OLMO


OLMO DI LANDO Senigallia (AN)

“Olmo” di Lando detto Olmo Bello, Casine di Ostra.
Diametro metri 35 e 110 di circonferenza – altezza metri 28 – circonferenza tronco metri 5,50

Trovare una foto di questo albero non è stato facile, poi un articolo in rete mi ha fatto ricordare meglio e non posso non pubblicarlo !

http://naturaetratio.blogspot.it/2016/10/addio-agli-olmi.html

OLMO

Ne ricordo le forme, due enormi alberi nel piazzale, alla base non si abbracciavano in due persone, uno dritto, l’altro più piccolo, ma più nodoso e pendeva come la torre di Pisa.

Si trattava di olmi, un tipo di albero d’alto fusto molto resistente alle malattie e alle avversità della natura.

I piazzali mezzo secolo fa non erano cementificati come siamo abituati a pensarli adesso.

Qua e là erano cresciuti alberi di pioppo, cercavano di farsi spazio sotto le grandi chiome degli olmi.

Uno di questi aveva una cavità ad un metro di altezza da terra. Noi ragazzi sapevamo che all’interno nascevano i funghi pioppini e se riuscivamo a portarli alle nostre mamme sapevamo di farle felici.

A quasi dieci metri d’altezza del tronco di uno degli olmi, tra i grandi rami si era formato un grosso buco e anche lì, dopo qualche pioggia si depositava l’acqua e ci nascevano i funghi.

Non so come fosse stato scoperto quel buco, e se fosse stato fatto appositamente per farci crescere i funghi.

L’unica cosa che so è che a noi ragazzi proibivano di andare con una scala di ferro a prenderli.

I funghi nascono solo se c’è un micelio, ho scoperto dopo molti anni che per ottenere aree produttive di funghi si devono inoculare miceli dei funghi da coltivare.

Qualcuno del paese sapeva quali erano le tecniche giuste, i segreti necessari; certe informazioni sono adesso conosciute da stimati agronomi, professori universitari, e poche persone comuni conoscono ancora queste operazioni.

Ricordo ancora la giornata di condivisione in una borgata del paese, probabilmente era un giorno festivo, gli uomini delle famiglie vicine si erano resi tutti disponibili, erano in cinque.

Si trattava di attivare una fungaia; il materiale era pronto. L’esperto aveva messo dei rami con micelio vicino ad un grosso tronco di diametro di almeno sessanta centimetri , ed i microrganismi erano penetrati, lo si vedeva dal colore bianco del micelio. Ora c’era da fare un grosso lavoro, si trattava di interrare il tronco, preparare una grossa buca profonda almeno un metro e calarlo dentro, lasciando scoperto una ventina di centimetri di legno. Il tronco veniva poi coperto con una balla di iuta, poi annaffiato e doveva mantenere sempre una certa umidità.

Ogni mese produceva funghi pioppini in quantità. Quando si vedeva alzare la balla voleva dire che sotto c’erano i funghi.

La fungaia produceva funghi per diverso tempo e comunque un peso di funghi non superiore al peso del tronco stesso.

Ognuno degli adulti presenti se fosse vivo adesso saprebbe quale albero scegliere, quando collocarlo in terra, come e quanto annaffiarlo per ottenere una produzione continua di funghi.

Non ricordo quanto fossero buoni quei funghi sott’olio, so che vorrei rifarli, mi piacerebbe poter dire di averli prodotti da solo, a casa mia.

Venti anni fai tornai in quel luogo magico, dove c’erano gli olmi, non trovai nulla, mi dissero che erano morti in poche settimane, sembra che questo sia tipico dell’olmo.

Non c’erano nemmeno i pioppi. Quasi tutti gli abitanti del luogo si erano trasferiti, la ditta dove lavoravano aveva chiuso molti anni prima.

