L’ALBERO


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L’ALBERO

Siamo stati educati fin da piccoli al rispetto di quanto abbiamo intorno a noi, imparando a nostre spese regole e leggi.

Talvolta le abbiamo scavalcate, altre ci siamo adeguati alle necessità.

Come alberi ci hanno messo tutti in fila, eravamo troppo impegnati a superare l’altro, prendere più luce. O luce o morte. Sviluppo a tutti i costi.

Oppure ci hanno relegato su una collina. Sole, vento e intemperie senza nessuna protezione e allora è stato difficile resistere, ma dalle debolezze nascono forze incredibili, e siamo diventati come gli alberi isolati, tozzi e robusti.

Tanti luoghi diversi ci hanno permesso di crescere, tanti contatti hanno stimolato la nostra crescita.

Il cambio delle stagioni ci regalava forme nuove, frutti prelibati da offrire a chi poteva cogliere il nostro prodotto, il nostro modo di essere al mondo.

Ci siamo costruiti il nostro giardino preferendo alberi simili o totalmente diversi.

Quindi, eccoci qua.

Alberi radicati in un territorio ben definito, circoscritti in un terreno con piante simili, tutti protesi a cercare luce, vita, sviluppo, armonia.

Più osservo gli alberi e più mi sento come loro.

Riesco a cogliere i loro segnali.

Una crescita eccessiva della chioma in un castagno centenario determina ombre a piani inferiori, si rompe l’armonia, il castagno muore se non interviene l’uomo a potare quelle fronde altissime perfino a 25 metri.

Un ramo che si spezza, segno di debolezza, certe volte evento necessario ad una crescita armonica.

Infine una eccessiva fioritura, segno di morte, come se in extremis quella pianta volesse lasciare traccia di sé.

Una concimazione eccessiva per ottenere molti frutti spesso causa bruciature nelle foglie, si accartocciano o diventano troppo verdi e quindi troppe foglie niente frutto.

Mi accorgo sempre di più che come loro tendo al naturale, sulla mia esperienza personale mi rendo conto che tutte le forzature portano a risposte negative nel nostro corpo, nel nostro spirito, nei rapporti con gli altri.

La naturalezza, un virus bellissimo, ma pericoloso, si è insinuato nel mio modo di essere e guiderà prepotentemente la crescita delle mie relazioni e dell’interiore per i prossimi anni della mia vita.

ALSAZIA


strasburgo

Alsazia

Un viaggio inaspettato, dopo venticinque anni senza esercizi linguistici di francese, senza troppe aspettative. Mi sono catapultato nell’avventura con l’energia e la curiosità dell’esploratore .
Non è stato facile mettere tutti d’accordo, comitati di gemellaggio, famiglie ospitanti, direzione scolastica, strutture ricettive, uffici comunali, azienda di noleggio bus, insegnanti. E finalmente giovani studenti del locale istituto alberghiero con gli insegnanti e uno sparuto gruppo di cittadini, ha animato un grande autobus bianco da turismo da sessantadue posti. La grande caravella diretta a svelare un piacevole ambiente francese a confine con la Germania, sconosciuto alla stragrande maggioranza degli estimatori delle terre francesi.
Inutile elencare luoghi stupendi tappezzati da chilometriche distese di vigneti e le irte montagne dei Vosgi affacciate sulla pianura; sembrano essere lì solo per proteggere le coltivazioni dai venti nordici.
Da Guebwiller sono partite le escursioni per Colmar, Strasburgo, Orbey , Lapoutropie, Eguisheim, non solo alla scoperta di luoghi storici, ma anche di arte e di lavoro. Un puntuale e preciso programma di accoglienza condiviso ha permesso ai ragazzi del nostro istituto alberghiero di visitare le lavorazioni di birra, formaggi e acquavite, acquisti consapevoli di prodotti alimentari, la gita in battello a Strasburgo, un dolce bighellonare per le vie di Colmar .
Mi sono soffermato ad analizzare le ragioni della bellezza di Strasburgo, quella grande città quasi confine con la Germania. Un territorio tanto conteso è riuscito nel corso dei secoli a trasformare un punto di debolezza in un punto di forza. Ne è risultato un paese armonico, in continua emancipazione, cultura, bellezza e quindi patrimonio dell’umanità.
Molti hanno paura di non poter comunicare adeguatamente senza conoscere la lingua, per me invece è stato facile, e la lingua francese è ritornata nella memoria forte come il lampo di un neon acceso dopo tanti anni, discussioni animate, app di android con dizionario italiano-francese per le parole difficili, e finalmente tutto scorre, gli adulti accompagnatori del gruppo di ragazzi diventano una utilità, un punto fermo, i ragazzi sono interessati a tutte le novità, si comportano bene in ogni occasione. La lingua è uno strumento, poi occorre sapere cosa dire.
Non si deve dare niente per scontato.
Ecco che un viaggio, nuovo nel suo genere diventa qualcosa da ripetere, da rifare.
Sulla strada del ritorno scrivo queste righe, per lasciare una traccia. Ho bei ricordi delle persone di Guebwiller che ci hanno ospitato, non i gentili e compunti assistenti del solito albergo delle località turistiche, o l’impiegato di un ufficio di turismo. Tutte le persone ospitanti si sono dimostrate affabili e gentili. Molti hanno promesso di venire a trovarci, sarà un piacere poter ricambiare, e allora toccherà a noi a fare da guide.

