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LAUREA


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LAUREA

Non ci sono arrivato, non ci volli arrivare, decisi che potevo studiare anche durante il militare.

Dopo un anno di frequenza del primo anno di università, salutai le compagne di studi, pensavo di rivederle.

Ad una ragazza di Jesi caddero alcune lacrime, io ridevo e non immaginavo che non le avrei più riviste.

Ebbi una licenza per andare a dare un esame di economia, non lo passai.

Il professore mi vide abbronzato, e lo ero, ma mi trovò anche impreparato. Fu l’ultima presenza in facoltà e la fine degli studi universitari.

Quando penso a quel percorso sono contento di non aver continuato. Non era per me, anche se mi ero appassionato alla finanza.

Quaranta anni fa una laurea aveva ancora un valore, non era solo un pezzo di carta, ma un passaporto con accesso a molte occupazioni.

Poi c’erano anche tante persone in gamba che comunque si posizionavano bene nella società anche senza laurea. Oltre al lavoro di impiegato ho avuto il tempo di dedicarmi all’informatica e tante altre passioni.

Non sono un nativo digitale, ci sono arrivato tardi, ma ho aperto l’account facebook prima della figlia sedicenne, nel 2008. Per anni sono rimasto lì a guardare quel mondo che cresceva in modo smisurato.

Qualche anno fa ho cominciato a comunicare alla rete dove sono, cosa faccio, e pubblicare foto dei luoghi visitati, e raccogliere i mi piace a piene mani. Si chiama bisogno di approvazione.

E intanto è cresciuta anche la figlia ed è arrivata all’università.

Non l’ho obbligata a laurearsi. E’ stata una sua scelta, come fu mia quella di fermarmi al diploma.

La sua laurea è arrivata in sordina.

Poteva essere il mio momento, raccontare la felicità di un padre con figlia laureata, ma non ho scritto nulla sul mio profilo facebook, né comunicato agli amici e parenti.

Nel giorno della laurea ho considerato che quello spazio era solo suo, che era giusto che condividesse con amiche e amici la sua gioia, su facebook istagram e altri social.

Poi ho pensato, ma chi non ce l’ha facebook ? Non è mica obbligatorio per un padre pubblicare tutto quello che fa, e le attività della famiglia.

Ho fatto questa riflessione solo dopo alcune settimane e non mi pento di non aver pubblicato nulla.

Si tratta di una gioia particolare nel mio caso che necessita di un tempo di maturazione come le uova covate dalla gallina.

La gioia mi è uscita solo oggi ed è stato molto bello.

Lo scoppio ritardato talvolta è pericoloso, ma credo si riesca a gestirlo meglio, un po’ come la rabbia.

E mi ritrovo quindi una figlia laureata e se mi faccio un pizzicotto sento male e quindi è vero, son proprio contento perché lei è arrivata dove io non arrivai.


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UMILE


alfabetoImg da web

Lezioni per le vacanze : “finire il sillabario di Parise”

Ecco la U !

UMILE

La voce, nel caso di Luigi, rappresenta un punto fermo nel suo carattere.

Flebile, ma decisa. Melodiosa senza essere monotona. Suadente, ma non troppo.

Il sorriso sincero e mai sforzato.

Quando parla con persone, le guarda in faccia, rilassato, ogni tanto abbassa la testa come per proteggersi dagli sguardi altrui.

Se ha ragione, fa di tutto affinché siano gli altri ad attribuirla.

Non l’ho mai visto porsi in posizione di superiorità o di sfida verso gli altri.

Anche se il suo modo di fare può sembrare debole, il suo comportamento è molto ammirato.

Luigi è temuto, senza essere un duro.

Non so quanti vorrebbero avere la sua forza, tenacia, sicurezza.

Nessuno capisce dove Luigi trova queste qualità.

Quando i suoi amici trascorrono le giornate con lui, Luigi non dà a conoscere nulla di sé.

Sa di essere un modello per gli altri, ma non fa pesare questo suo ruolo.

Non è un capo, è solo una persona influente per la sua comunità.

Ce ne fossero come lui !

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foto prelevata dal sito web http://lamenteemeravigliosa.it/lumilta-che-nasce-dal-cuore/#!kalooga-26318/umilt%C3%A0


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Io sto con te di Guido Chiesa – 2010


 

Io sto con te di Guido Chiesa – 2010

Mi son messo a curiosare su un elenco di film vecchi non ancora visti, ce ne sono a centinaia, spesso sono catturato dall’immagine, dal titolo, clicco su le informazioni e approfondisco sul voto IMDB o mymovies, se è più di 6.5 decido di guardarlo.

