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FEAST OF LOVE 2007, di Robert Benton.


FEAST OF LOVE 2007, di Robert Benton.

Una recensione, mi viene da scriverla di rado, ma come i viaggi nei luoghi della gioventù, mentre li fai soffri un poco, ma ti dà quella sensazione di completezza, forse mi ci voleva.
Come ho già detto altre volte la modalità di scelta è da certosino, con ricerche su Imdb, mymovies e altre votazioni, mai sotto la sufficienza, poi scorro le recensioni, e infine lo guardo.
Un film di dieci anni fa, mi direte, ma chi se ne frega?
Quanti come me l’hanno perso?
Parlare d’amore senza essere troppo sdolcinati, un film bello e romantico, ma senza pretese.
Devo aver contratto qualche malattia con il batterio dell’amore, chissà se è contagioso, o sarà l’inizio della vecchiaia?
In sintesi la trama :
A Portland, nell’Oregon, il professor Harry Stevenson è testimone di tutte le varie manifestazioni dell’amore: dalle sfortunate storie dell’inguaribile romantico Bradley, proprietario di un caffè, alla relazione clandestina della bella agente immobiliare Diana con un uomo sposato, all’affascinante Chloe, appena arrivata in città e già alle prese con il problematico Oscar. Ma i mali dell’amore non risparmiano neanche l’arguto professore.
Mi hanno colpito certe frasi.
Quando la ragazza senza genitori, Chloe incontra Oscar, il giovane barista, apprezza il fatto che abbia smesso di drogarsi dicendole :
“chi torna indietro da quei posti tremendi, ritorna migliore che se non si fosse mai drogato”,
una bella frase per significare il coraggio di certe persone che riescono a uscire da vortici pericolosi.
Anche Harry Stevenson (Morgan Freeman), il docente che si è preso una pausa dall’insegnamento
cerca di aiutare Bradley, lo sposino abbandonato due volte dalla sposa (la prima per un’altra donna, la seconda per un uomo sposato che frequentava anche prima) :
“devi concentrarti sulle fortune semplici”.
Oppure quando non consiglia niente a Chloe, che le chiedeva se era il caso di procurarsi denaro esibendosi come attrice in film porno:
“devi decidere con la tua testa”.
Quando l’anziano professore consiglia al barista pluriseparato se intraprendere nuove relazioni o no:
“buttati! Ma con gli occhi aperti!”.

C’è un filone comune che lega personaggi e storie, è quello dell’osservazione degli eventi, delle persone.
Proprio all’inizio il professore assiste all’abbandono di Bradley, la moglie incontra la donna che diventerà la sua amante, e il professore lo capisce, il marito era lì accanto e non se ne accorge.
Ci sono cose che ci accadono accanto e non capiamo che ci stanno accadendo. Abbiamo gli occhi chiusi, come Bradley.
Bradley è un sognatore soprattutto quando afferma:
“i miei occhi li ho tenuti chiusi e poi quando li ho aperti non erano pronti per tanto dolore”

Un’altra bella frase è:
“Non si può dare la colpa a una persona per l’amore che prova”
forse una sintesi del film.
Spesso infatti ci si sistema su quello che abbiamo, accoccolati a quello che crediamo di volere, dimenticandoci delle pulsioni, delle emozioni, oppure solo accantonandole perché ci hanno regalato vibrazioni, e abbiamo ritenuto che queste non siano più ripetibili.


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Io sto con te di Guido Chiesa – 2010


 

Io sto con te di Guido Chiesa – 2010

Mi son messo a curiosare su un elenco di film vecchi non ancora visti, ce ne sono a centinaia, spesso sono catturato dall’immagine, dal titolo, clicco su le informazioni e approfondisco sul voto IMDB o mymovies, se è più di 6.5 decido di guardarlo.

Ho trovato un film di qualche anno fa “Io sto con te” di Guido Chiesa del 2010.

Scorro alcune recensioni del film, noto che è preceduto da un avvertimento :

“si rivolge senza esitazioni a credenti e non”

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=1834

http://www.cultframe.com/2010/11/io-sono-con-te-film-guido-chiesa/

Film tratti dai Vangeli, ne abbiamo visti tanti, ognuno con particolarità diverse. Questo di Chiesa prende in esame la vita di Maria e l’educazione di Gesù.

Maria, ha dalla sua il segreto dell’annunciazione, un matrimonio con un Giuseppe molto più vecchio di lei, ma sopratutto non accetta quanto stabilito dal capofamiglia Mardocheo.

Maria accenna ad Elisabetta della possibile circoncisione del figlio, le comunica che non è disposta a sottoporlo a quel trattamento affermando :

– il Signore ci chiede misericordia, non sacrifici ! –

Maria si oppone alle regole della comunità rurale di Nazareth, è una moglie molto giovane e preferisce andare a Betlemme. Partorirà nel deserto, lontana dagli obblighi della tribù di appartenenza.

Le levatrici le ricordano di non far succhiare al figlio il liquido giallo, in quanto ritenuto impuro e del diavolo, ma lei l’allatta subito.

Il nome Gesù glielo mette lei e non aspetta le regole del capofamiglia.

