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LA FORZA DELLE PAROLE

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la forza delle parole

Img dal web

LA FORZA DELLE PAROLE

Tutto è iniziato da lì. Su Twitter anni fa mi registrai e mi accorsi che ognuno poteva scrivere di tutto, poche parole e tanti significati.
Ognuno poteva prendere e …..usare parole di ogni tipo !
Osservai con delusione inoltre che a certe parole venivano attribuiti significati persino diversi da quelli della lingua nella quale erano espressi.
La prima cosa che mi venne da scrivere fu l’obiettivo lungimirante di ri-assegnare un significato ad ogni parola. Con gli anni l’uso comune ne ha modificato le interpretazioni e queste sono state poi travisate per opportunità o comodo.
Qualcuno potrebbe obiettare che un dizionario dovrebbe cambiare con il modificarsi della società.
Non condivido teorie del genere. Le parole sono uno strumento di comunicazione.
Nella comunicazione devono esserci mezzi pienamente condivisi.
Con la manipolazione si possono imporre atteggiamenti o tecniche che tendono a convincere che certe idee sono quelle più giuste, ma alla lunga questo giochetto non può durare.
La ricerca del consenso con la comprensione e dopo aver abbandonato ogni pregiudizio, sarà il percorso più difficile, ma anche più ricco di soddisfazioni.
Obiettivo primario è un terreno di conversazione.
Come possono quindi comunicare giovani e adulti se si cambiano significati alle parole ?
Per conoscere meglio la situazione del gap nella comunicazione fra società degli adulti e mondo giovanile in Italia ho trovato nel web un elenco di situazioni di seguito riepilogate :
1. Avversione storica della società adulta nei confronti del disagio giovanile, percepito come potenzialmente pericoloso per la minaccia che arreca alla sicurezza collettiva.
2. Incapacità della società adulta di fornire soluzioni ai gravi problemi dei giovani, in quanto determinate soluzioni possono ledere gli interessi di gruppi politici o economici influenti.
3. Immobilismo e obsolescenza delle istituzioni demandate ad intervenire sul disagio giovanile.
4. Nel settore dell’educazione, della formazione e della ricerca sul disagio giovanile, vengono prioritariamente privilegiati gli interessi dei soggetti privati costituiti da adulti impegnati in tale settore, senza verificare il rapporto risorse/risultati nella soluzione effettiva dei problemi giovanili.
5. I giovani rispondono con la diffidenza ai continui tentativi di essere manipolati e strumentalizzati da chi rappresenta gli interessi adulti.
6. Le istituzioni che cercano di sviluppare comunicazione con i giovani non si distaccano dai metodi manipolativi, e pertanto, vengono identificate come soggetti di cui diffidare.
Ce n’è abbastanza per non parlarsi per anni !
Lo so è difficile comunicare, è per questo che ho frequentato vari corsi di comunicazione e con successivi approfondimenti ho appreso i POSTULATI DELLA COMUNICAZIONE :
– SI COMUNICA SEMPRE può capitare che ci riferiscono di essere stati partecipativi ad una riunione pur non avendo detto nulla
– SIAMO RESPONSABILI DELLE COMUNICAZIONI possiamo guidare la comunicazione
– MAPPA NON E’ TERRITORIO quello che che per noi è corretto per altri non lo è.
Il peso delle parole nella comunicazione è limitato al 7% il restante è paraverbale 38% e non verbale 55%.
La mia attenzione era alle parole, le ritenevo (a torto) responsabili di comunicazioni mal interpretate, quando invece il loro peso era e rimane molto limitato.
Non lo sapevo e allora e lanciai così un sassolino nell’oceano di twitter :
– Scriviamo insieme : “quello che E’ : primo abbecedario del cittadino italiano 2.0” es. furbo non chi evade, ma chi trae vantaggio da situazioni –
Non credo ci siano state conseguenze importanti dato il basso numero dei follower.
Dopo averlo fatto mi sono sentito molto meglio, come quando ci si libera da un peso.
Ho conosciuto persone eccezionali per il loro carattere e la loro determinazione, solo dopo averle frequentate e senza troppo scandagliare o inquisire, ho scoperto il loro segreto.
Queste persone spesso seguono un modello, un modo di essere, un proverbio, un aforisma, una bandiera, o anche tutte queste cose insieme, ce l’hanno incollata addosso e niente e nessuno potrà fargli cambiare idea.
Una frase, un gorgo di parole, questo li anima, non solo li tiene vivi, ma dà loro l’energia per essere quel che sono.

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

2 thoughts on “LA FORZA DELLE PAROLE

  1. BEL POST CARO… SERENO INIZIO DI MESE X TE

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