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migliorare il proprio paese e non solo


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DISAGIO


castello in agosto

Img dallo smartphone

DISAGIO

Avete presente quei messaggi registrati o gli annunci nei supermercati o nelle stazioni ?
“ci scusiamo per il disagio ! –
Siamo talmente abituati alle comodità e quando non ci sono ci casca il mondo addosso.
Non riusciamo a sopportare situazioni scomode e ne soffriamo.
Succede qualcosa di simile quando le cose non vanno come dovrebbero. Ci aspettiamo che certi eventi si verifichino, non succede, il risultato è lo stesso, ed ecco il finto disagio.
Sul dizionario trovo : -mancanza di agi, di comodità; condizione o situazione incomoda, imbarazzo, mancanza di cosa utile o necessaria.-
Il disagio va di moda da almeno dieci anni.
E’ molto difficile cambiare le mode.
Nessuno ha mai creduto veramente di poter lanciare una nuova moda.
Ci siamo tenuti le mode di altri.
Ci manca il potere della comunicazione.
Ma se da domani uscissimo con un calzino diverso dall’altro con l’intenzione di lanciare una moda come minimo ci prendono per scemi. Potreste anche provarci, ma sarà molto difficile diffonderla.
Ci sono persone specializzate che analizzano tendenze, giornalisti che pubblicano su varie testate le novità del settore di moda, pubblicità milionarie ecc.
Il calzino diverso non sarà seguito. Si fermerà all’intenzione.
Io l’intenzione ora ce la metto. Scrivo con una ispirazione, un motivo di base, importante :
– ho percepito del disagio. Ne è arrivato un po’ anche a me.
Un’amica su facebook posta un foto del centro del nostro paese in un pomeriggio, poche persone in giro, una vera desolazione.
E’ vero che a certe cose ci si abitua e se la moda è avere paesi vuoti… allora va bene così.
Tutti a scrivere sui social network, commenti al veleno, frizzatine a più non posso e l’amica che al grido “riprendiamoci il paese” risulta essere una voce fuori dal coro.
Ci sono persone che hanno letto i messaggi, tutti meditano, nessuno parla; si interrogano sul nostro futuro, se qualcosa può cambiare.
Nel nostro centro in certi giorni sembra ci sia una riedizione del passaggio del fronte (e io non l’ho visto, ma dicono non ci fosse nessuno per la gran paura)
La proposta di “occupare il paese” risuona non nel senso bellico, ma cerca di stimolare il senso “sociale”.
Si tratta di individuare un gruppo fisso di persone, alle quali se ne possono aggiungere altre, incontrarsi in centro o sul piazzale anche solo per scambiare due chiacchere e….con i telefonini spenti se no non c’è divertimento !!!
Attenzione ! Le persone non potremo sceglierle.
Siamo stati tutti a scuola ?
Nessuno sceglieva i compagni di classe. Ci siamo tenuti i compagni che ci avevano assegnato nella classe.
L’unico modo per evitarli era quello di cambiare classe.
Noi abitiamo nel nostro paese, io ci sono nato, abito nella stessa casa da oltre cinquanta anni. Come a scuola non ci sarà concesso respingere i componenti del paese, magari potremo conoscere persone brillanti che non sapevamo fossero castellani.
Potremo trovarci nel nostro centro, viverlo. Tanto i commenti su facebook potremo farli dopo, i social non scappano…

