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DAL MACELLO ALL’OSTELLO – parte seconda

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ostello

img dal web

DAL MACELLO ALL’OSTELLO – parte seconda

Per molti anni il macello è rimasto chiuso e non avrebbe potuto fare altrettanto, negli anni 90 ci si mise l’encefalopatia spongiforme bovina, la selezione di razze produttive e conseguente crisi delle razze locali tradizionali, che rischiano di scomparire.
Quindi l’amministrazione cosa doveva farne di questo immobile se non un uso per la comunità ?
Ecco quindi il progetto di ristrutturare l’immobile e predisporre un ostello al suo posto.
C’era un finanziamento europeo e i costi sono stati ridotti.
L’ostello è stato appaltato per diversi anni e ha avuto un discreto numero di visitatori.
Ma andiamo un po’ a vedere la storia degli ostelli.
L’Ostello per la Gioventù è una particolare struttura ricettiva nata per i giovani, ma attualmente aperta a tutte le classi di età. Gli Ostelli per la Gioventù AIG si distinguono dall’albergo per alcune caratteristiche specifiche che questo tipo di struttura ha fin dall’apertura, nel 1909, del primo Ostello per la Gioventù in Germania, subito parte di questa singolare catena ricettiva. Tra queste spiccano la assoluta economicità e la presenza di molti spazi comuni per favorire la socializzazione, elemento fondamentale per una corretta educazione dei giovani.
Fu infatti un maestro, Richard Schirmann (1874-1961), ad impiegare per primo le aule delle scuole, inutilizzate durante le vacanze, come camerate con lo scopo di consentire anche agli studenti meno abbienti di muoversi al di fuori del proprio ambiente e prendere cosi’ contatto con gente e culture diverse dalla propria. Nella biografia di Richard Schirmann (Graham Heath: “Richard Schirmann – The first Youth Hosteller”, pubblicata dalla International Youth Hostel Federation – Hostelling International nel 1962), si citano le sue parole: «Mi sono reso conto che fare lezione camminando e cantando in una foresta è due volte meglio che in classe. In questo modo le lezioni di geografia e di storia naturale trovano la loro naturale applicazione. E quanta partecipazione di parte dei ragazzi!»
La storia degli ostelli inizia oltre un secolo fa, è cambiato molto da allora, in molti stanno cercando di riscriverla, togliendo o aggiungendo.
Addio alle camere per quattro e bagni in comune. Gli alloggi un tempo destinati a giovani squattrinati puntano al design e comfort.
L’associazione degli ostelli https://www.hihostels.com/ raggruppa 90 associazioni che rappresentano circa 5000 ostelli in 50 paesi nel mondo, tra questi la AIG Associazione italiana alberghi per la gioventù http://www.aighostels.it/it/ nata del 1945.
Ci sono siti internet specializzati che si preoccupano di classificarli e stilano graduatorie europee o mondiali.
http://www.italian.hostelworld.com/blog/hoscars-2014-gli-ostelli-piu-popolari-del-mondo/158088
Ci sono esempi in Italia di Ostelli ristrutturati e usati per molte altre attività, un es.
http://ostelloartemista.blogspot.it/
Avevamo un ostello nel nostro paese, da quale anno è chiuso.
L’amministrazione comunale non trova nessuno per gestirlo.
C’è un problema ? Qual è il problema ?
Un immobile prima o poi cadrà a pezzi se nessuno ci fa manutenzione, nessuno se lo prende in carico.
In un secondo momento e solo dopo c’è una minor entrata di affitti o rendita da gestione.
Prima di tutto occorre che la comunità del paese capisca che l’ostello è un modo per far arrivare visitatori nel paese, e questi possono far aumentare le entrate per i negozianti, potremo mostrare a più persone i nostri tesori di arte, paesaggi o altro.
Non è roba da poco !
Abbiamo visto che una struttura fine a sé stessa, slegata da AIG, non ha prodotto niente di buono, prezzi bassi, bassa qualità, è stato replicato lo standard degli ostelli vecchia maniera comunitari, per molti mesi rimaneva aperto senza che entrasse un solo ospite.
