Riflessioni su esperienze di viaggio


Riflessioni su esperienze di viaggio

A me piace tanto viaggiare, ora che sono costretto nelle quattro mura domestiche per il coronavirus, viaggio con la fantasia nei luoghi visitati in passato, mi sembra ancora di essere in quei luoghi e mi lascio sedurre da una serena beatitudine, mentre ricordi annebbiati si mescolano a riflessioni nitide, deduzioni lampanti, soluzioni futuristiche.

Il viaggio in Giordania

Nel 2012 mia moglie ed io abbiamo festeggiato il venticinquesimo di matrimonio con un viaggio in Giordania. È stata una bellissima esperienza poter conoscere luoghi splendidi, ma soprattutto l’incontro delle persone, respirare il soffio delle loro tradizioni e della loro storia.

Tra i fotogrammi che mi scorrono nella mente ce n’è uno di una sera in Giordania nella capitale Amman.

Quella sera il sole del deserto annunciava il solito bellissimo tramonto mentre si mescolava con il cielo di Amman, una grande bolla di abitazioni, edifici, costruzioni del diametro di quasi cento chilometri, accerchiata dal deserto giordano.

Avevamo il pomeriggio e serata liberi, con un’altra coppia decidemmo di andare in centro e cenare in un ristorante.

Il fatto di essere in quattro ci dava maggiore sicurezza, ma mia moglie ed io ne avevamo fin troppa perché nel primissimo pomeriggio avevamo preso un taxi dell’albergo e il taxista ci aveva accompagnato in giro per Amman, mentre l’altra coppia era rimasta in albergo.

Con un taxi ce ne andammo tutti insieme verso il centro, la cena al ristorante fu ottima e visto che era abbastanza presto per rientrare in albergo, decidemmo di andarcene in giro per la città non ricordo nemmeno cosa esattamente cercavamo, ma ci ritrovammo in un luogo poco frequentato, quasi deserto, non c’era nessuno in giro al quale chiedere come raggiungere la strada centrale dalla quale passavano molti taxi. La cartina della città era quasi inutile nelle stradine poco illuminate e non sapevamo più da che parte andare.

L’incontro di tre giovani fu provvidenziale, parlavano bene inglese, ci dissero di scendere delle scale e continuare a scendere sempre fino alla strada, poi da lì proseguire.

Seguimmo l’indicazione, ma con qualche perplessità, delle scale non si vedeva la fine e non erano nemmeno tanto illuminate, poi stranamente i giovani ci seguivano.

Continuavamo a scendere e i tre giovani ancora dietro, poi mi voltai per chiedere loro perché ci seguissero e loro aggiunsero che stava loro a cuore la nostra incolumità e volevano accertarsi che non sbagliassimo strada.

Tutto questo era una conferma della nostra guida, ci aveva detto che nessun turista mai in Giordania ha avuto problemi nei tanti anni di servizio come guida, o subito furti, e se mai li avesse avuti o li avessimo noi, sarebbe stata sua premura personale di rimborsare l’intero viaggio.

Certo un conto è ascoltare le informazioni a parole, altro fatto è viverle. Nel nostro caso continuavamo a scendere le scale più tranquilli.

Infine arrivammo alla strada principale, la riconobbi, c’eravamo passati prima con il taxi, eravamo vicini al luogo indicati e a poche centinaia di metri dalla luogo dove fermano i taxi.

Ecco a un certo momento si avvicinò un uomo sui cinquanta anni, vestito alla maniera occidentale, anche se con i lineamenti arabi. Ci aveva seguito e aveva compreso la nostra nazionalità, iniziò a parlarci in italiano, non perfetto, ma comprensibile, chiedendo, supplicando che lo ascoltassimo.

Dapprima si scusò, non una, molte volte della sua intrusione. La coppia che era con noi non appena realizzò le intenzioni dell’uomo, accelerò il passo forse per non trovarsi coinvolta in discussioni.

Solo io ero rimasto indietro, ascoltavo l’uomo, mi raccontava di essere stato in Italia a lavorare, in Umbria in provincia di Perugia, di avere imparato un poco di italiano, ma che ora la sua famiglia versava in gravi condizioni, in Italia non aveva trovato lavori che gli permettessero di inviare denaro a casa, dopo qualche anno se ne era tornato a casa.

Mi stava chiedendo l’elemosina.

