L’ALBERO


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L’ALBERO

Siamo stati educati fin da piccoli al rispetto di quanto abbiamo intorno a noi, imparando a nostre spese regole e leggi.

Talvolta le abbiamo scavalcate, altre ci siamo adeguati alle necessità.

Come alberi ci hanno messo tutti in fila, eravamo troppo impegnati a superare l’altro, prendere più luce. O luce o morte. Sviluppo a tutti i costi.

Oppure ci hanno relegato su una collina. Sole, vento e intemperie senza nessuna protezione e allora è stato difficile resistere, ma dalle debolezze nascono forze incredibili, e siamo diventati come gli alberi isolati, tozzi e robusti.

Tanti luoghi diversi ci hanno permesso di crescere, tanti contatti hanno stimolato la nostra crescita.

Il cambio delle stagioni ci regalava forme nuove, frutti prelibati da offrire a chi poteva cogliere il nostro prodotto, il nostro modo di essere al mondo.

Ci siamo costruiti il nostro giardino preferendo alberi simili o totalmente diversi.

Quindi, eccoci qua.

Alberi radicati in un territorio ben definito, circoscritti in un terreno con piante simili, tutti protesi a cercare luce, vita, sviluppo, armonia.

Più osservo gli alberi e più mi sento come loro.

Riesco a cogliere i loro segnali.

Una crescita eccessiva della chioma in un castagno centenario determina ombre a piani inferiori, si rompe l’armonia, il castagno muore se non interviene l’uomo a potare quelle fronde altissime perfino a 25 metri.

Un ramo che si spezza, segno di debolezza, certe volte evento necessario ad una crescita armonica.

Infine una eccessiva fioritura, segno di morte, come se in extremis quella pianta volesse lasciare traccia di sé.

Una concimazione eccessiva per ottenere molti frutti spesso causa bruciature nelle foglie, si accartocciano o diventano troppo verdi e quindi troppe foglie niente frutto.

Mi accorgo sempre di più che come loro tendo al naturale, sulla mia esperienza personale mi rendo conto che tutte le forzature portano a risposte negative nel nostro corpo, nel nostro spirito, nei rapporti con gli altri.

La naturalezza, un virus bellissimo, ma pericoloso, si è insinuato nel mio modo di essere e guiderà prepotentemente la crescita delle mie relazioni e dell’interiore per i prossimi anni della mia vita.

NOTIZIE


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Img dal web (edicola salvata dal Fai , del 1862)

