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CAMBIO


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CAMBIO

Giovanni aveva cercato sempre di pensare agli altri. Durante il suo lungo percorso lavorativo gli avevano richiesto di gestire persone e cose. Aveva sempre eseguito tutto al meglio.
Qualche volta si era attirato l’odio di certe persone. Non si può accontentare tutti.
Lo sapeva.
Aveva un dono, era dotato di un senso di visione.
Lavorava per immagini, e come in un film, quando gli si accendeva la lampadina, queste gli scorrevano veloci.
La velocità, altra sua dote. Nei suoi disegni immaginari metteva gli altri e l’azienda, arrivava dove altri avrebbero impiegato anni.
Nella famiglia non era andata bene come nel lavoro. Una compagna le era stata accanto per molti anni, poi il destino gliel’ aveva portata via. Non pianse. Non era un uomo di ghiaccio, sapeva però che dolersene troppo non gli sarebbe servito. Lui non aveva colpa di ciò.
Gli era solo accaduto.
Ed eccolo lì, con il suo lavoro, sempre calato nel quotidiano, solo, con il solo scopo di raggiungere obiettivi. Non gli bastava più.
La sua modalità di obiettivi per immagini l’aveva aiutato, ora però si stava rendendo conto di quanto fosse effimera, troppo fine a sé stessa.
Aveva iniziato anche un percorso attivo nel volontariato, non era sufficiente.
C’era ancora un senso di incompletezza.
Doveva cambiare la sua modalità, non gli era molto utile in quel momento.
Giovanni iniziò ad ascoltare, e non che fosse sordo prima, solo che cambiò la sua disposizione all’ascolto. Le relazioni ne beneficiarono molto.
Lui stesso capì che anche solo ascoltando le persone gli si dava valore, queste come per magia si aprivano come vongole in padella.
Giovanni iniziò un periodo felice di proficui rapporti.
Aveva capito come modificare il suo viaggio iniziando un nuovo percorso.
Per arrivare ad una certa consapevolezza non è facile.
C’è chi se la determina fin dall’infanzia, chi ci arriva alla soglia degli anta e anche chi non ci arriva mai.
Non è detto che ci si debba arrivare tutti. Non è obbligatorio. Nemmeno ci si deve arrivare con la forza.
Un detto toscano recita :
– per forza non si fa nemmeno l’aceto !-
Giovanni non me l’ha raccontata tutta, non mi ha voluto dire che cosa l’ha aiutato a cambiare.
Secondo i miei calcoli è successo circa un anno fa, non sono sicuro.
E poi in fondo non è cambiato, ha solo scoperto un nuovo modo di essere, e ora gli piace molto.
Mi sto chiedendo quale chiesa, setta, organizzazione o guru abbia potuto influire tanto su di lui.
Dentro di me ho una punta di invidia per Giovanni.
Non è facile trovare spunti giusti nel percorso di vita.
E’ come rifare il motore dopo 200.000 km, magari ci sarà bisogno dei freni, ma intanto vai alla grande.
Nei prossimi giorni voglio chiedere a Giovanni se mi rivela il suo segreto.
So benissimo che non è detto che poi funzioni con me.
Se me lo svela sono certo che la mia curiosità mi spingerà ancora una volta a rischiare e mettermi in gioco. Carpe diem !

p.s. Giovanni non esiste e ogni riferimento a persone e cose è puramente casuale !


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Einstein e la crisi


Scusa ma lo ribloggo ! è troppo ganzo !