La guida ci aveva spiegato con un certo orgoglio che in Giordania non troveremo per strada nessuno che chiede elemosina. Anche se il paese non può essere annoverato tra i paesi ricchi, loro non hanno pozzi petroliferi, hanno il 70% di territorio desertico, ma per la qualità del servizio sanitario sono definiti la Svizzera del medio-oriente, l’istruzione è obbligatoria, tutti i giovani devono conoscere l’inglese e l’uso dell’informatica, ma la cosa più interessante è quella che obbliga i ricchi e dare ai poveri in modo tale che di poveri non ce ne debbano essere, mai.

Quell’uomo si era scusato più volte, forse aveva paura di essere punito per aver chiesto denaro a stranieri. Lo ascoltai, non feci nulla, mi scusai a mia volta, non me la sentii di aiutarlo, non volli farlo, il suo volto, la testa leggermente china, gli occhi semichiusi rivolti verso il basso, la voce tremolante, mi accompagnano in questi giorni.

Le riflessioni nel 2020

Questo periodo di pandemia con conseguente fermo nelle proprie abitazioni cosa potrà insegnarci? Quali sono i messaggi per la collettività? Come potranno i cittadini trovare beneficio dalle conseguenze nefaste della pandemia come la morte dei propri cari?

Cosa rimane delle nostre esperienze?

Cosa rimane della lettura di un libro, di un viaggio, di una serata a teatro, dell’incontro di una persona?

Quanto tempo occorre perché certe esperienze abbiano un effetto?

Il nostro animo è predisposto ad accogliere queste esperienze?

Credo che tutto dipenda da noi, da quello che possiamo o vogliamo trovare e cambia da persona a persona. Poi ci sono i momenti in cui siamo più o meno predisposti ad accogliere e altri meno. Infine ci sono i momenti in cui il pensiero viaggia verso l’interno , verso noi stessi.

Quando penso alle esperienze passate, cerco di riviverle, esaminarle con occhio attento, cerco di capire come possono essere usate ora, in questo momento cruciale, penso a quanti non hanno casa e non possono chiudersi tra le quattro mura, dove sono adesso?

Chi se ne sta prendendo cura?

Dove sono i poveri in Italia?

Perché come in Giordania non obblighiamo i ricchi a dare ai poveri?

Pensiamo basti davvero far pagare una “flat tax” per sistemare le cose?

Potrà servire a questo punto il coronavirus per migliorare un poco il tenore di vita degli italiani che versano in condizioni simili a quella dell’uomo incontrato in Giordania?

Ma sono solo io che mi faccio queste domande?

L’amore al tempo del co-vid 19


L’amore al tempo del co-vid 19

 

Marcello, dice Carla al giovane marito, hai visto che bella fioritura al nespolo di fronte casa nostra!?

E che profumo quando ci passo davanti! Non era mai stato così fiorito.

Cara, lo sai cosa significa?

No, risponde Carla un poco turbata e attende la spiegazione dell’agronomo in silenzio.

Ogni albero, inizia Marcello è come se fosse un membro di una comunità e quando gli viene a mancare quella forza vitale che l’ha fatto crescere cerca di lasciare tracce di sé nel mondo e prepara una grande quantità di semi affinché la specie possa continuare.

Una fioritura fuori del normale è uno sforzo enorme e annuncia la sua fine. Tra non molto il nespolo morirà.

Ma cosa dici Marcello? Esclama Carla. Tutto questo è molto triste!

No, non è triste, è bellissimo, è la vita. La vita ci dà dei segnali e noi dobbiamo coglierli, sussurra Marcello, come volesse tenere al sicuro quella affermazione.

Ma cosa dovremmo fare? Chiese Carla. Oggi non lavoro per via del Coronavirus e mi sono messa alla finestra ad osservare la natura. Cerco solo di godere della bellezza delle cose intorno a noi e tu mi parli di queste cose tristi, degli alberi che muoiono, io non sono esperta come te nelle piante.

No, disse Marcello non devi essere triste per le cose che ti ho detto riguardo a quell’albero, devi sapere che a differenza della comunità delle piante noi umani siamo proiettati nel tentativo di prolungare la nostra vita di individui, più che quella della nostra specie. Con questo coronavirus abbiamo visto la paura del contagio trasformarsi in angoscia mista a paura di morire, è veramente troppo.

Carla è infastidita da quelle parole di Marcello e chiede, come dovremmo comportarci? Stiamo seguendo le indicazioni di sicurezza, cosa possiamo fare di più?

Marcello non si scompone e fa un raffronto con la peste nera del 1348 quando nel continente europeo morì un terzo della popolazione. Si trattava di un batterio trasmesso attraverso i topi, anche quella volta arrivato dalla Cina attraverso la Siria, ma cosa importa?

