La giusta motivazione: “aiuto un amico a raccogliere le olive”.


La giusta motivazione: “aiuto un amico a raccogliere le olive”.

Ci sono situazioni che si capiscono solo quando ti coinvolgono.

Questa la voglio raccontare perché, potrebbe succedere a chiunque, prima o poi.

Non so se avete amici con i quali vi è capitato di avere uno scambio di favori: prestare una attrezzatura o risolvere problematiche al cellulare o al computer, non si chiede niente in cambio c’è solo il piacere di aiutarsi a vicenda.

Ho passato gran parte della mia vita lavorativa in ufficio e forse sarà per questo che amo molto vivere all’aria aperta.

Con il bel tempo di recente sono andato a cercare funghi nel bosco e qualche volta a cogliere le olive da un amico, fuori comune.

A causa del Covid siamo in “zona rossa” e aiutare a raccogliere le olive fuori comune, non si può.

Si rischia la multa.

Il mio amico ha un numero esiguo di olivi, spesso coglie le olive da solo, non può certo assumere personale a causa dei rilevanti costi delle pratiche di assunzione, contributi ecc.

Il suo olio è di buona qualità e in passato mi sono offerto per dargli un aiuto, solo qualche giornata di lavoro, che poi si riducono a poche ore di lavoro in buona compagnia.

In zona rossa si potranno effettuare solo spostamenti giustificati da urgenti necessità, per salute o per lavoro, i soli motivi validi.

Nel calcolo del PIL, fino a qualche tempo fa, andare a lavorare da un amico veniva considerato lavoro sommerso o lavoro nero e pertanto non conteggiato.

Da qualche anno si prova a valutarlo e questo fa comodo a economisti e politici per affermare che in Italia circa 200 miliardi di lavoro sommerso corrispondono ad oltre 11% del PIL (fonte ISTAT 2018).

Ricordiamoci che non ce l’ha ordinato il dottore di mantenere tassi di crescita al 3% si tratta di un ben noto suggerimento della Commissione europea strettamente collegato al nostro enorme deficit e quest’anno avremo una crescita negativa.

Ma cosa significa crescita negativa?

Non ho mai visto piante crescere verso la profondità del terreno. È una contraddizione, per non ammettere che siamo in decrescita.

E pensare che abbiamo anche una teoria che fa riferimento alla “decrescita felice” più spesso contestata.

Nel mio paese nel primo periodo di lockdown sono stati tenuti chiusi gli orti sociali per oltre due mesi con motivazioni poco comprensibili. Voglio ricordare che leggi e regolamenti devono essere giuste e scritte bene, comprensibili, non devono colpire i più “deboli”, ma soprattutto vanno applicate, altrimenti meglio non perdere tempo a scriverle.

Mi capita spesso di ascoltare politici impegnati che auspicano l’apertura di nuove imprese, ma forse in questo momento andrebbero ad allungare la fila dei fallimenti. Solo una esigua minoranza parla di resilienza, decrescita e non sento parlare di un “piano B”.

Se la situazione dovesse peggiorare e dovessero mancare i soldi del recovery fund, come contrastare la pandemia e fermare la scia di morti?

Allora come non permettere e regolare quel lavoro sommerso e sostenere piccole attività di autosufficienza e come nel mio caso andare a trascorrere una giornata all’aria aperta come se fosse una dose di immunoterapia gratuita.

Ecco che sulle motivazioni dell’autocertificazione ci vorrei poter scrivere: ” vado ad aiutare un amico, lavoro solo qualche ora, per motivi di salute, ma solo per mantenerla più a lungo possibile”.

Dedicato a …


Dedicato a …

In questa società democratica e libera abbiamo a disposizione i social per condividere i propri pensieri, quelli delle persone da noi ritenute sagge o magari solo molto simpatiche.

Ho condiviso tempo fa un vademecum sulle regole da seguire quando si pubblicano i post; l’avevo ritenuto utile in questo periodo molto particolare.

