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Io sto con te di Guido Chiesa – 2010


 

Io sto con te di Guido Chiesa – 2010

Mi son messo a curiosare su un elenco di film vecchi non ancora visti, ce ne sono a centinaia, spesso sono catturato dall’immagine, dal titolo, clicco su le informazioni e approfondisco sul voto IMDB o mymovies, se è più di 6.5 decido di guardarlo.

Ho trovato un film di qualche anno fa “Io sto con te” di Guido Chiesa del 2010.

Scorro alcune recensioni del film, noto che è preceduto da un avvertimento :

“si rivolge senza esitazioni a credenti e non”

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=1834

http://www.cultframe.com/2010/11/io-sono-con-te-film-guido-chiesa/

Film tratti dai Vangeli, ne abbiamo visti tanti, ognuno con particolarità diverse. Questo di Chiesa prende in esame la vita di Maria e l’educazione di Gesù.

Maria, ha dalla sua il segreto dell’annunciazione, un matrimonio con un Giuseppe molto più vecchio di lei, ma sopratutto non accetta quanto stabilito dal capofamiglia Mardocheo.

Maria accenna ad Elisabetta della possibile circoncisione del figlio, le comunica che non è disposta a sottoporlo a quel trattamento affermando :

– il Signore ci chiede misericordia, non sacrifici ! –

Maria si oppone alle regole della comunità rurale di Nazareth, è una moglie molto giovane e preferisce andare a Betlemme. Partorirà nel deserto, lontana dagli obblighi della tribù di appartenenza.

Le levatrici le ricordano di non far succhiare al figlio il liquido giallo, in quanto ritenuto impuro e del diavolo, ma lei l’allatta subito.

Il nome Gesù glielo mette lei e non aspetta le regole del capofamiglia.

Le offrono acqua non pura e lei l’accetta anche se sa che non sarà pura per quaranta giorni.

Giuseppe le ricorda l’obbligo di circoncisione e ancora una volta Maria :

– l’hanno fatto a te e ora vuoi farlo a Lui ? – e consegna il piccolo in mano al padre, anche se è ancora ritenuto impuro, secondo le regole del Tempio –

Zaccaria le ricorda che rischia la lapidazione !!!

Arrivano al tempio e risuonano le regole relative all’olocausto, necessario alla espiazione.

Un soggetto femminile afferma la verità e contesta la Legge, oltre all’annunciazione ella sa che dovrà crescerlo ed educarlo interrompendo l’obbligo a ripetere la stirpe, i calcoli, i rituali.

Sono gli esperti curiosi (gli inviati di Erode) che imparano cose nuove da Maria, quando si stupiscono di come mai Maria lasci Gesù libero, e finalmente capiscono che il segreto è quello di una madre che crede nel proprio bambino.

Gli inviati di Erode decidono di non fare nulla e non comunicare nulla al Re.

Erode fa uccidere i primogeniti, è un massacro. Maria riesce a salvare Gesù.

E le domande di Gesù…!

Gesù alla madre :

– ma le scritture possono sbagliare ? –

e Maria :

– sono state scritte dagli uomini, qualche volta vanno bene altre volte no –

La legge infatti ha un intento ed è quello di “dividere” il puro dall’impuro, l’uomo dalla donna, l’ebreo dal gentile, e così via.

I perché di Gesù : Perché raccomandano di picchiare i figli ? Perché le mogli non possono mangiare in compagnia dei mariti ? Perché se non si può uccidere, si possono uccidere i pagani ? Perché si fanno tutti quei sacrifici ?

E va a parlare al tempio con i dottori della legge senza avvertire i genitori.

Gesù non deve mancare di rispetto, tuona Mardocheo.

La paura non porta al rispetto, precisa Maria e incalza con una grande verità :

– I nostri figli non sono rami storti ! –

E Mardocheo non è d’accordo. Affermando che chi trascura la correzione si smarrisce !

Nel film viene dato molto rilievo al lato umano di Maria e di Gesù.

Non voglio in questa sede analizzare la parte spirituale e religiosa, e non ne sono all’altezza per una totale assenza di studi teologici.

Anche io ho voluto aggiungere una riflessione, come quando completi qualcosa, metti la spunta nella lista degli impegni ; “fatto ! “

Per il “cosa mi lascia” colgo l’occasione per inanellare un pensiero rivolto ad un evento nel paese svoltosi Domenica, una festa di più associazioni di volontariato, donatori sangue, polisportiva agricoltori, artisti centinaia di persone a curiosare tra passioni e lavori della comunità.

Gli agricoltori avevano portato piccoli trattori per farli provare anche a bambini di 4 o 5 anni, istruttori sportivi invece si sono adoperati per far provare vari sport.

Bambini, ragazzi e anche adulti a fronte di una specie di ticket avviavano un percorso di conoscenza-esplorazione degli sport che nel paese potevano essere praticati e quindi …bocce, ciclismo, ginnastica artistica, tennis, calcio, pallacanestro, pallavolo, atletica leggera.

