UMILE


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Lezioni per le vacanze : “finire il sillabario di Parise”

Ecco la U !

UMILE

La voce, nel caso di Luigi, rappresenta un punto fermo nel suo carattere.

Flebile, ma decisa. Melodiosa senza essere monotona. Suadente, ma non troppo.

Il sorriso sincero e mai sforzato.

Quando parla con persone, le guarda in faccia, rilassato, ogni tanto abbassa la testa come per proteggersi dagli sguardi altrui.

Se ha ragione, fa di tutto affinché siano gli altri ad attribuirla.

Non l’ho mai visto porsi in posizione di superiorità o di sfida verso gli altri.

Anche se il suo modo di fare può sembrare debole, il suo comportamento è molto ammirato.

Luigi è temuto, senza essere un duro.

Non so quanti vorrebbero avere la sua forza, tenacia, sicurezza.

Nessuno capisce dove Luigi trova queste qualità.

Quando i suoi amici trascorrono le giornate con lui, Luigi non dà a conoscere nulla di sé.

Sa di essere un modello per gli altri, ma non fa pesare questo suo ruolo.

Non è un capo, è solo una persona influente per la sua comunità.

Ce ne fossero come lui !

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foto prelevata dal sito web http://lamenteemeravigliosa.it/lumilta-che-nasce-dal-cuore/#!kalooga-26318/umilt%C3%A0

Io sto con te di Guido Chiesa – 2010


 

Io sto con te di Guido Chiesa – 2010

Mi son messo a curiosare su un elenco di film vecchi non ancora visti, ce ne sono a centinaia, spesso sono catturato dall’immagine, dal titolo, clicco su le informazioni e approfondisco sul voto IMDB o mymovies, se è più di 6.5 decido di guardarlo.

Ho trovato un film di qualche anno fa “Io sto con te” di Guido Chiesa del 2010.

Scorro alcune recensioni del film, noto che è preceduto da un avvertimento :

“si rivolge senza esitazioni a credenti e non”

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=1834

http://www.cultframe.com/2010/11/io-sono-con-te-film-guido-chiesa/

Film tratti dai Vangeli, ne abbiamo visti tanti, ognuno con particolarità diverse. Questo di Chiesa prende in esame la vita di Maria e l’educazione di Gesù.

Maria, ha dalla sua il segreto dell’annunciazione, un matrimonio con un Giuseppe molto più vecchio di lei, ma sopratutto non accetta quanto stabilito dal capofamiglia Mardocheo.

Maria accenna ad Elisabetta della possibile circoncisione del figlio, le comunica che non è disposta a sottoporlo a quel trattamento affermando :

– il Signore ci chiede misericordia, non sacrifici ! –

Maria si oppone alle regole della comunità rurale di Nazareth, è una moglie molto giovane e preferisce andare a Betlemme. Partorirà nel deserto, lontana dagli obblighi della tribù di appartenenza.

Le levatrici le ricordano di non far succhiare al figlio il liquido giallo, in quanto ritenuto impuro e del diavolo, ma lei l’allatta subito.

Il nome Gesù glielo mette lei e non aspetta le regole del capofamiglia.

Le offrono acqua non pura e lei l’accetta anche se sa che non sarà pura per quaranta giorni.

Giuseppe le ricorda l’obbligo di circoncisione e ancora una volta Maria :

– l’hanno fatto a te e ora vuoi farlo a Lui ? – e consegna il piccolo in mano al padre, anche se è ancora ritenuto impuro, secondo le regole del Tempio –

Zaccaria le ricorda che rischia la lapidazione !!!

Arrivano al tempio e risuonano le regole relative all’olocausto, necessario alla espiazione.

Un soggetto femminile afferma la verità e contesta la Legge, oltre all’annunciazione ella sa che dovrà crescerlo ed educarlo interrompendo l’obbligo a ripetere la stirpe, i calcoli, i rituali.

Sono gli esperti curiosi (gli inviati di Erode) che imparano cose nuove da Maria, quando si stupiscono di come mai Maria lasci Gesù libero, e finalmente capiscono che il segreto è quello di una madre che crede nel proprio bambino.

Gli inviati di Erode decidono di non fare nulla e non comunicare nulla al Re.

Erode fa uccidere i primogeniti, è un massacro. Maria riesce a salvare Gesù.

E le domande di Gesù…!

Gesù alla madre :

– ma le scritture possono sbagliare ? –

e Maria :

– sono state scritte dagli uomini, qualche volta vanno bene altre volte no –

La legge infatti ha un intento ed è quello di “dividere” il puro dall’impuro, l’uomo dalla donna, l’ebreo dal gentile, e così via.

I perché di Gesù : Perché raccomandano di picchiare i figli ? Perché le mogli non possono mangiare in compagnia dei mariti ? Perché se non si può uccidere, si possono uccidere i pagani ? Perché si fanno tutti quei sacrifici ?

E va a parlare al tempio con i dottori della legge senza avvertire i genitori.

Gesù non deve mancare di rispetto, tuona Mardocheo.

La paura non porta al rispetto, precisa Maria e incalza con una grande verità :

– I nostri figli non sono rami storti ! –

E Mardocheo non è d’accordo. Affermando che chi trascura la correzione si smarrisce !

Nel film viene dato molto rilievo al lato umano di Maria e di Gesù.

Non voglio in questa sede analizzare la parte spirituale e religiosa, e non ne sono all’altezza per una totale assenza di studi teologici.

