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TECNOLOGIA FIAMMEGGIANTE

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TECNOLOGIA FIAMMEGGIANTE

Ci sono tutti ! Si può chiudere !
E’ il grido del domatore quando si accorge che i leoni sono tutti in gabbia.
Con la stessa battuta si indica con una punta di ironia anche un gruppo di persone fuori di testa all’interno di un fabbricato o un’azienda.
Si, forse siamo arrivati, forse non tutti, ma quasi tutti.
Sprazzi di ricordi si sovrappongono, macigni nella memoria fisica.
Il virtuale si sovrappone al fisico, lo sostituisce, le due entità si confondono.
Sono oltre venti anni che usiamo email come mezzo di comunicazione.
Imparai in fretta a spedire email, ed era più comodo delle cartoline !
Non era nemmeno necessario il francobollo.
L’apprendimento dell’uso di tale servizio prevedeva una “netiquette” , un decalogo sul comportamento per gli utilizzatori.
Ce ne siamo dimenticati.
Ho trovato in rete regole per stesura delle email; alcuni blogger si sono divertiti a riscriverle, forse con la speranza di un ritorno a buone abitudini.
Con la lettera normale, c’era maggior contegno, lettere infuocate erano rare, eventuali offese o rimostranze si preferiva farle a voce o comunque l’uno di fronte all’altro.

Ecco parte di una guida del 1995 :

– Una buona regola generale: Siate riflessivi in ciò che spedite e tolleranti in ciò che ricevete. Non dovreste inviare messaggi infuocati (li chiamiamo “flames” – fiamme) anche se siete provocati. D’altro canto, non sorprendetevi se venite provocati e non rispondete a tali messaggi. –

– Prima di rispondere impulsivamente ad un messaggio dormiteci sopra. Se
avete opinioni veramente forti riguardo ad un argomento racchiudetele
all’interno degli indicatori FLAME ON/OFF. Per esempio:
FLAME ON: Questa argomentazione non e’ degna dello spreco di banda
necessaria per inviarla. E’ illogica e poco ragionata. Il resto del mondo e’ d’accordo con me.
FLAME OFF-
Si diffusero email offensive, gratuite, non tenevano conto di alcunché.
Alcuni psicologi cercarono di mettere in guardia i nuovi utenti del web dall’uso sconsiderato di questo nuovo strumento.
Nessuno li ascoltò.
Le loro voci sono state sommerse da quelle della rete e da altri strumenti simili.
Si diffusero ICQ , Netmeeting, newsgroup, SMS, Skype, fino agli odierni Linkedin, Whats up, telegram, Twitter, Facebook etc.
Chiunque si è potuto permettere di scrivere qualcosa in rete.
Tutti hanno potuto giudicarlo, anche se non era andato a scuola di “Netiquette”.
Il buon senso non è più tra noi.
Tra un Sig. Monti che si diletta a twittare e un quindicenne che messaggia SMS con la ragazzina nella classe accanto, nessuna differenza.
Sono contento che ci possa essere questo livello di libertà nel nostro paese.
Mi dispiace che molti ne abusino.
Venti anni fa pochi conoscevano il web, e l’uso dei telefonini era poco diffuso.
Ora gradualmente ci sono arrivati tutti e sono in molti quelli che ne stanno facendo un uso improprio.
Mi riferisco al “fuoco” quella dose di insulti gratuiti che arriva nella rete da ogni parte.
E’ come se tutti si mettessero a scrivere in stampatello (urlare) ; come se l’urlo meritasse più attenzione.
Non so perché ho scritto queste righe, ho preso spunto da comportamenti diffusi, reazioni esagerate, urlate, fin troppo, come in un film di guerra.
Ma…. in questo film quando arriva l’intervallo ???

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

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