Ho trovato un film di qualche anno fa “Io sto con te” di Guido Chiesa del 2010.

Scorro alcune recensioni del film, noto che è preceduto da un avvertimento :

“si rivolge senza esitazioni a credenti e non”

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=1834

http://www.cultframe.com/2010/11/io-sono-con-te-film-guido-chiesa/

Film tratti dai Vangeli, ne abbiamo visti tanti, ognuno con particolarità diverse. Questo di Chiesa prende in esame la vita di Maria e l’educazione di Gesù.

Maria, ha dalla sua il segreto dell’annunciazione, un matrimonio con un Giuseppe molto più vecchio di lei, ma sopratutto non accetta quanto stabilito dal capofamiglia Mardocheo.

Maria accenna ad Elisabetta della possibile circoncisione del figlio, le comunica che non è disposta a sottoporlo a quel trattamento affermando :

– il Signore ci chiede misericordia, non sacrifici ! –

Maria si oppone alle regole della comunità rurale di Nazareth, è una moglie molto giovane e preferisce andare a Betlemme. Partorirà nel deserto, lontana dagli obblighi della tribù di appartenenza.

Le levatrici le ricordano di non far succhiare al figlio il liquido giallo, in quanto ritenuto impuro e del diavolo, ma lei l’allatta subito.

Il nome Gesù glielo mette lei e non aspetta le regole del capofamiglia.

Le offrono acqua non pura e lei l’accetta anche se sa che non sarà pura per quaranta giorni.

Giuseppe le ricorda l’obbligo di circoncisione e ancora una volta Maria :

– l’hanno fatto a te e ora vuoi farlo a Lui ? – e consegna il piccolo in mano al padre, anche se è ancora ritenuto impuro, secondo le regole del Tempio –

Zaccaria le ricorda che rischia la lapidazione !!!

Arrivano al tempio e risuonano le regole relative all’olocausto, necessario alla espiazione.

Un soggetto femminile afferma la verità e contesta la Legge, oltre all’annunciazione ella sa che dovrà crescerlo ed educarlo interrompendo l’obbligo a ripetere la stirpe, i calcoli, i rituali.

Sono gli esperti curiosi (gli inviati di Erode) che imparano cose nuove da Maria, quando si stupiscono di come mai Maria lasci Gesù libero, e finalmente capiscono che il segreto è quello di una madre che crede nel proprio bambino.

Gli inviati di Erode decidono di non fare nulla e non comunicare nulla al Re.

Erode fa uccidere i primogeniti, è un massacro. Maria riesce a salvare Gesù.

E le domande di Gesù…!

Gesù alla madre :

– ma le scritture possono sbagliare ? –

e Maria :

– sono state scritte dagli uomini, qualche volta vanno bene altre volte no –

La legge infatti ha un intento ed è quello di “dividere” il puro dall’impuro, l’uomo dalla donna, l’ebreo dal gentile, e così via.

I perché di Gesù : Perché raccomandano di picchiare i figli ? Perché le mogli non possono mangiare in compagnia dei mariti ? Perché se non si può uccidere, si possono uccidere i pagani ? Perché si fanno tutti quei sacrifici ?

E va a parlare al tempio con i dottori della legge senza avvertire i genitori.

Gesù non deve mancare di rispetto, tuona Mardocheo.

La paura non porta al rispetto, precisa Maria e incalza con una grande verità :

– I nostri figli non sono rami storti ! –

E Mardocheo non è d’accordo. Affermando che chi trascura la correzione si smarrisce !

Nel film viene dato molto rilievo al lato umano di Maria e di Gesù.

Non voglio in questa sede analizzare la parte spirituale e religiosa, e non ne sono all’altezza per una totale assenza di studi teologici.

Anche io ho voluto aggiungere una riflessione, come quando completi qualcosa, metti la spunta nella lista degli impegni ; “fatto ! “

Per il “cosa mi lascia” colgo l’occasione per inanellare un pensiero rivolto ad un evento nel paese svoltosi Domenica, una festa di più associazioni di volontariato, donatori sangue, polisportiva agricoltori, artisti centinaia di persone a curiosare tra passioni e lavori della comunità.

Gli agricoltori avevano portato piccoli trattori per farli provare anche a bambini di 4 o 5 anni, istruttori sportivi invece si sono adoperati per far provare vari sport.