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo…

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BAR SENZA PARTITA IVA


Partiva+IVA

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BAR SENZA PARTITA IVA

Siete mai stati in un bar ? Non dico in un bar di città, quelli aperti fino alle 19, poi… saracinesche giù e tutto spento.
Un bar vero….. quelli tipo anni ’70, quando entravi, tanta era la coltre di fumo che la prima reazione era un lieve bruciore agli occhi, poi ti ci abituavi e riuscivi a distinguere quanti tavolini da gioco erano occupati e quanti liberi.
La sera gli anziani, pensionati, ma anche molti lavoratori trascorrevano le serate a “veglia”, un bacetto alle consorti e via a giocare a briscola-tresette, o magari c’era la giocata a scala quaranta.
C’erano anche i tavoli a cinque e giocavano il quadrigliati, una sorta di tresette con dichiarazione come a bridge. Due giocatori erano insieme contro gli altri tre, e il compagno del dichiarante si scopriva durante la partita o anche a fine. Non mancavano i giocatori di biliardo, ma in quella sala non doveva volare una mosca, le palle bianco-giallastre scorrevano silenziose sui panni verdi.
Gli unici rumori erano le smorfie dei perdenti dopo tiri da maestro o le esclamazioni malcelate di meraviglia di spettatori appoggiati al muro per non infastidire gli irascibili giocatori.
Il bar era un punto di ritrovo, non mancavano le discussioni di sport, caccia, incidenti stradali, cronaca mondana, politica.
Non tutti avevano la televisione a casa, ma pur possedendola, preferivano vedere le partite di calcio con gli amici al bar. I baristi erano persone estremamente tolleranti, abituati ad avventori pronti a discutere per ore delle cose più banali.
Gli argomenti potevano passare dalla forma di nuovo modello di lampione comunale alla introduzione di un senso unico, la forma delle tette di una modella, le presunte corna di una certa persona nota a tutti.
Quando veniva affibbiato il nomignolo :
– Codesto è un discorso da bar ! – l’argomento del contendere non aveva grande qualità, ma non per questo era meno importante di certi discorsi seri.
Nel bar si poteva trovare ogni genere di persona, ceto sociale, estrazione culturale, si poteva discutere di argomenti interessanti, ma spesso i contenuti tendevano al basso e magari ore di discussione sui goal della squadra del cuore occupavano gran parte delle serate.
Mentre scorro i blog e leggo notizie economiche, la tassazione dei freelance, non posso non immaginare come avrebbero commentato gli avventori del famoso bar degli anni ’70.
Ho conosciuto personalmente molte di quelle persone, pur non essendone un assiduo frequentatore.
Gran parte sono deceduti, altri negli ospizi.
Tra quelle persone c’era una grande saggezza. Li animava il gruppo.
Avevano un sorta di accordo tacito per il “rispetto della persona”.
Prima di tutto non si dovevano trattar male le persone, poi si discuteva di tutte le altre cose.
Se quelle persone così antiche si trovassero ora a discutere di partite Iva e freelance sono convinto che la prima cosa che avrebbero da chiedersi sarebbe la seguente :
– Come mai ci sono tutte queste partite Iva ? –
Nel bar c’era sempre qualcuno che aveva la risposta a tutte le domande, e…. non era la risposta del politico di turno che ti menziona la legge , chi l’ha promossa, quando ecc. era la risposta del cittadino, di come se la sente, percepisce quel che c’è dietro ed è anche dotato di quella logica schiacciante, quella che lascia senza fiato.
La risposta me la immagino così, ma è ancora una domanda :
– Per mantenere schiere di commercialisti ? Per fa risparmiare i datori di lavoro che contrattano con i titolari di partita Iva prezzi bassissimi se non addirittura da fame ? Per far credere che si stanno formando nuove ditte ? –
Gli avventori dei bar anni ’70 avevano la logica da tifoso, da uomo da marciapiede, erano impulsivi e avrebbero anche sentenziato :
– allora se guadagnano poco, pagano un sacco di tasse, perché si ostinano a rimanere in questa condizione che peraltro non è di “ricchezza”, ma presunta tale ? –
In effetti abbiamo ereditato comportamenti non nostri, derivano dalla logica americana del consumismo, del tipo “compra il telefonino che tanto poi lo scarichi…!!!! ; quindi, perché non chiudono finalmente le loro posizioni ?
Immaginari discorsi logici si accavallano, e finalmente un saggio rimasto nell’ombra si mescola nella conversazione e timidamente afferma :
– Il valore delle partite Iva non è determinato dal valore delle loro notule, ma dal valore delle loro persone,
persone straordinarie alle quali non sono riconosciuti altrettanti meriti. –
Se i saggi avventori dei bar si materializzassero in questo secolo prenderebbero ad uno ad uno i titolari di partita Iva e gli direbbero :
– se la tassazione applicata non vi soddisfa o ritenete che il lavoro da voi svolto è apprezzato solo da un datore di lavoro, o questo vi ha obbligato a prenderla per risparmiare e potrebbe tranquillamente assumervi come dipendente, bene ……entro la fine dell’anno…… chiudete in bellezza !!! Salutate il vostro commercialista con un “Ci vediamo in palestra, non certo allo studio !” –
Allora tante migliaia di partite Iva diventerebbero di nuovo uomini liberi, chi avrà bisogno di loro dovrà assumerli con un contratto.:
Dovrete stilare il contratto delle partite Iva o come lo chiamerete, lo creerete voi, un contratto agile e leggero come le vostre menti veloci ! –
Buon lavoro !

p.s. Un dato sulle partite Iva :
Parecchi giovani italiani sono diventati formalmente dei liberi professionisti con la partita iva, pur operando in regime di mono-committenza, cioè per una sola azienda, con tutti i vincoli di subordinazione che ne derivano.
5.500.000 partite Iva intestate a persone fisiche e pari al 25 % della popolazione attiva.
Si tratta di una quantità doppia o tripla di Francia e Germania.
Ce ne siamo accorti solo adesso che le tassano ?
Se ciò non vi sembra etico come mai non si è lamentato nessuno finora ?