Con una persona anziana, abbiamo scambiato le impressioni sulla festa, questi mi ha raccontato che ai suoi tempi giocava a pallone e non avevano che una palla di stoffa, e si ricordava sempre delle lievi ferite quando prendevano la palla con la testa dalla parte della cucitura.

Voleva ricordarmi che non c’era molto da scegliere, c’era quello e basta, ed era già tanto.

Ora c’è molto di più, ma c’è anche un altro pericolo, che il figlio venga indirizzato allo sport del genitore, dove lui era bravo da piccolo o non era riuscito e magari poteva arrivarci il figlio.

Ci siamo messi a discutere sulle scelte dei ragazzi e le loro passioni.

Le passioni sono le loro, non possono essere quelle dei genitori, si possono anche sovrapporre, ma è come se disegnassimo un percorso prima che possano camminare.

Può darsi che sia quello che loro desiderano, ma non è sicuro. Niente è sicuro.

Con quali modalità le scegliamo ? Quanto sono loro a decidere e quanto noi ?

Magari quella più vicina a casa o perché ci va l’amico del figlio.

Quanto tempo abbiamo per scegliere ? A chi ci vorremmo ispirare ? Ci può essere utile rivedere il film di Chiesa ? Chissà.


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EX-MANICOMIO VOLTERRA


pazzia ex maniconio

Foto presente nel sito web :

http://montagnanicristiano.weebly.com/ex-ospedale-psichiatrico-di-volterra.html

 

EX-MANICOMIO VOLTERRA

Ecco, ho impostato google maps, l’indirizzo di un luogo dimenticato, ci sono arrivate le auto, ci hanno scattato molte foto, ora virtualmente molti possono visitarlo, era un paese.

Non potevano chiudere un paese. Mentre continuo la visita virtuale leggo su un cartello stradale il nome della Via : Luigi Scabia.

Devo constatare con piacere che è stata titolata una strada ad uno dei gestori del grande complesso in cui mi trovo.

Nei pressi di Volterra (PI), nel cuore della Toscana, qui fino agli anni 70 c’era una della più grandi strutture italiane denominate in vari modi, ma riconducibili al nome di manicomio.

Questo personaggio Luigi Scabia, è stato Direttore dell’Asilo Dementi di Volterra. Dal 1900 al 1934 applicò all’interno del manicomio la terapia del lavoro convinto che le persone si dovessero occupare di qualcosa e fece costruire all’interno dell’ospedale una falegnameria, un panificio, una lavanderia, un’officina elettrica, una calzoleria, botteghe di stagni e fabbri, vetrai, addirittura una fornace per la fabbricazione dei mattoni da utilizzare nei padiglioni da costruire. C’era perfino un ufficio postale e il manicomio si era dotato di una moneta propria.

Secondo Scabia il lavoro offriva l’elevazione morale e con questa il malato raggiungeva la dignità umana.

Sempre Scabia dice: “…solo per l’applicazione costante di un così vasto metodo di utilizzazione del malato di mente, in ogni ramo del lavoro, ha potuto sorgere l’istituto che dirigo”. Infatti grazie al lavoro dei ricoverati si poté applicare una politica di alleanze basata sul mantenimento di una retta giornaliera inferiore a quella degli altri istituti del tempo: in un certo senso i malati si autofinanziavano.

Scabia volle essere sepolto nel settore del cimitero nel quale si seppellivano i poveri dementi non reclamati dalle famiglie.

Un gesto che potrebbe essere spiegato nel suo voler essere vicino a quei reietti e dimenticati anche dopo la morte.

Tante informazioni mi sono utili prima di visitare questi luoghi.

Ho voluto conoscere la storia, poi ho cercato di osservarne lo sviluppo nel corso del secolo di vita con le visioni scientifica, economica, religiosa, umana.

Ho cercato di immaginare come poteva essere la vita in quell’ambiente, e mi è venuta a mente la monaca di Monza dei Promessi Sposi.

Manzoni ci ricorda che certe monache rinchiuse in convento erano le figlie di nobili che altrimenti avrebbero preteso parte dei possedimenti familiari, la religione diventava un ausilio al potere nobiliare.

Nello stesso modo fra i tanti ospiti del manicomio sono andati a finire individui che non lo meritavano e in certi casi nemmeno lo desideravano, cioè contro la loro volontà.

Sull’ex-manicomio di Volterra ci hanno già scritto molti libri, qualcuno vorrei poterlo leggere.

Uno dei libri è “Corrispondenza negata. Epistolario della nave dei folli” (1883-1974)

Una raccolta di lettere effettuata da medici dissidenti e catalogata tra prima e dopo il fascismo.

I pazzi o presunti tali scrivevano, ma le lettere non venivano inviate e non arrivarono mai a destinazione.

Tra le info storiche sulla follia trovo notizie sulla società di fine ‘800, in pieno illuminismo si trovò a gestire persone “senza lume”. Non a caso si diceva che i pazzi avevano perso il lume della ragione.

