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RICETTINA DI MAGGIO Frittata di aglio fresco


A novembre mi erano rimasti molti capi d’aglio dell’anno precedente, molto piccoli. L’aglio troppo piccolo ha lo stesso sapore di quello grande, ma si sbuccia male, non è pratico. Invece di buttarli, a Novembre in una giornata uggiosa e piovosa, li piantai in una zona marginale dell’orto e anziché mettere in terra lo spicchio, decisi di mettere l’intero capo d’aglio.

Con grande meraviglia, in questo periodo invece di ottenere agli grandi, per ogni capo collocato a terra mi sono spuntati tantissimi aglietti.

Come utilizzarli?

Mi è venuta una idea e ho provato a farci una frittata.

 

 

Ho spezzettato i piccoli aglietti utilizzando anche buona parte del gambo, ma non troppo perché sono un po’ duri, ho messo tutto in padella insieme a pezzetti di salsiccia e cominciato a cuocere.

Ho sbattuto due uova con un poco di latte, per ammorbidire e ho continuato a cuocere gli agli, che devono appassire bene.

A questo punto si può salare un pochino e aggiungere le uova sbattute, non deve cuocere tanto la frittata, appena è assodata va mangiata, infatti non ho nemmeno fatto la foto!

Ah ! ecco l’elenco degli ingredienti !

  • un mazzo di aglietti freschi
  • una mezza salsiccia, ma se piace anche intera, poi è quella che fa il grasso perché l’olio non lo metto
  • due uova
  • mezzo bicchiere di latte (anche meno..)

Voglio aggiungere che non si devono impensierire le persone che temono l’aglio per il cattivo odore che rimane quando si mangia crudo. Quando è cotto non si sente nulla, non “ritorna” ed è risultato digeribile e gustoso. Da rifare, tanto di aglietti ne ho molti ancora.

Era tanto che non pubblicavo ricette, e… buon appetito!

 

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IL PANINO, una provocazione


panino

img dal web

IL PANINO, una provocazione

Non dovremmo mangiare più di quanto abbiamo bisogno.
Nella rincorsa alla quantità e alla qualità abbiamo aggiunto, modificato e rivisto ogni possibile ricetta della nostra storia.
Nel seguire le regole matematiche del buono + buono = due volte buono e sostituendo ottimo + ottimo = due volte ottimo e così via siamo arrivati anche ad aumentare le dosi.
Come nelle merendine…. stiamo assistendo a confezionamenti di vere e proprie bombe caloriche.
I ragazzi degli anni 2000 non si sottraggono a questa regola.
Ancora una volta parlano i dati.
I ragazzi girano con i telefonini fin dalle elementari, ma vanno a scuola accompagnati fino alle medie.
Si allontana sempre di più la data della delega completa delle responsabilità, e vengono loro affidate sempre più tardi.
Ecco la provocazione :
Insegniamo a farsi un panino per la merenda !
Non le patatine o i dolciumi, un vero panino con quello che vorrà vostro figlio o figlia.
Si tratta di una attività che potrà essere effettuata autonomamente.
Sarà contento di svilupparla e sarà gratificato quando se lo mangerà.
Potrà dire di averlo preparato da sé, sarà una merendina di meno dal distributore. Forse lo prenderanno in giro gli amici, ma non dovete pensarlo, non si sa mai.
Ebbene sì !!
Vostro figlio potrebbe lanciare una nuova moda, che poi è vecchia, quella del panino fatto in casa.
Magari non si tratterà di risparmiare e forse costerà di più, ma il panino sarà frutto di una ricerca di cibi genuini. Vostro figlio comincerà ad apprezzare quanto di buono può essere inserito tra due fette di pane, e potrebbe essere di più di una merendina non in termini di calorie, ma di “soddisfazioni”.
E se diventasse l’idea per un pasto ? E se vostro figlio accedesse alle graduatorie degli chef pentastellati ?
E allora tra qualche anno magari vi metterete a tavola impugnando da un lato coltello e dall’altro forchetta dall’altra e chiederete al figlio :
– E oggi che si mangia ? –
Un panino ? O magari solo pane o pomodoro ….
Buon appetito !