Anche io ho voluto aggiungere una riflessione, come quando completi qualcosa, metti la spunta nella lista degli impegni ; “fatto ! “

Per il “cosa mi lascia” colgo l’occasione per inanellare un pensiero rivolto ad un evento nel paese svoltosi Domenica, una festa di più associazioni di volontariato, donatori sangue, polisportiva agricoltori, artisti centinaia di persone a curiosare tra passioni e lavori della comunità.

Gli agricoltori avevano portato piccoli trattori per farli provare anche a bambini di 4 o 5 anni, istruttori sportivi invece si sono adoperati per far provare vari sport.

Bambini, ragazzi e anche adulti a fronte di una specie di ticket avviavano un percorso di conoscenza-esplorazione degli sport che nel paese potevano essere praticati e quindi …bocce, ciclismo, ginnastica artistica, tennis, calcio, pallacanestro, pallavolo, atletica leggera.

Con una persona anziana, abbiamo scambiato le impressioni sulla festa, questi mi ha raccontato che ai suoi tempi giocava a pallone e non avevano che una palla di stoffa, e si ricordava sempre delle lievi ferite quando prendevano la palla con la testa dalla parte della cucitura.

Voleva ricordarmi che non c’era molto da scegliere, c’era quello e basta, ed era già tanto.

Ora c’è molto di più, ma c’è anche un altro pericolo, che il figlio venga indirizzato allo sport del genitore, dove lui era bravo da piccolo o non era riuscito e magari poteva arrivarci il figlio.

Ci siamo messi a discutere sulle scelte dei ragazzi e le loro passioni.

Le passioni sono le loro, non possono essere quelle dei genitori, si possono anche sovrapporre, ma è come se disegnassimo un percorso prima che possano camminare.

Può darsi che sia quello che loro desiderano, ma non è sicuro. Niente è sicuro.

Con quali modalità le scegliamo ? Quanto sono loro a decidere e quanto noi ?

Magari quella più vicina a casa o perché ci va l’amico del figlio.

Quanto tempo abbiamo per scegliere ? A chi ci vorremmo ispirare ? Ci può essere utile rivedere il film di Chiesa ? Chissà.

CARABINIERE


carabiniere

CARABINIERE

Un caldo soffocante permea il giardino del paese mentre la festa paesana, un palio con contrade e carri, si avvia verso la conclusione con la folla pressata nelle vie.

Con mia moglie me ne sto sulla panchina senza condividere la gioia dei contradaioli.

Non è il mio paese, e poi il baccano non mi piace molto.

Sono arrivato qui da pochi anni, per stare vicino a mio figlio.

Ora l’unica cosa che posso fare e vivere nei ricordi, ma è così forte la paura di dimenticarli che li ripeto, continuamente.

Con la scusa del tempo meteorologico appena una coppia si posiziona sulla panchina dove siamo seduti, accendo la radio dei ricordi e con incedere vacuo racconto la mia vita.

Mi ripeto. Lo faccio troppe volte. Il giovane mi ascolta ugualmente, non so che età abbia, non è importante, mi ascolta.

Sciorino quel che posso ricordare e che è stato utile nella mia vita.

Sono quel giovane prestante carabiniere dai luoghi della Sicilia trasferito in un paese lontano.

Un pesante fardello di responsabilità : carabiniere da sette generazioni.

Ti trovi ad esercitare un mestiere necessario alla società.

Ma è qualcosa di più di un mestiere per me.

Racconto al giovane uno dei momenti più toccanti della mia vita.

Uno dei primi incarichi era la sorveglianza presso un carcere. Nell’immediato dopoguerra, per qualche disattenzione i carcerati se ne erano fuggiti dalle celle e si erano posizionati sui tetti.

Non dovrebbe accadere, ma ti ci trovi.

Ci devi essere per capire cosa provi, come una rapina in banca.

Gli feci un discorso, come un padre, come un amico, gli dissi che stavo facendo il mio lavoro, che si può sbagliare tutti, e… scesero dal tetto senza alcuna lamentela.

Non sono stato un carabiniere con ruoli importanti, mi avevano incaricato delle estradizioni e trasferimento dei detenuti.

A quei tempi non c’erano le auto della polizia attrezzate o i furgoni blindati, dovevamo prendere le auto a noleggio da privati.

Allora dovevo mettere le catene e manette ai detenuti.

Ho sempre avuto paura di fargli male. Le manette si potevano regolare in tanti modi, cercavo di stringere il meno possibile, come una corda, la puoi tirare, ma non la devi rompere.

Il mio rispetto per gli altri mi ha garantito una vita tranquilla e mi sono sempre trovato bene.

Quest’ultima frase la ripeto troppe volte, il giovane mi guarda senza dire nulla, forse vorrebbe avvertirmi che l’ho già detto, ma sorvola, accetta questo mio comportamento.

Anche quando gli racconto di come finì il periodo di carabiniere.

Una legge del 1940 aveva stabilito che si potevano sposare i sottufficiali solo dopo il ventottesimo anno di età.

Già c’erano gli usi della mia regione ad essere rigidi, non avevo più l’età per una “fuitina” e l’arma non mi consentiva di sposare la donna amata fino al raggiungimento dei ventotto anni.

Poi il limite fu variato a trenta anni, con una legge del 1956. Mi sposai, ma lasciai l’arma.

Ho lavorato fino alla pensione per una azienda di vigilanza.

Ora me ne sto qui a ripetere le cose belle che voglio ricordare affinché mi accompagnino per il resto della mia vita.

ALLA STAZIONE


treno

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ALLA STAZIONE

Libri, smartphone, tutti a capo chino, osservano senza guardare, come diretti al vuoto.

