Librerie, tre promesse a noi stessi in vista di una felice overdose


Non è mia abitudine condividere articoli altrui. Lo faccio raramente anche sui social.

Ho letto una condivisione su facebook di questo articolo pubblicata da un’amica, ho pensato di farlo anche io. Oggi ho sentito questo bisogno. L’avevo già fatto in passato. Anche se il mio contributo fosse come una goccia nel tentativo di svuotare il mare di avvilimento che ci circonda, spero tanto se ne affianchino altre.

Passieparole

Perché le tabaccherie aperte e le librerie no? Perché in giro per la città si consegnano le pizze ma non i libri? 

Sono domande che rimugino da un pezzo, depresso per tutto quello che sta succedendo, ovvio, ma preoccupato anche per quello che sta succedendo, che succederà, a quello che considero il mio mondo. Intendo il mondo del libro, abitato da editori coraggiosi, librerie non meno coraggiose, gruppi di lettura e quant’altro.

Mio mondo non lo dico per presunzione e per vanità, lo dico perché questo è un pezzo di buona Italia, perché sono convinto che la cultura fa sempre bene, ma fa ancora meglio nei tempi più duri, perché mi dà ancora calore la frase della Yourcenar – Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito – e alla parola biblioteca sostituisco facilmente ogni libreria, anche domestica, mentre l’inverno dello spirito…

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