EX FERROVIA SPOLETO-NORCIA


ex ferrovia spoleto norcia

foto scattata con tablet Samsung
trasportato con cura nelle borse del portapacchi
della MTB

EX-FERROVIA SPOLETO-NORCIA

Non è mia abitudine narrare prodezze di certe avventure in MTB, ma questa la voglio raccontare.
L’idea è nata da una notizia visualizzata su facebook dell’inaugurazione del percorso della ex-ferrovia Spoleto-Norcia.
Pianificare il viaggio non è stato facile, non volevamo tornare all’auto con lo stesso percorso.
Percorsi alternativi si inerpicavano in montagne non molto accessibili, non c’erano molti percorsi alternativi.
Dopo aver analizzato la cartografia, le pendenze, abbiamo determinato il “senso” del percorso e cioè di lasciare l’auto a Spoleto e andare in bici a Norcia.
Un percorso di 60 km si può anche fare da soli, ma se si è in compagnia è meglio.
Si parte dalla Toscana di buon ora e si arriva a Spoleto verso le 10.30, ma ci vuole quasi un’ora prima di capire dove parcheggiare, allestire le bici con il necessario e….trovare l’imbocco della famosa pista ciclabile.
Il terreno della pista è con fondo sterrato, ghiaia, e per un tratto di 8 km è la statale, infatti si deve abbandonare la ex-ferrovia prima di Case Volpetti, al terzo tratto della ex-ferrovia.
Non è facile descrivere i paesaggi percorsi dal treno fino al 1968.
Da Spoleto in pochi km sale da 300 mt a 600 mt fino a Santa Anatolia di Narco.
Tra gallerie e viadotti si aprono squarci di cielo e di verde di boschi e pianure.
Le gallerie sono abitate da qualche pipistrello che impaurito esce dal buio e ci rientra subito dopo.
Quando si entra in una galleria la prima cosa si guarda il numero di metri. Ce n’è una veramente lunga e dentro è freddo, in compenso il fondo è buono, e con un buon faro si può percorrere in velocità.
E’ opportuno coprirsi adeguatamente nelle gallerie lunghe. Ho attraversata quella da due chilometri in maglietta a mezze maniche e all’uscita ero come assiderato, son rimasto cinque minuti fermo al sole come le lucertole.
Una volta ritornati alla altitudine di circa 300 s.l.m. si inizia a costeggiare la Nera. La Valnerina ha lo stupendo fiume con acque pulitissime e si percorre prima a sinistra poi a destra per molti chilometri.
Durante il percorso incontriamo persone che erano arrivate fino a Borgo (fine secondo tratto) poi la scoperta del perché non avevano continuato.
Il terzo tratto è interrotto prima di Case Volpetti, per fortuna un contadino che ci indica come uscire dal percorso della ex-ferrovia.
Quando la strada si interrompe e sale verso la statale, si arriva ad un cancello verde legato con un filo, lo si attraversa, si arriva alla statale e una volta percorsi 8 km si arriva a Serravalle.
Dopo tanti km di sterrato la strada asfaltata risulta più veloce, ma ci sono molti mezzi pesanti, gallerie poco illuminate, superato quel tratto, ecco Serravalle.
I guai non sono finiti. Nel piazzale di Serravalle, davanti alla fermata dell’autobus un grosso foro alla mia bici ci ferma per una mezz’ora, vani i tentativi di gonfiare la bici, ci vedono costretti ad usare la bomboletta di gas per le riparazioni immediate.
La ruota si gonfia bene, si riparte, ancora sei km per Norcia, ma sono le 19.30 e sono già quasi 8 ore di pedalata quasi ininterrotta a parte la pausa per il pranzo con panino.
Sono le 20.15 finalmente l’arrivo a Norcia, ma il bed and breakfast è a un chilometro da Norcia, in salita.
Non ci voleva l’ultima salita dopo 60 km. Le gambe si sono indurite, il fiato diminuisce, è Martedì, siamo in Italia, quando si fa festa, fanno tutti festa. Nel paese di Norcia quasi tutti i ristoranti sono chiusi. Non ho voglia di salire nelle campagne fuori Norcia e scendere di nuovo alla ricerca di un altro ristorante per poi salire di nuovo a tarda notte.
Le mie gambe non sono abituate a stress come quello di 52 km di sterrato e 8 di fondo stradale, ognuno ha i suoi limiti.
Conosco coetanei che non farebbero nemmeno 10 km in bici, getterebbero la spugna, mentre altri ne farebbero anche 100 senza battere ciglio.
Io sono in mezzo, con le mie lonze laterali, mi sono avventurato in questo percorso e accetto di buon grado un piatto di lenticchie, pane, un poco di affettato e frutta a volontà, offerto dalla proprietaria del bed and breakfast.
Spero nel secondo giorno, dovrebbe essere più leggero, ma…. Chissà !
I letti sono confortevoli, arriva un sonno riparatore.
Il tempo regge, la mattina successiva qualche goccia d’acqua.