Non lo commentò nessuno. Magari non l’ha letto nessuno, oppure chi l’ha letto l’ha ritenuto di poco conto, o non ha seguito i consigli.

Lo condivido di nuovo con questa introduzione, per motivarne la lettura e nella speranza possa servire.

Mi capita di imbattermi in post faziosi o in commenti ostili e li trovo abbastanza fastidiosi.

Ci sono perfino atteggiamenti molto simili alle ostilità tipiche della guerra.

Mi chiedo; come mai tendiamo a comportarci come se fossimo in guerra anche se la guerra non c’è?

Vorrei provare ad analizzare il comportamento di questi commentatori seriali.

La prima ipotesi è che ognuno di noi è stato educato nella “specializzazione” ci hanno insegnato a fare bene una cosa, portarla a termine, ricevere un compenso, gratificarsi di quella poca cosa con le persone care e difendere a denti stretti la ricchezza conquistata.

Ecco che ogni minaccia che vede intaccare il piccolo paradiso sarà osteggiata senza pietà.

Da ciò discende la lotta al diverso, la ricerca del nemico, del colpevole, dell’intruso.

Perché tanti commentatori seriali si affannano a individuare e colpire i pensatori liberi e considerarli problemi da risolvere? Come mai tentano di portarli alla loro ragione anziché concentrarsi sulla soluzione del problema?

La spiegazione è semplice, il commentatore seriale è armato di visione limitata e quasi sempre di parte. La mattina quando si alzano sanno già cosa dire e cioè quello in cui credono e hanno sempre sostenuto.

Ogni cosa nuova è falsa a prescindere, perché diversa dalla loro.

Quindi, cari commentatori seriali, a meno che non siate detentori della Verità Assoluta per favore fatela finita di commentare sbocconcellando briciole della vostra verità, denigrando persone che hanno speso la vita intera per far comprendere all’umanità i limiti della scienza.

La scienza non è infallibile e questa è storia.

La seconda ipotesi è che il commentatore seriale si comporta così perché pensa che negare la realtà forse lo rende migliore.

Io non sono migliore di voi scrivendo questo post, ma c’è un limite a tutto.

Lo chiedo per favore, in punta di piedi, su una mattonella di umiltà.

Cambiate atteggiamento, e leggete bene le regole suggerite e aggiungete una undicesima, quella dei dieci secondi prima di cliccare il tasto “pubblica”.

p.s. dopo la pubblicazione in rete il decalogo è stato modificato dall’autore al punto 9 è diventato : non amplificare chi semina odio e falsità

Immaginare il dopo-coronavirus


Immaginare il dopo-coronavirus – la forza della speranza / riusciamo a sognare un futuro?

 

Non posso scrivere sul coronavirus, ci penseranno gli storici.

Non posso chiedermi cosa e perché è iniziato, è compito degli investigatori scientifici.

Non posso confezionare un vaccino per salvare vite umane, è compito dei virologi e ricercatori.

Non posso fare previsioni sulla fine dell’epidemia, non sono un indovino.

Non voglio mettermi a contare i morti, i positivi, i contagiati

Non voglio escogitare un metodo per controllare gli spostamenti dei contagiati, i modi ci sono, saranno invasivi sulla privacy, ma si spera possano essere temporanei

Per ogni cosa è stato individuato un esperto e se l’esperto ha fallito o fallirà, ci sono già pronti gli avvocati come nel caso del Pio Albergo Trivulzio

Rimaniamo tutti a casa, ci dicono di stare a casa, in queste isole protette, ma intanto si insinua in me una sorta di inutilità, di inadeguatezza.

Posso provare ad aiutare le persone che ora leggono queste righe.

Cosa posso fare se non sognare, immaginare il dopo, senza coronavirus. Come sarà il dopo, prima di tutto, quanti saremo? Chi rimarrà? Ce la faremo? Cosa cambierà nei rapporti? Riusciremo ancora a stringerci la mano o dovremo comportarci come i freddi popoli anglosassoni sempre restii a toccarsi? E quelli guariti? Chi sono? Perché invece di contare i morti non si incoraggia i guariti a togliersi il bavaglio e fra di loro gioire come non hanno mai fatto nella loro vita, abbracciarsi, invece di versare offerte di denaro in uno squallido numero di c/c.