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ILARE


BARZELLETTA

IMG DAL WEB

ILARE

Dopo oltre cento articoli nel blog, quasi sempre seri mi sono deciso oggi a scrivere qualcosa di divertente.
La serietà spesso annoia, mi manca una categoria “ilare” e allegro.
Anni fa chattavo su ICQ e la scelta ricadeva sulle faccine usavo solo 🙂 perché le altre non le tenevo a mente , poi Skype ora Msn o facebook, e anche whtasapp. Sempre cose “freddine” ; mai una gioia ! Non c’era contatto, l’altra parte lontana anche dalla parte di là del mondo e finiva lì.
Devo andare molto indietro per ricordare veri momenti “da piegarsi in due dalle risate” e per fortuna me ne son capitati molti.
Spesso ero io che li provocavo e poi da tanto che ridevo gli amici pensavano mi fossi ubriacato.
Quando mi era passata la crisi di “riso” tenevo a precisare che ero astemio e …quindi non era l’alcool.
Mi faceva effetto anche l’aranciata!!!!
Ora qualche bicchierino lo bevo e purtroppo agisce subito, ma nel senso che mi dà alla testa e basta.
Per ridere di gusto non ci vogliono gli alcoolici, ci vogliono gli amici giusti.
Basta una cena anche di una sola pizza e birra e magari dura oltre quattro ore e alla mezzanotte ti buttano fuori dal ristorante a pedate.
Nelle quattro ore di cena state pur certi che volano talmente tante di quelle cazzate che neanche un campione di tiro al volo riesce a beccarle tutte.
Una parte delle ore di conversazione è destinata….. ai pettegolezzi !
Quando ci si mettono poi gli uomini son peggio delle donne.
Ai malcapitati assenti (chiaramente) di sicuro gli fischiano le orecchie.
Da parte mia non ho mai prestato molta attenzione a questo tipo di argomenti, ma non si può non ascoltarli. In genere sono talmente coloriti che sbiancherebbe anche Gino Bramieri.
Fare una cena con amici allegri e burloni è salutare. Ridere è un esercizio respiratorio importante.
Ho delle amiche che hanno riscoperto di poter ridere con “lo yoga della risata”, qualche volta ci andrò anche io, ma intanto se siete fuori allenamento e per esercitarvi a ridere di nuovo beccatevi questa barza pescata in rete :

I sette nani sono in viaggio in Europa, e arrivano a Roma.
Visto che sono in zona, chiedono udienza per parlare con il Papa che naturalmente gliela concede…. perché loro sono i famosi sette nani!
Entrano nella sala dell`udienza, incamminati da Brontolo.
Il Papa li saluta: `Cari fratelli, volete chiedermi qualcosa?
……c´e´qualcosa che v`inquieta?
Brontolo si fa avanti:
`Mi scusi Santità, vorremmo sapere se a Roma ci sono monache nane`.
Il Papa risponde sorpreso: ` Beh…no, a Roma non ci sono monache nane`.
Si sentono delle risatine ad alcuni mugolii fra gli altri nani.
Brontolo guarda indietro disturbato, e tutti si quietano.
Ridomanda: `Ed in Europa… non ci sono monache nane?
Il Papa risponde di nuovo, con santa pazienza: `No, caro figliolo, che io sappia, in tutta Europa non ci sono monache nane`.
Allora tutti i nani ridono, mentre Brontolo comincia a diventare rosso….
`E nel mondo?,… in tutto il mondo!!!… non ci sono monache nane?`
`No, no caro figliolo, sicuro che in tutto il mondo, non ci sono monache nane`.
I nani ridono a più non posso… saltano…si mettono l`uno sull`altro… si prendono per le mani, e tutti cantano….
`Brontolo si è scopato un pinguino….`
`Brontolo si è scopato un pinguino…..`
`Brontolo si è scopato un pinguino….`
`Brontolo si è scopato un pinguino….`


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LAVORO


lavoro e nuove-idee

Img dal web

LAVORO

Evitare la noia è anche cercare di non ripetersi.
L’aspetto positivo della riflessione è che spazia in molti argomenti.
Oggi però ritorno sul lavoro.
Cosa è il lavoro ?
Scambio di competenze e tempo in cambio di denaro.
Cosa perde chi lavora ?
La libertà, e questo non è poco
Cosa guadagna oltre al denaro ? Impiega il tempo (questo può essere utile), sviluppa competenze, impara ad interagire con persone ecc.