Non potevano ricollocarli nella società e al tempo stesso erano persone da gestire.

Cosa hanno fatto nel passato altri popoli ?

Nella cultura classica il folle rappresentava la voce del divino, quindi da ascoltare per interpretarla.

Durante il Rinascimento il folle venne considerato una persona diversa, sia per i valori sia per la sua filosofia di vita, e quindi andava rispettato, lasciato libero.

Verso la fine del settecento in Inghilterra nell’ospedale di York venne adibito alla gestione dei malati di mente e fu caratterizzato dall’uso dei principi religiosi come metodo di cura e il lavoro come valore terapeutico. Scabia forse seguì la linea guida degli inglesi, aggiungendo qualcosa di nuovo.

Nel mondo antico da un lato la follia è stata sempre esorcizzata, emarginata, ma dall’altro si è sempre intuito che in essa ci poteva essere una carica infinita di verità, di onestà, di “sapere”.

Sono noti gli spartani che buttavano i bambini malformati dalla rupe, e forse anche anche se scoprivano qualcosa di strano nella crescita.

Gli indiani d’america invece allontanavano dalla tribù i matti e se riuscivano a sopravvivere da soli meglio per loro, altrimenti, ciao !

In Transnitria anche nel codice d’onore criminale narrato da N. Linin nella sua “Educazione siberiana” la compassione da dare a chi è disabile o più sfortunato è una regola, un valore. Il matto veniva considerato come un toccato da Dio e meritava il massimo rispetto da tutti. Nessuno poteva toccarlo con le mani e se qualcuno si prendeva gioco di un “toccato da Dio” veniva reietto dalla comunità o ucciso secondo le rigide regole siberiane.

Nel mondo islamico, lo scienziato Al-Razi parla di “tabdir” e di “nafsdni”, cioè terapia psichica (nafs significa anima). Nel suo trattato “Sira al Falsafiyya, cioè “Medicina Spirituale”, di ben 20 capitoli; 4 riguardano la follia ed il suo trattamento. Con un un anticipo di oltre mille anni stabilisce che nel pazzo, la al ‘aql , la ragione, non funziona più e pertanto non gli si può addebitare nessuna colpa; anzi, il folle va protetto.

La società doveva occuparsi di queste persone, e mentre la scienza niente poteva, chi se ne doveva occupare cercava di fare il suo meglio.

Qualche miglioramento ogni tanto arrivava, ma il matto non usciva più da lì.

Medici, scienziati interessati alla sperimentazione, non si facevano sottrarre cavie umane. I trattamenti elettroshock erano all’ordine del giorno, e mi ricordano il film “qualcuno volò sul nido del cuculo”.

I familiari dei matti, se presenti, non erano sicuri della loro incolumità; i matti incutevano paura e spesso preferivano non rischiare e non li volevano indietro.

Cavilli legali o truffe di persone senza scrupoli facevano rinchiudere persone normali : un’altra strada senza ritorno.

Dentro il manicomio c’era di tutto e, in progressione geometrica, i fabbricati crebbero per ospitare sempre più persone. Le presenze medie giornaliere passarono dalle 150 del 1900 alle 750 del 1910, per arrivare alle 2621 nel 1930 e al loro massimo di 4794 nel 1939. 30.000 mq coperti di edifici.

Un paese nel paese, con lavanderie, officine, palestre, perfino una moneta.

Il numero poi è calato progressivamente fino ad arrivare ai 630 prima della chiusura nel 1978, con l’entrata in vigore della legge n.180, ed oggi è in completo stato di abbandono.

Perché dopo tanti anni questo interesse per questi luoghi ?

Dopo il libro con le lettere mai inviate, più di recente anche un gioco realizzato da una azienda fiorentina, in lingua inglese e italiana, nelle fasi di gioco si rievoca la vita nel manicomio, come cercare di voler mostrare le angosce di persone rinchiuse vive in un fabbricato.

http://www.thetownoflight.com/press/sheet.php?p=the_town_of_light_ITA

Personalmente odio i giochi violenti e osceni, non capisco il senso di un “uccidi l’alieno” e a prima vista non sembra destinato a persone normali, poi però accetto l’idea che può far parte integrante di un processo di diffusione di cultura, storia, e riesce a narrare con precisione le tipologie dei trattamenti, le crude immagini dei luoghi, le punizioni, le rigide regole interne.

Isolamento. I matti venivano isolati come portatori di peste, nessun contatto con il personale, avevano tanto tempo a disposizione, forse troppo.

Coloro che non avevano perso la ragione o l’avevano lentamente riacquistata impiegavano il tempo a disegnare o a scrivere.

Tra pochi giorni andrò a visitare quel grande complesso, ho cercato di acquisire il massimo delle informazioni, come prima di un viaggio.

Non voglio esagerare, senza caricare di troppe aspettative una visita.

Ho trovato in rete molte foto di quei luoghi, ma ho interrotto subito la ricerca.

