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FOLLOW NON FOLLOW

2 commenti


followme Img dal Web

FOLLOW NON FOLLOW

Ho deciso di scrivere questo breve post di autocritica sul follow e sul suo uso.
Scusatemi fin d’ora per la noia mortale che ve ne deriverà.

Passione, amore, dedizione, anche nelle piccole cose, anche ad un semplice “mi piace” su facebook, magari è meglio se ci aggiungiamo un commento.
Ricambiare un follow, è un gesto semplice, meglio se lo motiviamo, il follow che altro non è che il contatto di una persona con le nostre attività.
La cosa negativa che ritrovo nei social network infatti è l’eccessiva spersonalizzazione.
A fronte di una foto, un post , un video o altro che condividiamo, ci ritroviamo dei riduttivi “mi piace” e non sappiamo nemmeno se sono veramente attendibili.
Mi ritrovo come davanti alla margherita spiluccata dei petali, ad uno ad uno sono caduti, accompagnati da “m’ama” o “non m’ama” alla fine guardo la corolla gialla tra le dita, tutti i petali in terra, e l’ultimo petalo era “un m’ama”.
Una azione sarà seguita da un altra azione, dovrò amare o non amare, la sorte ha determinato il numero dei petali, il destino ha stabilito che dovrò amare e quindi …… amerò !
La scelta di cliccare sul follow non è stata determinata da nessuna margherita.
Ti è stato inviato un segnale e in qualche modo devi ricambiare, anche solo per gentilezza.
Non è proprio la stessa cosa. Allora vai a vedere chi è l’altro, come la pensa, cosa scrive, quali sono le sue modalità, ti guida il buon senso, a prima vista non condividi come si esprime, poi ci passi sopra, non è importante, ognuno si esprime come crede !
Poi analizzi le sue idee, o quelle che mostra; anche lì avresti da ridire qualcosa, ma non puoi stare a fare lo schizzinoso, hai deciso che vuoi far conoscere il tuo blog, ogni contatto in più può alimentarne un altro, quindi non si può buttare via nulla.
Hai un ricordo molto bello, è stimolante, positivo, sai che ogni modello confrontato con il tuo da modello attivo può diventare passivo. Il ricordo risale all’infanzia, a una bambina molto tranquilla, sempre sorridente, frequentava la scuola materna, suo padre l’accompagnava alla scuola materna. Nel grande salone della scuola si affacciavano cinque classi composte ognuna da minimo 20 bambini. Le maestre ricevevano bambini e genitori, c’erano molti discoli agitati, la maestra si complimentò con il padre per la tranquillità della bambina, ma mise in guardia l’uomo che a contatto con gli altri agitati presto anche lei sarebbe cambiata. L’uomo non si scompose.
Chi ha detto che lei debba diventare come gli altri ? O piuttosto gli altri possano cambiare e diventare come lei? In che misura gli altri ci influenzano e in che misura siamo noi che riusciamo ad influenzare i loro comportamenti ?
Sapere che i propri scritti possono essere letti dagli utenti della rete ti dà una forza incredibile.
Anche tu riuscirai in qualche modo ad influenzare qualcuno. Puoi farlo, e lo stai già facendo.
E allora metti il follow a chi ne sa più di te, vinci la paura che quel follow possa suscitare critiche, qualcuno leggerà coloro che segui e forse li assocerà alle tue idee, penserà che sono molto diverse, ma non te ne importerà nulla.
Alla fine tutto va come deve andare.
Qualcuno ti ha letto, tu hai letto, qualcun altro leggerà te e il tuo follower.
E quindi, buona lettura !

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

2 thoughts on “FOLLOW NON FOLLOW

  1. male! male leggere, male scrivere! tutte marranerie!!!

  2. La dura vita del follower. Parafrasando Kundera, talvolta, si potrebbe dire: l’insostenibile leggerezza del follower.
    Ciao
    Buon 2015

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