Quello che conta è il vento. Nessun timore per l’acqua. L’acqua la portano i venti dal nord. Rimetto a posto il k-way, non serve.
Il riparatore di bici, motoseghe e decespugliatori mi spiega che il vento dal sud porta la sabbia dal deserto, le auto saranno irriconoscibili, con una patina giallastra/polverosa.
Dopo alcune peripezie linguistiche nel dialetto umbro, acquisizione di detti e pensieri del tecnico riparatutto di Norcia la bici è riparata, compro una camera d’aria di scorta e un’altra bomboletta “non si sa mai”, siamo quasi pronti, acquisto di panini e relativo ripieno.
Dopo un breve giro di Norcia, patria di norcini, visita di negozi di salumi con le abilità nel lavorare le carni di maiale, siamo pronti.
Partenza da Norcia alle ore 11.00 direzione Cascia, passando ancora da Serravalle.
Tra strada della ex-ferrovia e strada statale non ci sono in tutto più di 25 km. Arriviamo prima delle 13 a Cascia. Preciso per la pausa pranzo-panino.
Ci dividiamo, l’amico con migliore preparazione atletica vuol arrivare a Roccaporena, io ho già dato e non me la sento. Rimango a Cascia. Voglio visitarla per bene.
Allora vado alla basilica di Santa Rita, poi arrivo anche alla Rocca, ci sono un paio di km in salita tremendi, ma non scendo, ce la posso fare.
L’amico biker intanto è arrivato a Roccaporena, peccato che il tempo è tiranno e non riesce a vedere bene né Cascia né Roccaporena. Ci ritroviamo finalmente dopo il pranzo a panini circa alle 14.30.
Abbiamo due opzioni : prendere l’autobus con portabici delle ore 16,13 attivato alla fine di Marzo dalla azienda delle Ferrovie che ha preso in gestione Umbria-Mobilità, oppure aspettare quello delle 18.30 che però arriva a Spoleto alle 19.15.
Ma…. che ci facciamo ancora a Cascia o Serravalle fin dopo le 18.00 ?? E cosa speriamo di vedere alle 19.15 che è quasi buio ?
Da Cascia a Serravalle è discesa, abbiamo anche il vento a favore, le gambe me le sento leggere, si vola, in mezz’ora si arriva a Serravalle, c’è tempo per fare acquisti di salumi e formaggi in un esercizio commerciale bar e alimentari.
E’ buffo, ma è come i motel agip. Se entra dal bar e…. appena preso il caffè non si può uscire dalla porta da dove siamo entrati, occorre passare dal negozio di alimentari, se no come fanno a vendere i salumi ?
Una volta caricate le bici sul portabici dell’autobus ci sistemiamo previo pagamento di una decina di euro a cranio sui sedili comodi del nuovo autobus.
Una chiacchierata con l’autista ci permette di conoscere la storia della ex-ferrovia.
Un parente dell’autista era l’addetto che partiva alle quattro di ogni mattina da Spoleto per percorrere con un carrello da spingere con la forza umana. Doveva arrivare in congruo tempo, togliere ogni masso trovato lungo la ferrovia, e una volta arrivato doveva telegrafare a Spoleto, ok, il treno può partire. Non c’erano telefonini e comunicazioni radio efficienti, bisognava arrangiarsi.
Il percorso Spoleto-Norcia serviva per il trasporto delle bestie da macello, del legname e altri prodotti. Nel 1968 la ferrovia è stata chiusa in quanto ritenuta non gestibile per gli alti costi e scarso utilizzo da parte dei cittadini delle zone limitrofe.
L’autista ci conferma le fatiche degli abitanti di quelle zone ai piedi delle montagne dei Monti Sibillini. Hanno scavato quelle gallerie a colpi di piccone in anni difficili. Portato via pietre su pietre e predisposto viadotti in posizioni molto ardite. La ex-ferrovia realizzata con lo “scartamento ridotto” si può tranquillamente definire una ferrovia “alpina” per le pendenze e per il periodo in cui è stata progettata (oltre 100 anni fa).
Dalle 16.13 arriviamo prima delle 17.00 a Spoleto, c’è tempo per visitare la città diventata nuova residenza di “Don Matteo”. Non guardo la televisione, non lo sapevo, e ci racconta l’autista che ora a Spoleto arrivano molti turisti curiosi e desiderosi di visitare la ridente cittadina. Gli abitanti di Gubbio si son visti togliere una fonte di entrate da turismo.
Spoleto è in effetti una bella città, fruibile, pulita, gli abitanti sono gentili, ci danno le informazioni necessarie per visitare agevolmente i maggiori punti di interesse.
C’ero stato molti anni fa, non me la ricordavo, in poche ore non si può vedere tutto, forse ci ritornerò.
La cena in un ristorante tipico chiude in bellezza una breve vacanza di due giorni e 120 km in MTB da ricordare.
Le gambe indolenzite anche dopo alcuni giorni mi ricordano che ce l’ho fatta.