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DOLCE FREDDO


dolce freddo

img dal web

DOLCE FREDDO

Ci sono tanti tipi di ricette. Mi viene da pensare a quelle rilasciate dai medici.
“ricetta : prescrizione scritta con cui il medico indica la medicina che il paziente deve prendere e la relativa posologia: fare, scrivere una ricetta; un farmaco da vendersi solo dietro presentazione di ricetta medica; rimedio ; indicazione degli ingredienti, del loro dosaggio e del modo di impiegarli per preparare una vivanda o altro: ricette di cucina;
Deriv. del lat. recĭpe, seconda pers. sing. dell’imp. di recipĕre; propr. ‘prendi’, parola con cui cominciavano le ricette mediche.”
Prodotti farmaceutici confezionati in forma di sciroppi, fiale o compresse contenenti sostanze ci fanno stare bene o male se non si adattano alle nostre necessità.
Come i filtri delle fattucchiere dei cartoni animati possono avere anche effetti molto particolari.
Tanti ingredienti strani possono portare alla guarigione o morte del paziente.
Anche la ricetta di cucina ha queste proprietà.
Nel gustare un cibo possiamo riportare la memoria a situazioni particolari, eventi gioiosi o altro.
Possiamo ricordarci un pasto consumato durante un viaggio, una vacanza, una ricorrenza, una festa.
Mentre cerco di dare un motivo al mio scrivere odierno, ripesco nelle ricette della nonna un altro dolce.
Sono ancora ghiotto, lo sono sempre stato, c’era sempre un posticino libero a fine pasto.
La ricetta di oggi non è quella del dottore.
Mi riporta ad un piatto semplice, niente da cuocere. Il dolce freddo.
Ingredienti :
4 tuorli d’uovo
2 etti di burro
un cucchiaio di zucchero a tuorlo
una confezione di marie (e chi si ricorda quanti grammi era al tempo della nonna !!! ; procuratevene due scatole non si sa mai, devono avanzare)
caffè
liquore
nutella
preparazione :
Mescolare bene tuorli, burro, zucchero fino ad ottenere una crema.
Disporre in uno stampo a cerniera o vassoio in porcellana strati di crema e biscotti, bagnandoli nel caffè con l’aggiunta di un pochino di liquore (l’inzuppo deve essere molto veloce per fare assorbire il caffè solo superficialmente ai biscotti). Quando finirete la crema stop ai piani, se avanzano biscotti li inzupperete nel latte l’indomani.
Sopra l’ultimo piano di biscotti spalmare lo strato di nutella.
Mettere in frigorifero per almeno tre ore. Con questi dolci freddi la cottura è più lunga !
Buon appetito.

Voglio aggiungere solo che trattandosi di una ricetta di oltre cinquanta anni fa tiene conto delle tipologie di alimenti diffuse in quel periodo. Il burro era molto usato, mentre la panna e il mascarpone erano meno diffusi.
A me personalmente non piaceva molto il burro e nemmeno ora ne faccio uso.
La ricetta la condivido così com’è scritta dalla nonna, nulla toglie che ognuno la possa modificare o aggiustare a seconda delle sue esigenze.
Si può cambiare il liquido di inzuppo e sostituire magari con succo d’arancia, oppure mettere il mascarpone che è più delicato. Potete sostituire la nutella con cioccolato grattugiato se preferite.
Se poi siete bravi potrete cambiare le marie con biscotti fatti in casa dove sicuramente non metterete olio di palma e aromi non molto naturali.
Massima libertà, l’importante è che deve piacere, se no che piacere è !


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MARMELLATA DI MORE


marmellata di more

caricamenti dal cellulare !

