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INGEGNO 2 parte


mezzina

foto a sinistra scattata con cellulare cinese : mezzina in rame dei primi del novecento, tipica della toscana

doccetta da giardino

immagine dal web a destra : contenitore dotato di pompa manuale contiene circa otto litri di acqua, per uso doccia

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INGEGNO 2 capitolo

Quando si aspettano ospiti in genere si controllano le scorte di buon vino e si prepara qualcosa di buono per fare una bella figura.
L’idea è quella di non arrivare all’evento impreparati.
Immaginate se vi venissero ospiti e magari avete tutte le sedie scollate e non le avete fatte riparare, quando si mette a sedere il vostro migliore amico robusto e si sfracella in terra accanto alla tavola ! Che disastro !
La prevenzione è una attività non molto diffusa.
Se lo fosse non succederebbero tanti disastri.
Oggi mentre apro la cannella del rubinetto penso alla carenza di acqua nel globo e quanto siamo ancora privilegiati nel nostro paese.
Osservo l’acqua che scorre e quanto lavoro c’è dietro, alle aziende di distribuzione, agli impianti idraulici, ai produttori di rubinetterie, alle lamentele degli utenti.
La mente naviga anche ai ricordi di molto tempo quando l’acqua c’era già nelle case, ma la nonna ancora rammentava di quando con tanta fatica andava a prendere l’acqua al pozzo per l’utilizzo domestico.
L’acqua era usata con parsimonia e anche l’introduzione della lavatrice fu dapprima osteggiata e poi accettata.
Le buone abitudini durarono più a lungo.
Mi ricordo in particolare il lavaggio estivo dei capelli.
La mamma si era procurata una stagna di plastica di circa venti litri. Nei mesi estivi la esponeva al sole riempita di acqua.
Nel pomeriggio quando la temperatura esterna aveva riscaldato le mura della case, l’acqua della stagna era alla temperatura giusta per il lavaggio dei capelli, a volte anche troppo calda.
Era come un reset del corpo, con la soddisfazione di sentirsi la testa pulita, i polpastrelli strusciavano i capelli e senza resistenza alcuna si appoggiavano sulla pelle del viso.
Il sole e il venticello del pomeriggio asciugavano le folte capigliature opportunamente pettinate dopo il lavaggio.
La piacevole pratica della cura personale, trovava connubio con un oculato utilizzo delle risorse.
La stagna era sufficiente per due persone.
Nel vano tentativo di rivivere quei momenti di gioventù ho cercato almeno di utilizzarne gli spunti.
Ecco quindi la realizzazione di idee, l’inventiva, la parte nascosta di noi ricacciata in profondità dal comodo, dal facile, dalla moda.
La stagna degli anni ’70 veniva utilizzata svuotandola piano con un piccolo secchiello di plastica, versando l’acqua con l’aiuto di un familiare.
Ora si può fare di meglio, ma non parlo dei vaporizzatori con acqua del rubinetto !
Ci sono diversi modelli di “doccia solare da giardino” .
Eccone uno : una doccia con pompa manuale, contenente 8 lt d’acqua che può essere riscaldata mediante il calore del sole. Corredata di doccetta, grazie all’azione manuale della pompa garantisce il piacere di una doccia vera. Se non volete perdere tempo, ma…siete ostinati del fai da te, avrete da divertirvi e gli sforzi saranno seguiti dalla soddisfazione di poter godere della doccia calda in giardino senza bisogno di scaldare l’acqua.
Ogni volta che vi lavate ci sarà da pompare, perché l’acqua non va all’insù !
Buon lavaggio !


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UN REGISTA DUE RECENSIONI


UN REGISTA DUE RECENSIONI

Del regista Eran Riklis tempo fa mi ero ripromesso di recensire un gradevole film : IL GIARDINO DEI LIMONI del 2008.
Lo faccio adesso, meglio tardi che mai, ma nel frattempo scopro che lo stesso regista ne ha fatti altri e…. proprio ieri ho visto : IL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE del 2010
Non ce la faccio a stargli dietro !!!
Nello stesso post vorrei oggi …recuperare. 🙂