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OLINTO E I NUOVI CONTADINI


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OLINTO E I NUOVI CONTADINI

Olinto era un uomo molto alto. Quando l’ho conosciuto aveva già superato i sessanta anni, ne dimostrava un po’ di più. In un bosco lo si poteva confondere tra gli alberi, tanto era nodoso, ben radicato in scarpe enormi, braccia nerborute, mani callose simili a pale.
Gli occhi piccoli, ravvicinati, quasi nascosti nel volto scavato da rughe profonde e pelle abbronzata dal sole dei campi.
Il lavoro la sua principale occupazione, la terra il suo unico amore.
Tanta era la devozione alla terra che non avrebbe mai accettato di far lavorare altre persone nel “suo” terreno.
Come tutti i piccoli proprietari terrieri con gli anni aveva affinato un suo modo di lavorarla.
Aveva conservato gli attrezzi della gioventù : il giogo per i buoi, il vecchio vomere, l’aratro.
Con la meccanizzazione in agricoltura si era comperato un piccolo trattore. Ogni consiglio di espansione o miglioria si scontrava con le sue idee di contadino all’antica.
C’era tutta la scala di priorità ben precisa. Moglie e figli ne sapevano qualcosa.
Anche i vicini l’avevano imparato a conoscere.
Bastava saperlo prendere, poi era buono come il pane.
La sua forza aveva del sovrumano, in poche ore con l’accetta poteva tagliare e sistemare quintali di legname.
Gli dava noia il rumore delle seghe a motore. Le aveva sempre rifiutate.
Sosteneva che quelle funzionano a benzina e quella costa.
Lui obiettava :
– anche se io duro fatica, a me la fatica non mi costa nulla ! –
Il decespugliatore si fece attendere molti anni, nel suo podere si poteva ancora sentire il canto della falce.
Il canto della falce è un modo di dire riferito al battere con il martello la falce per affilarla.
Battere la falce è un’arte in disuso. Occorre un martello particolare con punte smussate in modo diverso. Una punta serve per distendere e pareggiare il ferro, l’altra ridargli il filo o taglio.
Ho trovato di recente un martello per affilare la falce ad un mercatino dell’antiquariato.
Sono pezzi sempre più rari.
Possedere un martello del genere non vuol dire saper far cantare la falce.
Questo invece era invece uno dei lavori preferiti di Olinto.
Frequento spesso i blog di agricoltura e vedo con piacere un ritorno a questa attività che un secolo fa era il settore “primario”. Ho trovato perfino dei workshop con la falce e relativa affilatura.
Momenti molto belli a contatto con la natura, operai e impiegati , tute blu e colletti bianchi curvi ai lavori manuali dei nostri nonni con falce e frullane per tagliare l’erba.
Non un motore in giro, solo fruscio di erba tagliata e ronzii lievi di lame nel vento.
Giovani laureati provano a misurarsi con quello che è sempre stato percepito come un lavoro duro.
Ho conosciuto alcuni componenti della nuova generazione di contadini.
Il loro approccio è quasi sempre estremo. Anzi vorrei dire estremista.
Tendono a seguire solo certe correnti. Può capitare un gruppo di devoti alla biodinamica.
Oppure una cooperativa agricola di solo biologico. Ho incontrato chi opera solo in permacultura.
I giovani hanno dentro l’esuberanza, la curiosità, l’intraprendenza, l’ingegno.
Quello che li differenzia è l’approccio.
Ognuno lo fa in modo diverso.
La gamma è ampia, per alcuni di essi è una scelta di vita, immersi nella natura, nel verde, non necessariamente la terra deve diventare un reddito.
Poi ci sono gli innovativi, quelli che si specializzano in una attività di nicchia es. tartufi, funghi, miele, grani antichi, vigne di qualità.
I tradizionali invece si dotano della più raffinate tecniche messe a disposizione dalla chimica di base, delle ultime attrezzature agricole, seguono il filone della agricoltura in chiave industriale. Quest’ultimi si devono misurare con la “resa per ettaro” sono costretti ad indebitarsi per l’acquisto di macchinari, attrezzature. Sono costretti ad usare la terra come mezzo per arricchirsi e non possono lasciarla integra dopo anni di sfruttamento intensivo.
I giovani agricoltori non hanno conosciuto le persone come Olinto, possono forse aver letto racconti sui loro ritmi di vita o visto film come “l’albero degli zoccoli” e non è la stessa cosa.
Ci sono ancora contadini veri sopravvissuti a quei tempi duri. Potrebbero raccontarci storie bellissime.
Dovremo cercarli come i tesori nascosti alle radici delle piante tartufigene.
Potrebbero ispirare le fertili menti dei giovani agricoltori.
Un incontro tra generazioni invece degli scontri del passato.
Qualcosa di diverso, tanto per cambiare.


