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Bowling a Columbine di Michael Moore – 2003

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Bowling a Columbine di Michael Moore – 2003

Sono passati 15 esatti dal 20 aprile 1999, il giorno della strage alla Columbine High School vicino a Denver e Littleton, nel Colorado – USA.
Al termine della sparatoria rimasero uccisi 12 studenti e un insegnante, mentre 24 furono i feriti, compresi 3 che erano riusciti a fuggire all’esterno dell’edificio. I due autori della strage morirono suicidi a loro volta, asserragliati all’interno della scuola.
La strage all’isola di Utoja in Finlandia invece è del 2011, quasi cento morti.
Bastano poche persone a ucciderne tante.
Il documentario di Moore è del 2003 ed è dedicato all’uso delle armi in America, e ne analizza bene il problema.
Per la prima volta in 46 anni un documentario ha partecipato alla competizione di Cannes.
Il suo viaggio nell’America “armata” inizia con una visita alla North American Bank che regala ai nuovi correntisti un bel fucile. Premio davvero interessante per un paese che conta all’incirca 250 milioni di armi da fuoco nelle case.
Tutto si può in America, anche comprare proiettili dal barbiere, tutto pur di essere ben armati e potersi difendere.
Interviste a tappeto ai cittadini e ai ragazzi scampati al massacro, ma bloccati per sempre su una sedia a rotelle con un proiettile conficcato nella schiena.
Un susseguirsi di immagini rappresentano gli Stati uniti con interventi militari in Iran nel 1953, in Guatemala nel 1954, nel Sud Vietnam nel 1963 , in Cile nel 73 , a El Salvador nel 1977 , nel 1980 addestrano Osama e i suoi seguaci , nel 1990 Iraq invade il Kuwait dotato di armi americane.
Il documentario offre una rappresentazione degli Stati Uniti come paese con importanti influenze nelle politiche di molti stati nel mondo, ma all’interno viene mantenuto un clima di “paura” e si affidano alle armi il potere di dare “sicurezza”.
Moore ha raccolto oltre 200 ore di riprese con interviste, e le riduce a 123 minuti del suo documentario.
Mentre si sprigionava la guerra in Kosovo, in patria gli americani vennero scossi da un tragico episodio in una scuola. Nella scuola Columbine, Colorado, nel 1999 due adolescenti imbracciarono il fucile e arrivati al loro liceo spararono contro i compagni ferendone 12 a morte.
Dopo la strage la NRA National Rifle Association (sostenitori del normale uso delle armi) aveva programmato una visita nel paese della strage, avrebbero potuto annullarla, per rispetto alle morti dei giovani studenti. Si oppose un comitato di cittadini indicando la vergogna per un fatto simile, ma l’attore Charlton Heston presidente dell’associazione era uno dei relatori e confermò le sue teorie anche durante una intervista al regista Moore.
Moore strappa all’attore risposte sconcertanti e ammissioni altrettanto imbarazzanti.
Un gran finale con il quale uno dei maggiori registi di documentari a sfondo sociale torna alla coraggiosa domanda dell’inizio “Siamo una nazione di maniaci delle armi o semplicemente di folli?”.
Il film contiene altre scene ad effetto: per esempio la visita-sorpresa assieme ad alcuni studenti di Columbine alla sede di Walmart, una catena di supermercati che vende anche pallottole. Qualcosa Moore riesce a combinare di concreto, convince i ragazzi sopravvissuti chiedere ai responsabili del supermercato che non vengano più vendute. Ma non c’è solo questo: il messaggio è leggermente più profondo, in quanto Moore cerca di analizzare le varie cause della violenza in America.
Viene effettuato un confronto con il vicino Canada per il numero di armi da fuoco, il numero di omicidi con armi da fuoco, c’è una differenza abissale, perfino nei comportamenti dei cittadini ad es. nel chiudere la porta a chiave.
Da dove scaturisce una tale violenza ? Si cercano i colpevoli …ognuno ha la sua versione.
Televisione, cartoni, films. Sottocultura, rabbia, droga, società e perfino Marilyn Manson (i giovani omicidi nella scuola ascoltavano le sue canzoni..)
Interessanti anche l’ interviste a Marilyn Manson (il cantante che celebra nelle sue canzoni violenza, necrofilia e sadomasochismo) e agli autori di South Park (il brillante cartone animato dove fra violenza e volgarità quattro bambini di terza elementare criticano il perbenismo “politically correct” della middle class americana – curioso il fatto, forse non una coincidenza, che il cartone si svolga proprio in un paesino di montagna del Colorado, in tutto simile a Littleton, il luogo del massacro).
Lo sfogo nella violenza è l’apertura di una pericolosa valvola, non è con la vendita libera delle armi che si previene.

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

3 thoughts on “Bowling a Columbine di Michael Moore – 2003

  1. Sono stato tre volte negli Stati Uniti, ho apprezzato tante cose di quel paese: l’apertura mentale, la libertà, il rispetto altrui, la simpatia della gente… Ma per altri aspetti purtroppo non capisco gli americani. La passione per le armi è uno di tal aspetti.
    Fa veramente impressione entrare in un ristorante e vedere sulla porta il simbolo di divieto con al centro una pistola! In quel paese non si può bere in pubblico, ma si può girare armati!
    Bene ha fatto Moore a girare questo documentario: le coscienze si cambiano un po’ alla volta.
    Ciao
    Andrea

    • Ogni popolo ha i suoi tempi, cambieranno anche loro prima o poi. Ho apprezzato tutti i lavori di Moore, sulla sanità, sulla finanza, quello delle armi è uno dei più vecchi, ma non per questo non degno di interesse. In Italia uno come Moore sarebbe entrato in politica e quindi fagocitato. Ammiro la devozione al suo lavoro e la coerenza.

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