https://www.youtube.com/watch?v=aFj5Uuy9liI

IL GIARDINO DEI LIMONI del 2008.
Salma Zidane, una vedova palestinese di mezza età, vive dei suoi limoni, che coltiva in un giardino appartenente alla sua famiglia, mai coinvolta in azioni terroristiche, da svariate generazioni.
Il Ministro della difesa israeliano si trasferisce in una casa vicina a quella di Salma, la donna ingaggia una battaglia legale con gli avvocati del Ministro che, per motivi di sicurezza, vogliono abbattere i secolari alberi di limoni nel suo giardino che rappresentano il suo unico sostentamento.
Nella battaglia legale la supporta un avvocato trentenne divorziato. In aiuto di Salma si prodiga anche la moglie del Ministro, stanca della vita solitaria e per gli impegni del marito. Si prende a cuore il caso della vicina.
La violenza è percepita, ma mai mostrata. In tutto il film ci sono solo degli scoppi senza alcun danno.
La lotta in difesa dei limoni diventa simbolica, si sposta l’attenzione al frutto, quando invece il problema è il terreno, il muro che divide ed è cagione di ogni male.
Non se ne parla, prima di tutto viene il muro, la sicurezza, non ci sono altri argomenti. Non si ascoltano le necessità delle persone, anche se i limoni c’erano prima del muro e anche i proprietari del terreno. Non ci si può aspettare una happy-end all’americana. La fine la immaginiamo, per ora è ancora quella.

IL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE del 2010
Eran Riklis si trova ad adattare il best seller di Abraham Yehoshua, l’irrisolto e atipico “Il responsabile delle risolse umane”. Anche il regista come l’autore del libro non mettono in risalto il terrorismo, anche se è il tema di avvio del film.
L’ennesimo attentato scuote il centro di Gerusalemme. Tra i cadaveri c’è quello di una donna senza documenti.
I suoi resti giacciono per oltre una settimana nell’obitorio senza che nessuno chieda di lei. Una busta paga di un importante panificio svela il nome della vittima sconosciuta, si tratta di Yulia, una lavoratrice straniera licenziata un mese prima. Inizia un linciaggio mediatico sul panificio. Il panificio incarica il responsabile delle risorse umane (innominato come gran parte dei personaggi) del riconoscimento del cadavere e del successivo rimpatrio della salma.
Ecco che l’ambientazione del film cambia completamente verso un paese riconoscibile nella Romania o Russia.
Il responsabile desidera portare a termine la missione di consegna della salma di Yulia, ogni volta sembra ci sia una svolta decisiva, non manca la tensione, alleggerita da episodi curiosi.
Tra telefonate a casa alla moglie e i colloqui con il giovane figlio di Yulia il responsabile cerca dentro di sé le risorse umane più profonde per vincere la durezza del proprio cuore e ricominciare a vivere. Sa di avere tra le mani il futuro dei dipendenti, si è però costruito una scorza troppo dura che rischia di non essere più in grado di valutare le loro prospettive.
La titolare del panificio gli ha proposto il viaggio per riconsegnare una salma. Si tratta di un modo per staccare, ma sa di averlo inviato in una missione che è bel altro, è un viaggio interiore.
Il responsabile lo scopre solo alla fine del film, che non vi racconto.


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IL PANINO, una provocazione


panino

img dal web

IL PANINO, una provocazione

Non dovremmo mangiare più di quanto abbiamo bisogno.
Nella rincorsa alla quantità e alla qualità abbiamo aggiunto, modificato e rivisto ogni possibile ricetta della nostra storia.
Nel seguire le regole matematiche del buono + buono = due volte buono e sostituendo ottimo + ottimo = due volte ottimo e così via siamo arrivati anche ad aumentare le dosi.
Come nelle merendine…. stiamo assistendo a confezionamenti di vere e proprie bombe caloriche.
I ragazzi degli anni 2000 non si sottraggono a questa regola.
Ancora una volta parlano i dati.
I ragazzi girano con i telefonini fin dalle elementari, ma vanno a scuola accompagnati fino alle medie.
Si allontana sempre di più la data della delega completa delle responsabilità, e vengono loro affidate sempre più tardi.
Ecco la provocazione :
Insegniamo a farsi un panino per la merenda !
Non le patatine o i dolciumi, un vero panino con quello che vorrà vostro figlio o figlia.
Si tratta di una attività che potrà essere effettuata autonomamente.
Sarà contento di svilupparla e sarà gratificato quando se lo mangerà.
Potrà dire di averlo preparato da sé, sarà una merendina di meno dal distributore. Forse lo prenderanno in giro gli amici, ma non dovete pensarlo, non si sa mai.
Ebbene sì !!
Vostro figlio potrebbe lanciare una nuova moda, che poi è vecchia, quella del panino fatto in casa.
Magari non si tratterà di risparmiare e forse costerà di più, ma il panino sarà frutto di una ricerca di cibi genuini. Vostro figlio comincerà ad apprezzare quanto di buono può essere inserito tra due fette di pane, e potrebbe essere di più di una merendina non in termini di calorie, ma di “soddisfazioni”.
E se diventasse l’idea per un pasto ? E se vostro figlio accedesse alle graduatorie degli chef pentastellati ?
E allora tra qualche anno magari vi metterete a tavola impugnando da un lato coltello e dall’altro forchetta dall’altra e chiederete al figlio :
– E oggi che si mangia ? –
Un panino ? O magari solo pane o pomodoro ….
Buon appetito !