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Volontariato ambientale: riflessioni


ambiente_albero in mano

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Volontariato ambientale: riflessioni
In questo mondo noi siamo ospiti e come degli ospiti possiamo comportarci in vari modi. Possiamo essere attenti e rispettosi, distratti e un po’ cialtroni o vandali opportunisti. L’uomo nell’ultimo secolo ha modificato in modo determinante il nostro pianeta, il corso dei fiumi, i paesaggi, le strade, le foreste, tutto in nome del progresso e forse anche per voler lasciare una traccia del suo passaggio. E’ cambiata la struttura della società, il modo di lavorare, tante cose sono migliorate, l’alimentazione più ricca ha permesso di vivere più a lungo, con l’aiuto delle scoperte della scienza e della medicina sono state sconfitte molte malattie, è cresciuto il livello d’alfabetizzazione, il benessere, almeno in una certa parte del mondo, si è diffuso. Molti cambiamenti hanno influito sulla vita di ognuno di noi in modo negativo, l’inquinamento, lo stress, le varie forme di violenza sulla persona.
Alcuni cambiamenti hanno interessato in modo determinante l’ambiente.
Ma cos’è l’ambiente?
Ambiente è dove viviamo, ma anche ciò che si usa, si mangia, si beve. Conoscerlo meglio sarebbe utile a tutti, rispettarlo, modificando alcuni comportamenti dannosi, assolutamente opportuno.
Ma per quale ragione cambiare comportamenti ed abitudini? rinunciare alle nostre comodità ? perché dobbiamo fare qualcosa ? chi ci obbliga ?.
Se la società in cui viviamo ci ha fin qui consentito un comportamento egoistico, quale potrebbe essere la giusta motivazione per far “muovere” le coscienze di coloro che da sempre hanno criticato chi opera in modo corretto, chi si adopera per lasciare ai nostri figli qualcosa di più di un pianeta pattumiera, di una terra sconsideratamente sfruttata, violentata e depredata.
Mosso da queste considerazioni, che vorrei definire “umanitarie”, perché credo che chi ama l’ambiente ama anche chi ci vive, nel 1995 insieme con altre persone ho partecipato alla fondazione di un’associazione di volontariato che si occupa di “ambiente”. L’associazione in un primo tempo prosperava, riunioni numerose, molti aiuti d’ogni genere, anche in denaro, lavori prestati gratuitamente, molte idee, partecipazione a corsi in centri specializzati per la soluzione delle problematiche ambientali più comuni, insomma, partecipazione, attivismo, fervore appassionato. Proprio durante uno dei corsi che ho citato intervenne un Avvocato. Egli si chiedeva perché ci fosse il volontariato, a cosa servisse realmente, insomma, cercava di capire perché la gente si riunisse in associazioni di volontariato.
Era naturalmente una domanda retorica, lui sapeva già la risposta.
Il volontariato nasce e si sviluppa quando uno Stato è carente in certi servizi essenziali, allora la coscienza civile si incrementa, si adopera, e fa di tutto per “tamponare” le falle dello Stato, è qui che intervengono le associazioni di volontariato che si organizzano e talvolta fanno meglio dello Stato stesso perché riescono a cogliere in pieno le attese dei cittadini. L’Avvocato continuò a parlare in termini spiccioli: chi dà al volontariato, toglie a qualcun altro, nella fattispecie se si tratta di un padre di famiglia, toglie alla famiglia, e cosi’ via … Anche questo era verissimo, anche solo andare alle riunioni è stato per me un impegno non indifferente, avevo la figlia piccola, sarei stato volentieri con lei la sera, durante il giorno lavoravo fino a tardi e dopo cena non le potevo dedicare nemmeno un poco del mio tempo. Quell’Avvocato aveva ragione !. L’associazione che abbiamo fondato nel 1995 si è sciolta dopo pochi anni.
Potrò in cosi’ poco spazio riepilogare il lavoro effettuato?. Non credo, forse non è nemmeno necessario. Posso però lanciare un appello affinché il lavoro di tanta gente non sia gettato alle ortiche.
