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Einstein e la crisi

3 commenti


Scusa ma lo ribloggo ! è troppo ganzo !

Alessandra Lomonaco

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo…

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

3 thoughts on “Einstein e la crisi

  1. Bella disamina, quella della blogger Alessandra, da te reblogged. La nostra amica, dimentica, sicuramente in buona fede, che la crisi nasce dall’ avidità della finanza – mutui sub-prime, dai derivati, ecc. ecc. che hanno infestato le banche di mezzo mondo – eppoi la stessa finanza vorrebbe risolvere il tutto, facendola pagare solo alle classi o per essere lessicalmente meno marxisti, ai ceti sociali dei lavoratori, togliendo loro diritti, mezzo secolo di conquiste, e via dicendo.
    Io, al netto di tutti gli imbrogli, bassezze etico-finanziarie appena accennate, vorrei mettere nelle condizioni di sfida a cui accenna la nostra amica blogger, il mondo dell’alta finanza, quello che vive nelle ovattate cities finanziarie, togliere loro tutto il mal tolto, lasciarli praticamente in mutande, come hanno messo loro mezzo mondo occidentale senza farsi tanti scrupoli, eppoi dire loro: – signori miei, vediamo se siete davvero così bravi da meritare tutto il denaro che avete tolto ai ceti subalterni. Volete ritornare davvero ad essere ricchi? Ok,per voi, via con un altro giro ed un’altra corsa. Vediamo cosa siete capaci di fare.
    Senza voler essere oltremodo polemico, trovo semplicistico, dire a tanta gente a casa senza lavoro: – signori miei, non statevene a piangervi addosso, la crisi è un ‘ oppurtunità!

    • Non è facile scrivere articoli, e nemmeno dare risposte sagge, ma dato che son qui ci proverò.
      Non avevo mai ribloggato nulla, tutto scritto di mio pugno, o al massimo ho commentato articoli scritti da esperti.
      E’ stata una prima volta, non me ne pento affatto, aggiungo che in linea di massima condivido anche il tuo pensiero. Anche tu hai ragione, ce l’hai per quel che riguarda il tuo vissuto, la tua esperienza, è quella che ti spinge verso soluzioni drastiche. Rispetto la tua idea.
      La blogger da me ribloggata nella sua idea si avvicina molto agli intenti del mio blog.
      Mi spiego meglio….
      Non siamo direttamente responsabili di quanto è successo, non ci dobbiamo amareggiare o mortificare oltre la modica quantità, è come bere…. un bicchierino di vino ai pasti non fa male, ma se sono due litri, ti arriverà qualcosa.
      Detto questo :
      – sarà molto difficile trovare i responsabili della crisi planetaria;
      – non ci sono più filosofi ed economisti ai quali i capi di stato chiedevano lumi come negli anni trenta;
      – le grandi banche si sono servite di matematici per sviluppare i prodotti finanziari pericolosi, le formule al posto dell’etica;
      – non potrai individuare e mettere al bando ne l’uno l’altro;
      – i tuoi proclami non ci saranno utili per rialzarci dalla crisi;
      – ci vorranno almeno altri cinque/dieci anni prima di vedere smuovere davvero il mercato europeo;

      Noi siamo responsabili delle nostre azioni, non lo siamo stati e non lo saremo per quelle di altri.
      Aggiungo che se non siamo in grado di guidare gli altri, saranno gli altri a guidare noi.
      L’hanno fatto, continueranno a farlo.
      Come mai non siamo entrati in politica o tra le file di una grande banca ad inventare prodotti finanziari ? Potevamo farlo ! ?
      Ora siamo qui a criticare chi l’ha fatto male e se ne è anche avvantaggiato. A cosa serve ?
      Dagli errori si deve imparare qualcosa, e devono servire.
      Mi spiace molto per tutti coloro che sono stati messi in ginocchio da questa crisi.
      Lo dicono in televisione che sono aumentati i poveri anche in Italia, qualcosa di vero c’è di sicuro.
      Non verrà nessun Robin Hood a salvarli. Mi duole deluderli fin da ora. Non posso che ripetere a gran voce le parole di Einstein, avvalorare i commenti della blogger Alessandra, e aggiungere che le risorse ce le abbiamo dentro ognuno di noi.
      Facciamo subito l’inventario delle risorse e da domani mettiamoci al lavoro, qualunque esso sia!

  2. Roberto, calma, c’è un malinteso. Io, non volevo rinfacciarti di aver fatto il copia-incolla del post della blogger Alessandra.
    Anzi, col senno del poi, posso dire che questo malinteso, è stato molto utile per sviluppare ancora in modo più corposo il tuo pensiero e ti ringrazio.
    Certo, come non essere d’accordo con te, quando dici, che individualmente nessuno è responsabile della tragica crisi che ci ha investiti come uno tsumani, ed hai mille ragioni, quando spieghi, che i nostri governi, da anni, non fanno ricorso più ai filosofi, o ad economisti che hanno un minimo di attenzione all’etica pubblica, alla morale, al bene comune ecc., ma invece fanno ricorso all’algida freddezza dei modelli matematici da applicare alla cittadinanza globale in forza del massimo dei profitto possibile. Ciò detto, nessuno credo possa rimpiangere il modello del cossiddetto ‘ socialismo reale’, che è fallito e scomparso in meno di un secolo dalla faccia del globo terracqueo, in ragione del fatto che l’uguaglianza tra gli umani è una bella idea, ma impossibile da applicare. Il problema è che nel cosiddetto mondo occidentale ricco – un tempo – ed avanzato, i centri di controllo e di direzione, le varie troike, il FMI, anche se non ce ne rendiamo conto impongono modelli di istruzione pubblica ma anche privata sempre più performante verso una società di individui acritici, docili e gestibili, secondo le fredde logiche di una finanza disumanizzante. Non lo dico io, ma tanti critici della pletora di riforme della Scuola, inanellate dai nostri governi in questo ventennio. Una società resa scientificamente ‘acefala’, è difficile che trovi nei momenti di crisi le forze creatrici, le forze intellettuali, morali e quant altro per esperire nuovi modelli di sviluppo. Anche nella crisi del 1929, se non c’erano state politiche statali a sostegno degli investimenti, sarebbe stato difficile uscirne.

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