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COPERTINA PER ILLUSI


CINDY

IMG dal WEB

Copertina per illusi

Il tappeto di parole si srotola
coloratissimo puzzle
gli elementi si incasellano
meraviglia !
È l’immagine di Cindy,
mi vuole abbracciare
no, sogno,
ops ! Risveglio

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
fine della poesia !!!!

E ora …..
Vi svelo il perché della poesia,
altrimenti
non si capisce….
Prendo spunto da una copertina di
Cindy Crawford a 22 anni
il giornale Vanity Fair ce l’ha sbattuta dopo 28 anni
non finirà mai di far sognare ?


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PADRE


Sardegna,_Italy

Da Wikipedia , mappa Sardegna

PADRE

Luigi da ragazzo viveva in Sardegna, la sua terra d’origine. Quando la mente naviga nei ricordi, spesso questi si fermano a certi momenti della sua vita.
Più piccolo di statura dei suoi coetanei, ma con gli occhi vispi delle persone acute ed intelligenti, Luigi viveva in una zona interna molto povera dove pastorizia, agricoltura risultavano essere le sole risorse per i pochi residenti.
La scuola era un obbligo, sottraeva alle famiglie le braccia disponibili, non era ben vista dalla sua famiglia. I suoi peraltro erano analfabeti e nella loro idea non serviva a nulla studiare.
Luigi a scuola ci andava, ma non studiava. Lo punivano spesso; in particolare la maestra in occasione della mensa scolastica non lo faceva mangiare quando non aveva fatto i compiti.
Quando il padre gli chiedeva se aveva mangiato, lui rispondeva di sì.
Aveva paura più del padre che della maestra.
Le punizioni del padre erano molto più severe della maestra.
Si trattava di punizioni corporali. Il padre usava il nerbo di bue per colpirlo.
I colpi diretti alle gambette scoperte dai calzoncini corti fischiavano nell’aria fino a lasciare larghe e profonde righe di sangue sulla pelle.
Per scaldare la casa occorreva la legna. Dopo la scuola Luigi non faceva i compiti come gli altri ragazzi, il padre lo aspettava per condurlo alla montagna.
C’era da camminare almeno due ore in salita.
Il ritorno però era molto più duro della salita.
Il padre caricava il bambino di otto anni con un pesante ceppo sulle spalle.
Luigi non poteva fermarsi a riposare buttandolo per terra. Non ce l’avrebbe fatta da solo a rimetterlo sulle spalle, il padre non l’avrebbe aiutato, anzi ci sarebbe stata la solita punizione !
Luigi aveva la soluzione per riposarsi e non gettare il pesante fardello a terra.
Si soffermava vicino ad un muretto a secco, ci si appoggiava con il tronco sempre sulle spalle e quando se la sentiva, ripartiva. Doveva trovare solo un punto giusto con il muro alla sua altezza e dopo alcune fermate per piccole pause riusciva a portare a casa il grosso ramo di legno per scaldare la casa.
Luigi, quinto di sei figli, diventato adulto, ha appreso dai libri di storia i motivi della sua vita grama.
In passato lo hanno raccontato anche storie come quella di Gavino Ledda (Padre padrone), volte a rappresentare la società sarda. La ricerca di un perché non vuol essere tentativo di giustificare.
Ognuno di noi ha uno scopo nella vita.
Nella società sarda di un secolo fa gli scopi dei figli erano definiti dal padre.
