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Tutti muoiono ma non tutti vivono


E’ da tanto che non ribloggo un articolo. Sono quelle cose che sembra che ti chiamano. Ecco , l’ho sentita.

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Condivido questo video trovato sul web con la speranza che possa dare la spinta a prendere in mano la propria vita e a realizzare i propri sogni per molti di voi. Vedetelo con attenzione.

via Tutti muoiono ma non tutti vivono — Dott.ssa Ilaria Rizzo

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MORTE


bacio-della-morte

MORTE

Ogni tanto ne parlavamo in casa. L’argomento era tabù, anche se non di frequente qualcuno parlava di Gisella. Il suo nome evocava ricordi, e quindi la sua fine. Aveva cinque anni quando le diagnosticarono la leucemia. Negli anni ‘60 l’evolversi di quella malattia aveva un solo effetto nefasto : la morte. Il corpicino di Gisella non fece in tempo ad accorgersi della malattia e dei tentativi di cura. La morte arrivò in punta di piedi e se la portò via.
I genitori avevano capito che per la loro figlia non c’era scampo. Gli amici, i parenti cercavano di metabolizzare quella perdita. Fu così che mi ritrovai in casa tante foto dell’amica, compagna di giochi. Nelle foto in mio possesso era stata sorpresa in sorrisi, mentre guardavo quei pezzetti di carta riaffioravano i ricordi. Le foto erano state sistemate con quelle dei familiari, dei nonni e bisnonni, di eroi locali delle due guerre.
Lei così giovane in compagnia di altre foto molto datate, ora avevano qualcosa in comune, nessuno di loro era ancora in vita.
Il concetto nuovo finora mai eviscerato era la morte.
Quando pensi che l’esperienze possano averti già fatto vivere momenti molto difficili e per certi versi da dimenticare, ecco che ti arriva l’ennesima batosta fra capo e collo. Il destino non ti avverte e ti becchi l’impreparato come quando a scuola non avevi fatto le lezioni. Non ci sono scuse.
Di fronte a problemi molti grandi, se possiamo giriamo tutti al largo, e di fronte all’argomento morte …. giro molto largo ! La morte è una delle paure più grandi e già parlarne crea fastidio.
Pochi scrivono di morte. Forse per tenerla lontana, forse per paura, gli scrittori preferiscono trattare altri temi.
La prima cosa che occorre è un gran rispetto, il primo gesto dovrebbe essere come quando si entra in chiesa con il cappello. Occorre toglierselo.
Così a parlare di morte mi verrebbe naturale abbassare i toni e parlare sottovoce, come voler far intendere solo a coloro che vogliono veramente ascoltare e hanno provveduto a zittire i brusii del cuore e della mente.
Se devi andare in montagna a sciare, prima di partire puoi andare in palestra e chiedere una preparazione di ginnastica presciistica; è molto utile per evitare infortuni. Per la morte non ci sono esercizi preparatori, non servono, e parlarne porta solo sfiga.
Quindi cosa farete ? Interromperete questa lettura ? Non siete curiosi di sapere dove vi porterà ?
Riaffiorano i ricordi di Gisella, le foto in bianco e nero sbiadite, i giochi insieme con i secchielli, il vuoto del suo posto a tavola.
E sono ancora lì in una situazione che non mi aiuta, la analizzo, gli do un nome, si chiama “attaccamento”.
Mi sto attaccando a qualcosa che non c’è più, a momenti che non possono ritornare, e non mi servono, non sono utili a chi legge, non servono a nessuno.
So che non devo dimenticare, ma devo smetterla di stare nell’attaccamento.
Finalmente godo della mia situazione, ne ho piena consapevolezza, non posso spiegare come si vince la paura della morte, ma si possono limitare le ripercussioni sul nostro vivere.
Ma non per tutti avviene quel che è accaduto a me.
Tra chi legge queste righe magari pensa ad un proprio caro deceduto, ed è vicino, quasi lo possono toccare, gli parlano, hanno vestiti, scarpe, la voce risuona nelle menti. Fantasie molto precise, ma inutili.
No, non me lo chiedete ! Solo voi sapete come fare, nelle vostre menti una complicata caccia al tesoro, la soluzione in un bigliettino ripiegato decine di volte. Dovrete aprirlo e leggerla ad alta voce. Avete già la soluzione, ce l’avete dentro.
Il premio della caccia al tesoro è un fiume di soddisfazioni.
Quei fantasmi di morti sono la palla di piombo incatenata degli schiavisti.
E’ affar vostro decidere come volete vivere la vostra vita, e non devono essere eventi esterni a deciderne le pieghe e gli sviluppi.
Ogni giorno possiamo girare una pagina del film della nostra vita.


