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DAL MACELLO ALL’OSTELLO – parte prima

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macello comunale milano

DAL MACELLO ALL’OSTELLO – parte prima

La fessura tra muro e portone metallico era strettissima. Non potevamo guardare insieme, ma uno alla volta. Non ricordo chi l’aveva scoperta, ma da quel giorno in poi tutto fu chiaro.
C’era infatti un giorno in cui veniva il veterinario del paese ed eseguiva quella operazione necessaria prima della macellazione dell’animale. Quella mattina la vidi anche io, la soppressione dell’animale mediante un colpo con una pistola a cilindro, perforò il cranio dell’animale e morì all’istante.
Si trattava di un macello comunale. Non ci voleva molto a capire cosa succedeva dentro, e il gruppetto di ragazzi del viale aveva anche visto.
Arrivavano dei camion con dentro le bestie, e ogni giorno andavano e venivano carri trainati da un cavallo.
Erano molto simili ad un grosso calesse, ma sul retro avevano un grande contenitore rettangolare in legno verniciato di rosso, sarà stato sui quattro metri circa. Il colore rosso serviva molto a mascherare eventuali macchie.
Un piccola scritta “trasporto carne” sui lati, nella parte superiore il contenitore si apriva come un grande armadio a due ante (era la misura giusta per le mucche e vitelli).
I carri di trasporto carne passavano nel lungo viale, all’andata il cavallo trottava veloce, al ritorno con destinazione le macellerie paesane, il conducente usava anche il frustino per spronare il cavallo.
Non ricordo quando fu dismessa l’attività, ma di sicuro sono passati circa quaranta anni.
Il macello era situato proprio vicino al campo sportivo (quando me lo ricordo io), ma in quell’area prima c’erano i cimiteri dei caduti in guerra americani e tedeschi, tutta roba allegra!
A fianco del macello per movimentare le sere d’estate avevano aperto un locale da ballo all’aperto.
Malgrado fosse abbastanza nascosto, privo di scritte dall’esterno, sconosciuto ai più, tutto il paese sapeva cosa avveniva là dentro.
Mi riaffiorano piccole perle di memoria e solo ora mi rendo conto che forse l’intento era nascondere quel luogo di morte, come se ce ne dovessimo vergognare.
Tra vedere e sapere c’è differenza.
Posso capire che gli animali vengono uccisi prima di arrivare in tavola, ma se li vedo uccidere o so che vicino a me c’è un luogo dove li uccidono, non mi fa stare bene, o forse non faceva stare bene certe persone. Qualcuno non l’ha voluto più lì, e certamente aveva ragione.
Ci sono state anche logiche di sicurezza, salute, qualità, igiene, o talvolta anche economiche, tutte ragioni importanti sulle decisioni di macellare altrove.
Fatto sta che il macello chiuse.
Noi ragazzi lo capimmo subito dal fosso vicino, non si tingeva più di rosso in certi giorni.
Il mio intento ora non è riportare alla luce un evento lontano che si tradusse nella perdita di lavoro per qualche macellaio e chiusura di una attività di trasformazione.
In quel periodo anche gli ultimi tenaci allevatori di bestiame nelle nostre zone gettarono la spugna, ne conseguì un vuoto nell’indotto. Solo pochi e sottolineo pochi hanno tentato di rilanciare questo fiore all’occhiello toscano di bovinicoltura.
Già negli anni 80 avveniva quello che accade ancora oggi.
La nostra produzione di bestiame non era sufficiente e venivano importate dall’estero carni già macellate e magari solo quarti posteriori.
I quarti anteriori venivano esportati prevalentemente in Germania. Mi risulta che i tedeschi li abbiano sempre apprezzati più di noi (basso costo, ottima qualità anche se necessitano in genere di cotture più lunghe)
Non è cambiato nulla da allora. Prima le nostre nonne preferivano la bistecca nel filetto e le nipoti non hanno imparato a cucinare gli stracotti, (salvo rare eccezioni ! ).
A livello aggregato credo di poter affermare che grazie anche all’introduzione massiccia di programmi televisivi atti a riscoprire anche i tagli meno pregiati nell’alimentazione quotidiana, qualcosa sta lentamente cambiando. Ci provano chef temerari che tentano di invertire la tendenza con corsi di cucina alternativi. Nondimeno associazioni culturali con obiettivo la ricerca delle tradizioni perdute.
Sembra che gli italiani debbano richiedere ai genetisti e agli zoologi una mucca particolare, tutta quarti posteriori, dal momento che i nostri consumi sono molto esigenti (dati 2011 : per ogni quarto anteriore importato vogliamo anche cinque quarti posteriori).
Addirittura molti italiani abitualmente carnivori sono diventati vegetariani. Qui potrei citare gli studi di Colin Campbell, ma si entra in argomenti complessi e li tratterò in sede separata.
Più mi informo e approfondisco questi temi relativi alla alimentazione e più mi rendo conto che molte informazioni ci sono state tramandate, le abbiamo prese tutte per buone, senza analisi, senza filtri, senza quella consapevolezza del sapere determinato dalla … saggezza.
A tal proposito finisco il post con una citazione di Isaac Asimov :
“l’aspetto più triste della vita attuale è che la scienza accumula conoscenza più velocemente di quanto la società accumuli saggezza”
Ci sentiamo al prossimo post e capirete come si arriva a…. l’Ostello !

p.s. non avevo foto storiche del macello del mio paese e ho inserito quella del macello di Milano (il Comune di Milano chiede 150 milioni !!! )

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

5 thoughts on “DAL MACELLO ALL’OSTELLO – parte prima

  1. Grande. Un amarcord, per noi di Castello, veramente bello. Scusami, ma sono preso da mille cose; spero di commentare meglio, se trovo un pò di tempo.

  2. Molto interessante, aspetto il seguito. Le società sono organismi complessi, un piccolo cambiamento di qua… e avvengono le cose più inaspettate.

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