Ho trovato una foto degli anni 20 quando la spagnola ha falcidiato in Europa milioni di persone. Nella foto la famiglia è stata immortalata con la mascherina, una signora ha in braccio un gattino, anche il gatto provvisto di mascherina!

Chissà che risate faranno i posteri se troveranno le foto della massaia con la mascherina ricavata da una spugna per lavare i piatti o da una grande costola esterna di finocchio.

Se fossi un marziano in visita sulla terra oggi, cosa potrei chiedere all’umanità?

– perché avete tanta paura di morire? Non è forse la morte parte della vita? È proprio vero, ci sono cose che voi umani non potete nemmeno immaginare!-

Forse è capitato a ognuno di noi un momento della vita, molto particolare nel quale abbiamo dovuto reinventarci, fare tabula rasa delle abitudini, magari solo di una, importante per noi.

Ricordate quel momento? Deve essere stato molto brutto, si sono scatenate le emozioni, ma poi il dopo come è stato? Mi immagino deve essere stato un momento difficile.

Sono certo che avete fatto tesoro dell’esperienza.

Ma questo Covid-19 non è forse una esperienza? Ma il dopo non dipende forse da noi?

Una casa solida si costruisce su solide fondamenta. Quali sono i presupposti per il nostro “dopo”?

Come vogliamo che sia?

Riflessioni sul coronavirus


Riflessioni sul coronavirus

In questo periodo di coronavirus si sente spesso parlare di “guerra” o di “nemico” come fossimo confinati in una trincea dalla quale è pericoloso alzare la testa.

Nessuno o pochi hanno parlato di accettazione della malattia, sì, perché il coronavirus l’ha contratto una piccola parte della popolazione e molti sono guariti, ma la possibilità di ammalarci potrebbe capitare a tutti. E se capitasse a noi? Abbiamo pensato a come reagire? Abbiamo provato ad immaginarlo?

Nei primi test di coronavirus i tempi di risposta delle analisi erano intorno alle 5 ore, ma in certi casi anche 24 e in questo lasso di tempo i malati nella paura di essere positivi avevano spesso aggravamento fino ad arrivare alla polmonite interstiziale che al momento del test non era presente.

La mente ha un ruolo fondamentale nelle fasi salienti della malattia.

Credo che l’accettazione sia la prima risposta necessaria al corpo e al nostro spirito per poter reagire. È noto che in situazioni di stress e paura, le difese immunitarie calano. È necessario non entrare nel panico.

Mentre siamo tutti confinati nelle proprie abitazioni, occorre utilizzare questo tempo per acquisire nuove conoscenze, ma soprattutto riprendere in mano i valori della socialità, dello stare insieme, fino a decidere di trovare insieme una soluzione.

In questo momento non ci può interessare come si è sviluppato il covid 19.

Pasolini diceva: – credo nella civiltà, non mi piace il progresso, questo progresso.-

Da oltre un secolo la crescita inarrestabile, il benessere e progressi scientifici hanno innalzato la vita media e il numero degli umani sul pianeta.

Come se il progresso avesse fabbricato un enorme jet supersonico; risulta evidente che un aereo è un prodigio della tecnica ed è fatto per volare, se lo tenessimo in un hangar ad arrugginire gli verrebbero procurati solo danni. Prima o poi dovremo impegnarci per farlo volare di nuovo, ma come?

Sto pensando anche a quanti soldi si risparmiano a stare tutti a casa, nessuno si muove da casa, lavora in smart-working, ma la nostra economia non è concepita per stare ferma e finirebbe come il jet supersonico.

Il coronavirus è stato definito “virus ubiquitario” significa in pratica che si trova dappertutto nello stesso tempo, non ce ne potremo liberare tanto velocemente.