Proverbi e aforismi ci aiutano a capire come l’uomo nei secoli ha descritto il lavoro.

– Chi è svelto a mangiare è svelto a lavorare
– Molti cercan quel paese dove si fanno trenta feste al mese
– Essendo il lavoro la cosa più bella del mondo bisogna lasciarne un po’ a domani
– Lo scopo del lavoro è guadagnare tempo libero (Aristotele)
– In un sistema gerarchico una macchina può fare il lavoro di cinquanta uomini ordinari, ma nessuna macchina può fare il lavoro di un uomo straordinario. (Hubbard)
– La felicità non viene dal possedere un gran numero di cose, ma dall’orgoglio di un lavoro fatto bene (Gandhi)
Un uomo chiamato a fare lo spazzino dovrebbe spazzare le strade così come Michelangelo dipingeva, o Beethoven componeva, o Shakespeare scriveva poesie.
Egli dovrebbe spazzare le strade così bene al punto che tutti gli ospiti del cielo e della terra si fermerebbero per dire che qui ha vissuto un grande spazzino che faceva bene il suo lavoro.
(Martin Luther King)
Pensare è il lavoro più arduo, è per questo che così pochi ci si dedicano. (H. Ford)
Se tu mi paghi come dici tu io lavoro come dico io, se tu mi paghi come voglio io io lavoro come dici tu (proverbio cinese)
Il lavoro allontana tre grandi mali : la noia, il vizio, il bisogno. (Voltaire)
Ho cercato di selezionare alcuni pensieri di personaggi della storia.
Li condivido quasi tutti, alcuni possono diventare un mantra per il nostro atteggiamento nei confronti del lavoro, altri andrebbero usati con moderazione in quanto attivano componenti egocentriche dell’essere umano. Secondo me l’interpretazione deve essere personale, ognuno deve farla sua con i suoi modi di essere.
Non potevo non aggiungere la mia modesta riflessione
“il lavoro manca a chi non ce l’ha più, ma chi non ha lavoro ha tempo per immaginare nuovi scenari del proprio cammino”

p.s. l’immagine è “prelevata” dalla rete, mi scuso con l’autore dell’articolo se non ho chiesto l’autorizzazione. Spero di sdebitarmi menzionando la fonte :
http://www.giuseppelancini.com/lancio/2014/01/spazio-per-nuove-idee/