Mi voglio godere la visita. Cerco di allontanare idealmente fin da ora la tristezza che mi potrà infondere la vista di luoghi desolati, posso solo immaginare i giardini, il cimitero, i vasti cortili interni, abbandonati da oltre 40 anni e pregustare la visita guidata della biblioteca-museo.

Mi risuonano però alcune domande, ricordo che me le posi anche nel lontano 1978 :

– Dove sono ora i matti che fino al 1978 erano rinchiusi ? Chi se ne è preso cura ? Quali le modalità ? –

Ecco alcuni link ad articoli sull’argomento :

https://flipout4ms.com/2016/06/27/lex-manicomio-di-volterra/

https://smartraveller.it/2015/11/19/ex-ospedale-psichiatrico-volterra/

http://www.giacomodoni.com/2010/03/persistenze-volterra/


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IL FOGLIO


foglio - cappello-di-laurea-e-diploma

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IL FOGLIO

Occorre tempo prima di consapevolizzare un comportamento o una consuetudine.
Da troppo tempo ormai, forse dal dopoguerra è andata crescendo l’attenzione al “foglio” , il documento in carta con l’attestazione del diploma, della laurea.
Il pezzo di carta più importante delle persone.
Titoli, invece di abilità.
Accessi preclusi agli sprovvisti del foglio.
Imbarazzo, disagio per coloro che non riuscivano ad ottenerlo.
Come quando arrivi ad una frontiera e non hai il passaporto in regola, ti rispediscono a casa, l’umiliazione, la sconfitta.
Il foglio prima della persone, fa ancora la differenza.
Ecco le scuole, le certificazioni altisonanti e documenti necessari, prima delle persone.
Come api attirate dal nettare, in presenza di corsi di formazione ancora tutti orientati prima a capire se esiste il rilascio della certificazione oppure no.
La caratteristica secondaria e accessoria diventa requisito essenziale.
Tutti a chiedere l’apparire e non l’essere.
La storia si ripete.
No, non diventerete altre persone frequentando i corsi che più vi piacciono, ma se quei percorsi vi aiuteranno vivere al meglio nei corpi che occupate, potrete fare anche a meno del foglio.