Secondo alcuni esperti se si facessero analisi a tappeto a tutta la popolazione si potrebbero riscontrare dal 50% all’80% di positivi al virus.

Cercherò di andare oltre agli aspetti scientifici dei quali non sono esperto.

Quello che sembra voler provocare i coronavirus è il rallentamento dell’economia.

Nessuno riesce a fare previsioni su quanto durerà questo catastrofe.

Si possono fare solo confronti con le pandemie precedenti come la peste nera o la spagnola.

Questa volta non si tratta di una crisi finanziaria come quella del 1929 o del 2008, questa volta l’origine è la natura, la stessa alla quale apparteniamo.

Proprio mentre siamo a casa possiamo pensare a quando tutto questo finirà e immaginare come potrebbe essere un nuovo e diverso sviluppo mondiale. Forse allora molti comprenderanno il valore dei messaggi di Greta Thumberg, degli Extinction Rebellion e di altri numerosi gruppi con obiettivo la protezione e difesa dell’ambiente, dell’umanità intera, nati recentemente e ci saranno forse speranze per i Verdi di poter portare la loro voce nei luoghi dove si scrivono da sempre le regole della nostra comunità.

Riflessioni su esperienze di viaggio


Riflessioni su esperienze di viaggio

A me piace tanto viaggiare, ora che sono costretto nelle quattro mura domestiche per il coronavirus, viaggio con la fantasia nei luoghi visitati in passato, mi sembra ancora di essere in quei luoghi e mi lascio sedurre da una serena beatitudine, mentre ricordi annebbiati si mescolano a riflessioni nitide, deduzioni lampanti, soluzioni futuristiche.

Il viaggio in Giordania

Nel 2012 mia moglie ed io abbiamo festeggiato il venticinquesimo di matrimonio con un viaggio in Giordania. È stata una bellissima esperienza poter conoscere luoghi splendidi, ma soprattutto l’incontro delle persone, respirare il soffio delle loro tradizioni e della loro storia.

Tra i fotogrammi che mi scorrono nella mente ce n’è uno di una sera in Giordania nella capitale Amman.

Quella sera il sole del deserto annunciava il solito bellissimo tramonto mentre si mescolava con il cielo di Amman, una grande bolla di abitazioni, edifici, costruzioni del diametro di quasi cento chilometri, accerchiata dal deserto giordano.

Avevamo il pomeriggio e serata liberi, con un’altra coppia decidemmo di andare in centro e cenare in un ristorante.

Il fatto di essere in quattro ci dava maggiore sicurezza, ma mia moglie ed io ne avevamo fin troppa perché nel primissimo pomeriggio avevamo preso un taxi dell’albergo e il taxista ci aveva accompagnato in giro per Amman, mentre l’altra coppia era rimasta in albergo.

Con un taxi ce ne andammo tutti insieme verso il centro, la cena al ristorante fu ottima e visto che era abbastanza presto per rientrare in albergo, decidemmo di andarcene in giro per la città non ricordo nemmeno cosa esattamente cercavamo, ma ci ritrovammo in un luogo poco frequentato, quasi deserto, non c’era nessuno in giro al quale chiedere come raggiungere la strada centrale dalla quale passavano molti taxi. La cartina della città era quasi inutile nelle stradine poco illuminate e non sapevamo più da che parte andare.

L’incontro di tre giovani fu provvidenziale, parlavano bene inglese, ci dissero di scendere delle scale e continuare a scendere sempre fino alla strada, poi da lì proseguire.

Seguimmo l’indicazione, ma con qualche perplessità, delle scale non si vedeva la fine e non erano nemmeno tanto illuminate, poi stranamente i giovani ci seguivano.

Continuavamo a scendere e i tre giovani ancora dietro, poi mi voltai per chiedere loro perché ci seguissero e loro aggiunsero che stava loro a cuore la nostra incolumità e volevano accertarsi che non sbagliassimo strada.