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LA SIGARETTA


LA SIGARETTA

Img dal web

LA SIGARETTA

Egidio non aveva mai fumato fino a quella volta.
Già molti dei suoi amici delle scuole medie fumavano qualche sigaretta, lui però non aveva mai provato.
Il suo amico Piero lo sapeva, non aveva nemmeno tentato di incoraggiarlo, certe cose si devono sentire e poi sapeva che non sarebbe riuscito a convincerlo.
Egidio non era un frequentatore delle sale giochi, ma qualche volta se era con Piero ci faceva un giro.
Ci sono comportamenti ai quali non ci possiamo sottrarre.
Quando sei in un gruppo non puoi fare a meno di comportarti come gli altri. Sul bisogno di omologazione sono stati scritti fiumi di inchiostro.
Egidio e Piero erano nella sala giochi. Piero osservò gli amici, erano tutti fumatori, solo lui era riuscito a resistere fino a quel giorno. Sentì quel bisogno di appartenenza molto forte, cedette.
Chiese una sigaretta all’amico. Piero si stupì di quella richiesta a freddo. Non chiese nulla.
Aveva le Marlboro, gliene dette una. Egidio si ritrovò quel tubetto leggero color bianco e giallino tra le mani, infilò la parte colorata tra le labbra e attese che qualcuno gliela accendesse.
Appena la fiammella dell’accendino fu vicina, aspirò forte, il fumo entrò in gola.
All’inizio non fu una sensazione piacevole.
Cercò di memorizzare ogni istante, doveva valutare cosa fosse il fumo per lui.
Mentre fumava cercò di immaginarsi meglio integrato con il gruppo, ma si chiese anche quanto quel fumo gli servisse davvero.
Decise che ….ok … voleva continuare l’esperimento, avrebbe provato anche altre marche, magari i sigari o la pipa.
Gli amici non cambiarono la considerazione nella sua persona. Egidio era rimasto l’amico di sempre, solo che…..fumava !
Provò a cercare di vedere se stesso da fuori, e capire se la sua stima nella propria persona fosse aumentata con il fumo.
In un certo senso ….SI !
Quando fumava, aveva una maggiore autostima. Quindi il fumo innescava un meccanismo contorto nella sua persona e lo faceva sentire migliore.
Stranamente la cosa non funzionava sempre. Non ci stava capendo più nulla.
Una cosa simile accadeva anche ad un suo amico più grande di nome Andrea.
Andrea aveva iniziato a bere alcoolici, e prima di entrare in discoteca si faceva diversi bicchierini, questi lo aiutavano a comportarsi da figo. Ma….. non succedeva sempre !
Quando Egidio aveva la febbre alta e la madre le somministrava gocce di tachipirina, la febbre scendeva, talvolta in modo vertiginoso, ma era …..una medicina, il comportamento era costante.
Fumo e alcool non sono medicine, agiscono come droghe, talvolta funzionano, altre no.
Egidio osservò il suo comportamento dopo quella sigaretta.
Convenne che non era poi quella gran figata e certe spinte emotive poteva ottenerle anche dalle sue risorse. Dopo essersi reso conto che il fumo non gli era utile, decise di smettere, anche perché in realtà non aveva nemmeno cominciato per bene.
Aveva capito che doveva cercare di valorizzare le sue risorse, e non usare scappatoie per aumentarle temporaneamente.
Non doveva inoltre permettere alla sigaretta di avere tanto potere su di lui.
Forse doveva provarla per capirlo.
Dopo qualche anno si determinò che non avrebbe più fumato, e così è stato.