Il sostentamento della famiglia veniva prima della vita dei componenti stessi.
Nessuno doveva tirarsi indietro.
Il capofamiglia aveva veramente tanto potere, basti pensare che nel medioevo si estendeva anche alla vita o morte dei familiari. Guai a ribellarsi.
Il capofamiglia non aveva però potere sulla malattia.
Questa nefasta calamità si abbatté sulla famiglia di Luigi. Due fratelli morirono di malattia, anche lui si ammalò gravemente.
Venne il medico; dopo la visita con una scrollata di spalle rimise lo stetoscopio in borsa dicendo :
– questo ragazzo morirà presto, posso provare a fargli una puntura. Se ce la farà a riprendersi non si ammalerà più –
Le condizioni di Luigi divennero disperate, avevano già chiamato anche il prete per l’estrema unzione.
Era quasi tutto pronto.
Per quanto si voglia preparare ogni cosa, ogni particolare, spesso tutto risulta vano.
Un detto toscano recita :
– finché non ti arriva la cartolina, non si parte ! –
Il riferimento non è alla morte, ma al servizio militare.
In effetti fino al 2005 prima della chiamata al servizio di leva arrivava una cartolina con richiesta al giovane di presentarsi al distretto militare per effettuare il servizio di leva.
L’allusione è comunque molto esplicita, a Luigi non era arrivata la cartolina e non poteva “partire” !
Passò giorni a letto con febbri altissime. Il corpicino lentamente si risvegliò da quella pre-morte fino a riprendersi completamente.
La madre volle celebrare l’evento in uno strano modo, e dal momento che Luigi era stato considerato una specie di miracolato a causa di una intercessione dal cielo.
La famiglia doveva ringraziare il divino per il dono di avere ancora Luigi tra loro.
Luigi non ricorda di chi fosse stata l’idea, ma ricorda i cinque anni successivi.
Gli fu cucito un saio da frate addosso e Luigi divenne un ex-voto vivente, il pesante tessuto divenne la sua seconda pelle per cinque lunghi anni.
Mentre lo racconta un sorriso gli scopre una fila di denti. Ora ci si può ridere su, ma a quei tempi non deve essere stato uno scherzo.
Luigi cominciò a lavorare come manovale nell’azienda edile del padre.
A dodici anni era un ragazzo con la forza di un uomo.
Si arrampicava sulla scala a pioli portando sulle spalle fino a ventidue tegole sulle spalle, arrivando fino al tetto. Magari erano più pesanti del ceppo di legno, ma anche lui era cresciuto.
Non c’erano errori nelle sue attività manuali, si ricordava sempre del nerbo.
Luigi frena le emozioni nel racconto. Un momento di silenzio come per interrogarsi su un perché, uno dei tanti.
Perché non riusciva ad odiare il suo padre-padrone ?
La risposta è stata data più volte da psicologi e psicoterapeuti.
E’ noto che nel rapporto violentato-violentatore si instaura un circolo vizioso, ognuno ha bisogno dell’altro, anche solo per ….esistere.
Luigi ammette :
– Si, volevo bene a mio padre, nonostante tutto –
Ci sono storie che non scriviamo noi, ce le scrivono gli altri.
Ringrazio Luigi che me l’ha raccontata.
Sono contento di poterla condividere e spero risulti essere di interesse per conoscere meglio cosa accadeva nel nostro paese quasi un secolo fa.