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LATTAIO


lattaio

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IL LATTAIO

Agenore aveva capito che il lavoro dei campi era troppo duro e non costituiva una adeguata fonte di reddito per la famiglia.
Provò, come ultimo tentativo, a vendere direttamente il latte delle mucche. Cominciò con il latte delle sue mucche, poi anche di altri contadini disposti a cedere parte della produzione in eccesso.
Olga, la moglie aveva il suo da fare a casa vacche, galline e conigli, la casa, i figli, la cucina ;
non poteva dargli grande aiuto.
Il travaso dai contenitori metallici alle bottiglie era il momento più delicato, guai a sprecarne anche una goccia !
Una volta preparate le casse delle bottiglie via ad effettuare le consegne.
Il latte fresco appena munto formava delle macchie gialle come se fosse brodo. Si trattava del grasso che lentamente si spostava verso la superficie. Il latte, generoso di bianco, morbido, naturale, invogliante alla sete diffondeva nell’aria un profumo intenso, penetrante come alla nursery del reparto neonatale.
Per effettuare le consegne a tutti i clienti erano necessarie diverse uscite e rientri a casa, riportare i vuoti e riempirli di nuovo.
Non è facile cambiare le abitudini. Agenore comprese questo a sue spese. Anche le piccole cose, le più insignificanti, come quella delle bottiglie di latte.
Ogni famiglia aveva le sue bottiglie e non voleva separarsi dalla propria, con il vetro verde o rosso che fosse e pretendeva di usare sempre quelle. Queste richieste gli complicavano il lavoro.
Non fu facile imporre uno standard sulla misura e colore delle bottiglie. Alla fine ci riuscì.
Il lattaio girava per le case, di buon mattino, per lasciare le bottiglie di latte e ritirare i vuoti.
Il latte fresco veniva bollito e solo il primo giorno qualcuno dei suoi clienti lo beveva fresco. La paura che il latte potesse essere contaminato svaniva con una bollitura. Certe massaie però lo bollivano anche più volte.
Il latte di Agenore era di provenienza ben nota, c’era un rapporto con i produttori basato su una piena fiducia.
Poi come si poteva non avere fiducia in Agenore, quell’omone alto con naso aquilino e orecchie a sventola, guance colorite, le dita gonfie di stanchezza.
Era tanto robusto che una volta sulla bicicletta i compaesani si chiedevano di che marca fosse per resistere a lui e alle bottiglie di latte.
La spiegazione erano le ruote rinforzate tipiche dei piccoli motorini del tipo “cucciolo” degli anni ’30 del 1900 e il telaio con robuste saldature per la cassa delle bottiglie di latte.
Dalla vita dei campi dall’alba al tramonto a girellare tra consegne e paese con bottiglie di latte sembrò dapprima un divertimento.
La salute era migliorata e una fastidiosa malattia respiratoria era sparita quasi completamente.
La fonte di guadagno dalla vendita di latte con consegna porta a porta non risultò molto elevata.
Ci volle un po’ di tempo per capirlo. I primi tempi pensava di avere pochi clienti, e che dovesse incrementarli.
Anche con questi accorgimenti il denaro che entrava in casa non era sufficiente e i lavoratori a opra guadagnavano cifre più dignitose con molti meno problemi.
In certe famiglie aleggiava lo spettro della povertà e non riuscivano nemmeno a pagare il lattaio.
Percorreva i luoghi in cui era nato, ogni giorno, tra quelle campagne con erbe e fiori diversi in ogni stagione, i profumi, i colori, i silenzi del mattino. Tutto ciò dava ad Agenore un senso di completezza, come se si sentisse parte attiva in quella umile realtà contadina.
I ritiri del latte li effettuava la mattina presto, appena munto dalle vacche delle stalle vicine.
Appena ritirato provvedeva a portarlo a casa dove poi lo imbottigliava e ripartiva per le consegne.
Agenore negli anni ebbe modo di conoscere molte persone e farsi tanti amici.
Lui distribuiva quell’alimento buono e naturale e poi se crescevano bene i vitelli poteva far male alle persone ?
Sentiva di lavorare per far star bene i suoi compaesani.
I bambini dei Rossetti, la casa di contadini sulla collina appena fuori del paese gli correvano incontro con le bottiglie vuote per evitargli di far la salita con la bicicletta fino a casa. Certe volte gli portavano un po’ di uva secca o noci, ma lui era contento anche solo a vederli.
I loro sorrisi gli ripagavano la fatica di pedalare in ogni stagione.
Curvo sul velocipede nero antico con un berretto di feltro, e quando pioveva forte non era abbastanza.
Si era sparsa la terribile fama di far sparire i ciucci con la scusa che gli  era appena nato un vitellino e che per poter mungere la  mamma mucca e non far piangere il cucciolo doveva dargli il succhiotto,  la storiella  era un valido aiuto per le mamme che eliminavano il vizio senza prendersi grandi responsabilità.
La sua era una attività che oggi definiremmo «dal produttore al consumatore, a km zero»
Poteva continuare solo se si ingrandiva, se diventava un vero e proprio commercio, con bottega, contenitori del latte.
Negli anni a venire sarebbero sorte le latterie, con punti di raccolta di grosse quantità di latte e distribuzione diretta simile alla mescita dei vini.
Tutto bene fino alla registrazione del marchio Tetra Pak nel 1950, e il suo nome lo deve al fatto che fu per la prima volta un latte a forma di tetraedro; il primo tetra pak fu realizzato a Stoccolma nel 1953 su idea di un certo Erik Wallemberg. In Italia arrivò sul finire degli anni Sessanta.
Agenore terminò l’attività di lattaio oltre trenta anni prima del tetrapak che di fatto scrisse la fine dei lattai, anche quelli con tanto di negozio.
I più ostinati hanno continuato l’attività fino agli anni ’80, ma era una lotta persa in partenza.
Tutta la storia su latte è da riscrivere.
Se Agenore fosse qui, di sicuro strabuzzerebbe gli occhi al solo prendere atto degli studi sulla tossicità del latte, lo studio Americano di Colin Campbell  “The China Study” lo conferma, il latte e’ responsabile di molte patologie dell’uomo.
Di sicuro le mucche non subivano le cure e i trattamenti effettuati negli allevamenti intensivi che ci mostrano nei documentari di agricoltura e allevamento.
I latte , la buona fonte di calcio, tante proteine, belle immagini di un fluido bianchissimo rimane una favola delle agenzie pubblicitarie che ci disegnano un prodotto che nella pratica non esiste più. Viene ora definito un fluido malsano proveniente da animali malati trattati farmacologicamente, oltre ad essere naturalmente ricco di ormoni non utili alla natura umana.
Questo alimento, assieme all’uso di latticini, concorrono decisamente ai tumore della prostata, del seno, dei  fibromi vaginali, del cancro sul collo dell’utero, ecc.,  in quanto il latte e’ un “alimento ormonico “ricco di progesterone, estrogeno, ecc., nonché fortemente acidificante.
Certi studiosi hanno tentato di risolvere ogni problema con il latte di soia, ma è risultato un sforzo vano. La soia un secolo fa era un prodotto industriale e ora è coltivato in 72 milioni di acri; viene utilizzato per l’alimentazione animale, una parte per produrre grassi e olio vegetale. Di recente la soia è stata camuffata come cibo miracoloso per la new age vegana.
La soia non è solo priva di proteine complete, ma contiene composti che bloccano l’assorbimento di proteine, zinco e ferro. La giustificazione per introdurre soia nella alimentazione infantile e quelle di ridurre grassi. I grassi contengono molti nutrienti vitali per crescita e sviluppo normali.
Privare i bambini dei grassi è un crimine.
La soia non è mai servita come alimento fino alla scoperta delle tecniche di fermentazione.
I vegetariani che consumano tofu e caglio di fagioli di soia come sostituti della carne e dei prodotti caseari rischiano di provocare una grave carenza di minerali.
Fin dalla fine degli anni ’50 si sa che i sostituti del latte a base di soia contengono agenti che contrastano le funzioni della tiroide. I neonati a cui vengono dati preparati a base di soia sono particolarmente predisposti a sviluppare malattie della tiroide relative alle funzioni del sistema immunitario.
Fior di scienziati foraggiati da aziende plurimiliardarie si ergono a difensori di questa sostanza e dei suoi derivati.
Fra tante teorie mi piace segnalarne una significativa : il Dr. Claude Hughes, direttore del Women’s Health Center al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles dichiara: “La mia attenta opinione professionale è che ha più senso non esporre inutilmente il vostro neonato a questi preparati”, E aggiunge: “Mentre l’allattamento al seno è di gran lunga preferibile, le madri che non allattano al seno dovrebbero utilizzare preparati a base di latte e considerare quelli a base di soia come ultima risorsa.”
I derivati della soia poi sembrano essere i più pericolosi : gli isoflavoni, i fitoestrogeni, gli inibitori della proteasi, l’acido fitico, la lecitina di soia (o emaglutina), le nitrosammine e la misteriosa tossina della soia sono tutte sostanze dalle quali è meglio stare lontani.
Quando i nutrizionisti lanciano i loro appelli del tipo :
– mangiate questo che fa bene o non mangiate quest’altro perché fa male – sorge il dubbio che tante regole e consigli abbiano delle motivazioni di tipo economico più che scientifico.
Troppe volte il razionale e la rete del profitto riduzionista ha spinto i consumi verso prodotti che poco hanno a che vedere con la salute. Occorre ripensare la scienza della nutrizione.
Viene da chiedersi, pensando anche ad Agenore che tutto sommato fece bene a smettere di portare il latte nelle case e farsi assumere in una grande azienda manifatturiera, poco avrebbe potuto contro le nascenti lobbies del latte in polvere.
Ognuno la sua epoca, qual è la nostra ? Chi è l’Agenore di turno adesso ?