Solo un capellone occhialuto da sole, sembra cercare uno specchio, per una ennesima approvazione di essere bello davvero. I muscoli della faccia rilassati, seduto su una delle panchine verdi forellate di rettangoli e gambe accavallate in attesa di una lei. Chi sarà la fortunata ?

Un bassotto accoccolato su un obeso padrone ansimando lo osserva curioso, una linguetta sporge dal piccolo muso.

Fioccano telefonate intorno a me, suonerie strane come fulmini in un temporale estivo.

Si alternano risposte e silenzi, poi un treno con grande stridore si ferma al binario 8, davanti al bellantonio .

Non vedo più nulla, dal mio binario 9, con davanti il treno, non posso più vedere chi scende, sale o saluta.

Altro stridore, altro treno, questa volta sul binario 9, non è il mio treno, ho ancora 15 minuti, per scrivere, sembra un eternità.

Accanto a me una simpatica negretta con accento fiorentino. Se non avesse parlato a telefono alla madre avrei provato ad indovinare la nazionalità.

Lei si osserva l’abbronzatura sulle scarpe bianche, anche loro si abbronzano, io non ci credevo, ma è così, e mi sono documentato anche ! Le arriva un altra telefonata e mentre risponde fuma e il vento soffia il fumo tutto verso di me, mi permette di fumare il suo fumo.

Io ho smesso quaranta anni fa, mi dà quasi noia, la nicotina entra prepotente nei polmoni.

I treni se ne vanno, il bellantonio al binario 8 non c’è più e nemmeno il bassotto con il padrone obeso.

La giornata con i suoi trenta gradi ci regala sole e caldo umido, causa la pioggia di stanotte.

Un temporale non è stato sufficiente a far diminuire le temperature.

Un treno in transito sposta l’aria e anche i lunghi capelli di una giapponese con cappellino di paglia.

La giapponese è insieme ad una amica dai lineamenti europei, ma non è italiana, ormai ho lo sguardo esercitato. Si siedono ad una panchina vicino alla mia. Parlano italiano entrambe, incredibile !

Cerco di fare supposizioni sul perché sono lì in stazione, non mi viene a mente nulla.

La possibilità è che abbiamo trovato un linguaggio comune.

Come negli anni cinquanta, quando il latino era obbligatorio in molti paesi europei e studenti francesi e italiani non conoscendo le rispettive lingue scoprivano di poter parlare in quella lingua antica, ma utile all’occasione.

Quando ci si impegna si trova quel denominatore comune, le frazioni si assomigliano con tanti mezzi per formare un intero.

E un ricordo lo conferma. Quando in un viaggio in Turchia conobbi uno spagnolo, parlava benissimo l’italiano, era venuto a trovare un amico turco, me lo presentò, anche lui parlava bene italiano, mi raccontarono di essere studenti della università di Perugia. Entrambi usavano l’italiano come lingua comune.

Una lingua, un punto d’incontro.

Sotto l’orologio del binario 9 un display annuncia il mio treno in arrivo.

Mentre lo vedo in lontananza decido di cambiare la modalità da investigatore-osservatore ad indagine attiva.

All’arrivo del treno scendono decine di viaggiatori, scorgo la giapponese con l’amica europea, salgono sul mio treno che è anche il loro, le seguo.

Si siedono vicino ad un pendolare assonnato e bilioso, c’è ancora un posto, è per me, chiedo se è libero. Mi sistemo cercando di non invadere la loro privacy.

So bene che gli stranieri non gradiscono molto intrusioni sulle loro vite personali, ma le due amiche parlano italiano, spero avranno imparato che oltre la lingua c’è il nostro modo cordiale e socievole di rapportarsi. Sono evidentemente più giovani di me, scopro che sono dirette a Siena, calcolo che ho un’ ora di tempo per conoscerle.

 