Valorizzare il proprio ambiente, ecco quello che ciascuno di noi dovrebbe fare. Integrarsi con l’ambiente, restringere l’ambito delle attività ad un’area precisa ed appoggiare chi da sempre ha lavorato e lavora per valorizzare gli ambiti locali. Non dico che non sia importante devolvere dei soldi al WWF per un programma di salvataggio delle balene, ma come sono lontane le balene dal nostro mondo della Valdelsa !. Quante iniziative da intraprendere nelle nostre zone per fare qualcosa d’utile all’ambiente: la base di partenza per cominciare potrebbe essere quella tentare di lasciare l’ambiente dove viviamo come l’abbiamo trovato. La legge stabilisce che il volontariato non deve sostituirsi alla pubblica amministrazione, non deve esercitare la libera concorrenza con aziende private. Ma allora che cosa deve fare, se poi le pubbliche amministrazioni non condividono i “programmi” che le associazioni riescono a ritagliare nei già ristretti campi d’azione a loro riservati. Per la salvaguardia dell’ambiente ci sono due modi di operare, il primo repressivo, il secondo preventivo. La repressione è un compito che spetta agli addetti, le autorità possono elevare multe, effettuare sequestri. In Italia c’è una realtà abbastanza eterogenea per la vigilanza ambientale. Ci sono delle associazioni di volontariato denominate Guardie Ecologiche in varie regioni d’Italia, a Piacenza, circolano in uniforme, sembrano dei marescialli e chiedono che il Prefetto affidi loro incarichi di polizia giudiziaria, con questa facoltà potrebbero perfino disporre un sequestro !. L’uniforme per un volontario con compiti di vigilanza sarebbe un buon deterrente, il cittadino italiano non indossa le cinture, ma se vede la polizia se le mette, potrebbe funzionare anche con l’ambiente !.Nella Provincia di Milano ci sono oltre duemila volontari, presenziano i parchi e il Lambro; grazie anche alla loro presenza i visitatori si comportano meglio del solito. Un volontario di un’associazione se volesse fermare un individuo mentre scarica una cisterna di olio esausto in un bosco, non avrebbe più potere di un altro cittadino.
Desidero mantenermi un mite ambientalista, non mi interessano poteri particolari.
Nel continuare a narrare dell’associazione, devo rilevare che è mancato probabilmente il coordinamento di un’organizzazione a supporto dei volontari. Avevamo esaurito le capacità propositive; nessuno ci ha fornito gli spunti e i suggerimenti necessari.
Posso affermare con tranquillità che non c’è mancato il denaro, ma le idee, sono queste la vera ricchezza delle associazioni. L’attività svolta con maggior passione nell’associazione in cui ho prestato servizio in questi anni è stata l’educazione ambientale, si tratta, infatti, del modo di operare preventivo. Le scolaresche sono state accompagnate in escursioni da noi volontari. C’era un fervore da parte nostra nell’informarsi sulle specie di piante, razze animali del territorio, tipologia del terreno, storia locale, in modo che le domande dei piccoli non restassero senza risposta. L’educazione è un punto cardine non solo dell’aspetto ambientale, ma umano. Poter gettare le basi per un’organizzazione avente lo scopo di seguire lo sviluppo formativo degli studenti a partire dalle scuole elementari, sarebbe un progetto bellissimo. La scuola in questo caso sarebbe il campo di lavoro, e non dovrebbe collocarsi come la fruitrice primaria di un servizio, ma partner per la realizzazione dei programmi più svariati. Per prima cosa occorrerebbero gli insegnanti giusti, volontari e non, è infatti essenziale la qualità del servizio fornito, ad un progetto del genere potrebbero senza dubbio partecipare associazioni esistenti che ora spaziano dall’archeologia alla storia locale. Il fiume Elsa potrebbe diventare un buon argomento per le nuove generazioni, la sua storia, la forza dell’acqua, la costruzione dei mulini lungo le rive del fiume, la caparbia ostinazione a vivere in zone sottoposte ad inondazioni. Anche la raccolta differenziata potrebbe diventare materia di educazione ambientale. Facciamola tutti !. La Publiser sta lavorando bene per diminuire la quantità di rifiuti affidati alle discariche, occorre fare in modo che debbano essere pensati come “risorse”. Mi auguro che non ci sia bisogno delle multe (come in Austria) a chi non mette i rifiuti in uno dei sette cassonetti affidati ad ogni famiglia. Per il futuro si stanno delineando scambi di esperienze ed informazioni tra paesi di tutto il mondo. Internet è una realtà, la rete, alla quale tutti i comuni della Valdelsa hanno aderito, potrà senz’altro fornire informazioni a chi ne ha bisogno e carpire idee da chi è più bravo di noi!.


