RECUPERO


fortezza-livorno

RECUPERO

Ho visitato la fortezza vecchia della città di Livorno, la mia prima visita in quei luoghi.

Prima di quel giorno, non avevo la minima idea di che cosa potesse contenere, altre visite, non per turismo, osservavo la fortezza e non mi sono nemmeno mai chiesto se la si potesse visitare.

Nella salita fino alla rocca ho incrociato una signora, questa stranamente mi ha parlato, e scosso la testa.

Mi ha indicato un cumulo di sassi e iniziato a parlare di quel luogo, molto bello, ma secondo lei lasciato andare.

Sassi vicino alla torre, caduti in un’area delimitata ove è interdetto l’accesso ai visitatori.

Nessun danno alle persone fisiche, ma un segnale di aiuto lanciato da un immobile di antiche origini.

Più i luoghi sono grandi e più hanno difficoltà ad essere mantenuti.

Troppo preso ad osservare il panorama, non li avevo notati.

La signora mi ha raccontato di essere livornese, ma quel giorno anche lei nella sua prima visita si era spinta fino alla rocca.

Altre volte invece aveva visitato i paraggi della fortezza, in occasione di eventi.

Ho fatto un tentativo per capire come mai la signora era così sconsolata per quello stato dei luoghi livornesi. L’esca funziona quasi sempre, una affermazione generica dell’orto del vicino è sempre più bello. Ho fatto l’esempio dei giardini francesi di Versailles, visti da entrambi, e dopo esclamazioni di gioia l’ho ricondotta alla realtà.

Le ho fatto notare le nostre buffe rivalità toscane dei paeselli e capannelli, hanno storie ataviche, risalgono alla notte dei tempi, come quelle tra Pisa e Livorno.

Le ho raccontato di miei incontri con francesi i quali hanno manifestato la loro meraviglia per certe cose che secondo loro noi riusciamo a fare meglio. Infine ho introdotto un diverso punto di vista iniziato a parlare di aspettative, tra quello che abbiamo e quello che vorremmo.

Noi stiamo sempre nel mezzo e non siamo mai contenti.

La signora ha insistito sulla necessità di mantenere i propri luoghi in modo decente.

Le ho spiegato che molte cose possono dipendere anche dai “volumi” ad esempio dal numero dei visitatori di un luogo, e non è solo un problema di denaro.

Se ad esempio alla fortezza vecchia venissero ogni giorno 800 o 1.000 persone di sicuro chi si occupa della manutenzione dei luoghi o chi ne ha la gestione si prenderebbe a cuore la sistemazione degli stessi, quindi la prima cosa dovrebbe essere di acquisire una maggiore consapevolezza di quello che abbiamo.

Ora il punto è chi deve fare cosa.

La ho chiesto se devono intervenire gli amministratori del comune, una fondazione o i cittadini a richiederlo, e non ha saputo rispondermi.

Se non ci sono domande, non ci saranno risposte.

Cosa dobbiamo fare per meritarci luoghi più belli ?

Prima di tutto occorre capire di chi sono. Ci sono anche tanti luoghi privati ove gli stessi proprietari non sono in grado di mantenerli e alla fine crollano insieme al disappunto dei cittadini.

Come quando si suicida un condomino e tutti affermano che non aveva dato nessun segno particolare. Magari lo aveva dato, ma nessuno lo aveva capito.

Una caduta di sassi è un segnale e chissà se qualcuno ne coglierà la portata.

Quando si parla di recupero di luoghi storici l’argomento è spinoso, è più facile nominare un elenco di presunti colpevoli che trovare le soluzioni.

Ancora una volta le soluzioni ce le abbiamo già.

Le persone comuni, quando richiedono una attenzione particolare ai loro luoghi, sono le prime a potersi fare carico di azioni di recupero, non chiaramente andando a mettere mestolate di calcina sui muri della torre, ma cercando anche solo di “vivere” quei luoghi, condividerne sui social alcuni scorci o angoli da valorizzare, o qualsiasi altra cosa utile allo scopo.

Buon lavoro a chi vorrà cimentarsi in questa attività.

MUSEO : LA CULTURA E LA SUA DIFFUSIONE


Tra le eccellenze che possiamo elencare nel nostro paese l’elenco non è lunghissimo e tra le prime voci il museo BE.GO. è una di rilievo.

 

Avevamo diverse chiese e tabernacoli sparsi nel capoluogo, non era facile effettuare le necessarie manutenzioni e alcuni decenni fa il recupero iniziò prima raggruppando alcune opere al piano superiore della biblioteca di Castelfiorentino, collocate dopo nell’apposito museo BE.GO.

 

 

Il Museo avrebbe dovuto diventare una eccellenza non tanto per competere con il Boccaccio o le torri di San Gimignano, ma almeno mostrare in modo egregio quel che abbiamo.

 

 

Valorizzare il patrimonio artistico e culturale non è facile, abbiamo tanti esempi di degrado, anche se capita di trovarne di ottimo utilizzo delle risorse sia umane (personale incaricato di guidare i visitatori negli spazi museali) sia logistiche (collocazione degli oggetti, integrazione con presentazioni multimediali interattive etc.).

 

 

Sono stato a Londra e mi ha stupito il loro sistema museale “free” cioè non si paga biglietto, certo che un museo non può certo vivere con le entrate dalla vendita dei biglietti di ingresso, anche al Palazzo Vecchio a Firenze è tutto un fervore di laboratori, percorsi guidati etc del tipo “le stanze segrete di Cosimo” o laboratorio di pittura (ricordo di averci portato mia figlia oltre 10 anni fa)

 

Possiamo inventarci qualcosa del genere ? Abbiamo personale qualificato che possa insegnare ad es. la tecnica dell’affresco ai ragazzi delle medie ? Potrebbe dotarsi di tali attrezzature il Museo Be. Go. stesso ?

 

 

Il museo non deve essere un luogo ove produrre reddito, ma come la biblioteca diffondere cultura, e le persone incaricate alla diffusione devono avere la possibilità di effettuare il loro lavoro.

 

Un museo aperto senza visitatori serve a se stesso e basta.

 

 

Al Museo si potrebbe affiancare uno spazio espositivo di un artista, uno spazio gratuito che l’artista pagherà lasciando una delle sue opere al museo, un mese di spazio per artista, ogni anno 12 quadri al Museo. Unico costo per il Museo : la stampa di volantini con le opere dell’artista e la possibilità di ricevere visitatori per il Museo e per visionare anche le opere dell’artista.

 

Questa operazione è diffusa, l’ho vista in azione in un paesino della Garfagnana, Sillico , una frazione di Pieve Fosciana, Vi garantisco che funziona.

 

Da diversi anni infatti ospitano artisti anche dall’estero, tengono per un mese o più le opere esposte in un palazzo-museo e ci affiancano uno spazio destinato alle opere “dono”.

 

 

Se poi verrà individuato uno spazio diverso (invece del Museo) ben venga, a Montelupo ad es. sono stati recuperati alcuni vecchi opifici industriali e sono diventati spazi espositivi, meglio che nulla !