PRECISO


preciso

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Teodoro fino a quella volta non si era mai arrabbiato. O almeno, non lo avevo mai visto in una situazione del genere. Capelli brinati, naso adunco, occhi celesti e vigili, un colorito roseo paffuto tipico dei gioviali ed empatici. Un uomo di mezz’età senza l’anima gemella, non mancava agli appuntamenti, onorava le promesse di pagamento, insomma un persona di cui fidarsi.
In un viaggio in Svizzera aveva confermato la sua ammirazione per la puntualità.
Aveva seguito momento per momento la partenza di un treno. Nella stazione c’era un orologio ad ogni binario, dotato di doppia lancetta dei minuti. Una lancetta posizionata fissa sull’orario di partenza del treno, l’altra invece si muoveva con il passare del tempo. Al sovrapporsi delle lancette, come per magia il treno partì, con una precisione svizzera.
Inutile ogni paragone con i treni italiani. Teodoro rimase flippato a lungo da quell’evento. Desiderò cambiamenti epocali nel proprio paese, ma non poteva disporre di nulla.
Pensò di migliorarsi ancora, anche se non poteva modificare più di tanto il suo comportamento, aveva già fatto tanto. Il suo corpo era educato come lui, svuotandosi ogni mattina appena alzato.
Il mostro bianco ingoiava puntualmente i rifiuti, con precisione da orologio astronomico. Anche il suo passo era come cadenzato, prima un piede e poi l’altro, con la stessa velocità, la millimetrica lunghezza e modalità di appoggio, come se avesse timore di consumare la suola delle scarpe.
A tavola la masticazione lenta, educata, parco nei movimenti e nel parlare, con un vano tentativo di mantenere le labbra orizzontali.
L’ho visto andare in crisi solo quando incontrava persone più precise di lui. Pendeva dalle loro labbra e non riusciva a mantenere le sue naturali modalità. Perdeva la proverbiale coerenza solo mentre stava proteso ad imparare trucchi su come tenere meglio in ordine un armadio, il giardino o qualche trucco per pulire la casa.
La precisione era diventata la sua identità, come un allegato di polizza assicurativa.
Se gli chiedevano di mostrare qualcosa che aveva appreso, lui si adoperava per spiegarlo; quando i complimenti seguivano le sue performance, un sorriso di sussiego e un brillio degli occhi balenavano sul suo viso.
Succede però che chi non può o non vuole arrivare ad un certo livello, osserva l’altro, ci è arrivato e cosa fa ? Lo tira giù !
Ogni persona nella nostra immaginaria scala valoriale è vulnerabile nell’attirarsi odio di chi sta in basso. Nella cerchia di amici uno di questi lo teneva d’occhio da un pezzo e si era promesso di metterlo a disagio.
Il fattaccio successe a Teodoro quando meno se lo aspettava. Un momento conviviale, tra amici, il commensale, non tanto amico, lo ferì con commenti al suo modo di fare, compassato, secondo lui da finocchio, che non serviva a nulla, solo a sé stesso. Una ferita nel cuore dell’orgoglio.
Si può pensare, ma non dire. La parola può diventare un proiettile, e quel giorno la fucilata a freddo indebolì il sorriso di Teodoro, rompendo l’intelaiatura dei suoi atteggiamenti.
Da quel giorno un incedere vacuo sostituì l’andatura cadenzata ed esatta da passo dell’oca.
Forse a Teodoro erano cadute le certezza derivate dalla utilità della sua precisione.
Quest’ultima se attira invidia e critica degli altri diventa persino controproducente.
Come la domanda : – E’ sicuro ? – argomentata dal dentista-nazista nel film “Il maratoneta”, a Teodoro cominciò a risuonare il prepotente dubbio :
– Mi serve la precisione ? –
Gli era calato il mito della sua vita. Solo ora lo capiva. Lo aveva imprigionato a modalità maniacali, come il tempo necessario a mangiare, o la disposizione del riso all’interno del piatto, la posizione del tappeto di camera.
Si era imposto delle regole, troppe, limitando la sua libertà.
Pianse dentro.
Un evento ed un contesto singolare gli avevano regalato una perla.
Aveva compreso che si possono cambiare attitudini cambiando le regole che lui stesso si era imposto.
Una nuova vita lo aspettava, solo un po’ più libera.