p.s. tutte le foto più belle visibili nel profilo FB

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Un colpo di forbici


albergo egitto

img dal web

Un colpo di forbici

Lo avevano vestito come gli altri giardinieri. Nei periodi di punta, quando i vacanzieri riempiono completamente l’albergo c’è bisogno di molto personale. Probabilmente la direzione aveva assunto tutte le persone che avevano inoltrato domanda di lavoro.
Camerieri, assistenti dei servizi ai piani, cuochi, fattorini, domestici, receptionist, la macchina delle assunzioni è un tritacarne e acchiappa tutto.
La location affacciata sul mare cristallino con barriera corallina non può permettersi di non avere personale per soddisfare tutte le esigenze dell’enorme struttura.
Quella mattina davanti all’ingresso principale l’autobus era arrivato prima dell’orario prestabilito, mi ero piazzato ad un sedile vicino al finestrino con altri escursionisti.
Da quella posizione potevo vedere il grande giardino con siepe, come ogni grande albergo i giardini sono come il biglietto da visita della struttura. La linea, le forme, l’importanza determinano e assegnano livello e qualità dei servizi offerti.
L’autobus non partiva. Osservavo le divise marroni del mega-albergo con dentro corpi di beduini, agricoltori, pastori, allineate in prossimità della siepe, pronte a ghermire la preda verde dotata di rami cresciuti troppo.
Era evidente che il mestiere di giardiniere nel deserto non era tra le esperienze acquisite da quei lavoratori.
La siepe, non più alta di un metro aveva perso il taglio geometrico impostole anni prima, una crescita irregolare di piccoli rametti le aveva conferito forme rotondeggianti.
La squadra dei presunti giardinieri guidata da un giovane con piglio da manager e completo verde pisello si apprestava a compiere l’opera di potatura.
Il ritardo nella partenza dell’autobus permise a noi turisti di osservare quel lavoratore così simpatico.
Il caposquadra aveva fornito al gruppo dei giardinieri vari tipi di forbici da potatura disponibili.
Nel gruppo ce n’erano alcuni molto abili e lo si capiva dalla velocità di esecuzione, dalle foglie che cadevano, dalla forma della siepe post-potatura.
Il lavoratore simpatico era nel gruppo dei giardinieri, forse non avrebbe dovuto esserci, ma fece di tutto per attirare l’attenzione. L’avevo osservato fin dall’inizio. Come quando si riconosce un impiegato in un gruppo di contadini.
Gli avevano mostrato come si usano le forbici da pota, di sicuro non le aveva mai viste, ma aveva capito subito come usarle. Lui tagliava, proprio tutto, tutto quello che spuntava, preciso.
Non era proprio il massimo che si vorrebbe da un giardiniere, ma il bello era come lo faceva.
Un taglio e ….stop ! Si fermava, guardava in giro e aspettava qualcuno che desse lui la giusta approvazione, mentre elargiva sorrisi a tutto l’autobus e a chiunque passasse di lì; poi una pausa e poi ancora ….zac, un altro taglio e via con i sorrisi.
Passavano i minuti e il lavoratore simpatico tagliava sempre nel solito posto.
Forse avevano omesso nelle spiegazioni qual era lo scopo della potatura, e cioè il raggiungimento di una certa forma della siepe.
Avrei voluto dirgli del buco che stava provocando nella siepe e che mentre tagliava non immaginava che quella sarebbe stata l’ultima volta.
Non ce la feci ad avvertirlo, non avrei potuto comunque farlo.
Al ritorno dall’escursione un grosso buco nella siepe avrebbe documentato per qualche tempo una nuova esperienza lavorativa di un giovane e simpatico egiziano.