MARMELLATA DI MORE

Sono stato a cercare le more con mia moglie (vedi foto) erano circa 5 kg.
Inutile raccontarvi la fatica, il caldo non tanto poiché eravamo già nel luogo conosciuto alle 6 della mattina, solo i temerari vanno nella tarda mattinata o nel pomeriggio.
Le more sono mature ad agosto in Toscana, a seconda della latitudine potrete trovarle anche in altri periodi.
Colgo l’occasione per ricordare vecchissimi proverbi toscani :
Mi sei discosto quanto gennaio alle more – Le more maturano a fine estate……
oppure Stai cercando le more di Gennaio – stai sbagliando qualcosa nella ricerca !…..
Alle otto eravamo già di ritorno con il bottino.
Appena arrivati a casa sono iniziate le danze !
Lavaggio con solo acqua delle more, tolto se possibile tutti i piccioli rimasti attaccati, pesatura delle stesse per il calcolo dello zucchero e…..via in pentola !
Nella pentola si mettono SOLO LE MORE e un limone ogni due kg, (io ne ho messi solo 2 dato che eran grossi) nient’altro.
Naturalmente usare pentole antiaderenti, all’inizio fuoco abbastanza alto per far prendere il bollore e tenere coperto, poi appena bollono mettere al minimo e scoprire.
Le more si devono spappolare il più possibile in questa fase perdono una discreta quantità di liquidi.
Ho fatto cuocere per quasi due ore, ma il tempo cambia a seconda della massa e del tipo di pentola (es. pentole molto larghe e magari poco materiale perdono velocemente liquidi e richiedono minor tempo di cottura)
In questa fase facciamo perdere alla frutta i liquidi e si evita l’uso di addensanti (mai usati nelle mie marmellate !)
Alla fine della cottura/spappolamento si prende il famosissimo mini-pimer e si frantumano le more il più possibile. (ah ! Ricordate di togliere i limoni se no frantumate anche quelli !!!!!)
Questa operazione si rende necessaria prima del successivo passaggio delle more al setaccio che vedete nella foto.
Il setaccio è stato costruito da me, rete in acciaio da un mm, telaio in legno misura cm 30×40 circa.
Quindi dopo il mini-pimer prendete le more super-spappolate e a questo punto ne metterete un po’ per volta sul setaccio e via a setacciare.
Sarà utile usare uno di quei mestoli di silicone, prima lo facevo a mano usando guanti in plastica, ma non era il massimo. I semi verranno scartati, ci rimarrà anche un po’ di polpa, ma è inevitabile!
Alcuni mi obietteranno che si possono evitare queste due fasi se si effettua il setaccio con il passaverdure cambiando i dischi appositi.
Non ho mai usato il passaverdure, ma una volta assaggiai una marmellata realizzata con questa tecnica, ricordo il sentore di legno.
I semi con il passaverdure si frantumano e vanno a finire nella marmellata, quindi cuociono con la stessa e si ne sente il sapore nella marmellata. Può anche darsi che quella che sentii era passata male, non saprei.
Ecco perché uso il setaccio, e di quello mi fido, poi fate voi…..
A questo punto si può rimettere al fuoco, si fa prendere il bollore e…. si aggiunge lo zucchero, se preferite zucchero di canna.
Ho considerato 2 etti a chilo di frutta, quindi un kg dato che erano 5 kg.
Dopo 30 minuti di cottura, fate la prova del piattino per controllare la cottura: versare qualche goccia di marmellata su un piattino e lasciate raffreddare. Se tenendo il piattino in verticale la marmellata non cola, è pronta, altrimenti prolungare la cottura.
Lavate nel frattempo in acqua calda i vasi che dovranno contenere la marmellata. Riempiteli quasi completamente lasciando solo 1-2 centimetri d’aria. Ripulite se necessario i bordi e chiudete i coperchi. Capovolgete i vasi e lasciate raffreddare la marmellata in questa posizione. Conservate in ambiente fresco e buio.

