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LA PENSIONE

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LA PENSIONE

 

Una definizione di pensione ce la dà il dizionario di italiano, la nostra lingua

“somma di denaro percepita periodicamente e per il resto della vita da chi cessa un rapporto di lavoro in quanto ha superato una determinata età (pensione di vecchiaia) o ha prestato un certo numero di anni di servizio (pensione di anzianità) o è rimasto invalido (pensione di invalidità) e beneficia di un sistema di previdenza pubblico o privato; in caso di morte del titolare può essere trasferita a determinati familiari (pensione di reversibilità)”

La pensione non è un lavoro, è un compenso per coloro che hanno già lavorato.

Ho trovato un blog che racconta la storia delle pensioni italiane, non posso non menzionarlo come fonte del mio articolo :

http://matteograsso.blogspot.it/2013/03/storia-e-tappe-delle-pensioni-e-della.html

“ Il sistema italiano della previdenza sociale nacque nel 1898 con la costituzione della “Cassa Nazionale di Previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai”; era un assicurazione facoltativa e volontaria, finanziata prevalentemente dai contributi versati dai lavoratori, e, in maniera minore, dallo stato italiano e da datori di lavoro o altre persone. Gli iscritti ricevevano una rendita vitalizia

al raggiungimento dei 60 o 65 anni, oppure nel caso fossero diventati inabili al lavoro.

Non essendo obbligatoria, nei primi anni riscosse un consenso molto limitato, per cui gli enti governativi furono costretti a introdurre l’obbligatorietà prima per i dipendenti pubblici, nel 1904, poi per i ferrovieri, nel 1910. Fu poi estesa a tutte le categorie lavorative nel 1919, quando nacque la “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali”, ovvero la CNAS, sotto il governo Orlando, che assicurava pensioni di vecchiaia e di invalidità.

Nel 1924 fu costituito l’antenato del TFR (Trattamento di fine rapporto), cioè un’indennità da concedere, in questo caso, solamente al lavoratore licenziato. Nel marzo 1933 il governo fascista guidato da Benito Mussolini modificò il nome della “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali” in “Istituto nazionale fascista per la previdenza sociale”, il famoso INPS; adesso oltre alla parte dedicata alla vecchiaia e all’invalidità, sono presenti anche i sussidi in caso di disoccupazione, di “malattia professionale”, di tubercolosi e di maternità, seppur in una forma primordiale. Nel 1935 l’intera normativa pensionistica venne unificata in un unico decreto legislativo, che resterà un punto di riferimento fino ai giorni nostri. Una novità introdotta da Mussolini fu l’istituzione, nell’aprile 1939, della pensione di reversibilità, cioè la parte della pensione spettante ad uno dei due coniugi alla morte dell’altro, molto importante viste le centinaia di migliaia di vittime causate dalla seconda guerra mondiale alla quale l’Italia prese parte per volere di Mussolini. Sempre nel 1939 i limiti di età per andare in pensione vennero fissati a 60 anni per gli uomini e 55 per le donne.
Nel 1942 l
‘indennità in caso di licenziamento, introdotta nel 1924, venne trasformata in indennità di anzianità da riconoscere al lavoratore in proporzione al salario e agli anni di servizio.”

Molte modifiche alla leggi riguardanti le pensioni sono intervenute dopo la seconda guerra mondiale, ma nel boom economico degli anni ’60 quando erano più i lavoratori dei pensionati, nessuno si preoccupava del futuro del nostro paese, tutto a gonfie vele, andavamo al massimo.

Ora i nodi vengono al pettine.

Ieri in televisione e sui giornali sono apparsi numeri importanti relativi alle pensioni in Italia :

uno dei numeri era impressionante 7.000.000 di pensioni sotto mille euro e dobbiamo anche dire il totale di tutte le pensioni , e si tratta di oltre 18.000.000 e questo è veramente alto.

Perché la cosa suscita così tanto stupore ?

