Il vegetale di Gennaro Nunziante


Il vegetale di Gennaro Nunziante

Ieri sono andato al cinema come ai vecchi tempi, quando andavamo al cinema senza sapere che c’è; giusto per passare il tempo.

Il film “Il vegetale” di Gennaro Nunziante non è esattamente la sequela dei film con Checco Zalone con i quali ha riscosso un discreto successo. Il giovane eroe Fabio Rovazzi, è alla ricerca di lavoro, poi deciderete voi se eroe negativo o positivo, sono solo punti di vista.

Mi sono commosso a ridere sulle disavventure del giovane Fabio.

Le tematiche affrontate sono anche la fuga dalla città di Milano, i difficili rapporti con la sorellastra manager, l’assenza di comunicazione con il padre fagocitato dalla mondanità e da guadagni troppo facili.

Forse mi sono immedesimato in certi aspetti del personaggio al centro del film.

Quando un giovane perde la madre in gioventù, si immunizza dal pericolo di diventare bamboccione.

Evidentemente tutto il male non viene per nuocere. La nascita della sorellastra dalla nuova coppia formatasi tra suo padre e una avvenente compagna arrivata dai paesi dell’Est diventa motivo per Fabio per cercare una sua identità.

Tutto contribuisce a creare una corazza di spregiudicata onestà, che forse fa parte del suo DNA, ma è anche il filone della favola del quotidiano che si snoda durante tutto il film.

Le favole prendono spunto da fatti veri e li rivestono di poesia. Se crediamo ai fatti di cronaca, possiamo non credere alle favole?

Nel film Fabio si muove con la curiosità di una scimmia e l’intraprendenza di una formica, il nomignolo di “vegetale” affibbiato dal padre sembra non calzare.

Probabilmente glielo ha messo perché non conosce il mondo delle persone.

Fabio si trasforma quando gli stage gli permettono di scoprire quello che non conosceva: le relazioni umane.

Pur essendo laureato in scienza delle comunicazioni non sa comunicare.

Alla fine tutto quaglia, perché è una favola. Il messaggio è la riscoperta dei lavori manuali, la sana fatica che fa bene.

Le favole aiutano, molto più dei fatti di cronaca.

Prima di affermare che è una stronzata, o il solito film panettone da botteghino, andate a vederlo, anche solo per le magnifiche location laziali.

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3 pensieri riguardo “Il vegetale di Gennaro Nunziante

  1. Mah, io sono andata a vedere quello della Cortellesi, ed anche lì c’è un filo logico che sottende per tutto il film, quello della differenza fra chi è ricco e chi vive alla giornata, fra chi ha una casa nei quartieri per bene e chi invece una casa popolare. L’onestà è dappertutto, anche nelle case popolari anche se i perbenisti spesse volte agiscono per pregiudizio piuttosto che beneficienza.
    Questo, come il film di Rovazzi, sono storie che vanno raccontate e la leggerezza con cui vengono affrontate le fa diventare alla portata di tutti. Metti caso che tematiche del genere vengano affrontate da Mel Gibson. Chi andrebbe a vedere questi film?

    1. E’ vero. Le storie vanno raccontate. Quando c’erano i cineforum dove pochi esperti animati dalla passione del cinema d’autore sceglievano film rari, non c’era abbastanza pubblico nelle piccole platee e i film rari rimanevano tali. Ora che ci sarebbero i mezzi per diffonderli ci lasciamo guidare dalla fama di un attore o di un regista, e il risultato non cambia. E’ proprio vero che chi ha pane non ha denti! 🙂 Mel Gibson? Come ti dicevo siamo così bravi da associare un attore a un genere che se Mel Gibson cambiasse genere perderebbe tutti i suoi affezionati!

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