ALSAZIA


strasburgo

Alsazia

Un viaggio inaspettato, dopo venticinque anni senza esercizi linguistici di francese, senza troppe aspettative. Mi sono catapultato nell’avventura con l’energia e la curiosità dell’esploratore .
Non è stato facile mettere tutti d’accordo, comitati di gemellaggio, famiglie ospitanti, direzione scolastica, strutture ricettive, uffici comunali, azienda di noleggio bus, insegnanti. E finalmente giovani studenti del locale istituto alberghiero con gli insegnanti e uno sparuto gruppo di cittadini, ha animato un grande autobus bianco da turismo da sessantadue posti. La grande caravella diretta a svelare un piacevole ambiente francese a confine con la Germania, sconosciuto alla stragrande maggioranza degli estimatori delle terre francesi.
Inutile elencare luoghi stupendi tappezzati da chilometriche distese di vigneti e le irte montagne dei Vosgi affacciate sulla pianura; sembrano essere lì solo per proteggere le coltivazioni dai venti nordici.
Da Guebwiller sono partite le escursioni per Colmar, Strasburgo, Orbey , Lapoutropie, Eguisheim, non solo alla scoperta di luoghi storici, ma anche di arte e di lavoro. Un puntuale e preciso programma di accoglienza condiviso ha permesso ai ragazzi del nostro istituto alberghiero di visitare le lavorazioni di birra, formaggi e acquavite, acquisti consapevoli di prodotti alimentari, la gita in battello a Strasburgo, un dolce bighellonare per le vie di Colmar .
Mi sono soffermato ad analizzare le ragioni della bellezza di Strasburgo, quella grande città quasi confine con la Germania. Un territorio tanto conteso è riuscito nel corso dei secoli a trasformare un punto di debolezza in un punto di forza. Ne è risultato un paese armonico, in continua emancipazione, cultura, bellezza e quindi patrimonio dell’umanità.
Molti hanno paura di non poter comunicare adeguatamente senza conoscere la lingua, per me invece è stato facile, e la lingua francese è ritornata nella memoria forte come il lampo di un neon acceso dopo tanti anni, discussioni animate, app di android con dizionario italiano-francese per le parole difficili, e finalmente tutto scorre, gli adulti accompagnatori del gruppo di ragazzi diventano una utilità, un punto fermo, i ragazzi sono interessati a tutte le novità, si comportano bene in ogni occasione. La lingua è uno strumento, poi occorre sapere cosa dire.
Non si deve dare niente per scontato.
Ecco che un viaggio, nuovo nel suo genere diventa qualcosa da ripetere, da rifare.
Sulla strada del ritorno scrivo queste righe, per lasciare una traccia. Ho bei ricordi delle persone di Guebwiller che ci hanno ospitato, non i gentili e compunti assistenti del solito albergo delle località turistiche, o l’impiegato di un ufficio di turismo. Tutte le persone ospitanti si sono dimostrate affabili e gentili. Molti hanno promesso di venire a trovarci, sarà un piacere poter ricambiare, e allora toccherà a noi a fare da guide.

Alsace

Un voyage inattendu, après vingt-cinq ans sans exercices de langue française, sans trop d’attentes. Je catapultée dans l’aventure avec l’énergie et la curiosité de l’explorateur.
Il n’a pas été facile de mettre tous d’accord, les comités de jumelage, les familles d’accueil, la gestion de l’école, le logement, les bureaux municipaux, location de bus entreprise, enseignants. Et enfin, les jeunes élèves de l’école de gestion locale de l’hôtel avec les enseignants et un petit groupe de citoyens, a conduit un grand entraîneur blanc de soixante sièges. La plus grande caravelle directe pour révéler un environnement agréable à la frontière française avec l’Allemagne, inconnu de la grande majorité des fans de terres françaises.
Inutile d’énumérer les endroits magnifiques canapés par des étendues de kilomètres de vignes et d’imposantes montagnes du massif vosgien dominant la plaine; seulement ils semblent être là pour protéger les cultures des vents du nord.
De Guebwiller a quitté les voyages à Colmar, Strasbourg, Orbey, Lapoutropie, Eguisheim, non seulement de découvrir des sites historiques, mais aussi dans l’art et le travail. Un programme d’accueil partagé en temps opportun et précis a permis aux étudiants de notre école de gestion de l’hôtel pour visiter les rouages ​​de la bière, le fromage et le brandy, les achats au courant de la nourriture, le voyage en bateau à Strasbourg, une promenade dans les rues de Colmar.
Je me suis arrêté pour analyser les raisons de la beauté de Strasbourg, la plus grande ville presque à la frontière avec l’Allemagne. Un territoire contesté beaucoup a réussi au cours des siècles pour transformer une faiblesse en une force. Le résultat est un pays harmonieux, continue l’émancipation, la culture, la beauté et un site du patrimoine mondial.
Beaucoup ont peur de ne pas être en mesure de communiquer correctement sans connaître la langue, mais pour moi il était facile, et la langue française est revenue en force dans la mémoire comme le flash d’un néon allumé après tant d’années, des discussions animées, l’application Android avec Dictionnaire italien- français pour les mots difficiles, et enfin tout coule, les adultes qui accompagnent le groupe de garçons deviennent un utilitaire, un arrêt complet, les garçons sont intéressés à toutes les nouvelles, ils se comportent bien à chaque occasion. La langue est un outil, alors vous devez savoir quoi dire.
Il ne devrait pas rien prendre pour acquis.
Voici un voyage, il devient quelque chose de nouveau de son genre à être répétée, à refaire.
Sur le chemin du retour, je vous écris ces lignes, de laisser une trace. Je garde de bons souvenirs des gens de Guebwiller qui nous ont accueillis, pas le genre et les assistants repiqués des complexes hôteliers habituels, ou employé d’un office de tourisme. Toutes les personnes d’accueil ont prouvé affable et aimable. Beaucoup ont promis de venir nous rendre visite, ce sera un plaisir d’être en mesure de revenir, et puis il est à nous d’agir comme guides.