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IL MATTONE


mattone

Img dal web

IL MATTONE

Non mi posso esimere dal desiderio di trattare questo delicato argomento.
Per capire dove siamo occorre sapere da dove siamo partiti.
La nostra Italia è la più grande consumatrice di suolo d’Europa.
Sembra così ancora affamata di suolo che non si fa altro che parlare di grandi opere e di rilancio dell’edilizia.
Se andiamo poi a guardare bene gran parte delle opere proclamate non solo non sono finite, ma i loro costi sono lievitati fino all’inverosimile. Lo scopo era di sistemare i soliti amici, spesso l’intento è riuscito.
In passato nel blog mi sono occupato di beni comuni, ed è stato solo un timido approccio, vorrei ora rileggere il problema edilizia con questa chiave di lettura.
Lo studio attento della nostra costituzione, i tentativi maldestri e qualche volta riusciti di stravolgimento della stessa, la perdita di efficacia dello Stato nel ruolo decisionale e guida nella gestione del territorio, lo strapotere dei governi succeduti negli ultimi anni e dettati dall’emergenza mi conducono ad analizzare il mattone da un altro punto di vista.
Se ci lamentiamo dell’alluvione a Genova, dello scandalo del Mose a Venezia o dei collusi dell’Expo, sappiamo che ogni disastro era “annunciato”.
I cittadini da sempre con movimenti autonomi, comitati, associazioni segnalano gli illeciti all’ambiente, le infiltrazioni mafiose, i reati al territorio e molto altro.
La voce più inascoltata è quella dei deboli, senza potere, senza possibilità di avere peso nelle scelte delle amministrazioni centrali o periferiche.
Ho preso spunto per questo articolo da un libro di Paolo Berdini “Le città fallite”.
http://www.nuovatlantide.org/le-citta-fallite/
Il libro si snoda in un percorso storico, culturale, ma soprattutto politico della nostra Italia con moltissimi dati interessanti e riferimenti legislativi.
Non è facile sintetizzarlo, quel che sembra chiaro e documentato è che gli interessi economici hanno preso il sopravvento sugli interessi territoriali.
Le istituzioni hanno deciso di imporsi dando priorità al denaro, che mette sempre in accordo costruttori e amministratori, e il cui dictat pare sia: distruggere i territori.
Ecco quindi l’invenzione dei «Consorzi di imprese», che si dividono gli appalti delle grandi opere pubbliche. Siamo nel periodo post-Craxi, nascono le municipalizzate, poi andrà sempre peggio.
La soluzione proposta da Paolo Maddalena (sua è la prefazione) e che Berdini conferma è che il potere pubblico deve “disporre pienamente della titolarità di perseguire il futuro di una comunità”. Maddalena sostiene che “i diritti edificatori non esistono”, e l’Italia in questioni di territorio, tutela dell’ambiente, diritto alla casa, dovrebbe ricominciare dando valore a tutto questo.
L’urbanistica sembra essere la grande colpevole di atti scellerati sul territorio.
Non ha colpe ! Ha agito nella legalità.
Ma non erano nemmeno i cittadini a costruire fabbricati abusivi e poi aspettare tranquilli il condono, o meglio non solo loro.
Ne sono stati fatti ben quattro, e con ognuno di essi sono state perdonate efferatezze sull’ambiente più o meno importanti.
Ma non è nemmeno quello il problema !
Infatti la proprietà privata viene messa al centro dell’attenzione.
Secondo me è qui l’errore.
Se non accettiamo il principio che deve essere il territorio il focus dell’interesse della collettività, ben poche discussioni potranno continuare. Siamo noi parte del territorio e i titolari delle proprietà non dovrebbero essere liberi di farne l’uso che vogliono anche se autorizzati dalle amministrazioni locali.
Ecco queste mie considerazioni dopo aver letto il libro.
Hanno fatto credere che tutti si possono arricchire con un pezzo di terra appena questa diventerà edificabile.
Hanno fatto credere che il “mattone” cresce sempre di valore, perché è sempre stato così.
Hanno fatto credere che la città è più importante della campagna, e la città in questo modo è cresciuta così oltre le necessità.
Quando ad un certo punto tutte queste certezze sono crollate insieme, è crollata anche la fiducia in altri valori che non erano nemmeno in discussione, ergo c’è la crisi, quindi si vede tutto negativo ad oltranza e allora contrazione dei consumi ecc
Come è possibile ?
La parola “investimento”, cerco nel dizionario Garzanti e trovo :
– impiego di fondi in forme (azioni, titoli di stato, immobili, oro ecc.) che prospettano un reddito più elevato o un aumento del valore reale –
ma anche :
– l’investimento immobiliare protegge dall’inflazione –
Non hanno scritto che l’investimento immobiliare è uno dei più rischiosi in assoluto e la redditività è la più incerta del panorama finanziario.
Penso agli italiani degli anni ’60 che preferivano indebitarsi e comprare case, e hanno continuato visto che in Italia ci sono oltre sette milioni di appartamenti vuoti.
Ce ne sono così tanti che si potrebbe ospitare un paese africano intero e soprattutto evitare di costruire nuovi appartamenti per molti anni.
Ma allora i costruttori ? Che faranno per tanto tempo ?
Non ho la soluzione. Sarebbe troppo bello ! Di sicuro si dovranno riconvertire in riqualificazione e ristrutturazione dei fabbricati come minimo.
Mi vengono a mente dei suggerimenti, passano attraverso la condivisione delle risorse.
Ci sono leggi introdotte di recente, alcune non mi piacciono e allora occorre azionare il buon senso, altro grande assente !
Non mi piace l’esenzione del pagamento di tasse sulla prima casa, mi vengono a mente ricconi con prime case con centinaia di stanze e non pagano nulla come il pensionato con il monolocale.
Non mi piace l’innalzamento dell’aliquota IVA , tradotto in soldoni è anche la morte dei consumi, come diceva Totò “a’ livella ! “ E’ vero che pagano tutti, ma per chi ha meno rappresenta molto.
Non mi piace sapere che il fondo monetario internazionale stima in 120 miliardi il volume degli investimenti della malavita organizzata in Italia.
Non mi piace sapere che l’urbanistica è stata piegata più volte dalla speculazione finanziaria es. Expo 2015, Monte Paschi a Roma (1993 con Ligresti).
Non mi piace l’eccessivo impegno destinato alle grandi opere, come se non ci fosse altro da fare (il numero delle grandi opere che possono usufruire di semplificazioni procedurali era di 102 nel 2012 ed è passata a 349 ,per arrivare a 504 nel 2014)
Noi semplici cittadini come possiamo capire se una legge è giusta ?