Tutto questo era una conferma della nostra guida, ci aveva detto che nessun turista mai in Giordania ha avuto problemi nei tanti anni di servizio come guida, o subito furti, e se mai li avesse avuti o li avessimo noi, sarebbe stata sua premura personale di rimborsare l’intero viaggio.

Certo un conto è ascoltare le informazioni a parole, altro fatto è viverle. Nel nostro caso continuavamo a scendere le scale più tranquilli.

Infine arrivammo alla strada principale, la riconobbi, c’eravamo passati prima con il taxi, eravamo vicini al luogo indicati e a poche centinaia di metri dalla luogo dove fermano i taxi.

Ecco a un certo momento si avvicinò un uomo sui cinquanta anni, vestito alla maniera occidentale, anche se con i lineamenti arabi. Ci aveva seguito e aveva compreso la nostra nazionalità, iniziò a parlarci in italiano, non perfetto, ma comprensibile, chiedendo, supplicando che lo ascoltassimo.

Dapprima si scusò, non una, molte volte della sua intrusione. La coppia che era con noi non appena realizzò le intenzioni dell’uomo, accelerò il passo forse per non trovarsi coinvolta in discussioni.

Solo io ero rimasto indietro, ascoltavo l’uomo, mi raccontava di essere stato in Italia a lavorare, in Umbria in provincia di Perugia, di avere imparato un poco di italiano, ma che ora la sua famiglia versava in gravi condizioni, in Italia non aveva trovato lavori che gli permettessero di inviare denaro a casa, dopo qualche anno se ne era tornato a casa.

Mi stava chiedendo l’elemosina.

La guida ci aveva spiegato con un certo orgoglio che in Giordania non troveremo per strada nessuno che chiede elemosina. Anche se il paese non può essere annoverato tra i paesi ricchi, loro non hanno pozzi petroliferi, hanno il 70% di territorio desertico, ma per la qualità del servizio sanitario sono definiti la Svizzera del medio-oriente, l’istruzione è obbligatoria, tutti i giovani devono conoscere l’inglese e l’uso dell’informatica, ma la cosa più interessante è quella che obbliga i ricchi e dare ai poveri in modo tale che di poveri non ce ne debbano essere, mai.

Quell’uomo si era scusato più volte, forse aveva paura di essere punito per aver chiesto denaro a stranieri. Lo ascoltai, non feci nulla, mi scusai a mia volta, non me la sentii di aiutarlo, non volli farlo, il suo volto, la testa leggermente china, gli occhi semichiusi rivolti verso il basso, la voce tremolante, mi accompagnano in questi giorni.

Le riflessioni nel 2020

Questo periodo di pandemia con conseguente fermo nelle proprie abitazioni cosa potrà insegnarci? Quali sono i messaggi per la collettività? Come potranno i cittadini trovare beneficio dalle conseguenze nefaste della pandemia come la morte dei propri cari?

Cosa rimane delle nostre esperienze?

Cosa rimane della lettura di un libro, di un viaggio, di una serata a teatro, dell’incontro di una persona?

Quanto tempo occorre perché certe esperienze abbiano un effetto?

Il nostro animo è predisposto ad accogliere queste esperienze?

Credo che tutto dipenda da noi, da quello che possiamo o vogliamo trovare e cambia da persona a persona. Poi ci sono i momenti in cui siamo più o meno predisposti ad accogliere e altri meno. Infine ci sono i momenti in cui il pensiero viaggia verso l’interno , verso noi stessi.

Quando penso alle esperienze passate, cerco di riviverle, esaminarle con occhio attento, cerco di capire come possono essere usate ora, in questo momento cruciale, penso a quanti non hanno casa e non possono chiudersi tra le quattro mura, dove sono adesso?

Chi se ne sta prendendo cura?

Dove sono i poveri in Italia?

Perché come in Giordania non obblighiamo i ricchi a dare ai poveri?

Pensiamo basti davvero far pagare una “flat tax” per sistemare le cose?