A quei tempi la vita media era poco più di trenta anni, ed era normale avere da sette a dieci figli; servivano molte braccia per il duro lavoro dei campi. Quella fu una vera pandemia e gli effetti durarono per molti anni nel mondo.

Carla dopo una breve riflessione aggiunge che nel dopoguerra il boom economico ha contribuito all’innalzamento del benessere e con i progressi della scienza si è allungata anche la vita media delle persone.

Marcello incalza: lo sapevi che i miei genitori sono nati l’anno successivo alla chiusura delle case di tolleranza? Quell’anno ci fu un vero e proprio incremento delle nascite.

Carla ridendo, allora certe volte siamo anche noi come le piante che pensano alla continuazione della specie!

Marcello gongola, è qui dove ti volevo far arrivare, vedi ci sono situazioni base contenute ad esempio negli insegnamenti religiosi, come quello di “andate e moltiplicatevi”, ma di queste cose nessuno ne parla. Ti faccio un esempio, nello stato italiano si verifica da tempo una forte evasione fiscale e quali sono i provvedimenti? Ce n’è stato uno carino, una pubblicità per incoraggiare i cittadini a pagare le tasse, ma non ti pare un po’ poco? Chi ci guida ha timore a prendere posizioni decise, forse dovremmo prenderle noi, per quello che possiamo.

Allora te lo dico da marito e uomo di casa, andiamo in camera, senza precauzioni, questo tempo non tornerà.

Carla si scioglie in un abbraccio senza tempo.

Elettrodomestici


What do you want to do ?

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Elettrodomestici

Non sopporto più

il vociare indistinto

dei battibecchi, del ciarlare,

nelle serate pantofolaie

e che mi vuoi fare?

Infine mi arrendo

al rumore turbinoso,

all’acqua che gocciola,

agli schiocchi del motore elettrico

eccomi catturato

dal vortice colorato

ne seguo i movimenti

ora lenti, ora veloci

questa sera nel derby domestico

c’è un fuori programma:

centrifuga fine bucato!

What do you want to do ?

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What do you want to do ?

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Immagini e parole


Immagini e non parole

Tra coltelli insanguinati, violenze familiari, ghiacciai liquefatti, cuori inariditi; ancora una volta questo nostro mondo parla per immagini, così pochi leggono,  molti guardano serie televisive e troppi giudicano Greta senza ascoltarla.

L’ascolto richiede applicazione, tempo, pazienza, umiltà.

Le parole non sono per tutti.

Non abbiamo tempo per ascoltare Greta, è più comodo leggere i commenti, hanno perfino isolato certe immagini di lei arrabbiata associandola a qualcosa di mefistofelico e le parole vanno in secondo piano.

Anche gli articoli del mio blog hanno seguito questo corso.

Se avessi voluto farmi conoscere avrei dovuto produrre video con immagini oscene e sicuramente lo avrebbero visto milioni di persone ottenendo così follower a go-go.

Invece la mia visibilità è di qualche centinaio di persone e solo alcuni amici commentano gli articoli.

Mi sono fatto sempre numerose domande, le risposte stentano ad arrivare ed è difficile essere ascoltati. Mi sento una radio senza frequenza, una radio che nessuno potrà mai ascoltare.

La politica, brutta bestia

Infine ho rivolto la mia attenzione alla politica, un ambito mai toccato negli oltre 200 articoli pubblicati.

A chi si lamentava della qualità della gestione della cosa pubblica suggerivo di farsi avanti e cercare di far meglio, e infine l’ho fatto io, come una di quelle sfide prima della fine del film western. Quest’anno mi sono candidato nel mio comune nelle liste dei Verdi, per l’elezione del consiglio comunale. Abbiamo preso meno di 200 senza riuscire ad inserire nemmeno il candidato sindaco nel consiglio comunale. risultati elezioni amm.ve 2019 a Castelfiorentino

Meglio la poesia

Osservo il mio blog e noto che è passato molto tempo dall’ultimo articolo, sto scrivendo molto meno di prima.

Da qualche anno se scrivo qualcosa, lo scrivo in poesia. Purtroppo dopo la pubblicazione del libro di poesie di Ottobre 2018 anche la produzione di poesie è scarsa e non abbastanza per un’altra pubblicazione. https://www.ibs.it/poesie-pensieri-di-tuttologo-libro-roberto-francalanci ecco il link alla pubblicazione, purtroppo ancora senza recensioni.