LATTAIO


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IL LATTAIO

Agenore aveva capito che il lavoro dei campi era troppo duro e non costituiva una adeguata fonte di reddito per la famiglia.
Provò, come ultimo tentativo, a vendere direttamente il latte delle mucche. Cominciò con il latte delle sue mucche, poi anche di altri contadini disposti a cedere parte della produzione in eccesso.
Olga, la moglie aveva il suo da fare a casa vacche, galline e conigli, la casa, i figli, la cucina ;
non poteva dargli grande aiuto.
Il travaso dai contenitori metallici alle bottiglie era il momento più delicato, guai a sprecarne anche una goccia !
Una volta preparate le casse delle bottiglie via ad effettuare le consegne.
Il latte fresco appena munto formava delle macchie gialle come se fosse brodo. Si trattava del grasso che lentamente si spostava verso la superficie. Il latte, generoso di bianco, morbido, naturale, invogliante alla sete diffondeva nell’aria un profumo intenso, penetrante come alla nursery del reparto neonatale.
Per effettuare le consegne a tutti i clienti erano necessarie diverse uscite e rientri a casa, riportare i vuoti e riempirli di nuovo.
Non è facile cambiare le abitudini. Agenore comprese questo a sue spese. Anche le piccole cose, le più insignificanti, come quella delle bottiglie di latte.
Ogni famiglia aveva le sue bottiglie e non voleva separarsi dalla propria, con il vetro verde o rosso che fosse e pretendeva di usare sempre quelle. Queste richieste gli complicavano il lavoro.
Non fu facile imporre uno standard sulla misura e colore delle bottiglie. Alla fine ci riuscì.
Il lattaio girava per le case, di buon mattino, per lasciare le bottiglie di latte e ritirare i vuoti.
Il latte fresco veniva bollito e solo il primo giorno qualcuno dei suoi clienti lo beveva fresco. La paura che il latte potesse essere contaminato svaniva con una bollitura. Certe massaie però lo bollivano anche più volte.
Il latte di Agenore era di provenienza ben nota, c’era un rapporto con i produttori basato su una piena fiducia.
Poi come si poteva non avere fiducia in Agenore, quell’omone alto con naso aquilino e orecchie a sventola, guance colorite, le dita gonfie di stanchezza.
Era tanto robusto che una volta sulla bicicletta i compaesani si chiedevano di che marca fosse per resistere a lui e alle bottiglie di latte.
La spiegazione erano le ruote rinforzate tipiche dei piccoli motorini del tipo “cucciolo” degli anni ’30 del 1900 e il telaio con robuste saldature per la cassa delle bottiglie di latte.
Dalla vita dei campi dall’alba al tramonto a girellare tra consegne e paese con bottiglie di latte sembrò dapprima un divertimento.
La salute era migliorata e una fastidiosa malattia respiratoria era sparita quasi completamente.
La fonte di guadagno dalla vendita di latte con consegna porta a porta non risultò molto elevata.
Ci volle un po’ di tempo per capirlo. I primi tempi pensava di avere pochi clienti, e che dovesse incrementarli.
Anche con questi accorgimenti il denaro che entrava in casa non era sufficiente e i lavoratori a opra guadagnavano cifre più dignitose con molti meno problemi.
In certe famiglie aleggiava lo spettro della povertà e non riuscivano nemmeno a pagare il lattaio.
Percorreva i luoghi in cui era nato, ogni giorno, tra quelle campagne con erbe e fiori diversi in ogni stagione, i profumi, i colori, i silenzi del mattino. Tutto ciò dava ad Agenore un senso di completezza, come se si sentisse parte attiva in quella umile realtà contadina.
I ritiri del latte li effettuava la mattina presto, appena munto dalle vacche delle stalle vicine.
Appena ritirato provvedeva a portarlo a casa dove poi lo imbottigliava e ripartiva per le consegne.
Agenore negli anni ebbe modo di conoscere molte persone e farsi tanti amici.
Lui distribuiva quell’alimento buono e naturale e poi se crescevano bene i vitelli poteva far male alle persone ?
Sentiva di lavorare per far star bene i suoi compaesani.
I bambini dei Rossetti, la casa di contadini sulla collina appena fuori del paese gli correvano incontro con le bottiglie vuote per evitargli di far la salita con la bicicletta fino a casa. Certe volte gli portavano un po’ di uva secca o noci, ma lui era contento anche solo a vederli.
I loro sorrisi gli ripagavano la fatica di pedalare in ogni stagione.
Curvo sul velocipede nero antico con un berretto di feltro, e quando pioveva forte non era abbastanza.
Si era sparsa la terribile fama di far sparire i ciucci con la scusa che gli  era appena nato un vitellino e che per poter mungere la  mamma mucca e non far piangere il cucciolo doveva dargli il succhiotto,  la storiella  era un valido aiuto per le mamme che eliminavano il vizio senza prendersi grandi responsabilità.
La sua era una attività che oggi definiremmo «dal produttore al consumatore, a km zero»
Poteva continuare solo se si ingrandiva, se diventava un vero e proprio commercio, con bottega, contenitori del latte.
Negli anni a venire sarebbero sorte le latterie, con punti di raccolta di grosse quantità di latte e distribuzione diretta simile alla mescita dei vini.
Tutto bene fino alla registrazione del marchio Tetra Pak nel 1950, e il suo nome lo deve al fatto che fu per la prima volta un latte a forma di tetraedro; il primo tetra pak fu realizzato a Stoccolma nel 1953 su idea di un certo Erik Wallemberg. In Italia arrivò sul finire degli anni Sessanta.
Agenore terminò l’attività di lattaio oltre trenta anni prima del tetrapak che di fatto scrisse la fine dei lattai, anche quelli con tanto di negozio.
I più ostinati hanno continuato l’attività fino agli anni ’80, ma era una lotta persa in partenza.
Tutta la storia su latte è da riscrivere.
Se Agenore fosse qui, di sicuro strabuzzerebbe gli occhi al solo prendere atto degli studi sulla tossicità del latte, lo studio Americano di Colin Campbell  “The China Study” lo conferma, il latte e’ responsabile di molte patologie dell’uomo.
Di sicuro le mucche non subivano le cure e i trattamenti effettuati negli allevamenti intensivi che ci mostrano nei documentari di agricoltura e allevamento.
I latte , la buona fonte di calcio, tante proteine, belle immagini di un fluido bianchissimo rimane una favola delle agenzie pubblicitarie che ci disegnano un prodotto che nella pratica non esiste più. Viene ora definito un fluido malsano proveniente da animali malati trattati farmacologicamente, oltre ad essere naturalmente ricco di ormoni non utili alla natura umana.
Questo alimento, assieme all’uso di latticini, concorrono decisamente ai tumore della prostata, del seno, dei  fibromi vaginali, del cancro sul collo dell’utero, ecc.,  in quanto il latte e’ un “alimento ormonico “ricco di progesterone, estrogeno, ecc., nonché fortemente acidificante.
Certi studiosi hanno tentato di risolvere ogni problema con il latte di soia, ma è risultato un sforzo vano. La soia un secolo fa era un prodotto industriale e ora è coltivato in 72 milioni di acri; viene utilizzato per l’alimentazione animale, una parte per produrre grassi e olio vegetale. Di recente la soia è stata camuffata come cibo miracoloso per la new age vegana.
La soia non è solo priva di proteine complete, ma contiene composti che bloccano l’assorbimento di proteine, zinco e ferro. La giustificazione per introdurre soia nella alimentazione infantile e quelle di ridurre grassi. I grassi contengono molti nutrienti vitali per crescita e sviluppo normali.
Privare i bambini dei grassi è un crimine.
La soia non è mai servita come alimento fino alla scoperta delle tecniche di fermentazione.
I vegetariani che consumano tofu e caglio di fagioli di soia come sostituti della carne e dei prodotti caseari rischiano di provocare una grave carenza di minerali.
Fin dalla fine degli anni ’50 si sa che i sostituti del latte a base di soia contengono agenti che contrastano le funzioni della tiroide. I neonati a cui vengono dati preparati a base di soia sono particolarmente predisposti a sviluppare malattie della tiroide relative alle funzioni del sistema immunitario.
Fior di scienziati foraggiati da aziende plurimiliardarie si ergono a difensori di questa sostanza e dei suoi derivati.
Fra tante teorie mi piace segnalarne una significativa : il Dr. Claude Hughes, direttore del Women’s Health Center al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles dichiara: “La mia attenta opinione professionale è che ha più senso non esporre inutilmente il vostro neonato a questi preparati”, E aggiunge: “Mentre l’allattamento al seno è di gran lunga preferibile, le madri che non allattano al seno dovrebbero utilizzare preparati a base di latte e considerare quelli a base di soia come ultima risorsa.”
I derivati della soia poi sembrano essere i più pericolosi : gli isoflavoni, i fitoestrogeni, gli inibitori della proteasi, l’acido fitico, la lecitina di soia (o emaglutina), le nitrosammine e la misteriosa tossina della soia sono tutte sostanze dalle quali è meglio stare lontani.
Quando i nutrizionisti lanciano i loro appelli del tipo :
– mangiate questo che fa bene o non mangiate quest’altro perché fa male – sorge il dubbio che tante regole e consigli abbiano delle motivazioni di tipo economico più che scientifico.
Troppe volte il razionale e la rete del profitto riduzionista ha spinto i consumi verso prodotti che poco hanno a che vedere con la salute. Occorre ripensare la scienza della nutrizione.
Viene da chiedersi, pensando anche ad Agenore che tutto sommato fece bene a smettere di portare il latte nelle case e farsi assumere in una grande azienda manifatturiera, poco avrebbe potuto contro le nascenti lobbies del latte in polvere.
Ognuno la sua epoca, qual è la nostra ? Chi è l’Agenore di turno adesso ?