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VACCINO


vaccino

IMG DAL WEB

VACCINO

– Via ! Buttate giù pantaloni e mutande e mettetevi tutti a buo ritto ! –
Questo fu il grido dell’infermiera nella saletta dell’ambulatorio.
Giuseppe guardò sorridendo i compagni, nel tentativo di velare la vergogna.
Nessuno si decideva a scoprire i posteriori. Non sapevano della puntura, o forse facevano finta di non saperlo. L’insegnante della scuola aveva parlato di una visita di controllo, ma il tono del mastino con labbra rossissime e camice bianco non lasciava spazio ad indugi :
– Non possiamo perdere tanto tempo con dei mocciosi ! –
Giuseppe si immaginò il peggio.
Un campo di concentramento per bambini, l’ingresso era lì e la puntura il biglietto, una volta addormentati si sarebbero risvegliati in un grande fabbricato insano e umido con un tanfo di sudore maleodorante. Le ginocchia cominciarono ad allontanarsi ed avvicinarsi l’una dall’altra e qualche muscolo iniziò a muoversi autonomamente senza aver ricevuto ordini dal cervello, come di solito.
Il colorito del viso di Giuseppe assunse un certo livore chiaro.
Paolo, l’amico per la pelle, e vicinissimo a Giuseppe, notò il cambiamento emotivo dello studente delle medie e cercò di tranquillizzarlo.
Il padre di Paolo si era un po’ documentato sulle vaccinazioni e gli aveva spiegato qualcosa per chiarirgli cosa sarebbe successo.
Allora Paolo appoggiò entrambe le mani sulle spalle di Giuseppe, lo guardò fisso negli occhi e come se fosse la sua curandera personale gli alitò in faccia :
– non sta succedendo niente di strano ! Ci stanno facendo solo un puntorone con dei bachi mezzi morti, tra cinque minuti saremo tutti fuori. Tranquillo ! –
Dopo dieci minuti erano tutti fuori a ridere.


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CARNEVALE


costume-pirata-uomo

IMG DAL WEB

CARNEVALE

Non sono uscito. Per non sentirmi in colpa penso :
– Non tutti escono, molti rimangono in casa, avranno le loro ragioni ! –
Apro il cassetto dei ricordi e i pensieri si concentrano su quel gruppuscolo di individui visibilmente agitati. Li osservo e già mi chiedo come mai adulti non mascherati, ma conciati abbastanza male, gironzolano fra le vie tappezzate di coriandoli. Roba da ragazzi. Che ci fanno loro ?
Son sempre stato una persona che se può evitare i casini, li evita, tipo Don Abbondio, che scansava anche i sassi per la via.
Nel vedere i tipi alterati, ma curioso come sono incontro un amico e gli chiedo che ci fanno a giro e se non sembra loro di essere troppo grandi.
L’amico mi risponde :
– Il fatto è che sono stati coinvolti in scherzi “pesanti” e alla fine da scherzi sono diventati cose serie –
– Ma come ! Non ci posso credere ! – ribatto all’amico.
E lui :
– Da una manciata di coriandoli a delle stelle filanti, a una manganellata, son passati a pistola ad acqua e poi….è arrivato uno con la farina !!! –
– Ah ! Ah ! Ah ! E che volevano fare ? Il pane ? – rispondo io.
– Si sono incazzati di brutto perché avevano dei vestiti costosi e glieli hanno rovinati, poiché ritengono di avere avuto dei danni ora vogliono fare lo stesso a tutti quelli passano.-
Certo mi chiedo cosa ci fossero andati a fare a giro per carnevale con i vestiti costosi, per cercare grane ?
Anche se…. è vero che ognuno può andare a giro come crede in un paese civile, senza problemi.
Questa la sintesi dei fatti riepilogata dall’amico mentre si sta facendo buio e i ragazzi mascherati se ne vanno a casa.
Oggi dovrebbe valere il proverbio :
– A carnevale ogni scherzo vale ! –
Non è mica il giorno di :
– occhio per occhio e dente per dente ! –
Questa è la mia visione per i fatti accaduti e il breve commento all’amico.
Lui deluso come me dal comportamento inaspettato del gruppetto composto da arrabbiati abbestia, si incoraggiano l’un l’altro, hanno subito danni, comprato tre kg di farina, si sono dotati di spruzzini di acqua e … tutti quelli che passano….li conciano da far schifo. Con i vestiti bianchi di farina e i visi sembrano quelli dei pagliacci quando si fanno il cerone, sono davvero buffi, ma ridergli in faccia diventa molto pericoloso.
Mentre svanisce il fumo dei ricordi chiudo il cassetto e davvero non sapevo più se ridere o scappare a gambe levate per non farmi trovare dai loschi figuri.
Me ne stetti lì come un imbecille ad osservare gli adulti ritornati bambini con la determinazione dell’interprete del film di V per Vendetta e ti potevi nascondere solo nella bara.
Decisi che quella festa non era mia, e che spesso ci vuole un po’ di cervello anche per chi non ce l’ha.
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