Tengo ancora aperti i due blog denominati oichebelcastello anche se con indirizzi web, contenuti e server diversi. http://oichebelcastello.it/

Timide e sporadiche partecipazioni a premi letterari si alternano a numerose e recenti altre sfide necessarie alla sopravvivenza.

Ho scritto e pubblicato libri che pochi hanno letto e continuo questo faticoso percorso senza fame di notorietà.   Ecco    i miei libri

Ho cercato di analizzare il mondo della condivisione senza ottenere beneficio alcuno, alla fine ognuno resta come prima, senza risposte.

Sono un drone


Sono un drone

 

Il ronzio prodotto è di un drone di nuova generazione. Sorvolo file interminabili di persone.

Mi avvicino, sono vestiti da ebrei, parlano ebraico. Cerco di capire perché sono in fila.

In fondo alla fila, in modo veloce e indolore un efficiente servizio medico applica una lingua metallica a tutti.

La lingua permetterà a tutti di parlare in tutte le lingue. Infine applicano un film protettivo colorato allo scopo di differenziare le idee politiche.

Dopo il trattamento gli ebrei escono contenti tra clangori metallici, tonfi sordi e lingue colorate.

La nuova lingua conferisce loro la capacità di parlare altre lingue, ma contiene un kit base delle conoscenze umane e tutti così si ritrovano di colpo intelligenti quanto basta o un poco più scemi di prima senza rendersene conto.

Sono solo un drone, sto sognando, ma mi viene comunque da domandarmi come mai tanta gente si sottopongono volontariamente a una così drastica mutazione del corpo, come se non gli bastasse quello che ha passato il popolo ebreo.

Vado a chiederlo a un ebreo in fila.

Mi risponde mesto che tutto il suo gruppo sta tentando di scrivere il destino dell’umanità e l’unico modo è quello di entrare a far parte di un partito; il prezzo da pagare è farsi bollare con una lingua metallica colorata.

Non posso dirgli il mio parere, non posso raccontargli la verità su quel film protettivo colorato e lui stesso scoprirà a sue spese che è facilmente sostituibile, sul kit base che livellerà le conoscenze umane a un minimo garantito non più modificabile, su chi ha ideato e progettato le lingue metalliche.

Il sogno finisce, il dialogo è spezzato dal rumore della sveglia, il pigiama leggermente sudato, il telecomando del drone sul comodino, mentre faccio scorrere la lingua umana tra i miei denti.

Due libri insieme


Due libri insieme

 

Ho deciso così.

Fanno tutti un libro alla volta e sono in pochi a pubblicarne due insieme.

Ho scelto due insieme.

Ho scoperto a mie spese che mescolare racconti con poesia

non è cosa gradita.

Allora, bene!  Due libri.

Perfetto!

Li presento a Empoli, intanto, poi vedremo.

 

Le poesie sono tutte inedite, il libro di racconti era stato pubblicato in

digitale su Amazon, ma tornassi indietro, ne farei volentieri a meno.

 

Con questa modalità chiunque può comprarli su IBS,  Libreria Universitaria ecc.

 

Grazie dell’attenzione

 

 

SCOMMESSE PERSE


SCOMMESSE PERSE

Perché giochi?
Non te lo sei mai chiesto,
ma se giochi ora,
ci sarà un motivo,
non hai giocato da piccolo
non ti sei confrontato con gli altri
non sei cresciuto dentro,
ora il gioco ti logora,
ti ha agguantato l’anima,
ora dimmi,
come andavi a matematica a scuola?
Lo sai, vero,
che chi gioca al lotto vince alle nove
che il gestore vincerà a prescindere
che la tua vittoria sarà come un malato grave
in un cimitero di sconfitte
che rovini la tua vita e la tua famiglia
e se non capisci cosa stai facendo
la tua energia vitale è la stessa di uno zombie.
Queste parole
saranno la tua medicina,
una medicina amara,
necessaria,
se davvero vuoi continuare a vivere.