CARNEVALE


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CARNEVALE

Non sono uscito. Per non sentirmi in colpa penso :
– Non tutti escono, molti rimangono in casa, avranno le loro ragioni ! –
Apro il cassetto dei ricordi e i pensieri si concentrano su quel gruppuscolo di individui visibilmente agitati. Li osservo e già mi chiedo come mai adulti non mascherati, ma conciati abbastanza male, gironzolano fra le vie tappezzate di coriandoli. Roba da ragazzi. Che ci fanno loro ?
Son sempre stato una persona che se può evitare i casini, li evita, tipo Don Abbondio, che scansava anche i sassi per la via.
Nel vedere i tipi alterati, ma curioso come sono incontro un amico e gli chiedo che ci fanno a giro e se non sembra loro di essere troppo grandi.
L’amico mi risponde :
– Il fatto è che sono stati coinvolti in scherzi “pesanti” e alla fine da scherzi sono diventati cose serie –
– Ma come ! Non ci posso credere ! – ribatto all’amico.
E lui :
– Da una manciata di coriandoli a delle stelle filanti, a una manganellata, son passati a pistola ad acqua e poi….è arrivato uno con la farina !!! –
– Ah ! Ah ! Ah ! E che volevano fare ? Il pane ? – rispondo io.
– Si sono incazzati di brutto perché avevano dei vestiti costosi e glieli hanno rovinati, poiché ritengono di avere avuto dei danni ora vogliono fare lo stesso a tutti quelli passano.-
Certo mi chiedo cosa ci fossero andati a fare a giro per carnevale con i vestiti costosi, per cercare grane ?
Anche se…. è vero che ognuno può andare a giro come crede in un paese civile, senza problemi.
Questa la sintesi dei fatti riepilogata dall’amico mentre si sta facendo buio e i ragazzi mascherati se ne vanno a casa.
Oggi dovrebbe valere il proverbio :
– A carnevale ogni scherzo vale ! –
Non è mica il giorno di :
– occhio per occhio e dente per dente ! –
Questa è la mia visione per i fatti accaduti e il breve commento all’amico.
Lui deluso come me dal comportamento inaspettato del gruppetto composto da arrabbiati abbestia, si incoraggiano l’un l’altro, hanno subito danni, comprato tre kg di farina, si sono dotati di spruzzini di acqua e … tutti quelli che passano….li conciano da far schifo. Con i vestiti bianchi di farina e i visi sembrano quelli dei pagliacci quando si fanno il cerone, sono davvero buffi, ma ridergli in faccia diventa molto pericoloso.
Mentre svanisce il fumo dei ricordi chiudo il cassetto e davvero non sapevo più se ridere o scappare a gambe levate per non farmi trovare dai loschi figuri.
Me ne stetti lì come un imbecille ad osservare gli adulti ritornati bambini con la determinazione dell’interprete del film di V per Vendetta e ti potevi nascondere solo nella bara.
Decisi che quella festa non era mia, e che spesso ci vuole un po’ di cervello anche per chi non ce l’ha.
Come quando guidi in auto, devi stare attento a te, ma spesso conviene fare attenzione anche a chi hai intorno o proviene dalla parte opposta, perché di briachi a giro ce n’è sempre tanti.