Bambini, ragazzi e anche adulti a fronte di una specie di ticket avviavano un percorso di conoscenza-esplorazione degli sport che nel paese potevano essere praticati e quindi …bocce, ciclismo, ginnastica artistica, tennis, calcio, pallacanestro, pallavolo, atletica leggera.

Con una persona anziana, abbiamo scambiato le impressioni sulla festa, questi mi ha raccontato che ai suoi tempi giocava a pallone e non avevano che una palla di stoffa, e si ricordava sempre delle lievi ferite quando prendevano la palla con la testa dalla parte della cucitura.

Voleva ricordarmi che non c’era molto da scegliere, c’era quello e basta, ed era già tanto.

Ora c’è molto di più, ma c’è anche un altro pericolo, che il figlio venga indirizzato allo sport del genitore, dove lui era bravo da piccolo o non era riuscito e magari poteva arrivarci il figlio.

Ci siamo messi a discutere sulle scelte dei ragazzi e le loro passioni.

Le passioni sono le loro, non possono essere quelle dei genitori, si possono anche sovrapporre, ma è come se disegnassimo un percorso prima che possano camminare.

Può darsi che sia quello che loro desiderano, ma non è sicuro. Niente è sicuro.

Con quali modalità le scegliamo ? Quanto sono loro a decidere e quanto noi ?

Magari quella più vicina a casa o perché ci va l’amico del figlio.

Quanto tempo abbiamo per scegliere ? A chi ci vorremmo ispirare ? Ci può essere utile rivedere il film di Chiesa ? Chissà.


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CARABINIERE


carabiniere

CARABINIERE

Un caldo soffocante permea il giardino del paese mentre la festa paesana, un palio con contrade e carri, si avvia verso la conclusione con la folla pressata nelle vie.

Con mia moglie me ne sto sulla panchina senza condividere la gioia dei contradaioli.

Non è il mio paese, e poi il baccano non mi piace molto.

Sono arrivato qui da pochi anni, per stare vicino a mio figlio.

Ora l’unica cosa che posso fare e vivere nei ricordi, ma è così forte la paura di dimenticarli che li ripeto, continuamente.

Con la scusa del tempo meteorologico appena una coppia si posiziona sulla panchina dove siamo seduti, accendo la radio dei ricordi e con incedere vacuo racconto la mia vita.

Mi ripeto. Lo faccio troppe volte. Il giovane mi ascolta ugualmente, non so che età abbia, non è importante, mi ascolta.

Sciorino quel che posso ricordare e che è stato utile nella mia vita.

Sono quel giovane prestante carabiniere dai luoghi della Sicilia trasferito in un paese lontano.

Un pesante fardello di responsabilità : carabiniere da sette generazioni.

Ti trovi ad esercitare un mestiere necessario alla società.

Ma è qualcosa di più di un mestiere per me.

Racconto al giovane uno dei momenti più toccanti della mia vita.

Uno dei primi incarichi era la sorveglianza presso un carcere. Nell’immediato dopoguerra, per qualche disattenzione i carcerati se ne erano fuggiti dalle celle e si erano posizionati sui tetti.

Non dovrebbe accadere, ma ti ci trovi.

Ci devi essere per capire cosa provi, come una rapina in banca.

Gli feci un discorso, come un padre, come un amico, gli dissi che stavo facendo il mio lavoro, che si può sbagliare tutti, e… scesero dal tetto senza alcuna lamentela.

Non sono stato un carabiniere con ruoli importanti, mi avevano incaricato delle estradizioni e trasferimento dei detenuti.

A quei tempi non c’erano le auto della polizia attrezzate o i furgoni blindati, dovevamo prendere le auto a noleggio da privati.

Allora dovevo mettere le catene e manette ai detenuti.

Ho sempre avuto paura di fargli male. Le manette si potevano regolare in tanti modi, cercavo di stringere il meno possibile, come una corda, la puoi tirare, ma non la devi rompere.

Il mio rispetto per gli altri mi ha garantito una vita tranquilla e mi sono sempre trovato bene.

Quest’ultima frase la ripeto troppe volte, il giovane mi guarda senza dire nulla, forse vorrebbe avvertirmi che l’ho già detto, ma sorvola, accetta questo mio comportamento.

Anche quando gli racconto di come finì il periodo di carabiniere.

Una legge del 1940 aveva stabilito che si potevano sposare i sottufficiali solo dopo il ventottesimo anno di età.

