oichebelcastello

migliorare il proprio paese e non solo

PRECISO

2 commenti


preciso

img dal web

Teodoro fino a quella volta non si era mai arrabbiato. O almeno, non lo avevo mai visto in una situazione del genere. Capelli brinati, naso adunco, occhi celesti e vigili, un colorito roseo paffuto tipico dei gioviali ed empatici. Un uomo di mezz’età senza l’anima gemella, non mancava agli appuntamenti, onorava le promesse di pagamento, insomma un persona di cui fidarsi.
In un viaggio in Svizzera aveva confermato la sua ammirazione per la puntualità.
Aveva seguito momento per momento la partenza di un treno. Nella stazione c’era un orologio ad ogni binario, dotato di doppia lancetta dei minuti. Una lancetta posizionata fissa sull’orario di partenza del treno, l’altra invece si muoveva con il passare del tempo. Al sovrapporsi delle lancette, come per magia il treno partì, con una precisione svizzera.
Inutile ogni paragone con i treni italiani. Teodoro rimase flippato a lungo da quell’evento. Desiderò cambiamenti epocali nel proprio paese, ma non poteva disporre di nulla.
Pensò di migliorarsi ancora, anche se non poteva modificare più di tanto il suo comportamento, aveva già fatto tanto. Il suo corpo era educato come lui, svuotandosi ogni mattina appena alzato.
Il mostro bianco ingoiava puntualmente i rifiuti, con precisione da orologio astronomico. Anche il suo passo era come cadenzato, prima un piede e poi l’altro, con la stessa velocità, la millimetrica lunghezza e modalità di appoggio, come se avesse timore di consumare la suola delle scarpe.
A tavola la masticazione lenta, educata, parco nei movimenti e nel parlare, con un vano tentativo di mantenere le labbra orizzontali.
L’ho visto andare in crisi solo quando incontrava persone più precise di lui. Pendeva dalle loro labbra e non riusciva a mantenere le sue naturali modalità. Perdeva la proverbiale coerenza solo mentre stava proteso ad imparare trucchi su come tenere meglio in ordine un armadio, il giardino o qualche trucco per pulire la casa.
La precisione era diventata la sua identità, come un allegato di polizza assicurativa.
Se gli chiedevano di mostrare qualcosa che aveva appreso, lui si adoperava per spiegarlo; quando i complimenti seguivano le sue performance, un sorriso di sussiego e un brillio degli occhi balenavano sul suo viso.
Succede però che chi non può o non vuole arrivare ad un certo livello, osserva l’altro, ci è arrivato e cosa fa ? Lo tira giù !
Ogni persona nella nostra immaginaria scala valoriale è vulnerabile nell’attirarsi odio di chi sta in basso. Nella cerchia di amici uno di questi lo teneva d’occhio da un pezzo e si era promesso di metterlo a disagio.
Il fattaccio successe a Teodoro quando meno se lo aspettava. Un momento conviviale, tra amici, il commensale, non tanto amico, lo ferì con commenti al suo modo di fare, compassato, secondo lui da finocchio, che non serviva a nulla, solo a sé stesso. Una ferita nel cuore dell’orgoglio.
Si può pensare, ma non dire. La parola può diventare un proiettile, e quel giorno la fucilata a freddo indebolì il sorriso di Teodoro, rompendo l’intelaiatura dei suoi atteggiamenti.
Da quel giorno un incedere vacuo sostituì l’andatura cadenzata ed esatta da passo dell’oca.
Forse a Teodoro erano cadute le certezza derivate dalla utilità della sua precisione.
Quest’ultima se attira invidia e critica degli altri diventa persino controproducente.
Come la domanda : – E’ sicuro ? – argomentata dal dentista-nazista nel film “Il maratoneta”, a Teodoro cominciò a risuonare il prepotente dubbio :
– Mi serve la precisione ? –
Gli era calato il mito della sua vita. Solo ora lo capiva. Lo aveva imprigionato a modalità maniacali, come il tempo necessario a mangiare, o la disposizione del riso all’interno del piatto, la posizione del tappeto di camera.
Si era imposto delle regole, troppe, limitando la sua libertà.
Pianse dentro.
Un evento ed un contesto singolare gli avevano regalato una perla.
Aveva compreso che si possono cambiare attitudini cambiando le regole che lui stesso si era imposto.
Una nuova vita lo aspettava, solo un po’ più libera.

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Autore: rfrancalanci

Innanzitutto mi presento : sono uno dei tanti ultracinquantenni che con le leggi di venti anni fa sarebbero già andati in pensione ed invece con le odierne leggi dovranno lavorare (se ci sarà lavoro) altri dieci anni come minimo. Non mi fa paura lavorare, solo mi rende triste dover rimanere inattivo, perché ovunque mi rivolgo tutti mi dicono che “non è compito nostro far lavorare i dipendenti in cassa integrazione o in contratto di solidarietà” Così me ne ritorno a casa mesto, ben conscio che quel barile al quale tutti attingono un bel giorno finirà se non finisce questa crisi, e allora saranno dolori per tutti. I miei genitori e nonni nel periodo post-bellico hanno vissuto veri momenti di solidarietà e di condivisione, non per questo se avete occasione di parlare con qualcuno che ha vissuto quei momenti vi dirà che tutto sommato erano momenti duri, ma felici. Sono nato intorno agli anni sessanta, quando l'Italia era in pieno boom economico e ancora in fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, i padri e le madri in quel periodo cercavano di crescere i figli in condizioni migliori di quelle in cui loro stessi erano cresciuti, il benessere incominciava anche in Italia e con esso l'egoismo, lentamente si insinuava nel comportamento dell'italiano medio. Il danno maggiore alla società odierna comunque è l'introduzione di modelli vincenti verso i quali i giovani sono stati stimolati dai mass-media e dalle dinamiche di gruppo, per semplificare vorrei evidenziare che il modello del “furbo” ci è stato fatto digerire come “sempre vincente” Viene da chiedersi se dobbiamo introdurre un nuovo modello di riferimento, e ora che la rete ci permette di conoscere in quali paesi del mondo secondo noi la vita è migliore, sta a noi poi scegliere a quale ambire , se per es. è migliore la Svezia, o gli Stati Uniti o forse il Buthan, e subito dopo aver pensato globalmente, agire localmente. Credo che "oichebelcastello !" sia un ottima modalità per agire localmente, anche a molti farà sorridere nel ricordare il ritornello della canzoncina intonata agli amici non appena avevamo finito di costruire il nostro castello di sabbia.

2 thoughts on “PRECISO

  1. Bello, bisogna sempre mettersi in discussione! Buona domenica 🙂

  2. Grazie ! Se riuscissimo ad ascoltare le voci interiori sarebbe perfetto ! Comunque come tanti altri è un racconto di fantasia. Ora riesco a scriverli. Proprio io che credevo di non esserne capace !

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