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LETTERE


agenda carta artigianale

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Un grazie al blogger “scrivere creativo” mi ha dato il tema :
“Scrivi un racconto 3 volte :
diretto ad un bambino
diretto ad un adolescente
diretto ad un vecchio “

e ….
io l’ho svolto così :

LETTERA AD UN BAMBINO

Ciao ! Come stai ?
Spero tu stia bene, vedi la salute e la forma
fisica sono requisiti importanti e non
li sottovalutare mai,
non abusare di quanto ti è stato consegnato
e trattalo come un dono particolare.
Usalo, non metterlo sotto chiave !
Usa tutti i tuoi sensi,
scegli le cose più belle, osa !
Ora sai e puoi scrivere,
per questo ti consegno
questa piccola agenda
di carta prodotta artigianalmente.
Ci potrai scrivere tutte le cose belle
che ti succederanno nella vita,
puoi scriverci anche quelle meno belle.
Entrambe rimarranno nella carta appena scritte.
Usa i bei ricordi come una corazza gentile,
ti proteggerà quando vedrai
le avversità della vita come ostacoli insormontabili.
Ricorda che tutto dipende
da come si guardano le cose.
I bei ricordi ti innalzeranno fino a farti vedere
ogni vetta come
un piccolo sasso nella via.
Ci passerai sopra.

LETTERA AD UN ADOLESCENTE

Ciao ! Come stai ?
Spero tu stia bene, vedi la salute e la forma
fisica sono requisiti importanti e non
li sottovalutare mai,
non abusare di quanto ti è stato consegnato
e consideralo come un dono particolare.
Usalo, non metterlo sotto chiave
Usa tutti i tuoi sensi
scegli le cose più belle, osa !
Cerca ottimi modelli, ma non li copiare mai alla lettera !
Occupa il tempo a pensare al tuo modello
e deve essere il migliore.
Spero tu possa dedicarlo anche a scrivere
per questo ti consegno
questa piccola agenda
di carta prodotta artigianalmente.
Ci potrai scrivere tutte le cose belle
che ti succederanno nella vita,
puoi scriverci anche quelle meno belle.
Entrambe rimarranno nella carta appena scritte.
Usa i bei ricordi come una corazza gentile
ti proteggerà quando vedrai
le avversità della vita come ostacoli insormontabili.
Ricorda che tutto dipende
da come si guardano le cose.
I bei ricordi ti innalzeranno fino a farti vedere
gli ostacoli insormontabili come
piccoli sassi nella via.
Ci passerai sopra.

LETTERA AD UN VECCHIO

Ciao ! Come stai ?
Spero tu stia bene, vedi la salute e la forma
fisica sono requisiti importanti e non
li sottovalutare mai,
Spero tu non abbia abusato
su quanto ti è stato consegnato
Hai usato tutti i tuoi sensi
hai scelto le cose più belle, hai osato !
E anche se non l’avessi fatto non ti preoccupare
vivere nel rimorso non ti servirà a nulla.
Ti consegno questa piccola agenda
di carta prodotta artigianalmente.
Ci potrai scrivere tutte le cose belle
che ti sono successe nella vita,
puoi scriverci anche quelle meno belle.
Entrambe rimarranno nella carta appena scritte.
Usa i bei ricordi come una corazza gentile
ti proteggerà fino a quando deciderai tu.
Sai bene che tutto dipende da come si guardano le cose.
Deciderai tu le prossime tappe, il percorso.
Eventuali ostacoli li vedrai dall’alto, ti innalzerai, e…
immaginali come sassolini.
Ci passerai sopra. Ancora una volta.

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