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GLI AMICI E IL CIUCO

4 commenti


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img dal web

GLI AMICI E IL CIUCO

Alessandro e Gianluca si conoscono da una vita.
Alessandro si è separato da poco, ora vive solo. Ha dietro di sé una vita lavorativa trascorsa nell’azienda di famiglia e gli ha permesso agi mediamente alti.
Gianluca invece è sposato con due figlie ed esercita la libera professione come consulente alle aziende nel settore informatico.
I due amici si ritrovano spesso per trascorrere qualche ora insieme come ai vecchi tempi. Entrambi la passione del biliardo e quando riescono a trovare altri amici organizzano delle pokerate notturne.
Alessandro e Gianluca si sono incontrati per una partita e prima di iniziare Alessandro mostra all’amico gli ultimi jeans acquistati.
Gianluca non è un esperto di abbigliamento, ma conoscendo l’amico prende in mano i jeans e afferma :
– ma questi sono cinesi da 10 euro ! –
Alessandro sbianca e conferma :
– a parte che li ho pagati € 20,00 , ma …. come hai fatto a capirlo ? –
– me lo sono immaginato, ti conosco ! – risponde Gianluca e aggiunge :
– sei una persona fantastica, puoi scegliere i beni di cui ti vuoi circondare, non credo ti manchino i soldi, puoi permetterti altro, perché scegli questi prodotti ? –
Alessandro si sente aggredito da Gianluca e criticato per le sue scelte e ribatte :
– ma vedi che non produciamo più nulla, e allora tanto vale cercare di spendere meno possibile ! –
Gianluca capisce di avere esagerato, ammorbidisce i toni e con molta pazienza spiega :
– Si ! Hai ragione ! Nel nostro paese sono state smantellate intere aree produttive. Ci sono ancora realtà attive. Le uniche in grado di sopravvivere sono quelle con un forte valore aggiunto. Sono pochi però i soggetti in grado di riconoscere quel valore aggiunto. Come quando vai al supermercato e sia che cerchi i prodotti a basso costo che quelli di qualità ti ci vuole il lanternino.
Nella ricerca dei prodotti siamo noi consumatori quelli che possiamo scegliere. Se ci lasciamo guidare dalla moda, dalla pubblicità o ancora dalle emozioni, non è più una scelta nostra. –
Alessandro di fronte allo sproloquio di considerazioni peraltro giuste e scherzando chiede a Gianluca :
– ma che ti sei messo a fare il rappresentante di qualche ditta italiana ? –
I due ci fanno su una risata fragorosa e ci bevono un bicchierino.
Gianluca incalza :
– La mia era una riflessione nel comportamento proiettato alla qualità bassa, e mi è venuto a mente la storiella del ciuco, la conosci ? –
Alessandro incuriosito :
– che ciuco ? Raccontala ! –
Gianluca inizia :
– Un contadino per i lavori manuali e spostamenti di materiale utilizzava un ciuco.
L’animale era instancabile e molto utile. Il contadino non aveva il frumento necessario per dar da mangiare al ciuco, doveva comprarlo. Tutte le volte che andava a comprare il frumento gli sembrava troppo quello che doveva spendere. Si determinò allora di dargli quantità minori di cibo.
Ogni settimana ne toglieva un po’. Il ciuco non si lamentava e continuava a lavorare come se niente fosse. Un giorno il ciuco morì e il contadino mentre si crucciava della sua scomparsa scuotendo la testa affermò :
– Vai capire gli animali ! L’avevo quasi abituato a stare senza mangiare e…..è morto ! –
Gianluca alla fine del racconto zittisce l’amico e continua :
– Tra noi consumatori e il ciuco c’è una sottile similitudine. L’unica grande differenza è che il ciuco non poteva scegliere quanto e quando mangiare. Noi possiamo farlo, chi più chi meno. Ci sono molti prodotti eccezionali, che non conosciamo e non solo alimentari, sono le molteplici risposte produttive dell’artigianato, dei prodotti di nicchia (i produttori di quest’ultimi sono costretti a vendere all’estero la totalità dei prodotti). Potrei aggiungere anche la “coerenza” e con questa chiudo le mie considerazioni. Mi sembrerebbe coerente che tu comperassi prodotti italiani di qualità in linea con il tuo benessere ed il tuo patrimonio –
Alessandro è rimasto uno zuzzurullone, dopo aver pazientemente ascoltato l’amico e sorridendo :
– ho capito, hai ragione, questi jeans me li metterò per andare a cercar funghi, ma …dopo con i motori di ricerca mi aiuti a trovare dei veri prodotti italiani e cambio un po’ di fornitori ? –
I due amici scoppiano in una risata e si fanno un altro bicchierino prima di ricominciare la partita a biliardo.

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

4 thoughts on “GLI AMICI E IL CIUCO

  1. 🙂
    grande ,lieto pomeriggio

  2. La similitudine non fa una piega, è normale. Ma quante e quante aziende italiane lucrano sulla qualità comperando materie prime dal mercato cinese?
    Ammetto di acquistare cinese perchè non posso permettermi l’italiano e, almeno una volta l’anno, qualcosa di italiano a prezzo buono la compero. Ma quando vedo il tessuto di quest’ultima e leggo l’etichetta, mi accorgo che è cinese. Allora penso che il guadagno lucrativo lo fa l’azienda che smista il bene a danno del consumatore che crede di comprare italiano.

    Anni fa mi innamorai di un paio di scarpe di una nota griff italiana. Avevano un prezzo medio e io, all’epoca potevo permettermele. Le compro contenta. Tempo di un paio di mesi le scarpe si bucano all’altezza della suola. Lavandole leggo, in modo nascosto, “Made in Taiwan”. ora. Le ho pagate per italiane, ad un prezzo che si presumeva un’usura del prodotto di almeno un anno. Si sono rovinate nell’immediato e per di più erano prodotte all’estero.

    Per fortuna che ci sono altre marche, ben note, le cui scarpe, se le acquisti, ti durano una vita…

    • Il post non ha l’ardore di voler cambiare il i comportamento dei consumatori, ci vuol ben altro ! Si potrebbe parlare di consumo consapevole, sostenibile ecc. , ma sappiamo tutti che si tende spesso a generalizzare, la bassa qualità prima era sinonimo di made in china. Non è più così. Ci sono prodotti fatti bene e non sono più riconoscibili. Le grandi firme delocalizzano, quando smettono di produrre in Italia, sarà ben difficile poi invertire la rotta. Per le scarpe hai ragione, ho avuto una sorpresa simile con un paio di scarpe firmate e prodotte a Taiwan (una decina di anni fa le pagai quasi 200 euro, mi si aprirono in due dopo pochi mesi, la suola rimase a terra e il piede era quasi tutto visibile) Posso aggiungere che una volta esistevano dazi doganali o limitazioni all’importazione di certi prodotti, poi i furbi le scavalcavano sempre e quindi sono state tolte. Ora siamo tutti liberi di comprare quello che ci piace dove ci pare. Le conseguenze definitive di certe scelte ci arriveranno tutte insieme, anche se in buona parte ci è arrivato l’acconto.

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