Per capirlo basta fare la prova del nove, quella delle moltiplicazioni, vi ricordate come funziona ?
Dopo aver effettuato dei calcoli matematici usando carta e penna e senza calcolatrice con un conteggio semplice ed efficace andiamo a verificare se il calcolo effettuato è esatto.
Una operazione dovremmo applicarla a tutte quelle modifiche del territorio che ci vengono suggerite dal politico di turno.
Capita infatti molto spesso che non abbiamo le competenze per valutare la portata dei cambiamenti legislativi. Basterebbe ci domandassimo :
– Quanto serve per il territorio ? Lo rende più bello ? Sarà più sicuro ? Si arricchiscono solo alcune persone ? –
Se una sola di queste risposte non vi sembra ok se state leggendo queste righe e vi sembra di dover fare qualcosa per il vostro paese, ci sono possibilità che vi facciate portatori di qualche progetto per la vostra comunità !
Ecco alcuni riferimenti toscani di movimenti di cittadini :
http://www.perunaltracitta.org/la-citta-invisibile/
ce ne sono in ogni regione, non conta la colorazione politica, sono gli obiettivi che li animano.
Poi vorrei affrontare il delicato argomento dei reati ambientali strettamente connesso al mattone.
Atlante italiano dei conflitti ambientali
link http://atlanteitaliano.cdca.it/
Centro di documentazione dei conflitti ambientali
link http://cdca.it/
Ci sono per la cronaca 180.000 ettari di terreno altamente inquinato (fonte Legambiente)
Le ricadute sono sulla salute.
Es. Progetto Sentieri – Ministero della Salute
per gli interessati questo il link http://www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_2_1.jsp?lingua=italiano&id=2147
In molti casi è lo stato ad essere inadempiente, come nel caso del referendum sull’acqua bene comune. Non sono stati rispettati gli esiti del referendum.
L’Italia inoltre ha ratificato la convenzione di Aarhus
vedi link dal sito Ispra : http://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/normativa/Normativa-sull-accesso-alle-informazioni/normativa-sovranazionale/la-convenzione-di-aarhus
questa stabilisce il diritto dei cittadini a partecipare ai processi decisionali ed avere accesso alle informative in materia ambientale sia a livello locale che nazionale.
Verrebbe da ripensare anche la corsa all’energia. Ci sono molti paesi che dispongono di più energia di quanta be abbiano di bisogno.
Non si sente parlare di efficienza energetica ed eliminazione degli sprechi. Molti la chiamano risparmio energetico, ma stranamente spesso viene osteggiato a priori anche se dopo l’applicazione contribuisce al contenimento dei costi.
Il contributo della cittadinanza attiva è centrale alfine di creare un nuovo modello di vita delle persone. Che aspettiamo ?

Altro che mattone !
Vi ho dato una mattonata ! Troppo lungo lo so dovevo fare due articoli, bah sarà per la prossima 🙂


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MARMELLATA DI MORE


marmellata di more

caricamenti dal cellulare !