I numeri non sono democratici, ti colpiscono duramente, sono settemilioni di colpi ; nell’immediato ci immedesimiamo nel povero pensionato che non arriva a fine mese con i suoi 700 , 800 o 900 euro, una tristezza.

La quantità fa somma, i numeri fanno notizia, così, da soli.

Automaticamente.

E’ tutto così automatico in questa società tecnologica.

Io mi faccio delle domande, forse so alcune risposte, ma non ve le dico.

Qualcuno ha spiegato come quei settemilioni di persone ha ottenuto la pensione ?

Qualcuno ha precisato quanti anni di lavoro ha svolto per meritarsi tali somme ?

Qualcuno ha raffrontato il numero degli anni di lavoro in rapporto alle somme di contributi versate ?

Qualcuno ha confrontato con precisi calcoli attuariali il rapporto tra le somme versate e le somme riscosse dall’Inps dalla data di attivazione della pensione ?

Qualcuno ha elencato i debiti contratti da Istituti non INPS a suo tempo inglobati nel mega-calderone, che hanno amplificato il suo deficit e obbligato a pagare l’Inps somme non contratte dall’istituto stesso ? (scusate ma non so spiegarmi meglio devo fare degli esempi o è chiaro? …. Inpdap – Decreto salva Italia e ce ne sono altri… )

Qualcuno ha provato (sono oltre trenta anni che se ne parla) a dividere assistenza da previdenza ?

Qualcuno ha provato a scalfire aree protette ? (mi riferisco ai famosi “diritti acquisiti”) Appena se ne parla si alzano anche quelli che non parlano mai.

Qualcuno ha spiegato alla popolazione che le pensioni d’oro non sono parte integrante dell’attuale sistema retributivo, tagliarle è molto difficile (art. 3 della costituzione), forse è meglio limarle e limitarle in attesa che finiscano. In realtà prendere una pensione d’oro con il contributivo è impossibile: esiste un limite massimo di contributi versabili all’anno.

Qualcuno vuol ammettere che forse sono stati commessi alcuni errori nel momento in cui è stato permesso di andare in pensione a persone con solo quindici anni sei mesi ed un giorno ?

(Dpr 1092 che entrò in vigore il 29 dicembre 1973, era possibile andare in pensione con questo tempo di lavoro svolto NEL PUBBLICO IMPIEGO , con l’attuale sistema non avrebbero potuto farlo! Ricordiamoci che quel costo messo in bilancio dai politici di oltre 40 anni fa, costa oggi oltre 150 miliardi l’anno…TUTTI GLI ANNI …)

Qualcuno vuol parlare della “assistenza a pioggia” e mi riferisco agli scandali ricorrenti di ciechi che guidano, paralitici che si alzano dalla carrozzella come miracolati, sordi e ciechi che ballano a suon di musica e molti altri esempi elargiti nel passato e vengono a galla piano piano per non destare troppo clamore, tutti con assegno di invalidità regolarmente versato dagli enti assistenziali.

Qualcuno ha spiegato che molte pensioni diventano d’oro poiché altro non sono che la sommatoria di più pensioni, queste si cumulano ed ecco le cifre stratosferiche ! (ritonfa con i diritti acquisiti ! )

Il sistema contributivo attuale è corretto: ricevi in base a quanto hai pagato.
Bisognerebbe rivedere tutte le pensioni del passato sulla base di questo criterio, per una questione di equità.

Tutti sanno bene che settemilioni di persone sono settemilioni di consensi e tutti sanno bene quanto sono importanti i consensi.

Non ho mai voluto parlare di politica e alla fine ci sono cascato, in un argomento molto attuale.

Volevo farne un post dotto ed erudito, ma non voglio approfondire oltre. Mi fermo qui.

Voglio solo ricordare che politica è anche l’abilità e pazienza. Ce ne vorrà molta per spiegare bene le cose a quei settemilioni di persone e loro non dovranno essere un numero e basta.

Ognuno di essi sarà una persona, alla quale il politico di turno spiegherà esattamente cosa ne sarà della sua pensione, possibilmente tenendo conto come questa a suo tempo è stata calcolata.

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

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