Ci sono ritornato anche l’anno scorso e la cosa è stata ancora più triste. L’avevo visto da google earth. La zona era stata delimitata perché pericolosa, in quanto vicino ad una zona industriale con prodotti chimici tossici. Pensare che ci ho vissuto per anni, e ho mangiato anche i funghi nati proprio lì vicino. Quando vedi le foto nel computer, come nella sala di controllo di un aeroporto, non è come vedere i luoghi dal vivo. Passare oltre la zona proibita, tra rovi, spine, vegetazione alta un metro, ritrovare la casa dove hai abitato, murata a porte e finestre per evitare che frani o che venga abitata da abusivi ; mi ha fatto un certo effetto.

Sono stato lì cinquanta anni fa, sono ancora vivo, e vorrei far crescere i funghi come facevano i vicini di casa e abitanti di quei luoghi.

Ora voglio realizzare quelle cose difficili che non ti riescono mai, e per fortuna trovi un amico che te lo spiega, o un blog su internet, o un video su youtube, qualunque cosa possa essere, se funziona, si mettono in moto delle forze finora mai attivate, e finalmente si sprigiona un grido, viene da dentro : – ma perché non l’ho fatto prima ! –

Questi ricordi di bambino risalgono a quando i pioppi venivano usati per limitare le aree coltivate.

Con l’introduzione di mezzi agricoli sempre più potenti sono stati tolti. Quella dei funghi era una risorsa per utilizzare al meglio i tronchi.

Ho provato diverse volte a ripetere quanto avevo visto eseguire. Non ci sono mai riuscito.

Credo che dovrò organizzare anche un corso per la produzione di funghi !

p.s.  la foto è di un olmo delle Marche, mentre il racconto è ispirato ad un luogo toscano. Purtroppo non sono riuscito a ritrovare foto degli olmi del cortile, erano più piccoli, ma d’estate c’era un bel fresco sotto le loro chiome.

Questo invece è quel che trovai lo scorso anno.