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SENZA BIGLIETTO


biglietto-da-visita

SENZA BIGLIETTO

Sono passati quasi venti anni dal primo corso di informatica. Lo chiamavano così l’approccio alla rete, alla navigazione internet a 4800 k/sec, i primi browser, la posta elettronica di Eudora, bei ricordi.
Non esistevano, o erano molto rari gli esperti di database, web editor, web marketing, programmatori html ecc.
A quei tempi c’erano i bigliettini da visita. Dovevi averne uno colorato, la grafica era fondamentale, pochi dati ma essenziali, guai a non avere il cellulare, la mail non tutti ce l’avevano.
La cosa migliore avere qualcosa che lo differenziava, come alcune parti lucide o dei forellini a formare il logo di un’immagine o un disegno in rilievo ; allora quella era un perla e rappresentava valore aggiunto.
C’era chi si faceva anche mettere la foto e allora lo avrei mandato dallo psicologo.
In generale si preferiva vedere la gente in faccia, ascoltarsi, piacersi e finalmente stringersi calorosamente la mano.
Ne è passata di acqua sotto a ponti.
Sono qui.
Con un sito internet a presentare docenti con idee nuove e meno nuove, a dare opportunità a giovani e meno giovani, contattare agenzie formative con i loro enormi bacini di utenze.
Sono senza biglietto, non l’ho proprio fatto, ma sto comunque navigando anzi se mi state leggendo anche voi ci incontreremo.
Possiamo farlo.
Anzi, come dice un mio amico blogger :
– celapossiamofare –


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GRU


gru

 

 
GRU

Le alte torri metalliche sembravano ghermire gli immobili della città.
Si poteva tentare di contarle, ma erano troppe.
Erano gli anni del boom edilizio.
Se ci fosse stato materiale meno costoso della sabbia, l’avrebbero usato.
Il lavoro c’era per tutti e faceva percepire sicurezza.
Italiani e giapponesi, i grandi risparmiatori (forse perché avevano perso la guerra ?)
I risparmi spesso convogliati verso l’acquisto di case di proprietà alimentavano il mercato immobiliare.
I mostri d’acciaio protesi a convogliare cemento nei posti giusti rappresentavano l’indice di operosità di un territorio.
Se c’erano gru, voleva dire che c’era lavoro e quindi benessere.
Le gru non hanno avuto molti figli.
Mentre crescevano palazzi in ogni direzione le gru sono quasi scomparse.
Un animale in via di estinzione.
Ci pervade un po’ di nostalgia per quei momenti di intense attività immobiliari.
Vorremmo ritornare a quel benessere diffuso.
Come ha potuto il prodotto di quelle gru elargire tanto benessere ?
Cosa ci è rimasto adesso ?
Nessuno nutre ora le poche gru rimaste.
Quei pilastri di metallo non sputeranno più grandi quantità di cemento sul nostro pianeta.
Sono solo riflessioni alla ricerca di crescite alternative, senza ….gru !


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EMOZIONI


guitar-body-3

EMOZIONI

Sarai la mia chitarra,

pizzicherò le tue corde,

uno spartito di musica da camera,

un connubio di emozioni,

una simbiosi sentimentale.

Le note sprigionate

mi condurranno a pensieri svuotati,

i tuoi suoni mi avvolgeranno

con vibrazioni penetranti

in uno scompiglio di razionale.

Melodie con timbro armonico

si propagheranno ben oltre

i padiglioni auricolari.

Nell’itinerario dei sensi

le dita accarezzeranno le tue parti tese

e queste rilasceranno oscillazioni palpitanti.

E non sarà solo musica.

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