SLOVENIA


lago bled con panchina - web

otocec con panchina web

lago bled rami web

foto eseguite con tablet Samsung

SLOVENIA

All’improvviso un viaggio di quattro giorni in Slovenia, senza prenotare nulla, in Settembre.
Il mese dei ripensamenti. Senza alcun itinerario di viaggio previsto a tavolino. Senza meta nelle campagne e natura di un paese così vicino quanto poco noto.
Unica destinazione : Lubiana.
Questa città è stata la sola dimora nei pochi giorni di vacanza.
Un albergo di buon livello molto vicino al centro della città, non faccio il nome.
Non mi sono trovato male, ma voglio raccontare del viaggio non della cronistoria di alberghi o ristoranti.
Non ci ero mai stato e quindi non posso fare confronti rispetto ad una esperienza del passato.
Tutti noi sentiamo parlare di certe zone di mondo e poi ci facciamo delle idee in base ai racconti o letture.
Appena ho raccontato ad amici della visita in un paese della ex-jugoslavia per tutta risposta mi hanno detto :
– chissà che sporco che c’era ! –
Evidentemente ci erano stati molti anni fa.
Questo è il classico esempio di persone animate dai soliti pregiudizi.
Si ricordano di paesi poco curati per l’aspetto pulizia, questo è rimasto nella memoria, e questo associano alla loro mente.
La pulizia è una cosa che mi ha colpito veramente. Ho dovuto riconoscere che ce n’è davvero tanta ora. Non solo, anche l’attenzione.
L’attenzione al turista, una vera risorsa per il loro paese.
Non mi son messo ad analizzare i loro dati economici, gli scambi commerciali, ma soprattutto l’organizzazione dell’agricoltura. Non ho visto terre incolte, le campagne sono curate, i boschi sono ben tenuti, ho visto molte linee tagliabosco, segno di una attenzione al pericolo di incendi.
I luoghi d’arte sono presidiati. Gli uffici informazioni aperti, con persone disponibili e con buona conoscenza delle lingue straniere.
All’ultimo minuto ho scaricato una applicazione android con le foto e le informazioni delle più belle località da visitare in Slovenia con le relative informazioni.
https://play.google.com/store/apps/details?id=info.slovenia.top100.app
Il resto toccava a me…scegliere quella che mi piaceva di più.
Ho scattato alcune foto, ma le foto sono soggettive, come un primo o un secondo, c’è a chi piace il riso a chi la pastasciutta. Nel mio viaggio ne ho scelte alcune degne di nota, so bene che non si può accontentare tutti, ve le regalo nella speranza di allietarvi, o di aver solo dato uno spunto di viaggio.