IN LIBRERIA


IN LIBRERIA

Nel silenzio delle pagine, soffocato dalle copertine, ecco si sprigiona una risata e il sorriso gioioso di ragazza accompagna un piccolo grido.
Se un libro suscita tanta ilarità, deve essere potente, come il racconto lampo, con pochi personaggi, anche nessuno, una storia senza inizio, senza fine e sospesa tra le pagine.
La seguo, cerco il libro, voglio anche io ridere come lei, inaspettatamente.
Cosa può aver letto? Farà anche a me lo stesso effetto?
Solo ora riesco ad osservare quanto accade intorno a me, seduto su una poltroncina, una musica di sottofondo mi accompagna nella lettura delle copertine, manifesti di incontri con gli autori celebrano libri famosi e sconosciuti scrittori.
Cosa serve per ridere? Basta davvero solo un libro?
Devo aspettare la ragazza alla cassa. Chissà se ha comprato il libro che l’ha fatta ridere, oppure ne avrà preso un altro. Perché forse quello, l’ha fatta ridere, ma le ha suscitato dei ricordi tristi.
Ma quando vedrò il nome del libro cosa deciderò?
Vorrò comprarlo anche io? Oppure la curiosità sarà molto forte e allora le chiederò cosa l’ha fatta ridere. E lei rimarrà sorpresa, non comprenderà come mai uno sconosciuto vuole osare tanto e chiedere una cosa così personale.
Devo avere la risposta pronta. Ho deciso quale sarà.
Le dirò che la risata e quel sorriso, erano motivi sufficienti, non potevo fare a meno di conoscerla.
Lei mi guarderà stupita chiedendomi cosa ha di particolare la sua risata.
Le dirò che grazie ai miei studi di psicologia, ho scoperto che il timbro di voce di una risata è come una impronta digitale, ma non è vero, non ho studiato psicologia, ma la battuta la fa ridere ancora, fa colpo, è proprio lei una psicologa e arrossirò come i bambini nel pieno di una vergogna.
I suoi occhi interlocutori si chiederanno cosa desidera questo curioso frequentatore della libreria.
Poteva trovare anche un altro modo per attaccare discorso, ma ormai è fatta!
Credo che usciremo mano nella mano dalla libreria.
Lei è così bella, mi guarda, la guardo. Abbiamo lo stesso libro. Anche la mia risata ha un tono simile.

Neve


Neve

 

Ora non penso a te,

al tuo non colore

agli oggetti coperti con il tuo manto

a confronti con altri momenti

a uccellini preoccupati

bambini felici

autisti agitati,

mi riaffiorano ricordi

di proverbi contadini,

ti celebravano

portatrice di pane

protettrice delle piccole

piantine di grano,

accetto l’evidenza,

ogni stagione il suo clima

e infine metto il piumone

non è ancora tempo

di gonfiare il gommone.

Il vegetale di Gennaro Nunziante


Il vegetale di Gennaro Nunziante

Ieri sono andato al cinema come ai vecchi tempi, quando andavamo al cinema senza sapere che c’è; giusto per passare il tempo.

Il film “Il vegetale” di Gennaro Nunziante non è esattamente la sequela dei film con Checco Zalone con i quali ha riscosso un discreto successo. Il giovane eroe Fabio Rovazzi, è alla ricerca di lavoro, poi deciderete voi se eroe negativo o positivo, sono solo punti di vista.

Mi sono commosso a ridere sulle disavventure del giovane Fabio.

Le tematiche affrontate sono anche la fuga dalla città di Milano, i difficili rapporti con la sorellastra manager, l’assenza di comunicazione con il padre fagocitato dalla mondanità e da guadagni troppo facili.

Forse mi sono immedesimato in certi aspetti del personaggio al centro del film.

Quando un giovane perde la madre in gioventù, si immunizza dal pericolo di diventare bamboccione.

Evidentemente tutto il male non viene per nuocere. La nascita della sorellastra dalla nuova coppia formatasi tra suo padre e una avvenente compagna arrivata dai paesi dell’Est diventa motivo per Fabio per cercare una sua identità.

Tutto contribuisce a creare una corazza di spregiudicata onestà, che forse fa parte del suo DNA, ma è anche il filone della favola del quotidiano che si snoda durante tutto il film.

Le favole prendono spunto da fatti veri e li rivestono di poesia. Se crediamo ai fatti di cronaca, possiamo non credere alle favole?

Nel film Fabio si muove con la curiosità di una scimmia e l’intraprendenza di una formica, il nomignolo di “vegetale” affibbiato dal padre sembra non calzare.

Probabilmente glielo ha messo perché non conosce il mondo delle persone.

Fabio si trasforma quando gli stage gli permettono di scoprire quello che non conosceva: le relazioni umane.

Pur essendo laureato in scienza delle comunicazioni non sa comunicare.

Alla fine tutto quaglia, perché è una favola. Il messaggio è la riscoperta dei lavori manuali, la sana fatica che fa bene.

Le favole aiutano, molto più dei fatti di cronaca.

Prima di affermare che è una stronzata, o il solito film panettone da botteghino, andate a vederlo, anche solo per le magnifiche location laziali.