Alsace

Un voyage inattendu, après vingt-cinq ans sans exercices de langue française, sans trop d’attentes. Je catapultée dans l’aventure avec l’énergie et la curiosité de l’explorateur.
Il n’a pas été facile de mettre tous d’accord, les comités de jumelage, les familles d’accueil, la gestion de l’école, le logement, les bureaux municipaux, location de bus entreprise, enseignants. Et enfin, les jeunes élèves de l’école de gestion locale de l’hôtel avec les enseignants et un petit groupe de citoyens, a conduit un grand entraîneur blanc de soixante sièges. La plus grande caravelle directe pour révéler un environnement agréable à la frontière française avec l’Allemagne, inconnu de la grande majorité des fans de terres françaises.
Inutile d’énumérer les endroits magnifiques canapés par des étendues de kilomètres de vignes et d’imposantes montagnes du massif vosgien dominant la plaine; seulement ils semblent être là pour protéger les cultures des vents du nord.
De Guebwiller a quitté les voyages à Colmar, Strasbourg, Orbey, Lapoutropie, Eguisheim, non seulement de découvrir des sites historiques, mais aussi dans l’art et le travail. Un programme d’accueil partagé en temps opportun et précis a permis aux étudiants de notre école de gestion de l’hôtel pour visiter les rouages ​​de la bière, le fromage et le brandy, les achats au courant de la nourriture, le voyage en bateau à Strasbourg, une promenade dans les rues de Colmar.
Je me suis arrêté pour analyser les raisons de la beauté de Strasbourg, la plus grande ville presque à la frontière avec l’Allemagne. Un territoire contesté beaucoup a réussi au cours des siècles pour transformer une faiblesse en une force. Le résultat est un pays harmonieux, continue l’émancipation, la culture, la beauté et un site du patrimoine mondial.
Beaucoup ont peur de ne pas être en mesure de communiquer correctement sans connaître la langue, mais pour moi il était facile, et la langue française est revenue en force dans la mémoire comme le flash d’un néon allumé après tant d’années, des discussions animées, l’application Android avec Dictionnaire italien- français pour les mots difficiles, et enfin tout coule, les adultes qui accompagnent le groupe de garçons deviennent un utilitaire, un arrêt complet, les garçons sont intéressés à toutes les nouvelles, ils se comportent bien à chaque occasion. La langue est un outil, alors vous devez savoir quoi dire.
Il ne devrait pas rien prendre pour acquis.
Voici un voyage, il devient quelque chose de nouveau de son genre à être répétée, à refaire.
Sur le chemin du retour, je vous écris ces lignes, de laisser une trace. Je garde de bons souvenirs des gens de Guebwiller qui nous ont accueillis, pas le genre et les assistants repiqués des complexes hôteliers habituels, ou employé d’un office de tourisme. Toutes les personnes d’accueil ont prouvé affable et aimable. Beaucoup ont promis de venir nous rendre visite, ce sera un plaisir d’être en mesure de revenir, et puis il est à nous d’agir comme guides.