NOTIZIE

Ci vuole la lente di ingrandimento come Sherlock Holmes per cercare buone notizie nei settimanali o nei quotidiani.
La buona notizia non attira, non alimenta le tirature.
Trafiletti, colonnine scritte con caratteri microscopici spesso contengono notizie interessanti e …positive.
Sembra che la notizia positiva in quanto merce rara sia trattata come portatrice di scalogna, foriera di disagi e relegata a spazi contenuti.
Si, la si diffonde, ma….senza esagerare !
Non sono qui a cercare di capire di chi è la colpa.
La redazione ? La proprietà delle testate ? La mission del giornale ? La complicità degli autori ?
Il malcostume nazionale ?
Come mai se la notizia è brutta viene amplificata e ripetuta e se è bella viene circoscritta in trafiletti ?
Quando entro in una edicola mi sento come sommerso da un fiume di parole. Mi immagino gli sforzi di migliaia di persone che con dedizione ci raccontano cose fantastiche.
Quotidiani, settimanali e mensili e riviste specializzate in ogni ambito a cadenza regolare ci inondano di informazioni di ogni genere.
Come possiamo utilizzare al meglio queste enormi risorse ?
Credo che la rete lo stia già facendo.
La rete in effetti siamo noi, ognuno di noi può segnalare un articolo interessante per mezzo dei social.
Nelle riviste abbinate alla vendita di alcuni quotidiani ci sono tonnellate di pubblicità, la stessa che contribuisce alla sopravvivenza delle stesse.
A me non interessa quasi nulla della pubblicità e salto sempre decine di pagine alla ricerca dell’autore preferito o di un articolo interessante.
Spesso la trovo, vorrei abbracciare l’autore, compiacermi con lui, qualche volta vorrei potergli offrire una birra. La stessa cosa vale per molti blogger.
Dovremo ricordarci più spesso che dietro quelle righe c’è una persona come noi che ha pensato, scritto la notizia che leggiamo.
Quel testo rappresenta il suo pensiero.
Al termine di ogni nostra lettura ogni articolo contribuirà ad influenzarci in modo negativo o positivo.
Non si può sperare di trovare solo buone notizie, e comunque poi ogni notizia è interpretata in modo diverso da ognuno di noi.
Il modo in cui permettiamo di farle arrivare a noi dipende dai nostri valori.
Se ad es. affermiamo :
– a me non piace l’acciuga ! –
quando invece questo alimento non l’abbiamo mai assaggiato, dovremo riconoscere che questa affermazione è errata. L’acciuga ci potrebbe anche piacere nel caso l’assaggiassimo.
Questo tipo di persone si potrebbero definire “schierati a prescindere” e diranno sempre :
– non mi piace ! –
Magari sono gli stessi che mettono “mi piace” ad es. sui filmati osceni pubblicati nei social.
Auspico si possa aggiungere la possibilità di mettere “non mi piace”
Il passaggio successivo potrebbe essere qualcosa come “ti stimo” e mi riferisco ad esempio a qualcosa di simile ad un abbraccio virtuale all’autore di pubblicazioni veramente interessanti.

LA VERITA’


veritaImg dal Web

VERITA’

Una vecchia canzone di C. Caselli inizia così : “la verità mi fa male lo sai…”.
Da piccoli scopriamo subito le incongruenze della vita.
I genitori propinano il falso e poi pretendono la verità. Vi faccio un esempio :
– Babbo Natale –
Chi di noi non ha scritto una letterina a Babbo Natale ?
No tranquilli.. ! Non è questo il nocciolo della questione. Sarebbe troppo semplice.
E’ ancora più difficile. Voglio affrontare il tema dell’approccio con la verità.
Ritengo che ognuno di noi si sia preparato una sorta di timbro, come quelli di gomma autocostruiti, vi danno tutte le letterine di gomma, le appiccicate allo scheletro di plastica e…vi formate un bel timbro con la vostra scritta.
Ci sarà chi scrive “APPROVATO” , “VISTO” , “DA RICONTROLLARE” , “BOCCIATO” oppure “ACCETTATO CON RISERVA”.
Quando vi arriva un amico o un parente ecco che avete il timbro pronto con la vostra verità e lo stamperete sulla fronte del malcapitato.
Magari non voleva la vostra verità, ma ormai gliel’avete già stampigliata.
Così va il mondo.
Ognuno ha una sua verità, guai a confonderla o mescolarla con la verità di altri.
Se anche la verità non c’è, sono pronti dei surrogati.
Non abbiamo la verità su Piazza Fontana ?
Ecco pronti i falsi e questi poi diventano verità.
Es. “tanto lo sanno e non lo dicono” , “è un mistero e non verrà mai a galla” , “c’era lo zampino della mafia” , “tutta colpa dei servizi segreti americani” ecc.
Ritengo che il nostro mondo è calibrato sul razionale e si deve appoggiare su certezze, se non esistono devono essere costruite.
Siamo programmati per avere impegni, scadenze, tutto sapientemente determinato.
Se poi le “certezze” non sono la verità, la cosa non ha molta importanza.
Chi si è costruito la propria verità ha le sue certezze, non può confrontarle con altri, teme possano essere messe in discussione. Ne va del suo operato, dei suoi valori, del suo vissuto. Troppa roba!!!