CEFALO ALL’ORISTANESE

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CEFALO ALL'ORISTANESE

Alcuni anni fa ho trascorso con la famiglia un paio di settimane nella penisola del Sinis in Agosto.
L’appartamento era grandissimo, a disposizione anche un fornello esterno per cuocere alla brace.
Siamo italiani e non ci facciamo mancare niente anche in vacanza.
Gli stagni di Cabras sono una zona famosa per l’allevamento dei cefali. Fu così che decidemmo di cuocere cefali alla brace.
La famiglia sarda ci aveva dato in affitto l’appartamento e ci spiegò come loro effettuavano la cottura del cefalo.
Quando sono in vacanza assaggio tutto quel che posso. Se possibile faccio esperienze di cotture nuove. E fu così che mi cimentai con il cefalo all’oristanese.
La particolarità di questo cefalo è che va cotto senza eviscerare.
Ci spiegarono che nella loro zona i pesci vengono messi in vendita “puliti” nel senso che le loro visceri non contengono il loro usuale contenuto.
C’è una tecnica particolare per ottenere questo, il trattamento viene esteso a tutti i cefali venduti e sarebbero guai se un acquirente di cefalo trovasse un cefalo non pulito.
Detto questo le altre differenze stanno nella durata della cottura e nella temperatura dei carboni.
E’ necessario che la pelle non si fori durante la cottura. Il cefalo dovrà solo appoggiare sulla griglia, non deve essere compresso in alcun modo.
Non dovrete girarlo con la forchetta o altro materiale a punta, ma solo con le mani.
Si , ho detto le mani, e per non bruciarsi basterà bagnarsi le mani in una bacinella con acqua salata.
Nella bacinella con acqua salata metterete un bel rametto di rosmarino e un un cucchiaio di olio di oliva, servirà per cospargere di acqua salata il pesce.
Durante tutta la cottura di circa un’ora si dovrà mantenere sempre il fuoco basso, senza fiamme e carboni scoperti.
Dovete osservare la pelle del pesce, se “bolle” ; nel senso che se ci vedete delle piccole bollicine vuol dire che la temperatura è troppo alta.
Dovete limitare la ventilazione della brace, mettete intorno al braciere delle tavolette di legno o lamiera, coprite i carboni troppo incendiati con cenere, dovete tenere il fuoco più basso possibile.
Girate spesso il pesce sempre con le mani, io temo veramente i manici dei tegami e prendo tutto con le presine, ma dopo molti sospetti ho girato il pesce e non si sente davvero nulla.
Il pesce servito caldo non necessita nulla, solo l’appetito, se proprio volete potete procurarvi uno spremiaglio e preparare un sugo con olio di oliva e il succo tre o quattro spicchi di aglio.
Cosa posso dire ancora ? Il cefalo non è tra i pesci che preferisco, ma quella volta in assoluto, non so se per la freschezza del pesce, la particolare cottura, la fame dopo un’intensa giornata di mare, vi garantisco che quel cefalo ha lasciato un piacevole ricordo nel mio palato.

Ingredienti :

– cefalo (da almeno 800/900 grammi)
– sale
– rametto di rosmarino
– aglio
– voglia di scoprire nuove ricette

CROSTINI DI FEGATINI E MILZA (ricetta della nonna rivisitata)

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CROSTINI DI FEGATINI E MILZA (ricetta della nonna rivisitata)

E’ un pezzo che non pubblico una ricetta e mi dispiace di farlo solo dopo Pasqua, ma dopo gli agnelli la prossima settimana potrebbe toccare ad un pollo, allora…. con i fegatini…..
La sintesi non è il mio forte, la ricerca storica nelle mie ricette prevale, e un elenco di ingredienti con sommarie indicazioni possono essere una veloce soluzione per il pranzo mordi e fuggi; ma….non è il mio caso.
Gli antipasti toscani più tipici e gustosi in assoluto sono i crostini di fegatini.
Quando il pollo non era più nel pollaio, ma ciondoloni in qualche parte della casa, state sicuri che per i commensali nei giorni successivi i crostini di fegatini di pollo sarebbero stati una certezza.
Si tratta di un piatto appetitoso, ma economico, andrete ad utilizzare del pane che altrimenti avreste buttato, i fegatini di pollo e la milza che non hanno un costo particolarmente elevato, gli altri ingredienti non sono molto rilevanti in termini di costo a parte le acciughe.
La nonna infatti per questo costoso ingrediente usava una pasta di acciughe , e non faccio nomi se no è pubblicità !
Tengo a precisare che le acciughe non sono essenziali nella ricetta, e lo dico perché la nonna con una biro di diverso colore negli ultimi anni aveva cancellato la voce “acciughe”. Credo di sapere la ragione, le acciughe servivano per compensare il forte sapore della milza, con il passare del tempo la milza non veniva più aggiunta alla famosa ricetta e allora decadeva anche la necessità di mettere le acciughe o la pasta di acciughe.
Quello che conta sono i fegatini e se di pollo ruspante meglio !
Ah ! Sapete come riconoscerli tra le file di confezioni nel supermercato ?
Dovrete scegliere quelli con tonalità gialle, con fili di grasso se possibile, è un segno di salute.
La ricetta della nonna non indica le quantità, erano chiaramente relazionate alla quantità dei polli passati a miglior vita e in genere non erano più di uno per volta.
La milza è un interiora, rappresenta il quinto quarto, il suo consumo era relegato ai ceti meno abbienti della popolazione. Dà un sapore un po’ amarognolo ai crostini, può piacere o no è una questione di gusti. Almeno una volta potete provarla. Prima di usarla occorre togliere la pellicina esterna.
Devo aggiungere che se disponete di un vero pollo ruspante, cosa molto difficile credo, e avete anche ambizioni di ricerca storica o voglia di provare di ricette antiche, eventuali altri ingredienti dei crostini sono i cuoricini di pollo, i budellini, la cipolla del pollo (stomaco del pollo) , il polmone. .. opportunamente trattati e non vi schifate, chissà quante volte li avete mangiati e non ve l’hanno detto !