LA FONTANA


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IMG DAL WEB

LA FONTANA

Molti anni fa, quando non c’erano le bottiglie di plastica, in casa avevamo recuperato e messo da parte dei bottiglioni di vetro da due litri.
La cassetta, che le conteneva era di colore rosso ed in plastica molto resistente. Mi pare ce l’avesse fornita il titolare di un ingrosso di acque minerali conosciuto da mio nonno.
I tappini erano di plastica a chiusura ermetica, e se si rompevano, mettevamo i tappi di sughero dei fiaschi di vino; ci andavano bene lo stesso.
Mio padre mi portava con sé per dargli una mano quando andava a prendere l’acqua ad una fontana nel bosco in un paese vicino.
Percorrevamo molti chilometri con l’auto per prendere due casse di bottiglie e la strada nell’ultimo tratto era anche sconnessa.
L’acqua della fontana la utilizzavamo per bere, mentre quella dell’acquedotto non era molto gradevole.
Mia nonna diceva che :
– Sa di cloro ! –
Preferiva di gran lunga quella della fontana.
La nonna era la cuoca di casa e non usava acqua dell’acquedotto per cuocere i fagioli.
Mio padre aveva fatto una modifica al tubo di scarico delle acque piovane, e quando venivano degli acquazzoni o forti piogge e il tetto risultava ben lavato, girava il tubo e riempiva una grossa conca con acqua piovana.
I fagioli cotti nell’acqua piovana erano una sciccheria, altro che chef a cinque stelle !
Son passati quei momenti lontani, quando veniva utilizzata ogni risorsa e non si buttava via niente.
La fontana nel bosco in principio era un sorgente naturale, anche se non sgorgava molta acqua, poi ci fu fatto un gran lavoro di squadra.
Qualcuno ci lavorò per facilitarne la raccolta.
Un muratore aveva predisposto molte pietre intorno alla sorgente, dei boscaioli avevano pulito il sentiero nel bosco, i contadini avevano preparato delle scalette e portato grosse pietre piane per quelli che erano ad aspettare, un idraulico ci aveva messo un tubetto murato per farla sgorgare in modo preciso.
Poche persone volenterose avevano ricavato da un ambiente naturale una modesta risorsa.
Le analisi chimiche dell’acqua non erano state fatte, nessuno ci aveva pensato. L’acqua era buona e questo era più che sufficiente.
L’acqua dei ruscelli di montagna non si assaggia, si beve e si ringrazia la natura.
Non ho mai saputo perché quella fontana fosse stata abbandonata.
Presumo siano state una serie di concause.
Penso ai rivenditori di acqua in bottiglia, alle aziende usl e i loro esperti, al proprietario del bosco per salvaguardare il bosco dalla quantità di persone di passaggio nel suo fondo, o forse solo l’assenza di manutenzione da parte di coloro che con tanto amore l’avevano costruita.
Con il tempo cambiano le abitudini di vita.
Anche i consumi di acqua hanno subito molti cambiamenti.
Nelle etichette andiamo a leggere i microscopici valori dei minerali, del residuo fisso, delle temperature alla sorgente, e siamo i primi a farci scrupoli sulla qualità dell’acqua.
Sono sempre vivo e vegeto pur avendo bevuto per anni l’acqua della fontana nel bosco e mangiato i fagioli della nonna cotti in acqua piovana.
Ora posso scegliere.
Posso bere acque con prezzi stracciati in bottiglie di plastica e che hanno fatto già migliaia di chilometri prima di arrivare sulla mia tavola.
Posso bere l’acqua dell’acquedotto, anche se ha ancora un sapore non molto gradevole.
Posso bere l’acqua filtrata con sistema ad osmosi installato presso l’abitazione.
Posso recarmi al vicino fontanello e riempire le bottiglie ogni due o tre giorni.
Il fontanello è una grossa costruzione in mattoni e cemento, contiene un enorme impianto di filtraggio ad osmosi, dotato di quattro cannelle.
Ci arriva acqua dall’acquedotto, ma viene filtrata, e resa gradevole con le tecniche più moderne.
Oggi mi sono recato a prendere l’acqua al fontanello e ci ho trovato dei tecnici della ditta.
Il fontanello non sarà funzionante per una decina di giorni. L’azienda sostituirà completamente l’impianto per metterne uno più moderno.
Avevano messo un cartello per avvertire l’utenza, ma è stato tolto probabilmente dai soliti vandali.
Ho sempre pensato che spesso non si danno valore alle cose che non si conoscono.
Ma soprattutto non si dà valore ai beni comuni.
Quei vandali non sanno che quella è una loro risorsa, una risorsa della comunità, e non rispettandola non rispettano nemmeno i loro beni.
Chissà se quei vandali conoscono questa storia, la storia della fontana del bosco.

