UN REGISTA DUE RECENSIONI


UN REGISTA DUE RECENSIONI

Del regista Eran Riklis tempo fa mi ero ripromesso di recensire un gradevole film : IL GIARDINO DEI LIMONI del 2008.
Lo faccio adesso, meglio tardi che mai, ma nel frattempo scopro che lo stesso regista ne ha fatti altri e…. proprio ieri ho visto : IL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE del 2010
Non ce la faccio a stargli dietro !!!
Nello stesso post vorrei oggi …recuperare. 🙂

https://www.youtube.com/watch?v=aFj5Uuy9liI

IL GIARDINO DEI LIMONI del 2008.
Salma Zidane, una vedova palestinese di mezza etĂ , vive dei suoi limoni, che coltiva in un giardino appartenente alla sua famiglia, mai coinvolta in azioni terroristiche, da svariate generazioni.
Il Ministro della difesa israeliano si trasferisce in una casa vicina a quella di Salma, la donna ingaggia una battaglia legale con gli avvocati del Ministro che, per motivi di sicurezza, vogliono abbattere i secolari alberi di limoni nel suo giardino che rappresentano il suo unico sostentamento.
Nella battaglia legale la supporta un avvocato trentenne divorziato. In aiuto di Salma si prodiga anche la moglie del Ministro, stanca della vita solitaria e per gli impegni del marito. Si prende a cuore il caso della vicina.
La violenza è percepita, ma mai mostrata. In tutto il film ci sono solo degli scoppi senza alcun danno.
La lotta in difesa dei limoni diventa simbolica, si sposta l’attenzione al frutto, quando invece il problema è il terreno, il muro che divide ed è cagione di ogni male.
Non se ne parla, prima di tutto viene il muro, la sicurezza, non ci sono altri argomenti. Non si ascoltano le necessitĂ  delle persone, anche se i limoni c’erano prima del muro e anche i proprietari del terreno. Non ci si può aspettare una happy-end all’americana. La fine la immaginiamo, per ora è ancora quella.

IL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE del 2010
Eran Riklis si trova ad adattare il best seller di Abraham Yehoshua, l’irrisolto e atipico “Il responsabile delle risolse umane”. Anche il regista come l’autore del libro non mettono in risalto il terrorismo, anche se è il tema di avvio del film.
L’ennesimo attentato scuote il centro di Gerusalemme. Tra i cadaveri c’è quello di una donna senza documenti.
I suoi resti giacciono per oltre una settimana nell’obitorio senza che nessuno chieda di lei. Una busta paga di un importante panificio svela il nome della vittima sconosciuta, si tratta di Yulia, una lavoratrice straniera licenziata un mese prima. Inizia un linciaggio mediatico sul panificio. Il panificio incarica il responsabile delle risorse umane (innominato come gran parte dei personaggi) del riconoscimento del cadavere e del successivo rimpatrio della salma.
Ecco che l’ambientazione del film cambia completamente verso un paese riconoscibile nella Romania o Russia.
Il responsabile desidera portare a termine la missione di consegna della salma di Yulia, ogni volta sembra ci sia una svolta decisiva, non manca la tensione, alleggerita da episodi curiosi.
Tra telefonate a casa alla moglie e i colloqui con il giovane figlio di Yulia il responsabile cerca dentro di sé le risorse umane più profonde per vincere la durezza del proprio cuore e ricominciare a vivere. Sa di avere tra le mani il futuro dei dipendenti, si è però costruito una scorza troppo dura che rischia di non essere più in grado di valutare le loro prospettive.
La titolare del panificio gli ha proposto il viaggio per riconsegnare una salma. Si tratta di un modo per staccare, ma sa di averlo inviato in una missione che è bel altro, è un viaggio interiore.
Il responsabile lo scopre solo alla fine del film, che non vi racconto.