Ingredienti :
pane toscano raffermo o baguette
300 grammi di fegatini di pollo
150 grammi di milza (facoltativo)
mezza cipolla
prezzemolo
aglio
salvia
alloro
mezzo gambo di sedano
mezza carota
3 acciughe sotto sale o pasta di acciughe
capperi salati
mezzo bicchiere di vino o vinsanto
un bicchiere di brodo
15 grammi di burro
conserva di pomodoro (era nella ricetta della nonna ! )
olio
sale
pepe

PREPARAZIONE :

Fate un battuto con tutti gli odori : mezza cipolla, prezzemolo, mezzo gambo di sedano, mezza carota, mettete il battuto in padella con olio, fate appassire, aggiungete poi aglio, salvia e alloro, provvederete a toglierli dopo pochi minuti.
I fegatini vanno privati del fiele, fatti a pezzetti, lavati a questo punto decidete se volete aggiungere o no anche la milza; aspetterete qualche minuto che si asciughino bene. Disponeteli nel tegame e fateli cuocere per una mezz’ora , a fine cottura aggiungete il vino e fatelo evaporare.
Togliete dal fuoco, dissalate e diliscate le acciughe e tritatele insieme ai fegatini e capperi, aggiungete il il burro. Passate con il colino o usate il mini-pimer per tritare finemente.
Vi spiego la differenza : la nonna non aveva il mini pimer, soltanto la mezzaluna. Voi lo sapete che i fegatini hanno molti nervetti vero ? Ecco quindi che lei aveva ragione, il colino a buchi fitti non lasciava passare i nervetti, ma solo il composto cremoso.
Bah ! Fate come volete, se il mini pimer lo fate girare molto i nervetti pian piano diventano poltiglia e li mangerete, non sono poi male.
Rimettete sul fuoco il composto e aggiungete il burro, sale, pepe, del brodo, la conserva di pomodoro per ottenere una giusta consistenza cremosa. Lasciate andare a fuoco moderato per altri venti minuti. Il giusto dosaggio del sale va fatto ora !
Il pane andrebbe tagliato a misura di crostino (rondelle da 6 – 7 centimetri ad es.), passato in forno e servito caldo. Se il pane dovesse presentarsi troppo secco dovreste passarlo nel brodo da un solo lato.
Potete far spalmare agli ospiti la crema calda di crostini di fegatini usando ad es. un apposito servizio da fonduta, ma se non volte spendere molto ci sono i vasetti di ceramica dove si mette sotto una candelina, sono anche carini da presentare, e si mantengono caldi.
Ognuno si spalma i crostini che ritiene opportuno.
Il crostino nel dizionario di italiano è definito anche un persona puntigliosa o cavillosa, in cucina è un antipasto da preparare con cura e necessita di particolari attenzioni.
In questo modo la quantità di cremina da spalmare la decide l’ospite, non è meglio così forse ?
Non dimenticate un buon vino rosso toscano per l’accompagnamento.

MARMELLATA DI ARANCE

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MARMELLATA DI ARANCE

E’ un po’ tardi per la marmellata di arance, ma le dovreste ancora trovare, io l’ho fatta qualche settimana fa, ma non ho avuto tempo di scriverla nel blog.
Non è facile scrivere quel che si fa ormai “a braccio” (è un modo di dire toscano per descrivere certe attività da esperti)
Una certa esperienza nei dolci ce l’ho (l’avrete capito dalla tipologia delle ricette)
A parte il tempo che è l’ingrediente essenziale, la qualità degli ingredienti per ogni ricetta ha una importanza determinante.
Nel caso delle arance posso dire di averle fatte con tanti tipi e il risultato è sempre stato discreto.
La cosa migliore è di procurarvi arance non trattate, in quanto andrete ad utilizzare anche la buccia.