EXPO 2015


spalm beach

foto dal cellulare : cluster cacao e cioccolato “spalm beach” all’interno di EXPO 2015

EXPO 2015

Una giornata all’expo 2015 a Milano è come l’assaggio di un cibo nuovo.
Non ne conosci il sapore, te l’hanno descritto, lo puoi immaginare.
Una volta dentro sta al visitatore giudicare, valutare, accettare, ricevere, condividere la miriade di proposte in merito ad ambiente e cibo.
Ieri ho impiegato il tempo a disposizione nella modalità random, incuriosito da tutto.
Mi sono un po’ pentito di non essermi preparato con una pianificazione accurata delle visite ai padiglioni.
Prima di partire ho cercato in rete indicazioni su percorsi consigliati, o padiglioni suggeriti. Non mi sono impegnato molto e alla fine mi sono adattato ad esplorare con molta improvvisazione.
L’intento dell’EXPO è lodevole, non è poco solo chiedersi cosa sarà del nostro pianeta o come affronteremo le sfide imposte dall’esaurimento delle risorse. L’interesse che ne consegue è molto alto.
In Italia abbiamo per diversi mesi una mostra con nazioni partecipanti da quasi tutto il mondo.
Ogni nazione, in modo diverso, racconta nel proprio spazio espositivo la sua storia, il rapporto con il cibo, con il proprio clima, l’utilizzo delle risorse.
Attraversare i padiglioni è come viaggiare nel mondo standosene a casa.
Con proiezioni video, presentazioni multimediali, assaggi di cibo, esplorazioni sensoriali possiamo immergerci in realtà molto lontane da noi.
Il viaggio in autobus di circa 10 ore mi concede circa 7/8 ore per la visita.
Tanto o poco quello è il tempo a disposizione.
Il viaggio di domenica non gioca a favore, infatti nei giorni festivi ci sono molti visitatori.
Nonostante l’ingresso agevole ai tornelli completamente automatizzati, all’interno molte persone si accalcano in file al sole nei padiglioni più o più gettonati.
Quasi due ore di fila per la visita al padiglione Italia e una stragrande maggioranza di visitatori italiani mi fanno pensare a cosa mi posso aspettare da Expo.
Quando faccio un viaggio all’estero non cerco la pastasciutta o la pizza, allo stesso modo in Expo la mia scelta è sulla varietà, quindi non mi metto in fila per Italia e nemmeno per la Germania.
Decido che è meglio vedere dieci padiglioni che stare ore sotto il sole, non posso sapere cosa perderò, ma son venuto ad assaggiare e voglio poter visitare più cose.
I padiglioni visitati sono stati molti, interessanti, suggestivi, specie il padiglione Zero, molto bello quello dell’Austria, particolare Arabia Saudita, degno di nota Israele, volevo vedere il Nepal, era chiuso, a breve riusciranno ad aprirlo, sembra avesse problemi strutturali e non mi riferisco al terremoto !
Degno di nota per quanto mi riguarda è quello della Thailandia.
La fila è stata di venti minuti, la più lunga di tutte, ed è valso veramente la pena.
Ogni gruppo di visitatori (120 ? boh? ) passa in tre grandi sale e una voce narrante in cinque minuti per ogni sala racconta con immagini e video delle foreste tailandesi, della pesca, allevamento ecc.
Il racconto della loro storia è emozionante.
Le attività intraprese dal loro re (alla guida del paese dal 1946) a favore dell’ambiente, dell’agricoltura risuonano come elemento di orgoglio nazionale.
Ogni attività umana in ogni paese si deve confrontare con i leader di quel paese.
Con riferimento alla Thailandia (prima si chiamava Siam) la dinastia che lo guida è la dinastia Chakri, dal 1782.
Mi sono documentato sulla loro storia e fra il 1932 e il 1958 la Storia della Thailandia è caratterizzata da sette colpi di Stato e sei diverse Costituzioni. Questi eventi rafforzano l’oligarchia militare al potere e alimentano una tenace opposizione interna, portando infine alla rivolta degli studenti thailandesi nell’ottobre del 1973. Fino agli anni ’90 si alternano colpi di Stato e nuove Costituzioni, finché nel 1992  la democrazia è ristabilita a pieno titolo attraverso libere elezioni, e la nascita dell’attuale ordinamento costituzionale. Nel settembre del 2006 si segnala un ultimo colpo di Stato pacifico, con il quale si destituisco l’impopolare ex primo ministro Taksin. Indubbiamente la Thailandia è un Paese che mira verso un sistema sempre più democratico e stabile, al centro della quale si trova la nuova e ispirata Costituzione Thailandese.
Nell’ultimo filmato all’interno del padiglione expo il loro Re rappresenta la loro storia vista in positivo. Non sono mai stato in Thailandia.
Voglio immaginarla come un paesaggio fantastico ben interpretato da Jodie Foster nel bellissimo film (non l’ho ancora recensito)“ANNA AND THE KING” di Andy Tennant del 1999.
Mi piace molto anche la relazione della Thailandia con l’ambiente, mirata alla salvaguardia e tutela dell’immenso patrimonio di biodiversità. Apprezzo il loro intento e si diversifica da quello di altri espositori limitati più alla visibilità o la ricerca di nuove relazioni commerciali.
I Thailandesi sono coscienti di essere i custodi di una enorme ricchezza e cercano di gestirla al meglio.
All’uscita del padiglione c’erano i prodotti tipici, era l’ora della merenda e ho assaggiato un gelato al cocco. Se ci andate, dovreste assaggiarlo, non ha niente a che vedere con il cocco noto in Italia.
Ancora oggi li ringrazio per i magnifici momenti che mi hanno regalato.
Ah ! Il gelato si paga nel padiglione, poi non dite che non vi avevo detto che era gratis !!!!