Le offrono acqua non pura e lei l’accetta anche se sa che non sarà pura per quaranta giorni.

Giuseppe le ricorda l’obbligo di circoncisione e ancora una volta Maria :

– l’hanno fatto a te e ora vuoi farlo a Lui ? – e consegna il piccolo in mano al padre, anche se è ancora ritenuto impuro, secondo le regole del Tempio –

Zaccaria le ricorda che rischia la lapidazione !!!

Arrivano al tempio e risuonano le regole relative all’olocausto, necessario alla espiazione.

Un soggetto femminile afferma la verità e contesta la Legge, oltre all’annunciazione ella sa che dovrà crescerlo ed educarlo interrompendo l’obbligo a ripetere la stirpe, i calcoli, i rituali.

Sono gli esperti curiosi (gli inviati di Erode) che imparano cose nuove da Maria, quando si stupiscono di come mai Maria lasci Gesù libero, e finalmente capiscono che il segreto è quello di una madre che crede nel proprio bambino.

Gli inviati di Erode decidono di non fare nulla e non comunicare nulla al Re.

Erode fa uccidere i primogeniti, è un massacro. Maria riesce a salvare Gesù.

E le domande di Gesù…!

Gesù alla madre :

– ma le scritture possono sbagliare ? –

e Maria :

– sono state scritte dagli uomini, qualche volta vanno bene altre volte no –

La legge infatti ha un intento ed è quello di “dividere” il puro dall’impuro, l’uomo dalla donna, l’ebreo dal gentile, e così via.

I perché di Gesù : Perché raccomandano di picchiare i figli ? Perché le mogli non possono mangiare in compagnia dei mariti ? Perché se non si può uccidere, si possono uccidere i pagani ? Perché si fanno tutti quei sacrifici ?

E va a parlare al tempio con i dottori della legge senza avvertire i genitori.

Gesù non deve mancare di rispetto, tuona Mardocheo.

La paura non porta al rispetto, precisa Maria e incalza con una grande verità :

– I nostri figli non sono rami storti ! –

E Mardocheo non è d’accordo. Affermando che chi trascura la correzione si smarrisce !

Nel film viene dato molto rilievo al lato umano di Maria e di Gesù.

Non voglio in questa sede analizzare la parte spirituale e religiosa, e non ne sono all’altezza per una totale assenza di studi teologici.

Anche io ho voluto aggiungere una riflessione, come quando completi qualcosa, metti la spunta nella lista degli impegni ; “fatto ! “

Per il “cosa mi lascia” colgo l’occasione per inanellare un pensiero rivolto ad un evento nel paese svoltosi Domenica, una festa di più associazioni di volontariato, donatori sangue, polisportiva agricoltori, artisti centinaia di persone a curiosare tra passioni e lavori della comunità.

Gli agricoltori avevano portato piccoli trattori per farli provare anche a bambini di 4 o 5 anni, istruttori sportivi invece si sono adoperati per far provare vari sport.

Bambini, ragazzi e anche adulti a fronte di una specie di ticket avviavano un percorso di conoscenza-esplorazione degli sport che nel paese potevano essere praticati e quindi …bocce, ciclismo, ginnastica artistica, tennis, calcio, pallacanestro, pallavolo, atletica leggera.

Con una persona anziana, abbiamo scambiato le impressioni sulla festa, questi mi ha raccontato che ai suoi tempi giocava a pallone e non avevano che una palla di stoffa, e si ricordava sempre delle lievi ferite quando prendevano la palla con la testa dalla parte della cucitura.

Voleva ricordarmi che non c’era molto da scegliere, c’era quello e basta, ed era già tanto.

Ora c’è molto di più, ma c’è anche un altro pericolo, che il figlio venga indirizzato allo sport del genitore, dove lui era bravo da piccolo o non era riuscito e magari poteva arrivarci il figlio.

Ci siamo messi a discutere sulle scelte dei ragazzi e le loro passioni.

Le passioni sono le loro, non possono essere quelle dei genitori, si possono anche sovrapporre, ma è come se disegnassimo un percorso prima che possano camminare.

Può darsi che sia quello che loro desiderano, ma non è sicuro. Niente è sicuro.

Con quali modalità le scegliamo ? Quanto sono loro a decidere e quanto noi ?

Magari quella più vicina a casa o perché ci va l’amico del figlio.

Quanto tempo abbiamo per scegliere ? A chi ci vorremmo ispirare ? Ci può essere utile rivedere il film di Chiesa ? Chissà.