Potrà servire a questo punto il coronavirus per migliorare un poco il tenore di vita degli italiani che versano in condizioni simili a quella dell’uomo incontrato in Giordania?

Ma sono solo io che mi faccio queste domande?

Immagini e parole


Immagini e non parole

Tra coltelli insanguinati, violenze familiari, ghiacciai liquefatti, cuori inariditi; ancora una volta questo nostro mondo parla per immagini, così pochi leggono,  molti guardano serie televisive e troppi giudicano Greta senza ascoltarla.

L’ascolto richiede applicazione, tempo, pazienza, umiltà.

Le parole non sono per tutti.

Non abbiamo tempo per ascoltare Greta, è più comodo leggere i commenti, hanno perfino isolato certe immagini di lei arrabbiata associandola a qualcosa di mefistofelico e le parole vanno in secondo piano.

Anche gli articoli del mio blog hanno seguito questo corso.

Se avessi voluto farmi conoscere avrei dovuto produrre video con immagini oscene e sicuramente lo avrebbero visto milioni di persone ottenendo così follower a go-go.

Invece la mia visibilità è di qualche centinaio di persone e solo alcuni amici commentano gli articoli.

Mi sono fatto sempre numerose domande, le risposte stentano ad arrivare ed è difficile essere ascoltati. Mi sento una radio senza frequenza, una radio che nessuno potrà mai ascoltare.

La politica, brutta bestia

Infine ho rivolto la mia attenzione alla politica, un ambito mai toccato negli oltre 200 articoli pubblicati.

A chi si lamentava della qualità della gestione della cosa pubblica suggerivo di farsi avanti e cercare di far meglio, e infine l’ho fatto io, come una di quelle sfide prima della fine del film western. Quest’anno mi sono candidato nel mio comune nelle liste dei Verdi, per l’elezione del consiglio comunale. Abbiamo preso meno di 200 senza riuscire ad inserire nemmeno il candidato sindaco nel consiglio comunale. risultati elezioni amm.ve 2019 a Castelfiorentino

Meglio la poesia

Osservo il mio blog e noto che è passato molto tempo dall’ultimo articolo, sto scrivendo molto meno di prima.

Da qualche anno se scrivo qualcosa, lo scrivo in poesia. Purtroppo dopo la pubblicazione del libro di poesie di Ottobre 2018 anche la produzione di poesie è scarsa e non abbastanza per un’altra pubblicazione. https://www.ibs.it/poesie-pensieri-di-tuttologo-libro-roberto-francalanci ecco il link alla pubblicazione, purtroppo ancora senza recensioni.

Tengo ancora aperti i due blog denominati oichebelcastello anche se con indirizzi web, contenuti e server diversi. http://oichebelcastello.it/

Timide e sporadiche partecipazioni a premi letterari si alternano a numerose e recenti altre sfide necessarie alla sopravvivenza.

Ho scritto e pubblicato libri che pochi hanno letto e continuo questo faticoso percorso senza fame di notorietà.   Ecco    i miei libri

Ho cercato di analizzare il mondo della condivisione senza ottenere beneficio alcuno, alla fine ognuno resta come prima, senza risposte.

SCOMMESSE PERSE


SCOMMESSE PERSE

Perché giochi?
Non te lo sei mai chiesto,
ma se giochi ora,
ci sarà un motivo,
non hai giocato da piccolo
non ti sei confrontato con gli altri
non sei cresciuto dentro,
ora il gioco ti logora,
ti ha agguantato l’anima,
ora dimmi,
come andavi a matematica a scuola?
Lo sai, vero,
che chi gioca al lotto vince alle nove
che il gestore vincerà a prescindere
che la tua vittoria sarà come un malato grave
in un cimitero di sconfitte
che rovini la tua vita e la tua famiglia
e se non capisci cosa stai facendo
la tua energia vitale è la stessa di uno zombie.
Queste parole
saranno la tua medicina,
una medicina amara,
necessaria,
se davvero vuoi continuare a vivere.

