamo a guardare. Qualche cantuccino un po’ abbruciacchiato si rimediava sempre.
E qui c’è la spiegazione delle mandorle…
Tagliare un impasto caldo con le mandorle dentro è più difficile, se avete buoni coltelli, potete provare a mettere le mandorle, ma c’è il rischio che il cantuccino si rompa in due.
E’ buona norma farli raffreddare un po’ prima di realizzare fette di un cm di spessore.
Ripassate i cantucci in forno, sempre a 180 °C, ancora per 25 minuti, in modo che risultino ben dorati e croccanti, devono assumere quel colore caratteristico bruno chiaro.
Se vi son venuti buoni non importano nemmeno i vasi di vetro. Ma, attenzione ! Dopo qualche giorno tendono a perdere la caratteristica di “secco”, e questo dipende dal contatto con l’aria, quindi procuratevi una scatola di latta, o vaso un di vetro.
Ricordate che la “morte” del cantuccino è inzuppato nel vinsanto!
Dovrete rimediarlo, non c’è nulla da fare !

IL TELEGIORNALE NUOVO

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IL TELEGIORNALE NUOVO

Da ragazzi sognavamo di trovare la lampada di Aladino, poterla strusciare e avere a disposizione per un giorno i famosi tre desideri.
Tutti i desideri che ora ci passano per la testa vanno confrontati con il portafoglio, con le nostre limitate possibilità di spesa. Siamo molto più limitati.
Non ci possono togliere i sogni. E io sogno. Domani mi vorrei svegliare e trovare nell’elenco dei programmi uno nuovo, mai concepito negli ultimi settanta anni di televisione.
Il programma è un telegiornale con caratteristiche diverse da quelli attuali.
Ci vorrei SOLO BELLE NOTIZIE … basta , non ho altre pretese. Non chiedo tanto.
Non dovrebbe essere trasmesso alla stessa ora degli altri, ma in un’ora nella quale altri telegiornali
non vengono trasmessi. Una fascia serale comunque dalle ore 17.00 alle ore 20.00 circa.
I giornalisti saranno incaricati di andare a cercare belle notizie da comunicare agli italiani in ogni parte d’Italia, e se non ne trovano qui da noi, anche all’estero.
Il tempo ? Quindici o venti minuti al massimo, con poche notizie, dettagliate.
I temi ? Tutto : salute, scuola, tecnologia, scienza, medicina, moda, arte, letteratura, economia, musica ecc.

Vogliamo provare a farne uno ?

Prima notizia :
Gli studenti del quinto anno dell’Ipsia Galileo Galilei di Castelfranco Veneto hanno deciso di intraprendere un tirocinio diverso. Invece di passare qualche mese in una delle tante imprese della pedemontana veneta, hanno deciso di rimanere a scuola per mettere a punto un servizio di consegna di medicine agli anziani che vivono fuori città basato su droni.
Un progetto ambizioso, non si sono limitati a testare qualche macchina comprata online.
Hanno deciso di progettare e costruire droni adatti al servizio (tenendo conto dei vincoli legislativi in materia) hanno contattato e coinvolto farmacie interessate alle prime consegne.
(n.d.a. : i droni sono velivoli che viaggiano in assenza di pilota, controllati da un computer a bordo)

Seconda notizia :
Abbiamo in rete esempi di aziende che hanno sapientemente coniugato manifatturiero e internet :
Yoox e Moleskine
Da Wikipedia : – L’idea alla base dell’attività dello store YOOX è quella di acquistare in stock i prodotti invenduti della precedente stagione rispetto quella di vendita da noti marchi (Dolce & Gabbana, Diesel, Gucci, Armani e Cavalli) e quindi venderli online a prezzi inferiori. Questo consente ai marchi di lusso di non accumulare la merce della stagione precedente –
Da Wikipedia : – Moleskine è una marca di taccuini, agende, guide da viaggio, quaderni e album prodotti da Moleskine Spa, una società italiana con sede a Milano. Dal 2011 Moleskine è partita con la produzione di altri oggetti connessi alla lettura, il viaggio e la scrittura, incluse borse, occhiali da lettura, penne, matite, custodie per smart phone, tablet e e-reader, luci da lettura, leggii. –
Moleskine è stata inserita dalla rivista Fast Company nella top-ten delle ‘Società più Innovative’ per il 2014, insieme a nomi con Dropbox, Google ed Evernote.

Come mai le aziende in crisi non tentano di rinnovarsi e si buttano nella rete ?
Paura ? Incompenze ? Scetticismo ?
Internet sta trasformando finanza, telecomunicazioni, istruzione, edilizia, trasporti.
C’è bisogno di coraggio, ma anche e soprattutto di competenze.

Ah ! La terza notizia io non ce l’ho.

Ma… ce l’avete voi ? L’aspetto nel telegiornale !

Les Choristes-I ragazzi del coro

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Les Choristes-I ragazzi del coro di Christophe Barratier – 2004 

Cerco di mantenere l’impegno preso “un film la settimana”, ancora un film di produzione francese, in Francia campione di incassi, in Italia un po’ meno, una storia ambientata nell’immediato dopoguerra.

Un direttore d’orchestra (Pierre Morhange) si ritrova davanti alla porta di casa un vecchio amico d’infanzia, Pepinot. Questi gli mostra un libro: sono gli appunti di Clement Mathieu, sorvegliante del collegio “Fond de l’Etang” scritti mentre lui lavorava nel collegio, dove i due amici avevano studiato.

Fond de l’Etang, non è casuale: la sua traduzione in italiano è “Fondo dello stagno”, un’immagine eloquente che evoca acque melmose, che invischiano chi vi si avventuri, delle sabbie mobili che non danno scampo al malcapitato che dovesse cadervi dentro.

Un mite e pacioso insegnante di musica finisce quasi per caso in un istituto per ragazzi disagiati. Deve fare il custode, anche il suo cuore batte a suon di musica e il suo sogno è quello di insegnare a cantare a quei ragazzi così difficili perché separati dalla famiglia e abbandonati a loro stessi. Fedele al compito affidatogli e mai rassegnandosi di fronte alle continue marachelle di veri e propri ragazzi selvaggi, il custode, grazie a una passione inesauribile cambia e fa cambiare il mondo: i ragazzi col tempo cominciano ad affezionarsi a chi, differentemente dagli altri insegnanti, ha in mente di comunicare loro una passione e non una semplice punizione.

Si affezionano e gradualmente vengono dietro al timido insegnate. Lo cominciano ad ascoltare, imitare, fino a diventare un vero e proprio coro di voci indimenticabili. Il direttore-aguzzino Rachin si prende le lodi di tale attività. Mathieu viene licenziato per l’accusa di una sua negligenza in seguito ad un incendio causato da uno dei ragazzi. Una vendetta per essere stato accusato ingiustamente di un furto.

Il sorvegliante Mathieu è salutato affettuosamente dai ragazzi che gli gettano dalla finestra aeroplani di carta con il loro saluti. Alla sua morte tra le esecuzioni testamentarie un vecchio alunno dovrà effettuare una consegna di oggetto molto particolare.

Il mio solito link-youtube di un particolare del film : – Si possono togliere libertà, tentare annullare la personalità, perfino umiliare delle giovani vite, ma non si possono soffocare i loro sogni –

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