VIAGGIO DA FERMO


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VIAGGIO DA FERMO

Si può viaggiare standosene fermi ? La risposta logica sarebbe un secco no.
La prima smentita l’ebbi leggendo tutti i libri di Salgari. Salgari non visitò mai le indie e rimase nel suo Veneto e scrisse comunque dei pirati della malesia, Sandokan e le altre storie.
E’ così che comincio a raccontarvi di un viaggio che non ho fatto, ma che ho già programmato.
Me ne ha data l’occasione un incontro con una persona squisita che ancora ricordo con piacere.
Tutto cominciò molti anni fa con un sito internet di scambi di ospitalità. La mia passione di incontrare persone di altre nazionalità, altre culture mi spinse a registrarmi nel sito. Non offrivo l’alloggio, ma semplicemente mi rendevo disponibile per fare da guida nella città o di offrire un caffè dopo cena a stranieri o visitatori di passaggio.
Ebbi qualche contatto, poi qualcuno lo mantenni con Skype.
Passano gli anni e…sorpresa, lo scorso Ottobre mi contatta un israeliano avvertendomi che avrebbe trascorso nel mio paese una decina di giorni.
Quando sei con uno straniero non è che puoi portare il vocabolario dietro, le cose o le sai o fai delle figure meschine. Un po’ di inglese lo so, ma non sono molto “fluently” e soprattutto … non capisco quando mi parlano “stretto”
Ok ce la posso fare, quindi mi do da fare, gli prenoto un’auto a noleggio e dal momento che anche io ho tempo libero ce ne andiamo a girellare per la Toscana come beati turisti per Siena, Firenze e in luoghi che molti stranieri non hanno mai visto in quanto fuori dalle rotte tradizionali.
L’uomo di quasi 70 anni non era un fulmine e soprattutto non ricco, perché per godere della bellezza dei nostri luoghi occorre pagare biglietti ai musei. Quando la cifra era alta mi diceva di no, non importa e non potevo insistere.
Aveva trovato un appartamento per una settimana a meno di 200 euro.
Se mi avesse chiesto di prenotare non gli avrei trovato nulla nemmeno a 400 euro nella mia zona.
Il canuto israeliano si forgiava di un colorito strano, direi olivastro, quasi fosse una forte abbronzatura.
Un po’ turbato, in pochi minuti mi raccontò la sua vita dicendo di essere un indiano e all’età di 20 anni sua moglie e lui fuggirono dall’India per motivi religiosi. Sua moglie cristiana non poteva sposarla in India ; le rispettive famiglie non l’avrebbero permesso. Mi fece un gesto per farmi capire e questo fu evidentissimo, molto più delle parole.
Lo stato di Israele li accolse come profughi e lui per oltre quaranta anni ha lavorato come agricoltore in un kibbutz non distante da Gerusalemme.
Oggi mentre apro il giornale mi colpisce un articolo su un ristorante israeliano che sconta i prezzi se a mangiare vanno insieme musulmani ed ebrei.
Accendo la televisione e non si fa altro che parlare di shoah (n. d a. : articolo scritto il 27 gennaio 2016)
Da oltre mezzo secolo cammino in questo mondo e me ne sono capitate di cose strane.
Ora rifletto e mi rendo conto che senza attraversare il mediterraneo ho conosciuto una persona che mi ha raccontato di Israele, del suo kibbutz, della moglie che tre giorni alla settimana si dedica al canto ed è una appassionata dell’opera italiana, della figlia sposata in Belgio, del figlio camionista, della sua attività di scambio di ospiti che gli ha permesso di conoscere amici in ogni parte del mondo.
Mi ha raccontato di un amico canadese, di un polacco, di una famiglia turca, e molti altri, con ognuno di essi si sente spesso e fanno tutti parte di una specie di famiglia allargata.
Anche in questo modo iniziano rapporti di amicizia, forse più sinceri di quelli della scuola o del lavoro, ma ce ne sono tanti altri ! Tutto dipende dalla voglia di farlo e come poi procedere.
Al termine della vacanza toscana salutai l’anziano turista con la promessa che avrei ricambiato il viaggio nello stato di Israele.
Ancora ci penso, sarà un viaggio vero, non la solita navigazione sui siti web !

INGEGNO


COMPRESSORE FRIGO

Img dal web

INGEGNO

Negli anni settanta c’erano veramente tanti lavoratori impegnati molte ore alla settimana.
In certi uffici si lavorava perfino il sabato.
Il tempo libero non era molto, ma qualcuno trovava il tempo di dilettarsi alle attività più strane.
Andrea lavorava come meccanico in una azienda di costruzioni di precisione.
Conosceva ogni tipo di metallo e poteva modellarli a suo piacimento con martelli, lime, o altri utensili. Sapeva saldarli con gli appositi saldatori a stagno, gas, o fiamma ossidrica.
Si era costruito un portabiciclette in ferro anticipando le rastrelliere che troviamo in prossimità dei parcheggi dei supermercati.
L’altalena per il figlio l’aveva ottenuta da una robusta longarina assicurata al muro della casa con enormi viti a ferro ancorate nella pietra. Dalla longarina calavano due catene e terminavano con una seggiolina in spessa lamiera verniciata. Bastava spingere i bambini e il divertimento era assicurato.
Le opere di ingegno si susseguivano e lo scopo era dotarsi di strumenti utili e condivisibili con la famiglia.
Andrea riuscì a procurarsi un vecchio frigorifero.
Il motore era funzionante, tolse solo quello e buttò via il resto. Quando si stacca il motore, il gas fuoriesce, ma il motore funziona come i rumorosi compressori ad aria e appena collegato in modo corretto alla rete elettrica si comporta in modo egregio ad esempio per gonfiare le biciclette.
Al minuscolo tubo in metallo della circolazione del gas Andrea aveva attaccato un tubetto in plastica e provò perfino a metterci il manometro per la pressione.
L’idea risultò buona e funzionò bene nel periodo estivo.
Stranamente l’oggetto si era portato dietro dei ricordi del frigorifero. Era molto silenzioso, ma funzionava come i tergicristalli delle auto dei carabinieri.
Ah ! Non la sapete la barzelletta ?
Il maresciallo chiede all’appuntato se funziona il tergicristallo e questi risponde :
– ora si , ora no , ora si, ora no – mmm…… dovete ridere altrimenti non l’avete capita !!!!!!!
Infatti la pompa funzionava ad esempio tre minuti, poi inspiegabilmente si bloccava per un minuto e sempre senza motivo iniziava di nuovo a pompare.
Nell’estate con il caldo andava a diritto come la banda, poi in inverno stava anche dieci minuti ferma e accesa solo qualche minuto.
Una volta gli rimase accesa e probabilmente pompò fino a che capitando in garage per caso sentì il rumore della pompa.
Il mistero venne svelato da un termostato che era rimasto attivo. Quando c’è molto freddo il frigorifero non si accende, e infatti in inverno il motore pompava molto meno.
Se era freddo che pompava a fare ? Andrea rimaneva lì come un bischero ad aspettare che la bicicletta si gonfiasse.
Spesso si scocciava e allora prendeva la vecchia pompa a stantuffo che non tradiva mai.
Le opere di ingegno vanno capite a fondo se no, meglio lasciar stare.
Ora se Andrea avesse i filmati di youtube con le modalità per autocostruire compressori con motore di frigorifero e estintore usato chissà quanti spunti avrebbe !