LO SVIZZERO


galaverna

Img dal web

LO SVIZZERO

Voglio raccontarvi di un viaggio di molti anni fa in un paesino di confine con la svizzera, passando attraverso le terre piemontesi nel freddo periodo di Gennaio.
La galaverna non l’avevo mai vista ed è uno spettacolo molto particolare. Un campo con alberi completamente bianchi, ne fotografai uno ; stava in posa perfettamente.
Il paese era molto carino. Ricevetti delle info sulla pietra ollare e le sue caratteristiche peculiari note in cucina (viene usata come piastra per cuocere)
La stessa pietra copriva buona parte dei tetti delle abitazioni.
Il soggiorno dagli amici fu molto piacevole. Oltre ai cibi parlavamo degli hobbies e del modo in cui trascorrevano il tempo in quella splendida zona tra laghi e montagne.
Oltre alla visita di alcuni luoghi caratteristici un giorno andammo tutti insieme nel centro del paese.
Era un Sabato, giorno di shopping!
Tra i negozi di abbigliamento rimasi colpito dalla enorme varietà di colori chiari, spesso accesi.
In bella evidenza pantaloni, magliette di color rosa acceso, arancione, viola, rosso vivo e verdi di ogni tonalità.
Non potetti frenare una esclamazione di meraviglia. Dalle mie parti nemmeno ci potevamo sognare una simile varietà di colori.
Gli amici si misero tanto a ridere che non ne potevano più.
Mi spiegarono che quei colori erano i preferiti dagli svizzeri che nel fine settimana calavano nel paesello. Loro del paese non si sarebbero mai messi addosso quella roba.
Gli svizzeri trovavano prezzi più bassi, e inoltre i negozi italiani fornivano quell’ampia varietà nella gamma dei colori.
Non mi era ancora chiaro perché gli svizzeri volessero vestirsi con quei colori chiari e molto accesi.
Gli amici non si erano mai posti una domanda del genere, il loro ragionamento era il seguente :
– Del resto ….se sono svizzeri, non c’è niente da fare! Vogliono quei colori e i commercianti glieli forniscono. Forse lo faranno per farsi riconoscere. –
Mentre i miei amici non si ponevano alcuna domanda in merito, la mia curiosità non era sazia.
Mi chiedevo :
– che c’è di male se uno si volesse vestire come uno svizzero ? ; Non è che se mi vesto da svizzero divento svizzero !! –
Del resto spiegai agli amici che molti anni prima avevo comperato un giubbotto arancione, mi piaceva e non avevo nessun problema ad andarci a giro.
Anche loro dopo confessarono che si erano comprati uno strano pantaloncino a quadrettini….
Non è facile spiegare i comportamenti umani nell’acquisto di capi di abbigliamento.
La prima cosa che mi viene a mente è l’identità.
Ci vestiamo nel modo in cui vogliamo essere, più simili a coloro ai quali desideriamo assomigliare.
Poi ci potrebbe essere di aiuto la cromoterapia, e la conoscenza della potenza dei colori con effetto curativo potrebbe spiegarci la naturale attrazione per quei colori che ci fanno stare bene, o anche ci fanno stare male e noi come sadici ci buttiamo verso quel colore e magari ci va bene così.
Potrà capitare anche una eccezione e magari nell’armadio andremo ad inserire un capo particolare o qualcosa che sognavamo da anni.
Commentai così l’orda di ragazzotti svizzeri giallo- arancioni sparpagliata nelle vie del paese :
– c’è uno svizzero dentro ognuno di noi ! –
La pronta battuta risuona ancora nella mente degli amici e anche nella mia.