Certi programmi in televisione mi hanno dato lo spunto per scrivere questo post.
Mi riferisco alle eterne liti tra politici, giornalisti, economisti, manager, filosofi ecc.
Tutti hanno ragione, la loro.
Sono fantastici.
Soprattutto quando sciorinano dati, e questi avvalorano le loro tesi, magari però hanno isolato l’analisi ad un arco temporale e il solito grafico che ne deriva sostiene perfettamente il ragionamento.
Mi chiedo sinceramente a cosa può servire ad un cittadino scoprire piano piano gli arcani nascosti dietro la gestione di appalti pubblici, gestione INPS, Quirinale, Asl, regioni ecc.
L’effetto è molto simile a quello di scoprire lentamente il sottanone della nonna alla velocità di un millimetro l’anno. Dopo dieci centimetri anche i più scafati capiranno che sotto c’è un altra sottana, il reggicalze e chissà quanta altra roba prima di arrivare alla ciccia.
La ricetta potrebbe essere qualcosa di eclatante, una bella botta di vita, si chiama :
“TRASPARENZA”, si tratterebbe di modificare il tessuto del sottanone, molto più della verità!
Un impegno a fare le cose per bene, dare la possibilità ai cittadini di verificare veramente se è stato fatto il possibile e a “regola d’arte”.
“Verba volant, scripta manent” Dal nulla allo scritto, un passaggio epocale, per tutti.
Scusate amici, oggi mi son proprio levato male, forse sto ancora sognando.
Mi aspetto commenti e non mi dite che non si può fare. Io voglio sapere solo quando si farà.

IL SEGNALE


IL SEGNALE

In una recensione dell’ultimo libro di Bauman “Il demone della paura” trovo il vocabolo: “ liquido”.

Non ho letto il libro, ma dalla sintesi del libro il giornalista afferma che il capitale economico e anche politico in questo periodo è “liquido”.

Bauman attribuisce questo eccesso di liquidità ad una paura del presente.

Non sono un’economista, ma ricordo che la posizione di liquidità è una posizione difensiva.

Ho praticato il Tai Chi Chuan e in molte posizioni dovevamo mantenere il massimo del rilassamento di tutti i muscoli. Era la posizione ideale sia per difendersi che per colpire. Ho citato questo paragone perché ci vedo qualche somiglianza.

Sembra fuori dalla logica tenere soldi sul conto corrente, cioè “liquidi”, ma è così.

Anni fa avremmo rischiato senza batter ciglio “perdite accettabili”. Oggi nessuno è più disposto a perdere per guadagnare.

Sembra che intorno a noi ci sia una moltitudine di cacciatori pronti a sparare al primo segnale.

Ecco ! E’ quello che aspettano allora! Un segnale.

Non come quelli ripetitivi della bolla del 2000 , come ad es. i signal-buy sulle azioni tecnologiche, ma un segnale vero, che la crisi è finita, che i prezzi torneranno a crescere e comunque non diminuiranno ancora.

No !

Non ci sarà nessun segnale.

Non accetterete ancora una volta la notizia appresa al telegiornale e fornita dal politico di turno che : – la crisi è finita ! –

Non crederete alle agenzie di rating quando ci renderanno tutte le A che ci avevano tolto.

Non sarà un nuovo parlamento europeo a darvi la speranza perduta.

Agli argentini non telefonarono il giorno prima consigliando loro di andare a ritirare i soldi in Banca. Una mattina si trovarono il default, è da lì che sono ripartiti.

Noi stiamo bruciando lentamente e nessuno ci dirà quando anche la cicca sarà finita.

Ricordo un muro sul lungomare di una città balneare, noi lo chiamavamo “il muro dei drogati” uno di essi ci aveva inciso una scritta :

– meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente –

No ! Non avete capito ! Non auspico il default argentino.

Sono in attesa del “segnale”.

Sempre più mi rendo conto che il segnale deve partire da dentro di noi.

Da domani prendiamo un evidenziatore e ogni giorno sul calendario facciamo un pallino sui giorni in cui siamo contenti di aver fatto abbastanza.

Prima o poi arriveranno interi mesi evidenziati.