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INTERVISTE

Non guardo spesso la TV. Anni fa ero molto più TV-dipendente.
Nella nuova era delle comunicazioni mi perdo nelle notizie della rete, nei blog, o nei links pubblicati dagli amici di facebook.
Ripenso agli anni di televisione e cosa mi hanno lasciato.
Sono sempre stato sensibile alle problematiche legate all’ambiente, all’ecologia, alla sostenibilità, anche se non ho modificato molto il mio stile di vita in quel senso.
Voglio raccontare di una intervista che vidi in TV è di molti anni fa, non ricordo l’emittente, nemmeno l’anno.
L’intervista faceva parte di un documentario sulla foresta amazzonica, ancora considerata come il polmone della terra per l’ingente quantità di ossigeno generato dalle foreste pluviali.
L’intervistato raccontava la sua esperienza e l’importanza delle sue decisioni.
Si trattava di un discendente di tribù amazzoniche forse un Seringal proprietario terriero, ho cercato in rete quella intervista, ma nulla.
Nel racconto diceva di essere unico proprietario di un territorio pari a buona parte dell’europa e che era stato contattato da multinazionali della produzione di carta.
Gli avevano offerto tanti di quei soldi che avrebbero fatto star bene lui e molti suoi discendenti per le generazioni successive.
Aveva riflettuto molto sull’offerta, ma lui non poteva vendere la sua terra. Mi piacque molto l’affermazione – “la terra non è mia” , appartiene al mio popolo ! Me l’hanno consegnata i miei avi e devo lasciarla ai miei figli. –
Aveva visto come le aziende ridicevano i terreni acquistati, alberi tagliati lasciavano il posto a terreni sabbiosi dove non cresceva più nulla.
Sotto la foresta amazzonica c’è sabbia, una zona di taglio rappresenta un ferita che non si rimarginerà più.
Lui aveva una grande responsabilità. Poteva arricchire la sua famiglia e distruggere il futuro della sua gente , i soldi infatti per il suo modo di vedere ti danno ricchezza ma non la felicità oppure lasciare tutto com’era.
Il suo ragionamento era semplice :
– se siamo arrivati fin qui da generazioni, possiamo andare oltre senza bisogno di vendere la nostra terra ! –
L’intervistato non vendette la terra.
Non so cosa è successo dopo, che fine ha fatto, se la resistenza al dio-denaro è terminata.
Mentre cerco documentazioni trovo alcune pubblicazioni sull’utilizzo della foresta amazzonica che rende contenti ambientalisti e proprietari, sono dubbioso… (BV-RIO).
Ecco un dato la foresta amazzonica : è costituita da 370 milioni di ettari con un numero spaventoso di metri cubi di legno.
Ho riletto con piacere la storia di Chico Mendez (morto nel 1980), dei siringueros e quando metteva in guarda i suoi compaesani :
– “Questa terra è vostra. Quando la si trasforma in denaro, si perde la capacità di sopravvivere. La terra è la vita ”
Quando vedo poi le notizie economiche e parlano di BRIC , verifico che la sigla rappresenta i paesi destinati a diventare i più importanti del mondo (forse lo sono già) BRASILE RUSSIA INDIA E CINA.
La B di Brasile è una parte della sigla, e mi torna in mente l’intervista, la foresta amazzonica, le risorse limitate del nostro pianeta.
Poco fa ho visto un breve filmato messo su youtube da Gaia foundation.
Mi rendo conto che i social network , la rete, i blogs, la stampa specializzata, possono arrivare oltre la nostra immaginazione. Lo scopo è informare tutti di quanto sta accadendo.
In Italia abbiamo WWF, legambiente e molte altre realtà che ogni giorno con fatica diffondono informazioni.
Non basta.
Cerchiamo di pensare globalmente ed agiamo localmente, occorre la consapevolezza della situazione globale, ma al tempo stesso potremo cercare di usare per es. carta riciclata come da anni stanno facendo in Germania, e sarebbe già un inizio ! Consigli utili poi ce ne sono a migliaia in rete, basta avere la costanza di informarsi bene e …applicarli.

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

2 thoughts on “INTERVISTE

  1. ti dirò che da un paio di anni a questa parte mi sono accorta che le Poste Italiane utilizza per le stampe carta rigorosamente riciclata. Ovviamente non per tutte le cose. Bollettini e brochure rimangono ancora fatte con carta bianca, ma quando consegnano una ricevuta per prelievo o deposito, usano della carta riciclata. pensa se lo fanno tutti gli uffici postali d’Italia, quanto risparmio si ottiene!

    • eh lo so ! Ci sono tanti esempi di consumo consapevole, sostenibilità, ma vengono presi come delle “eccellenze” e non esempi da seguire. Quello che manca è il concetto di “normalità”. Per noi “normale” spesso è continuare a fare quel che abbiamo sempre fatto !

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