Già c’erano gli usi della mia regione ad essere rigidi, non avevo più l’età per una “fuitina” e l’arma non mi consentiva di sposare la donna amata fino al raggiungimento dei ventotto anni.

Poi il limite fu variato a trenta anni, con una legge del 1956. Mi sposai, ma lasciai l’arma.

Ho lavorato fino alla pensione per una azienda di vigilanza.

Ora me ne sto qui a ripetere le cose belle che voglio ricordare affinché mi accompagnino per il resto della mia vita.


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ALLA STAZIONE


treno

Img dal web

ALLA STAZIONE

Libri, smartphone, tutti a capo chino, osservano senza guardare, come diretti al vuoto.

Solo un capellone occhialuto da sole, sembra cercare uno specchio, per una ennesima approvazione di essere bello davvero. I muscoli della faccia rilassati, seduto su una delle panchine verdi forellate di rettangoli e gambe accavallate in attesa di una lei. Chi sarà la fortunata ?

Un bassotto accoccolato su un obeso padrone ansimando lo osserva curioso, una linguetta sporge dal piccolo muso.

Fioccano telefonate intorno a me, suonerie strane come fulmini in un temporale estivo.

Si alternano risposte e silenzi, poi un treno con grande stridore si ferma al binario 8, davanti al bellantonio .

Non vedo più nulla, dal mio binario 9, con davanti il treno, non posso più vedere chi scende, sale o saluta.

Altro stridore, altro treno, questa volta sul binario 9, non è il mio treno, ho ancora 15 minuti, per scrivere, sembra un eternità.

Accanto a me una simpatica negretta con accento fiorentino. Se non avesse parlato a telefono alla madre avrei provato ad indovinare la nazionalità.

Lei si osserva l’abbronzatura sulle scarpe bianche, anche loro si abbronzano, io non ci credevo, ma è così, e mi sono documentato anche ! Le arriva un altra telefonata e mentre risponde fuma e il vento soffia il fumo tutto verso di me, mi permette di fumare il suo fumo.

Io ho smesso quaranta anni fa, mi dà quasi noia, la nicotina entra prepotente nei polmoni.

I treni se ne vanno, il bellantonio al binario 8 non c’è più e nemmeno il bassotto con il padrone obeso.

La giornata con i suoi trenta gradi ci regala sole e caldo umido, causa la pioggia di stanotte.

Un temporale non è stato sufficiente a far diminuire le temperature.

Un treno in transito sposta l’aria e anche i lunghi capelli di una giapponese con cappellino di paglia.

La giapponese è insieme ad una amica dai lineamenti europei, ma non è italiana, ormai ho lo sguardo esercitato. Si siedono ad una panchina vicino alla mia. Parlano italiano entrambe, incredibile !

Cerco di fare supposizioni sul perché sono lì in stazione, non mi viene a mente nulla.

La possibilità è che abbiamo trovato un linguaggio comune.

Come negli anni cinquanta, quando il latino era obbligatorio in molti paesi europei e studenti francesi e italiani non conoscendo le rispettive lingue scoprivano di poter parlare in quella lingua antica, ma utile all’occasione.

Quando ci si impegna si trova quel denominatore comune, le frazioni si assomigliano con tanti mezzi per formare un intero.

E un ricordo lo conferma. Quando in un viaggio in Turchia conobbi uno spagnolo, parlava benissimo l’italiano, era venuto a trovare un amico turco, me lo presentò, anche lui parlava bene italiano, mi raccontarono di essere studenti della università di Perugia. Entrambi usavano l’italiano come lingua comune.

Una lingua, un punto d’incontro.

Sotto l’orologio del binario 9 un display annuncia il mio treno in arrivo.

Mentre lo vedo in lontananza decido di cambiare la modalità da investigatore-osservatore ad indagine attiva.

All’arrivo del treno scendono decine di viaggiatori, scorgo la giapponese con l’amica europea, salgono sul mio treno che è anche il loro, le seguo.

Si siedono vicino ad un pendolare assonnato e bilioso, c’è ancora un posto, è per me, chiedo se è libero. Mi sistemo cercando di non invadere la loro privacy.

So bene che gli stranieri non gradiscono molto intrusioni sulle loro vite personali, ma le due amiche parlano italiano, spero avranno imparato che oltre la lingua c’è il nostro modo cordiale e socievole di rapportarsi. Sono evidentemente più giovani di me, scopro che sono dirette a Siena, calcolo che ho un’ ora di tempo per conoscerle.

 

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