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IL PANINO, una provocazione


panino

img dal web

IL PANINO, una provocazione

Non dovremmo mangiare più di quanto abbiamo bisogno.
Nella rincorsa alla quantità e alla qualità abbiamo aggiunto, modificato e rivisto ogni possibile ricetta della nostra storia.
Nel seguire le regole matematiche del buono + buono = due volte buono e sostituendo ottimo + ottimo = due volte ottimo e così via siamo arrivati anche ad aumentare le dosi.
Come nelle merendine…. stiamo assistendo a confezionamenti di vere e proprie bombe caloriche.
I ragazzi degli anni 2000 non si sottraggono a questa regola.
Ancora una volta parlano i dati.
I ragazzi girano con i telefonini fin dalle elementari, ma vanno a scuola accompagnati fino alle medie.
Si allontana sempre di più la data della delega completa delle responsabilità, e vengono loro affidate sempre più tardi.
Ecco la provocazione :
Insegniamo a farsi un panino per la merenda !
Non le patatine o i dolciumi, un vero panino con quello che vorrà vostro figlio o figlia.
Si tratta di una attività che potrà essere effettuata autonomamente.
Sarà contento di svilupparla e sarà gratificato quando se lo mangerà.
Potrà dire di averlo preparato da sé, sarà una merendina di meno dal distributore. Forse lo prenderanno in giro gli amici, ma non dovete pensarlo, non si sa mai.
Ebbene sì !!
Vostro figlio potrebbe lanciare una nuova moda, che poi è vecchia, quella del panino fatto in casa.
Magari non si tratterà di risparmiare e forse costerà di più, ma il panino sarà frutto di una ricerca di cibi genuini. Vostro figlio comincerà ad apprezzare quanto di buono può essere inserito tra due fette di pane, e potrebbe essere di più di una merendina non in termini di calorie, ma di “soddisfazioni”.
E se diventasse l’idea per un pasto ? E se vostro figlio accedesse alle graduatorie degli chef pentastellati ?
E allora tra qualche anno magari vi metterete a tavola impugnando da un lato coltello e dall’altro forchetta dall’altra e chiederete al figlio :
– E oggi che si mangia ? –
Un panino ? O magari solo pane o pomodoro ….
Buon appetito !


