Attesa


Attesa

Bar dell’ospedale, fumo di sigarette ai tavolini

molliche di pane agli uccellini

gente in fila, gente in coda

camici bianchi, verdi, celesti

si alternano ai volontari

un momento di ristoro della mente, del corpo

tra gli accendini

e squilli dei telefonini

ognuno la sua attesa, di un posto,

di riprendere il lavoro, della guarigione

o… della morte

le riflessioni si accavallano

come i tasti della macchina per scrivere

sulla faccia ognuno ha la sua storia già scritta

Cosa posso dire che altri non abbiamo già detto?

Una zingara accompagna il figlio piccolo vicino ai clienti

del bar per chiedere se qualcuno gli compra una brioche

Anche le pubblicità usano i minori per

ottenere maggior successo

il bambino, un’arma per convincere le persone

la compassione nell’uso quotidiano

cuori teneri come cioccolatini

osservo il rifiuto delle persone

il cuore non si scioglie

nessuno si ferma per dare monete ai bambini

Come mai ci sono persone che chiedono

l’elemosina?

Chissà se c’è qualcosa di sbagliato o di

rimediabile.

Uno Stato con un buon livello di civiltà

non dovrebbe avere all’interno dei propri

confini sacche di povertà.

Perché nessuno chiede a questa povera gente:

– Chi sei? Da dove vieni? Dove vuoi andare?-

Ma alla domanda chi deve farlo non c’è risposta,

nessuno lo sa.

I problemi di un paese sono sempre gli stessi

e si amplificano ogni volta.

Sento il bisogno di condividere, ringraziare, meditare

per qualcosa di utile, ma non per me.

Un uomo dà briciole di pane agli uccellini e mi osserva

mentre scrivo.

Poi l’uomo se ne va, gli uccellini girellano mesti dopo aver

beccato tutte le briciole microscopiche sotto la sua sedia.

Il sole invernale fa capolino tra le nuvole.

Un veloce ricambio dei vicini di tavolino, mi dà

l’opportunità di ascoltare i pettegolezzi di due infermiere

poi al loro posto arrivano due straniere,

parlano rumeno, penso che è giovedì pomeriggio e

quindi libera uscita per le badanti,

ma non è sicuro

osservo le dita di una di loro mentre fuma,

le punte di indice e medio sono completamente

ingiallite dalla nicotina

troppo fumo poco arrosto

è magrissima, molto alta

occhiali da sole le coprono occhi stanchi

una treccia le raccoglie i capelli multicolori

in buona parte bianchi,

ora impugna il mozzicone anche con il pollice

è più il tempo che tiene la sigaretta

di quello impiegato a fumare

ha una giacca di lana rosa

infeltrita in alcuni punti, in altri ha la lana

appallottolata ripiegata su sé stessa

mentre continua l’afflusso delle persone

l’amica ha iniziato a parlare a telefono

in italiano, forse non sono badanti

tra poco tocca a me vado nella sala

d’aspetto del reparto otorino

con giochini da bambini che servono

da trastullo prima delle visite

e i genitori più impauriti dei figli

mi tengono compagnia.

Chiamano per cognome, andiamo in due,

è un caso, alla stessa ora due persone con

lo stesso cognome, allora chiediamo il nome

non è la mia volta

me ne torno ad aspettare

l’attesa mi fa pensare alle cose inutili

agli oggetti buttati in pattumiera

allo scrollare su facebook

al tempo perso a cercare responsabilità altrui

alla nostalgia

ad arrabbiarsi inutilmente

e alla ricerca inutile della salute che

lentamente abbandona i corpi.

 

Perché rubi??


 

 

 

 

 

 

Perché rubi  ?

Essere o non essere? Denunciare o non denunciare, questo è il dilemma.

Far sapere allo Stato del furto subito o silenziosamente subire e accusare il colpo?

Mi era già successo e ci sono ricascato, nello stesso modo, come quando si fa un errore due volte, non si è imparato nulla.

La prima volta molti anni fa, davanti casa mi avevano rubato l’auto, l’avevo lasciata aperta.

Ho ripetuto l’errore lo scorso sabato mattina, giorno di mercato, ero tornato dall’orto, avevo lasciato aperta l’auto davanti casa per scaricare e mi era poi rimasta aperta.

Il sabato ci sono occasioni ghiotte, anziani a fare la spesa lasciano in vista portamonete nelle borse, c’è confusione, un terreno facile anche per auto incustodite.

È stato il momento adatto anche per introdursi nella mia auto rubare il navigatore e gli occhiali da sole.

La fiducia negli altri è una incognita misteriosa, per ognuno è diversa.

Ora ditemi pure che sono un bischero a lasciare la macchina aperta con oggetti di valore dentro.

Con il navigatore di dieci anni fa son più le volte che mi sono perso di quelle che mi ha portato nel posto giusto; mi spiace per il valore dovendolo ricomprare, ma mi rincresce più per gli occhiali, erano quelli di scorta, dei vecchi Persol vintage anni ‘80.

Ma mi voglio rivolgere a te, ladro, e ti voglio fare la domanda:

– perché rubi? Come mai ti attacchi a oggetti personali con valori esigui? Lo sai di essere un ladro di polli, non ti aiuterà molto quello che mi hai sottratto. Se ti è servito per esercitarti, devi sapere che stai perdendo la dignità. Non sei in grado di provvedere alla tua vita senza ricorrere ai beni di proprietà altrui, questo non è bene. Sei sicuro di aver fatto tutti i tentativi?

Se è la povertà che ti ha spinto ad agire così, sappi che persone molto più cattive di me si stanno organizzando per farla pagare a chi ruba.

Sappi anche che rischi molto in rapporto a quanto rubi, perché quelli che rubano miliardi, spesso non vanno nemmeno in galera. Quelli come te se presi in flagrante o visti con una telecamera, li sbattono dentro e dopo sarai segnato per sempre.

Se sei un ladro che lo fa di lavoro, ti ringrazio perché hai preso due cose senza rompere nulla, mi hai lasciato un poco in disordine, ma va bene, ci ho messo due minuti a rimettere a posto.

Voglio aggiungere che la prossima volta troverai ancora l’auto aperta, cercherò di non lasciare niente di interessante, e allora ti prego non spaccare nulla, fai conto che quella sia la tua auto.

Può darsi tu sia curioso e voglia chiedermi come mai lascerò l’auto aperta.

Voglio dirtelo, sai, sono convinto che viviamo meglio senza preoccupazioni, io non voglio proprio averle, voglio pensare che non debbano esserci ladri, perché il tuo non è un mestiere, è un lavoro sporco, fuori della legalità, pieno di rischi, sono quasi convinto che hai dovuto sceglierlo, e non ti piace.

Come nelle malattie cerco di prevenire invece di curare. Quello che sto facendo è pura prevenzione, la prevenzione non si fa mettendo barricate, ma facendo domande.

Non voglio che tu mi risponda, sarei felice tu possa leggerle e che ti possano aiutare a comprendere.

Voglio aggiungere che non farò nemmeno la denuncia; non trovo più la scatola del navigatore di dieci anni fa e senza la matricola è inutile, poi i Persol tigrati, non sono un pezzo unico, ma abbastanza raro poi di colore verde, e non si vede nessuno con occhiali del genere a giro, li riconoscerei tra mille.

Una cosa voglio dirti: sarebbe spiacevole incontrarti con i miei occhiali.