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EX FERROVIA SPOLETO-NORCIA

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ex ferrovia spoleto norcia

foto scattata con tablet Samsung
trasportato con cura nelle borse del portapacchi
della MTB

EX-FERROVIA SPOLETO-NORCIA

Non è mia abitudine narrare prodezze di certe avventure in MTB, ma questa la voglio raccontare.
L’idea è nata da una notizia visualizzata su facebook dell’inaugurazione del percorso della ex-ferrovia Spoleto-Norcia.
Pianificare il viaggio non è stato facile, non volevamo tornare all’auto con lo stesso percorso.
Percorsi alternativi si inerpicavano in montagne non molto accessibili, non c’erano molti percorsi alternativi.
Dopo aver analizzato la cartografia, le pendenze, abbiamo determinato il “senso” del percorso e cioè di lasciare l’auto a Spoleto e andare in bici a Norcia.
Un percorso di 60 km si può anche fare da soli, ma se si è in compagnia è meglio.
Si parte dalla Toscana di buon ora e si arriva a Spoleto verso le 10.30, ma ci vuole quasi un’ora prima di capire dove parcheggiare, allestire le bici con il necessario e….trovare l’imbocco della famosa pista ciclabile.
Il terreno della pista è con fondo sterrato, ghiaia, e per un tratto di 8 km è la statale, infatti si deve abbandonare la ex-ferrovia prima di Case Volpetti, al terzo tratto della ex-ferrovia.
Non è facile descrivere i paesaggi percorsi dal treno fino al 1968.
Da Spoleto in pochi km sale da 300 mt a 600 mt fino a Santa Anatolia di Narco.
Tra gallerie e viadotti si aprono squarci di cielo e di verde di boschi e pianure.
Le gallerie sono abitate da qualche pipistrello che impaurito esce dal buio e ci rientra subito dopo.
Quando si entra in una galleria la prima cosa si guarda il numero di metri. Ce n’è una veramente lunga e dentro è freddo, in compenso il fondo è buono, e con un buon faro si può percorrere in velocità.
E’ opportuno coprirsi adeguatamente nelle gallerie lunghe. Ho attraversata quella da due chilometri in maglietta a mezze maniche e all’uscita ero come assiderato, son rimasto cinque minuti fermo al sole come le lucertole.
Una volta ritornati alla altitudine di circa 300 s.l.m. si inizia a costeggiare la Nera. La Valnerina ha lo stupendo fiume con acque pulitissime e si percorre prima a sinistra poi a destra per molti chilometri.
Durante il percorso incontriamo persone che erano arrivate fino a Borgo (fine secondo tratto) poi la scoperta del perché non avevano continuato.
Il terzo tratto è interrotto prima di Case Volpetti, per fortuna un contadino che ci indica come uscire dal percorso della ex-ferrovia.
Quando la strada si interrompe e sale verso la statale, si arriva ad un cancello verde legato con un filo, lo si attraversa, si arriva alla statale e una volta percorsi 8 km si arriva a Serravalle.
Dopo tanti km di sterrato la strada asfaltata risulta più veloce, ma ci sono molti mezzi pesanti, gallerie poco illuminate, superato quel tratto, ecco Serravalle.
I guai non sono finiti. Nel piazzale di Serravalle, davanti alla fermata dell’autobus un grosso foro alla mia bici ci ferma per una mezz’ora, vani i tentativi di gonfiare la bici, ci vedono costretti ad usare la bomboletta di gas per le riparazioni immediate.
La ruota si gonfia bene, si riparte, ancora sei km per Norcia, ma sono le 19.30 e sono già quasi 8 ore di pedalata quasi ininterrotta a parte la pausa per il pranzo con panino.
Sono le 20.15 finalmente l’arrivo a Norcia, ma il bed and breakfast è a un chilometro da Norcia, in salita.
Non ci voleva l’ultima salita dopo 60 km. Le gambe si sono indurite, il fiato diminuisce, è Martedì, siamo in Italia, quando si fa festa, fanno tutti festa. Nel paese di Norcia quasi tutti i ristoranti sono chiusi. Non ho voglia di salire nelle campagne fuori Norcia e scendere di nuovo alla ricerca di un altro ristorante per poi salire di nuovo a tarda notte.
Le mie gambe non sono abituate a stress come quello di 52 km di sterrato e 8 di fondo stradale, ognuno ha i suoi limiti.
Conosco coetanei che non farebbero nemmeno 10 km in bici, getterebbero la spugna, mentre altri ne farebbero anche 100 senza battere ciglio.
Io sono in mezzo, con le mie lonze laterali, mi sono avventurato in questo percorso e accetto di buon grado un piatto di lenticchie, pane, un poco di affettato e frutta a volontà, offerto dalla proprietaria del bed and breakfast.
Spero nel secondo giorno, dovrebbe essere più leggero, ma…. Chissà !
I letti sono confortevoli, arriva un sonno riparatore.
Il tempo regge, la mattina successiva qualche goccia d’acqua.