DISONESTO


muffa_sui_muri per racconto disonesto

Img dal web

DISONESTO

La macchia sulla parete del piccolo bagno si allargava.
Mario, il proprietario dell’immobile, aveva comprato da pochi anni la nuova casa e ci si era trovato molto bene. Alla vista della macchia, aveva pensato a qualcosa relativo all’umidità perché del resto nei bagni può capitare, specie con la doccia.
Tentò di coprirla con altre mani di imbiancatura, ma poi sentì nell’aria anche un cattivo odore o meglio un tanfo. La posizione della macchia era a circa due metri da terra e proprio vicino al water.
Tutto faceva pensare a qualcosa di poco piacevole.
Quindi chiamò il muratore.
Sergio, un anziano muratore, appena vista la macchia, come un chirurgo con in mano il bisturi dichiarò :
– bisogna aprire e vedere che c’è –
Nonostante l’età riusciva ad essere competitivo, sia sui prezzi sia sulla velocità di esecuzione dei lavori, e aveva abbastanza lavoro. Lo caratterizzava la sua precisione e l’amore che metteva nel realizzare le sue opere.
I pavimenti, i bagni, i rivestimenti erano tutti eseguiti con la massima cura.
Non gli era mai capitata una cosa del genere, ed era curioso anche lui di capire cosa poteva essere successo. Si immaginava che fosse successo qualcosa relativo al tubo dello sfiato del water, ma non capiva cosa fosse accaduto.
Dopo qualche martellata ben assestata, si scoprì l’arcano.
Il tubo dello sfiato non era collegato, si interrompeva a due metri con un grossolano tappo, un rotolo di nylon infilato dentro e poi della carta dell’imballo di balle di cemento.
Sul tetto svettava il tubo dello sfiato che evidentemente era stato messo lì per far credere che tutto era stato realizzato a regola d’arte.
Il funzionamento dello scarico dell’acqua più i prodotti umani nel water, funziona benissimo se alla colonna d’aria corrisponde una colonna d’aria vuota ed entrambe le colonne collegate alla fossa biologica. Non si tratta di competenze edili, è fisica.
Per alcuni anni il sigillo al culmine del tubo ha retto poi i gas hanno danneggiato il sigillo fino a provocare la macchia nell’intonaco.
Tante cose hanno realizzato gli impresari edili disonesti.
Potevano mettere meno cemento del previsto ?
Potevano realizzare costruzioni in cemento “disarmato” (privo o quasi di ferro, dato che il ferro costa, ma senza ferro le opere non reggono)
Potevano costruire case con materiali di scarso valore ?
L’hanno fatto.
L’etica di evitare di costruire in modo corretto venne meno a partire dagli anni ’70 quando la richiesta di immobili subì una impennata inaspettata.
Il primo termine che viene in mente è disonesto, ma si potrebbe dire anche “ladro”.
Sergio quando si trovò in questa complicata situazione aveva una sua idea di comportarsi con i clienti, i suoi valori fondanti erano ben diversi da quelli del costruttore dell’immobile.
In quel lontano periodo non era ancora uscito il libro di Khaled Hosseini ed il successivo film.
Nel libro “il cacciatore di aquiloni” c’è un discorso del padre al figlio e una frase sembra riscrivere quella situazione :
“C’è un solo peccato ed è rubare, tutti gli altri peccati sono una variante del furto”.
E’ un modo di pensare forse lontano dal nostro, ma credo ci siano molti punti in comune.
Come mai si chiedeva Sergio abbiamo permesso a valori fondanti di cedere ad altri ?
Mentre Sergio riparava il danno dell’impresa disonesta collegando il moncone sul tetto al tubo maldestramente tappato, si chiedeva quanto potesse essere il valore di un paio di metri di tubo e quanto avesse rubato al malcapitato acquirente dell’immobile.
Si può cambiare il valore di un tubo con la propria integrità ?
Ci si può arricchire in tanti modi.
Si possono vendere prodotti con margini molto alti.
Si può lucrare sulle differenze di prezzo di titoli mobiliari (azioni, obbligazioni ecc)
Poi ci sono i metodi non leciti e ce ne sono molti purtroppo.
Certi metodi illeciti sono stati accettati e riconosciuti praticabili , tra le metodologie tipiche del “furbo”.
Tra i valori fondanti delle persone l’onestà è passata in posizioni subalterne rispetto ad altri.
Non è successo in un giorno, sono stati movimenti di pensiero indotti dal modificarsi delle regole (leggi) e dalle loro modalità di applicazione.
La presenza di uno stato la si percepisce dalla efficacia con la quale le leggi vengono rispettate e fatte rispettare.
Possiamo aspettarci che il nostro stato dedichi maggiore attenzione alla repressione degli abusi, ma non è compito nostro. L’unica cosa che possiamo scegliere per esempio è che se dovessimo comperare un immobile potremo cercare tra quelle di un periodo nel quale le costruzioni sono state meno “allegre” degli anni di attività di Sergio oppure comprare uno di quegli immobili e…incrociare le dita !