Ingredienti :

Arance kg. 4
zucchero kg. 0,350 per ogni kg di arance senza buccia

Per 4 kg io ho utilizzato le bucce sottili di 5 o 6 arance, ma se avete voglia potete metterne anche di più, attenzione ! Non dovete prendere la parte bianca dell’arancio, è amarissima. Usate un coltello ben affilato, le buccine dovrebbero risultare solo di colore arancio, da entrambi i lati. A questo punto le buccine di arancio risulteranno delle lunghe strisce di 10 o 20 centimetri a seconda della dimensione delle arance o della vostra bravura. Quindi ora tagliatele su un tagliere a strisce di un millimetro o due al massimo.
Devono risultare delle strisce di uno/due centimetri e lo spessore della buccia che avete tagliato.
In un tegame mettete le strisce di arancio con acqua, portate a ebollizione quindi scolate l’acqua.
Ripetete questa operazione tre volte. Serve per togliere l’amaro dalle bucce di arancia. Ho visto altre ricette simili, consigliano di mettere le arance nell’acqua per un giorno e buttare via l’acqua, il mio metodo non è migliore, è solo più veloce. Queste buccine vi serviranno più avanti.
Ora occorre togliere il bianco alle arance senza la buccina e sbucciare tutte le altre. Più bianco togliete alle arance e meglio è. Mentre le sbucciate tagliate anche gli spicchi a metà, serve per facilitare la prima cottura.
A questo punto pesate le arance senza buccia.
Si devono rispettare i gusti di ognuno, ho assaggiato marmellate preparate da amici e la quantità di zucchero varia moltissimo. La quantità da me suggerita non è eccessiva, serve per far sentire il sapore della frutta, troppo zucchero maschera il sapore.
Quindi in relazione al peso delle arance calcolate lo zucchero che vi occorrerà, ma non aggiungetelo ancora !
La pentola.
Sulla pentola da utilizzare si potrebbero scrivere libri. Mia nonna utilizzava pentoloni di alluminio e le marmellate non si attaccavano quasi mai, poi venne l’acciaio e sul gas si facevano seri danni con crostoni neri di marmellata, ed infine l’antiaderente che se non mescolate però aderisce eccome.
Ho usato l’antiaderente e si è attaccato un po’, ma credo sia la pentola tra le più pratiche per preparare una marmellata.
Allora … mettete tutti i pezzi di arance nella pentola (una pentola alta è meglio per non schizzare, ma evapora meno, quindi pentola bassa e tappezzate di fogli intorno al fornello perché schizzerà, se no che marmellata è ?
Fino a che non mettete lo zucchero non schizza, potete far cuocere anche un paio d’ore le arance appena tagliate in due, con la cottura si sfanno un po’, ma sarà necessario il mini-pimer e dovrete insistere molto, dovrà sparire completamente ogni pezzo grande di arancia.
Continuate la cottura con le arance ben sminuzzate e SENZA ZUCCHERO per ancora una mezz’ora
e mescolate possibilmente con mestolo di silicone non troppo morbido, scivolando bene sul fondo per controllare le eventuali aderenze.
Ed ecco lo zucchero, aggiungetelo e saranno passate quasi tre ore dall’inizio della lavorazione, continuate la cottura per fare in modo che lo zucchero dia consistenza alla marmellata.
Con lo zucchero, dopo un’ora di cottura potete fare la prova del piatto.
Su un piatto lasciate cadere un cucchiaino di marmellata calda, aspettate qualche minuto, mettete il piatto verticale e osservate se la marmellata sgocciola via come acqua oppure rimane appiccicata lì.
Se per voi va bene la via di mezzo allora è pronta.
Con lo zucchero la marmellata tenderà ad attaccarsi, dovete sorvegliarla e con il mestolo in silicone
tenere sempre pulito il fondo.
Le buccine potete metterle dopo lo zucchero , almeno mezz’ora devono stare con le arance.
Quando la marmellata inizierà a fare sbuffi ripetuti e schizzi anche lontano dovrebbe essere cotta, anche perché dopo quasi cinque ore di lavoro non se ne può più.
La parte finale è l’invasettamento, è una cosa abbastanza semplice e veloce. Chi mi dice di sterilizzare, posso essere d’accordo, la sicurezza ci deve essere, ma per esperienza vi dico che è tempo perso. Non mi è mai fallito un vasetto. Questa la procedura :
a fine cottura con la pentola sul fornello spento, ma sempre in ebollizione, (avrete preparato 12 vasetti spero! ) con un cucchiaio infilate la marmellata caldissima nel vasetto, chiudete bene e capovolgete il vasetto posizionandolo in terra, non toccatelo fino al giorno dopo.
A questo punto mettete i vasetti nella dispensa a apritene uno quando avrete ospiti, ve la raccomando spalmata su sottili fette di formaggio pecorino fresco.

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