MARMELLATA DI MORE

Sono stato a cercare le more con mia moglie (vedi foto) erano circa 5 kg.
Inutile raccontarvi la fatica, il caldo non tanto poiché eravamo già nel luogo conosciuto alle 6 della mattina, solo i temerari vanno nella tarda mattinata o nel pomeriggio.
Le more sono mature ad agosto in Toscana, a seconda della latitudine potrete trovarle anche in altri periodi.
Colgo l’occasione per ricordare vecchissimi proverbi toscani :
Mi sei discosto quanto gennaio alle more – Le more maturano a fine estate……
oppure Stai cercando le more di Gennaio – stai sbagliando qualcosa nella ricerca !…..
Alle otto eravamo già di ritorno con il bottino.
Appena arrivati a casa sono iniziate le danze !
Lavaggio con solo acqua delle more, tolto se possibile tutti i piccioli rimasti attaccati, pesatura delle stesse per il calcolo dello zucchero e…..via in pentola !
Nella pentola si mettono SOLO LE MORE e un limone ogni due kg, (io ne ho messi solo 2 dato che eran grossi) nient’altro.
Naturalmente usare pentole antiaderenti, all’inizio fuoco abbastanza alto per far prendere il bollore e tenere coperto, poi appena bollono mettere al minimo e scoprire.
Le more si devono spappolare il più possibile in questa fase perdono una discreta quantità di liquidi.
Ho fatto cuocere per quasi due ore, ma il tempo cambia a seconda della massa e del tipo di pentola (es. pentole molto larghe e magari poco materiale perdono velocemente liquidi e richiedono minor tempo di cottura)
In questa fase facciamo perdere alla frutta i liquidi e si evita l’uso di addensanti (mai usati nelle mie marmellate !)
Alla fine della cottura/spappolamento si prende il famosissimo mini-pimer e si frantumano le more il più possibile. (ah ! Ricordate di togliere i limoni se no frantumate anche quelli !!!!!)
Questa operazione si rende necessaria prima del successivo passaggio delle more al setaccio che vedete nella foto.
Il setaccio è stato costruito da me, rete in acciaio da un mm, telaio in legno misura cm 30×40 circa.
Quindi dopo il mini-pimer prendete le more super-spappolate e a questo punto ne metterete un po’ per volta sul setaccio e via a setacciare.
Sarà utile usare uno di quei mestoli di silicone, prima lo facevo a mano usando guanti in plastica, ma non era il massimo. I semi verranno scartati, ci rimarrà anche un po’ di polpa, ma è inevitabile!
Alcuni mi obietteranno che si possono evitare queste due fasi se si effettua il setaccio con il passaverdure cambiando i dischi appositi.
Non ho mai usato il passaverdure, ma una volta assaggiai una marmellata realizzata con questa tecnica, ricordo il sentore di legno.
I semi con il passaverdure si frantumano e vanno a finire nella marmellata, quindi cuociono con la stessa e si ne sente il sapore nella marmellata. Può anche darsi che quella che sentii era passata male, non saprei.
Ecco perché uso il setaccio, e di quello mi fido, poi fate voi…..
A questo punto si può rimettere al fuoco, si fa prendere il bollore e…. si aggiunge lo zucchero, se preferite zucchero di canna.
Ho considerato 2 etti a chilo di frutta, quindi un kg dato che erano 5 kg.
Dopo 30 minuti di cottura, fate la prova del piattino per controllare la cottura: versare qualche goccia di marmellata su un piattino e lasciate raffreddare. Se tenendo il piattino in verticale la marmellata non cola, è pronta, altrimenti prolungare la cottura.
Lavate nel frattempo in acqua calda i vasi che dovranno contenere la marmellata. Riempiteli quasi completamente lasciando solo 1-2 centimetri d’aria. Ripulite se necessario i bordi e chiudete i coperchi. Capovolgete i vasi e lasciate raffreddare la marmellata in questa posizione. Conservate in ambiente fresco e buio.

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