VIAGGIO DA FERMO


kibbutz

IMG DAL WEB

VIAGGIO DA FERMO

Si può viaggiare standosene fermi ? La risposta logica sarebbe un secco no.
La prima smentita l’ebbi leggendo tutti i libri di Salgari. Salgari non visitò mai le indie e rimase nel suo Veneto e scrisse comunque dei pirati della malesia, Sandokan e le altre storie.
E’ così che comincio a raccontarvi di un viaggio che non ho fatto, ma che ho giĂ  programmato.
Me ne ha data l’occasione un incontro con una persona squisita che ancora ricordo con piacere.
Tutto cominciò molti anni fa con un sito internet di scambi di ospitalitĂ . La mia passione di incontrare persone di altre nazionalitĂ , altre culture mi spinse a registrarmi nel sito. Non offrivo l’alloggio, ma semplicemente mi rendevo disponibile per fare da guida nella cittĂ  o di offrire un caffè dopo cena a stranieri o visitatori di passaggio.
Ebbi qualche contatto, poi qualcuno lo mantenni con Skype.
Passano gli anni e…sorpresa, lo scorso Ottobre mi contatta un israeliano avvertendomi che avrebbe trascorso nel mio paese una decina di giorni.
Quando sei con uno straniero non è che puoi portare il vocabolario dietro, le cose o le sai o fai delle figure meschine. Un po’ di inglese lo so, ma non sono molto “fluently” e soprattutto … non capisco quando mi parlano “stretto”
Ok ce la posso fare, quindi mi do da fare, gli prenoto un’auto a noleggio e dal momento che anche io ho tempo libero ce ne andiamo a girellare per la Toscana come beati turisti per Siena, Firenze e in luoghi che molti stranieri non hanno mai visto in quanto fuori dalle rotte tradizionali.
L’uomo di quasi 70 anni non era un fulmine e soprattutto non ricco, perchĂ© per godere della bellezza dei nostri luoghi occorre pagare biglietti ai musei. Quando la cifra era alta mi diceva di no, non importa e non potevo insistere.
Aveva trovato un appartamento per una settimana a meno di 200 euro.
Se mi avesse chiesto di prenotare non gli avrei trovato nulla nemmeno a 400 euro nella mia zona.
Il canuto israeliano si forgiava di un colorito strano, direi olivastro, quasi fosse una forte abbronzatura.
Un po’ turbato, in pochi minuti mi raccontò la sua vita dicendo di essere un indiano e all’etĂ  di 20 anni sua moglie e lui fuggirono dall’India per motivi religiosi. Sua moglie cristiana non poteva sposarla in India ; le rispettive famiglie non l’avrebbero permesso. Mi fece un gesto per farmi capire e questo fu evidentissimo, molto piĂą delle parole.
Lo stato di Israele li accolse come profughi e lui per oltre quaranta anni ha lavorato come agricoltore in un kibbutz non distante da Gerusalemme.
Oggi mentre apro il giornale mi colpisce un articolo su un ristorante israeliano che sconta i prezzi se a mangiare vanno insieme musulmani ed ebrei.
Accendo la televisione e non si fa altro che parlare di shoah (n. d a. : articolo scritto il 27 gennaio 2016)
Da oltre mezzo secolo cammino in questo mondo e me ne sono capitate di cose strane.
Ora rifletto e mi rendo conto che senza attraversare il mediterraneo ho conosciuto una persona che mi ha raccontato di Israele, del suo kibbutz, della moglie che tre giorni alla settimana si dedica al canto ed è una appassionata dell’opera italiana, della figlia sposata in Belgio, del figlio camionista, della sua attivitĂ  di scambio di ospiti che gli ha permesso di conoscere amici in ogni parte del mondo.
Mi ha raccontato di un amico canadese, di un polacco, di una famiglia turca, e molti altri, con ognuno di essi si sente spesso e fanno tutti parte di una specie di famiglia allargata.
Anche in questo modo iniziano rapporti di amicizia, forse piĂą sinceri di quelli della scuola o del lavoro, ma ce ne sono tanti altri ! Tutto dipende dalla voglia di farlo e come poi procedere.
Al termine della vacanza toscana salutai l’anziano turista con la promessa che avrei ricambiato il viaggio nello stato di Israele.
Ancora ci penso, sarĂ  un viaggio vero, non la solita navigazione sui siti web !