GIORDANIA


GIORDANIA

Il viaggio in Giordania è stato effettuato in ottobre 2012.
Il periodo migliore dell’anno per la temperatura non eccessivamente alta.
Partenza 9 ottobre da Bergamo , viaggio organizzato da Turchese Viaggi – Giordania classica, destinazione Aqaba, arrivo il pomeriggio, con un po’ di tempo per visitare il mercato proprio vicino all’albergo.
All’aeroporto la guida italiana, prima di cena all’albergo illustra le escursioni extra, presentazione della guida giordana parlante italiano di nome Zi-Ad (per gli amici zio Aldo)
Zi-ad si è rivelato molto simpatico e ben preparato ci ha accompagnato in questi luoghi : AQABA / WADI RUM / MAR MORTO / MADABA / CASTELLI DEL DESERTO/ AMMAN / MONTE NEBO / KERAK / PETRA/
Questo viaggio ha fatto un po’ di luce sulle mie conoscenze di vita, politica e storia di alcuni paesi del medio oriente.
Le dotte spiegazioni di una straordinaria guida parlante un ottimo italiano e in più laureato in storia e archeologia all’università di Perugia mi hanno aperto ad un mondo nuovo.
A fine viaggio ci ha consigliato di leggere Exodus il libro di Leon Uris che narra la storia non solo della nascita di Israele, ma ne elenca i difficili rapporti con i vicini stati, tra i film consigliati non avevo visto Lawrence d’Arabia, con queste e altre documentazioni mi è sembrato di effettuare un secondo viaggio, ben più affascinante.
Molti si addormentavano durante le dotte spiegazioni della guida specie quando diventavano delle vere e proprie relazioni circostanziate, le tappe spesso erano estenuanti e qualche volta ho pisolato anche io.
Ogni occasione era buona per concludere con riferimenti storici, e che tutti i comportamenti attorno a noi, i cibi, gli abiti, il lavoro, potevano essere spiegati e in certi casi perfino datati.
Più di una volta Zi-ad ci ha detto che una volta ritornati a casa avremmo dovuto usare un colino ed usarlo per tutte le parole ricevute dalle nostre orecchie, sicuramente qualcosa sarebbe rimasto.
Dopo oltre un anno dal viaggio solo ora cerco di riepilogare quanto rimasto, e non sarà un calendario delle escursioni con i luoghi visitati, ce ne sono un’infinità, mi ripeterei inutilmente e sarei impreciso. Non sono i luoghi ad avermi affascinato, ma quanto il viaggio ha trasmesso ed è per questo che voglio provare ad elencare gli aspetti della vita dei Giordani :

non c’è gente a chiedere l’elemosina
hanno accettato nel loro paese oltre un milione di palestinesi e ora li chiamano “i fratelli palestinesi”
i sovrani hanno introdotto l’obbligo della conoscenza dell’inglese e uso del computer
l’unico paese del medio oriente con un “sovrano illuminato”
hanno i migliori ospedali del medio oriente , dotati delle migliori tecnologie diagnostiche e operatorie
obbligo di analisi del DNA alle coppie di sposi (per evitare nascita di bambini malformati o con malattie gravi ereditarie)
ospitalità sacra tipica dei beduini
la giordania non ha petrolio, proprio ZERO ! E questo forse è anche un bene
la Giordania ha dei veri Sceicchi (Ziad sosteneva che gli sceicchi con pozzi di petrolio tipo quelli dell’Arabia Saudita non sono veri sceicchi)
i più ricchi DEVONO dare ai più poveri o ai più sfortunati, nessuno deve mai trovarsi in condizione di disagio
Stupendo paese con oltre 80% di deserto, panorami mozzafiato, poche risorse, gente umile ma fiera e sempre disponibile
ci eravamo persi dentro delle viuzze di Amman e i primi che abbiamo trovato ci hanno accompagnato fin dove erano sicuri che non ci saremmo persi di nuovo… lo faremmo noi ?
E’ in uso la “legge tribale” applicata in molti aspetti della vita quotidiana, per certi versi è apprezzata, di facile applicazione, insomma funziona, e meglio di quella ordinaria
hanno la guerra vicino ma non dentro il loro povero staterello, e .. vi sembra poco ?
In Giordania si può circolare liberamente in ogni sua parte senza problemi, mai nessuno è stato derubato o aggredito in Giordania , una volta serio Zi-ad ci ha detto : – se mi portate uno solo che ha subito un qualsiasi torto in questo paese vi rimborso le spese di viaggio! –

Ho elencato questi punti a favore della Giordania ; forse non li troverete nei blog dei viaggiatori perché magari non sono rimasti nel loro “colino”.