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DISONESTO


muffa_sui_muri per racconto disonesto

Img dal web

DISONESTO

La macchia sulla parete del piccolo bagno si allargava.
Mario, il proprietario dell’immobile, aveva comprato da pochi anni la nuova casa e ci si era trovato molto bene. Alla vista della macchia, aveva pensato a qualcosa relativo all’umidità perché del resto nei bagni può capitare, specie con la doccia.
Tentò di coprirla con altre mani di imbiancatura, ma poi sentì nell’aria anche un cattivo odore o meglio un tanfo. La posizione della macchia era a circa due metri da terra e proprio vicino al water.
Tutto faceva pensare a qualcosa di poco piacevole.
Quindi chiamò il muratore.
Sergio, un anziano muratore, appena vista la macchia, come un chirurgo con in mano il bisturi dichiarò :
– bisogna aprire e vedere che c’è –
Nonostante l’età riusciva ad essere competitivo, sia sui prezzi sia sulla velocità di esecuzione dei lavori, e aveva abbastanza lavoro. Lo caratterizzava la sua precisione e l’amore che metteva nel realizzare le sue opere.
I pavimenti, i bagni, i rivestimenti erano tutti eseguiti con la massima cura.
Non gli era mai capitata una cosa del genere, ed era curioso anche lui di capire cosa poteva essere successo. Si immaginava che fosse successo qualcosa relativo al tubo dello sfiato del water, ma non capiva cosa fosse accaduto.
Dopo qualche martellata ben assestata, si scoprì l’arcano.
Il tubo dello sfiato non era collegato, si interrompeva a due metri con un grossolano tappo, un rotolo di nylon infilato dentro e poi della carta dell’imballo di balle di cemento.
Sul tetto svettava il tubo dello sfiato che evidentemente era stato messo lì per far credere che tutto era stato realizzato a regola d’arte.
Il funzionamento dello scarico dell’acqua più i prodotti umani nel water, funziona benissimo se alla colonna d’aria corrisponde una colonna d’aria vuota ed entrambe le colonne collegate alla fossa biologica. Non si tratta di competenze edili, è fisica.
Per alcuni anni il sigillo al culmine del tubo ha retto poi i gas hanno danneggiato il sigillo fino a provocare la macchia nell’intonaco.
Tante cose hanno realizzato gli impresari edili disonesti.
Potevano mettere meno cemento del previsto ?
Potevano realizzare costruzioni in cemento “disarmato” (privo o quasi di ferro, dato che il ferro costa, ma senza ferro le opere non reggono)
Potevano costruire case con materiali di scarso valore ?
L’hanno fatto.
L’etica di evitare di costruire in modo corretto venne meno a partire dagli anni ’70 quando la richiesta di immobili subì una impennata inaspettata.
Il primo termine che viene in mente è disonesto, ma si potrebbe dire anche “ladro”.
Sergio quando si trovò in questa complicata situazione aveva una sua idea di comportarsi con i clienti, i suoi valori fondanti erano ben diversi da quelli del costruttore dell’immobile.
In quel lontano periodo non era ancora uscito il libro di Khaled Hosseini ed il successivo film.
Nel libro “il cacciatore di aquiloni” c’è un discorso del padre al figlio e una frase sembra riscrivere quella situazione :
“C’è un solo peccato ed è rubare, tutti gli altri peccati sono una variante del furto”.
E’ un modo di pensare forse lontano dal nostro, ma credo ci siano molti punti in comune.
Come mai si chiedeva Sergio abbiamo permesso a valori fondanti di cedere ad altri ?
Mentre Sergio riparava il danno dell’impresa disonesta collegando il moncone sul tetto al tubo maldestramente tappato, si chiedeva quanto potesse essere il valore di un paio di metri di tubo e quanto avesse rubato al malcapitato acquirente dell’immobile.
Si può cambiare il valore di un tubo con la propria integrità ?
Ci si può arricchire in tanti modi.
Si possono vendere prodotti con margini molto alti.
Si può lucrare sulle differenze di prezzo di titoli mobiliari (azioni, obbligazioni ecc)
Poi ci sono i metodi non leciti e ce ne sono molti purtroppo.
Certi metodi illeciti sono stati accettati e riconosciuti praticabili , tra le metodologie tipiche del “furbo”.
Tra i valori fondanti delle persone l’onestà è passata in posizioni subalterne rispetto ad altri.
Non è successo in un giorno, sono stati movimenti di pensiero indotti dal modificarsi delle regole (leggi) e dalle loro modalità di applicazione.
La presenza di uno stato la si percepisce dalla efficacia con la quale le leggi vengono rispettate e fatte rispettare.
Possiamo aspettarci che il nostro stato dedichi maggiore attenzione alla repressione degli abusi, ma non è compito nostro. L’unica cosa che possiamo scegliere per esempio è che se dovessimo comperare un immobile potremo cercare tra quelle di un periodo nel quale le costruzioni sono state meno “allegre” degli anni di attività di Sergio oppure comprare uno di quegli immobili e…incrociare le dita !