Quindi vista l’esperienza… possiamo replicare con altri gestori un sistema che non ha funzionato, oppure ripensarlo, in base al trend corrente di una accoglienza totale del turista, del viaggiatore, del francigeno, del turista mordi e fuggi, o dello stanziale offrendogli la possibilità di visitare le vicine città di Siena, Firenze, Pisa, Pistoia, Lucca, Arezzo tutte equidistanti da noi.
Ci potremo aggiungere servizi, opportunità, svaghi, feste, concerti, cocktail bar, come se ci fosse una festa tutto l’anno.
Ci sono anche trend vincenti come quello di http://generatorhostels.com/it/ dove la socializzazione è la parola d’ordine.
La domanda che ci dobbiamo porre è se veramente vogliamo una svolta, se ci crediamo davvero allora gli investimenti (attualmente assenti) dovrebbero arrivare.
Mi rendo conto dei limiti di un ostello lontano dalle città, non potremo mai avere quello che offrono gli ostelli di questo circuito :
http://plushostels.com/it/plusflorence con calcio balilla, wi-fi, aria condizionata, lenzuola incluse nel prezzo, stile glanour e molto social.
Oppure a Milano : http://www.ostellobello.com/it/servizi/ con prezzi in camera privata a partire da 28 euro.
A Siracusa , a due passi dalla storica Ortigia, in un palazzo del 800 ecco
http://www.lolhostel.com/it/ prezzi da 14 euro, e con un sito internet che sembra un salotto.
Noi italiani negli anni 70 eravamo quelli “stanziali” le vacanze non erano intese per andare a giro, ma per piazzarsi un mese fermi alla “pozza” e qui evidentemente intendo nel nostro gergo andare al mare e …tutto relax per l’intero periodo.
Mi sorprese una vacanza in Francia dove appresi che c’erano già negli anni 80 i circuiti delle “chambres d’hôtes” o dei “logis de France”, abbastanza economici e moltissimi campeggi con servizi che noi neanche ce li sognavamo.
Sarà che l’erba del vicino è sempre più verde, ma nel mio immaginario ho sempre pensato che abbiamo questa tendenza a non avere quella predisposizione alla ospitalità, non ci piace proprio.
Alcune regioni fanno eccezione, ma non faccio nomi.
Di ostelli ripartiti ce ne sono di esempi, qualcuno molto simile al nostro, ho trovato questo :
http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2014/10/26/news/un-nuovo-ostello-in-lunigiana-1.10188654
Ci sono molti esempi di ostelli chiusi da anni e mai riaperti, ma a che serve prendere quelli come esempio da seguire ?
Di sicuro c’è una cosa : l’ostello è stato costruito con contributi europei e se dovessimo cambiargli destinazione, magari qualcuno ci richiederà anche i soldi dei contributi e saranno dolori.
Teniamoci quello che c’è, aggiungiamo altro, rendiamo questo luogo accogliente, come se dovessimo starci noi, se fosse una pianta d’appartamento dovremmo annaffiarla e curarla tutti i giorni, con il nuovo ostello faremo lo stesso.
Opportunità di lavoro per disoccupati, abbattimento delle eventuali spese di gestione, togliere cappi burocratici se possibile, via l’affitto per almeno due anni, e investire per ogni miglioria possibile, fino a farlo diventare un fiore all’occhiello del paese.
Bando di concorso gratis subito. Mix di tutti i progetti accolti e condivisi. A Ottobre 2014 aperto per la Francigena, questo deve essere l’obiettivo. Anzi potrei aggiungere tutti i progetti devono essere resi pubblici sul sito del comune, votati dai cittadini in rete.
Questa è la nostra pagina, ci disonora, era un macello, dopo un ostello, ora nulla, almeno speriamo che ritorni ad essere un ostello, anche se non bello come qualcuno di quelli linkati, ma un ostello !
http://iltirreno.gelocal.it/empoli/cronaca/2015/02/02/news/chiuso-da-anni-l-ostello-da-due-miliardi-il-comune-a-caccia-di-un-gestore-1.10787250
Alt ! La terza parte la vorrei scrivere a Novembre per raccontare un lieto fine, avete capito come!

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

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