FESTA


festa

Img dal web

FESTA

Quando penso ad una festa, la mia mente evoca momenti spensierati, relax o comunque momenti felici.
L’origine della festa ha radici storiche, la si faceva coincidere con i momenti di riposo o comunque non di lavoro.
Negli ultimi anni è diminuito molto in Italia il numero delle persone che lavorano, e le feste hanno subito un calo di presenze dovuto principalmente al calo della qualità dei contenuti delle feste.
Gli organizzatori, gli enti pubblici o privati hanno destinato minori risorse agli eventi e ne sono risultati spesso dei fallimenti rispetto alle aspettative.
Dal mese di Maggio fino a Settembre di ogni anno in moltissimi paesi si susseguono feste, sagre, mercatini cene in piazza, e se le feste non esistono.. si inventano e….. perché ??
Sono a qui a discernere, rievocare le ragioni della spinta a far festa.
In fondo se non è un giorno di lavoro, se voglio stare insieme ai miei compaesani, se mi voglio divertire, se voglio condividere la gioia di far festa, allora magari partecipano anche turisti stranieri o italiani.
Cosa succede ?
La festa diventa un luogo di incontro di persone con attività diverse.
Si riscoprono i vecchi lavori, gli lavori artigianali e i saperi vengono condivisi.
Ho visto tante feste cominciate per caso…..non finiscono il primo anno !
Se piacciono l’anno successivo vengono rifatte , e anche migliori di prima.
L’anno successivo gli inventori apportano migliorie e se ci sono errori organizzativi vengono risolti.
E una festa può diventare un lavoro !
Per gli organizzatori è abbastanza gravoso pensare a tutto, alla sicurezza, i parcheggi, la pubblicità, i rapporti con i commercianti, le autorizzazioni, il traffico, ma soprattutto combattere con gli ostili al nuovo ed al cambiamento.
Ecco che giovani eclettici, pensionati eruditi, storici appassionati, si tuffano nel passato, analizzano la storia del proprio paese, la passano a setaccio.
La ricerca ha effetti straordinari, si ritrovano feste di centinaia di anni fa e….vengono fatte rivivere, oppure si modificano e reinventano feste del passato, ci si inventa un palio che non esisteva, o si fanno correre le le rane o i ciuchi, o galline e soprattutto i ragazzi si divertono.
Come partono queste iniziative ?
Nei modi più strani, basta un componente della p.a., un comitato di cittadini, o di genitori, associazioni culturali, sportive, religiose, oppure pescatori o cacciatori.
Ricette per una bella festa ce ne sono a volontà.
Possono essere personalizzate da chi le organizza.
Uno degli ingredienti essenziali è la condivisione.
Mi è capitato di osservare feste organizzate da qualcuno e snobbate dal compaesano magari perché di idee politiche o religiose diverse.
La festa è l’espressione di quel che siamo; l’entusiasmo con il quale riusciamo ad organizzarle ne aumenterà la condivisione.
Ho partecipato a cene all’interno di sagre dove il numero dei posti a sedere del ristorante era superiore al numero degli abitanti del paese e vi garantisco che non c’erano ristoratori esterni.
I costi delle sagre paesane sono abbastanza contenuti, alimentano il turismo e comunque la percezione di felicità aumenta la qualità della vita del paese stesso.

E allora….. facciamoci una festa !