Quello che conta è il vento. Nessun timore per l’acqua. L’acqua la portano i venti dal nord. Rimetto a posto il k-way, non serve.
Il riparatore di bici, motoseghe e decespugliatori mi spiega che il vento dal sud porta la sabbia dal deserto, le auto saranno irriconoscibili, con una patina giallastra/polverosa.
Dopo alcune peripezie linguistiche nel dialetto umbro, acquisizione di detti e pensieri del tecnico riparatutto di Norcia la bici è riparata, compro una camera d’aria di scorta e un’altra bomboletta “non si sa mai”, siamo quasi pronti, acquisto di panini e relativo ripieno.
Dopo un breve giro di Norcia, patria di norcini, visita di negozi di salumi con le abilità nel lavorare le carni di maiale, siamo pronti.
Partenza da Norcia alle ore 11.00 direzione Cascia, passando ancora da Serravalle.
Tra strada della ex-ferrovia e strada statale non ci sono in tutto più di 25 km. Arriviamo prima delle 13 a Cascia. Preciso per la pausa pranzo-panino.
Ci dividiamo, l’amico con migliore preparazione atletica vuol arrivare a Roccaporena, io ho già dato e non me la sento. Rimango a Cascia. Voglio visitarla per bene.
Allora vado alla basilica di Santa Rita, poi arrivo anche alla Rocca, ci sono un paio di km in salita tremendi, ma non scendo, ce la posso fare.
L’amico biker intanto è arrivato a Roccaporena, peccato che il tempo è tiranno e non riesce a vedere bene né Cascia né Roccaporena. Ci ritroviamo finalmente dopo il pranzo a panini circa alle 14.30.
Abbiamo due opzioni : prendere l’autobus con portabici delle ore 16,13 attivato alla fine di Marzo dalla azienda delle Ferrovie che ha preso in gestione Umbria-Mobilità, oppure aspettare quello delle 18.30 che però arriva a Spoleto alle 19.15.
Ma…. che ci facciamo ancora a Cascia o Serravalle fin dopo le 18.00 ?? E cosa speriamo di vedere alle 19.15 che è quasi buio ?
Da Cascia a Serravalle è discesa, abbiamo anche il vento a favore, le gambe me le sento leggere, si vola, in mezz’ora si arriva a Serravalle, c’è tempo per fare acquisti di salumi e formaggi in un esercizio commerciale bar e alimentari.
E’ buffo, ma è come i motel agip. Se entra dal bar e…. appena preso il caffè non si può uscire dalla porta da dove siamo entrati, occorre passare dal negozio di alimentari, se no come fanno a vendere i salumi ?
Una volta caricate le bici sul portabici dell’autobus ci sistemiamo previo pagamento di una decina di euro a cranio sui sedili comodi del nuovo autobus.
Una chiacchierata con l’autista ci permette di conoscere la storia della ex-ferrovia.
Un parente dell’autista era l’addetto che partiva alle quattro di ogni mattina da Spoleto per percorrere con un carrello da spingere con la forza umana. Doveva arrivare in congruo tempo, togliere ogni masso trovato lungo la ferrovia, e una volta arrivato doveva telegrafare a Spoleto, ok, il treno può partire. Non c’erano telefonini e comunicazioni radio efficienti, bisognava arrangiarsi.
Il percorso Spoleto-Norcia serviva per il trasporto delle bestie da macello, del legname e altri prodotti. Nel 1968 la ferrovia è stata chiusa in quanto ritenuta non gestibile per gli alti costi e scarso utilizzo da parte dei cittadini delle zone limitrofe.
L’autista ci conferma le fatiche degli abitanti di quelle zone ai piedi delle montagne dei Monti Sibillini. Hanno scavato quelle gallerie a colpi di piccone in anni difficili. Portato via pietre su pietre e predisposto viadotti in posizioni molto ardite. La ex-ferrovia realizzata con lo “scartamento ridotto” si può tranquillamente definire una ferrovia “alpina” per le pendenze e per il periodo in cui è stata progettata (oltre 100 anni fa).
Dalle 16.13 arriviamo prima delle 17.00 a Spoleto, c’è tempo per visitare la città diventata nuova residenza di “Don Matteo”. Non guardo la televisione, non lo sapevo, e ci racconta l’autista che ora a Spoleto arrivano molti turisti curiosi e desiderosi di visitare la ridente cittadina. Gli abitanti di Gubbio si son visti togliere una fonte di entrate da turismo.
Spoleto è in effetti una bella città, fruibile, pulita, gli abitanti sono gentili, ci danno le informazioni necessarie per visitare agevolmente i maggiori punti di interesse.
C’ero stato molti anni fa, non me la ricordavo, in poche ore non si può vedere tutto, forse ci ritornerò.
La cena in un ristorante tipico chiude in bellezza una breve vacanza di due giorni e 120 km in MTB da ricordare.
Le gambe indolenzite anche dopo alcuni giorni mi ricordano che ce l’ho fatta.

p.s. tutte le foto più belle visibili nel profilo FB

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

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