orbetello-casa

PER FUNGHI


porcini

IMG DAL WEB

PER FUNGHI

La giornata settembrina prometteva bene. Un giorno di ferie per Andrea e Piero, partenza alle 7.00, la destinazione ben conosciuta da Andrea, avrebbe portato l’amico in un posto magico.
Piero temeva di poter diventare un peso per l’amico cercatore e conoscitore di funghi.
Arrivati nel bosco sconfinato, Piero sapeva bene che non doveva perdere di vista l’amico fora-macchie.
Il clima era propizio per i migliori funghi dell’anno, ovoli e porcini, il sogno di ogni cercatore.
La settimana precedente era piovuto molto, per oltre due giorni.
Dopo la pioggia bisogna che non tiri vento di tramontana altrimenti si asciuga la superficie del bosco e non si attiva il processo che stimola la crescita dei funghi. Dopo il temporale era venuto perfino un po’ caldo, e tutto sembrava presagire bene.
Arrivati al bosco, Andrea se ne uscì con una raccomandazione :
– Qui ti ci ho portato, ma mi devi promettere che non ci verrai con nessuno, questo bosco non è mio, ma non lo conoscono in molti, e meno gente lo sa meglio è ! –
Piero capì che si trattava di una eccezione, che Andrea come del resto anche i cacciatori e pescatori sono un po’ gelosi dei territori di caccia abituali, come fossero i propri.
Quel giorno doveva approfittare dell’occasione offerta, ma senza abusare.
Piero non era solito andare a cercar funghi, e quella volta era uscito più per l’amicizia che per altro.
Aveva frequentato corsi di riconoscimento funghi, si era procurato anche molti libri sui funghi, tanta teoria, ma poca pratica. La teoria senza la pratica non gli sarebbe servita molto.
Scesero dall’auto e provvisti del paniere, del coltellino per il taglio di certi tipi di fungo, iniziarono la ricerca.
Mentre passeggiavano nel bosco le palline rosse e gialle dei corbezzoli sembravano dei semafori rossi tra i viottoli, c’erano anche macchie spinose con boccioli arancioni e rossi di rosa canina. Tutto il resto era verde di tante tonalità differenti, con cornioli, pungitopo, felci, e tantissime piante di scopa e ginestre. Tra i castagni qualche riccio aveva già scaricato a terra i suoi preziosi frutti.
Il sottobosco cambiava a seconda del tipo di alberi. Nei boschi a cerro o leccio e comunque cedui non “puliti” era difficile entrare. I due si tenevano alla larga dal bosco fitto.
Il sole del mattino dopo il diradamento delle nebbie iniziava a penetrare tra le fronde. Tutto si faceva più chiaro, tra i castagni era facile avvistare tutto ciò che sporgeva tra le foglie.
Andrea si muoveva agilmente nel bosco fitto, Piero rimaneva indietro in quel terreno, ma recuperava negli spazi aperti.
Entrambi avevano vista acuta, ma la vista di Andrea era più esercitata, forse sapeva dove guardare e cercò di insegnarlo all’amico.
In un momento di relax (una pisciata) Andrea rivelò a Piero come individuare una zona dove potrebbero esserci dei funghi :
– Vedi Piero quelle pendenze ? Sono troppo ripide, l’acqua non è rimasta il tempo sufficiente per bagnare il terreno, difficilmente troverai dei funghi, al massimo solo molto vicino all’albero. Se ti guardi intorno devi individuare piccole zone pianeggianti, vicino a grandi alberi oppure nelle zone di passaggio dove è battuto molto sole. L’esposizione al sole della collina poi ha la sua importanza, nella parte nord inutile cercare ! –
Andrea tranquillizzò Piero sulla sua paura di non ritrovare la strada :
– Quando non sai più dove sei, devi salire più in alto che puoi, poi cerchi di orientarti e decidi dove andare.-
La giornata a funghi dei due amici risale a molti anni fa, quando non c’erano navigatori da polso, smartphone con gps o altre diavolerie che ora non sbagliano di un metro la posizione.
Con questi oggetti ora sarebbe stato molto più facile, appena arrivati basta segnare il punto di partenza e … via ! Quando poi si decide di tornare si chiede la posizione e l’oggetto risponde in quale direzione si deve percorrere e quanti metri in linea d’aria. Troppo facile !
Forse meglio così. Si tratta di un aiuto in più e ognuno può decidere se tenere spento il navigatore satellitare, ma è sempre bene averlo e saperlo usare.
I due amici si muovevano con sicurezza nel bosco e con le loro tecniche si apprestavano a passarlo palmo a palmo.
Non si trattava di una impresa facile.
Andrea spiegò :
– Solo con l’esperienza si capisce che il passo lento e misurato in salita con andatura a zig-zag offre una visione più ampia e precisa. –
Scendevano in diagonale ed evitavano i sentieri. Piero aggiunse :
– Dove passa tanta gente probabilmente se c’erano funghi qualcuno li ha visti e presi di sicuro ! –
Andrea e Piero percorsero molti chilometri attraversando vari tipi di bosco. Perfino nelle pinete non trovarono nulla da raccogliere.
Andrea amava molto i pettinini (https://it.wikipedia.org/wiki/Hydnum_repandum) , ma c’erano solo i pinaioli (https://it.wikipedia.org/wiki/Suillus_granulatus) e non li raccolse nemmeno Piero.
Dopo tanto camminare finalmente in un fazzoletto di terreno videro un spettacolo inaspettato.
Piero si fece un pizzicotto per capire se non stava sognando.
Lievi sfumature di arancione degli ovoli (https://it.wikipedia.org/wiki/Amanita_caesarea) con il marrone scuro dei porcini (https://it.wikipedia.org/wiki/Porcino) tappezzavano il bosco in un abbraccio naturale. Ben presto i funghi furono sistemati nei panieri e i due cercatori si apprestarono a tornare a casa vittoriosi.
Non ci poteva essere migliore ricompensa dopo tanta fatica. Non avevano macchina fotografica, la scena è rimasta impressa nella loro memoria come lo fu l’insalata di ovoli nei ricordi delle loro papille gustative.
Piero fece tesoro di quella giornata, fu sicuramente meglio di decine di ore teoriche di corso.