Neve


Neve

 

Ora non penso a te,

al tuo non colore

agli oggetti coperti con il tuo manto

a confronti con altri momenti

a uccellini preoccupati

bambini felici

autisti agitati,

mi riaffiorano ricordi

di proverbi contadini,

ti celebravano

portatrice di pane

protettrice delle piccole

piantine di grano,

accetto l’evidenza,

ogni stagione il suo clima

e infine metto il piumone

non è ancora tempo

di gonfiare il gommone.

Attesa


Attesa

Bar dell’ospedale, fumo di sigarette ai tavolini

molliche di pane agli uccellini

gente in fila, gente in coda

camici bianchi, verdi, celesti

si alternano ai volontari

un momento di ristoro della mente, del corpo

tra gli accendini

e squilli dei telefonini

ognuno la sua attesa, di un posto,

di riprendere il lavoro, della guarigione

o… della morte

le riflessioni si accavallano

come i tasti della macchina per scrivere

sulla faccia ognuno ha la sua storia già scritta

Cosa posso dire che altri non abbiamo già detto?

Una zingara accompagna il figlio piccolo vicino ai clienti

del bar per chiedere se qualcuno gli compra una brioche

Anche le pubblicità usano i minori per

ottenere maggior successo

il bambino, un’arma per convincere le persone

la compassione nell’uso quotidiano

cuori teneri come cioccolatini

osservo il rifiuto delle persone

il cuore non si scioglie

nessuno si ferma per dare monete ai bambini

Come mai ci sono persone che chiedono

l’elemosina?

Chissà se c’è qualcosa di sbagliato o di

rimediabile.

Uno Stato con un buon livello di civiltà

non dovrebbe avere all’interno dei propri

confini sacche di povertà.

Perché nessuno chiede a questa povera gente:

– Chi sei? Da dove vieni? Dove vuoi andare?-

Ma alla domanda chi deve farlo non c’è risposta,

nessuno lo sa.

I problemi di un paese sono sempre gli stessi

e si amplificano ogni volta.

Sento il bisogno di condividere, ringraziare, meditare

per qualcosa di utile, ma non per me.

Un uomo dà briciole di pane agli uccellini e mi osserva

mentre scrivo.

Poi l’uomo se ne va, gli uccellini girellano mesti dopo aver

beccato tutte le briciole microscopiche sotto la sua sedia.

Il sole invernale fa capolino tra le nuvole.

Un veloce ricambio dei vicini di tavolino, mi dà

l’opportunità di ascoltare i pettegolezzi di due infermiere

poi al loro posto arrivano due straniere,

parlano rumeno, penso che è giovedì pomeriggio e

quindi libera uscita per le badanti,

ma non è sicuro

osservo le dita di una di loro mentre fuma,

le punte di indice e medio sono completamente

ingiallite dalla nicotina

troppo fumo poco arrosto

è magrissima, molto alta

occhiali da sole le coprono occhi stanchi

una treccia le raccoglie i capelli multicolori

in buona parte bianchi,

ora impugna il mozzicone anche con il pollice

è più il tempo che tiene la sigaretta

di quello impiegato a fumare

ha una giacca di lana rosa

infeltrita in alcuni punti, in altri ha la lana

appallottolata ripiegata su sé stessa

mentre continua l’afflusso delle persone

l’amica ha iniziato a parlare a telefono

in italiano, forse non sono badanti

tra poco tocca a me vado nella sala

d’aspetto del reparto otorino

con giochini da bambini che servono

da trastullo prima delle visite

e i genitori più impauriti dei figli

mi tengono compagnia.

Chiamano per cognome, andiamo in due,

è un caso, alla stessa ora due persone con

lo stesso cognome, allora chiediamo il nome

non è la mia volta

me ne torno ad aspettare

l’attesa mi fa pensare alle cose inutili

agli oggetti buttati in pattumiera

allo scrollare su facebook

al tempo perso a cercare responsabilità altrui

alla nostalgia

ad arrabbiarsi inutilmente

e alla ricerca inutile della salute che

lentamente abbandona i corpi.