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PASQUALE E IL SERVIZIO DI LEVA


militare Sc'vèik

Il buon soldato Sc’vèik, nell’illustrazione originale di Josef Lada.
(fonte wikipedia)

PASQUALE E IL SERVIZIO DI LEVA

Quando arrivò al reggimento il suo peso era inferiore ai 40 kg. Un mio commilitone assicurò che alla bilancia erano 38 kg scarsi. I muscoli di quel corpo alto non ce la facevano a tenerlo in posizione verticale.
La schiena gli si era anche un poco incurvata.
Non si capiva niente di quel che diceva. Nemmeno i napoletani lo comprendevano. La regione era la stessa, ma il dialetto era diverso, c’era solo un altro artigliere che poteva tradurre le sue parole.
A malapena sapeva scrivere, per cui era molto difficile comunicare con lui.
Correvano voci che il suo lavoro consistesse nel badare pecore e maiali in una località montana della Campania.
Pasquale non era andato a scuola, il quarto di sette fra fratelli e sorelle, anche lui a lavorare la terra, o badare agli animali, come gli altri.
Il suo fisico gracile era dovuto probabilmente ad insufficienza alimentare.
Non mangiava abbastanza.
Quando gli dettero le armi, gli spiegarono come si deve stare nella posizione “ATT-TENTI!!” , lui esagerò nell’irruenza. Eseguì il veloce movimento di portare il fucile vicino al corpo e la botta su quel debole corpo lo fece cadere rovinosamente a terra.
Tutti capirono il suo dramma e come avrebbero potuto facilmente risolverlo.
Divenne la nostra mascotte. Ne fu contentissimo.
Pasquale prima cominciò ad alimentarsi in modo normale, poi iniziò ad esagerare.
In pratica in un anno raddoppiò il suo peso toccando quasi gli ottanta kg di peso corporeo.
Quell’anima lunga riuscì in poco tempo ad eguagliare e superare la misura della pancia dei marescialli più magri.
Durante il periodo di leva mangiava insalatiere piene di pastasciutta ogni volta.
Da quando era entrato a far parte dello staff di servizio della mensa ufficiali, capì che quel mondo non solo gli dava da mangiare, ma poteva farlo stare molto bene, anche economicamente.
Certi sottufficiali cercarono di convincerlo ad arruolarsi, e in effetti rimanere nell’arma, poteva essere la soluzione ai suoi problemi.
Non so che fine abbia fatto Pasquale, non sono nemmeno sicuro del suo arruolamento, ricordo che pianse come tutti noi quando finì il servizio di leva.
Il servizio militare ci tolse un anno, lo dedicammo alla patria, non so se sia stato un anno speso bene. Almeno a me ha lasciato forti emozioni.
Ripenso a Pasquale, al suo sorriso, gli occhi semichiusi, come se avesse timore del sole o che fosse un po’ addormentato, i muscoli facciali sempre contratti in una risata sforzata e quel carnato scuro, tipico di una vita all’aria aperta.
La sua situazione di estrema povertà faceva tenerezza. Tutti si adoperavano per aiutarlo, fino a che lui capì anche come approfittarne. Si fece prestare i soldi per andare “Agasa” come diceva lui in dialetto. Poi i soldi racimolati e avanzati se li consumò in puttane.
In fondo che male c’era a divertirsi un po’.
Il lavoro di magazziniere nella mensa gli permetteva un certo accesso alle scorte. Roba ce n’era tanta e…il maresciallo non si sarebbe accorto di nulla ! Del resto non la vendeva, la prendeva solo per sé.
Non c’erano solo animali a due gambe a mangiarsi le cibarie, iniziò a sparire molta roba.
Sembrava fosse un predatore a quattro zampe.
Le impronte di un felino erano evidenti, ma nessuno sapeva che razza fosse. Il cuoco mise in bella posta un pezzo di fesa di tacchino e grazie a della farina sparsa sul tavolo di marmo della cucina riconobbe le impronte di un grosso animale.
Pochi soldati semplici dovevano escogitare un piano di guerra. Chiesero a lui, l’esperto di ambienti naturali. La fesa spolpata mise in moto le indagini dei soldati.
Il predatore arrivava una inferriata della cucina, passava agevolmente da una vecchia finestra con un vetro rotto, una volta dentro ripuliva quel che trovava. Le incursioni dovevano finire. Il cuoco lasciò carta bianca alla mascotte. Uno come lui, abituato a vivere in campagna, sapeva come fare.
Costruì un cappio con un robusto filo di acciaio e lo posizionò all’ingresso della finestra, infine lasciò un pezzo di carne in bella posta.
La mattina il cuoco si affrettò a togliere l’enorme bestia ciondoloni al muro della finestra.
Le ruberie dell’animale a quattro zampe finirono. Era un gatto ! Molto, molto grosso.
Anni dopo una legge decretò la fine del servizio di leva obbligatorio. I giovani fino a quella data incontravano persone della stessa nazione, ma di altre regioni, ci trascorrevano del tempo insieme.
E stato tolto qualcosa senza sostituirlo con altro simile. Quella è l’unica caratteristica che forse rimpiango un po’, ma spero si creino altre opportunità almeno per i giovani di oggi. Certe volte non importerebbe andare all’estero, gli scambi si potrebbero fare anche più vicino.

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