Sono un drone


Sono un drone

 

Il ronzio prodotto è di un drone di nuova generazione. Sorvolo file interminabili di persone.

Mi avvicino, sono vestiti da ebrei, parlano ebraico. Cerco di capire perché sono in fila.

In fondo alla fila, in modo veloce e indolore un efficiente servizio medico applica una lingua metallica a tutti.

La lingua permetterà a tutti di parlare in tutte le lingue. Infine applicano un film protettivo colorato allo scopo di differenziare le idee politiche.

Dopo il trattamento gli ebrei escono contenti tra clangori metallici, tonfi sordi e lingue colorate.

La nuova lingua conferisce loro la capacità di parlare altre lingue, ma contiene un kit base delle conoscenze umane e tutti così si ritrovano di colpo intelligenti quanto basta o un poco più scemi di prima senza rendersene conto.

Sono solo un drone, sto sognando, ma mi viene comunque da domandarmi come mai tanta gente si sottopongono volontariamente a una così drastica mutazione del corpo, come se non gli bastasse quello che ha passato il popolo ebreo.

Vado a chiederlo a un ebreo in fila.

Mi risponde mesto che tutto il suo gruppo sta tentando di scrivere il destino dell’umanità e l’unico modo è quello di entrare a far parte di un partito; il prezzo da pagare è farsi bollare con una lingua metallica colorata.

Non posso dirgli il mio parere, non posso raccontargli la verità su quel film protettivo colorato e lui stesso scoprirà a sue spese che è facilmente sostituibile, sul kit base che livellerà le conoscenze umane a un minimo garantito non più modificabile, su chi ha ideato e progettato le lingue metalliche.

Il sogno finisce, il dialogo è spezzato dal rumore della sveglia, il pigiama leggermente sudato, il telecomando del drone sul comodino, mentre faccio scorrere la lingua umana tra i miei denti.