 

Perché rubi??


 

 

 

 

 

 

Perché rubi  ?

Essere o non essere? Denunciare o non denunciare, questo è il dilemma.

Far sapere allo Stato del furto subito o silenziosamente subire e accusare il colpo?

Mi era già successo e ci sono ricascato, nello stesso modo, come quando si fa un errore due volte, non si è imparato nulla.

La prima volta molti anni fa, davanti casa mi avevano rubato l’auto, l’avevo lasciata aperta.

Ho ripetuto l’errore lo scorso sabato mattina, giorno di mercato, ero tornato dall’orto, avevo lasciato aperta l’auto davanti casa per scaricare e mi era poi rimasta aperta.

Il sabato ci sono occasioni ghiotte, anziani a fare la spesa lasciano in vista portamonete nelle borse, c’è confusione, un terreno facile anche per auto incustodite.

È stato il momento adatto anche per introdursi nella mia auto rubare il navigatore e gli occhiali da sole.

La fiducia negli altri è una incognita misteriosa, per ognuno è diversa.

Ora ditemi pure che sono un bischero a lasciare la macchina aperta con oggetti di valore dentro.

Con il navigatore di dieci anni fa son più le volte che mi sono perso di quelle che mi ha portato nel posto giusto; mi spiace per il valore dovendolo ricomprare, ma mi rincresce più per gli occhiali, erano quelli di scorta, dei vecchi Persol vintage anni ‘80.

Ma mi voglio rivolgere a te, ladro, e ti voglio fare la domanda:

– perché rubi? Come mai ti attacchi a oggetti personali con valori esigui? Lo sai di essere un ladro di polli, non ti aiuterà molto quello che mi hai sottratto. Se ti è servito per esercitarti, devi sapere che stai perdendo la dignità. Non sei in grado di provvedere alla tua vita senza ricorrere ai beni di proprietà altrui, questo non è bene. Sei sicuro di aver fatto tutti i tentativi?

Se è la povertà che ti ha spinto ad agire così, sappi che persone molto più cattive di me si stanno organizzando per farla pagare a chi ruba.

Sappi anche che rischi molto in rapporto a quanto rubi, perché quelli che rubano miliardi, spesso non vanno nemmeno in galera. Quelli come te se presi in flagrante o visti con una telecamera, li sbattono dentro e dopo sarai segnato per sempre.

Se sei un ladro che lo fa di lavoro, ti ringrazio perché hai preso due cose senza rompere nulla, mi hai lasciato un poco in disordine, ma va bene, ci ho messo due minuti a rimettere a posto.

Voglio aggiungere che la prossima volta troverai ancora l’auto aperta, cercherò di non lasciare niente di interessante, e allora ti prego non spaccare nulla, fai conto che quella sia la tua auto.

Può darsi tu sia curioso e voglia chiedermi come mai lascerò l’auto aperta.

Voglio dirtelo, sai, sono convinto che viviamo meglio senza preoccupazioni, io non voglio proprio averle, voglio pensare che non debbano esserci ladri, perché il tuo non è un mestiere, è un lavoro sporco, fuori della legalità, pieno di rischi, sono quasi convinto che hai dovuto sceglierlo, e non ti piace.

Come nelle malattie cerco di prevenire invece di curare. Quello che sto facendo è pura prevenzione, la prevenzione non si fa mettendo barricate, ma facendo domande.

Non voglio che tu mi risponda, sarei felice tu possa leggerle e che ti possano aiutare a comprendere.

Voglio aggiungere che non farò nemmeno la denuncia; non trovo più la scatola del navigatore di dieci anni fa e senza la matricola è inutile, poi i Persol tigrati, non sono un pezzo unico, ma abbastanza raro poi di colore verde, e non si vede nessuno con occhiali del genere a giro, li riconoscerei tra mille.

Una cosa voglio dirti: sarebbe spiacevole incontrarti con i miei occhiali.