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MONEYBALL L’arte di vincere film di Bennet Miller – 2011


MONEYBALL L’arte di vincere film di Bennet Miller – 2011

Tratto dal romanzo Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game di Michael Lewis, L’arte di vincere è basato sulla storia vera di Billy Beane. Diretto da Bennett Miller
Quando ti rendi conto di non giocare una partita alla pari, così inizi a sfruttare le risorse che hai per stare al passo con gli altri.
Billy Beane era una promessa come giocatore, ha interrotto gli studi universitari, il gioco da professionista gli ha dato soddisfazioni, ma non da diventare il campione che sperava.
Cerca riscatto come general manager della squadra degli Oakland Athletics.
Billy Beane incontra Peter Brand, un giovane laureato in economia a Yale e lo assume, crede in lui, nella sua vera e propria rivoluzione nel modo di acquistare i giocatori.
Formule matematiche, storici di rendimento, statistiche, inclinazioni dei giocatori, valori di mercato bassi in rapporto alle potenzialità.
Billy Beane riesce a mettere su una squadra con un budget risicato.
Il problema è che l’allenatore non gli fa giocare i giocatori acquistati. Nessun problema, i giocatori che l’allenatore metteva in campo vengono piano piano espulsi dalla squadra.
Brand lo implora a non prendere decisioni emotive.
Beane è un bravo manager, ma si percepiscono alcune difficoltà a gestire le emozioni, non assiste alle partite, non si mescola con la squadra, non si rapporta bene con la figlia.
Non si vuol legare a nessuno dei giocatori perché ha paura di non essere in grado di sbarazzarsene nel caso ce ne fosse bisogno.
Beane obbliga Brand ad andare in trasferta con la squadra, stare con i ragazzi, condividere con loro le sue teorie. Per il giovane economista inizia un vero e proprio periodo positivo nella squadra.
Decidono insieme di diventare i veri responsabili delle loro azioni, motivano la squadra ed iniziano un percorso difficile.
Un cammino marcato da vittorie continue, in tutta la storia del baseball pochi erano riusciti a superare le 18 partite di imbattibilità, ed ecco che arrivano a 19 e infine la giornata della ventesima partita e… succede l’incredibile. L’Oakland vinceva 11 a 0 , ma inizia qualcosa di inspiegabile, come se il perdente volesse ancora una volta perdere e arrivano al pareggio 11 a 11 , come se non accettassero di poter vincere. Infine l’allenatore mette in campo uno dei giocatori che non approvava, gli dà una possibilità e ….uno splendido fuori campo !
Dopo 103 anni di american league, gli Oakland arrivano a 20 successi consecutivi.
L’unica volta che anche Beane arriva al campo di gioco ad assistere alla partita.
Beane vuole vincere il campionato, con la squadra da metà classifica, arrivano ai play-off
e alle finali del 2002 di american league, ma … non vincono il campionato.
Lui vuole cambiare lo sport del baseball.
Sa benissimo che se non vincerà qualcuno arriverà lì e smembrerà la squadra prendendo quel che gli serve.
Beane è una minaccia per l’intero mondo dello sport, riesce ad ottenere risultati uguali o superiori a quelli delle più grandi squadre, ma con meno del 20% di budget.
Gli offrono di entrare dei Boston Red Sox, un contratto milionario, ma rifiuta, sono ancora una volta le emozioni a guidarlo, ne è totalmente condizionato. Si ricorda di quello che hanno rappresentato per lui, quando a causa dei soldi interruppe gli studi e iniziò a giocare da professionista. Vuole continuare a stare vicino alla figlia. Continua a stare in quel mondo, ma a modo suo.

Il produttore del film è Brad Pitt, e ha voluto fortemente realizzare questo film, pur non essendo lui particolarmente appassionato a questo sport.
Non si tratta di un film particolarmente adatto ad appassionati di sport. Lo ritengo però denso di interessanti spunti per cambiamenti importanti.

Dati del botteghino :
In Italia disarmanti … meno di 300.000 euro per l’intero incasso
Nella classifica Usa si piazzano al 43° posto nel 2011 con 75 milioni di dollari.

Frasi del film :
– per vincere devi lavorare all’interno dei limiti che abbiamo –
– se giochiamo a fare gli yankees qui dentro perderemo con gli yenkees là fuori ! –
– lo scopo dei responsabili delle maggiori squadre è comprare giocatori, ma per noi lo scopo principale è che dobbiamo comprare vittorie ! E per comprare vittorie dobbiamo comprare punti.
… vogliamo più basi-ball !

OGNI COSA E’ ILLUMINATA di Liev Schreiber 2005

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OGNI COSA E’ ILLUMINATA di Liev Schreiber 2005

Le recenti vicende relative alla Crimea e della vicina Ucraina mi danno spunto per ricordare un film di alcuni anni fa. Un film del 2005 tratto da un libro scritto da un ebreo americano Jonatan Safran Foer del 2002.
Jonathan Safran Foer appartiene alla terza generazione di scrittori che hanno ricordato la Shoah, Everything is illuminated è la storia di un viaggio in Ucraina alla ricerca del passato, un viaggio nella memoria. Il punto di partenza è una vecchia fotografia del nonno dello stesso Jonathan, ed un nome misterioso: Trachimbrod. Si tratta di una parola per molti priva di senso, ma che richiama ad uno dei tanti luoghi dell’Europa orientale che non esistono più: uno shtetl, cioè un villaggio abitato soltanto da ebrei.
Ad accompagnare Jonathan nella sua “rigida ricerca” sarà uno strano gruppo specializzato in tour commemorativi di ebrei americani alla ricerca delle loro origini composto da Alex, voce narrante del film, un giovane ucraino che parla un divertente inglese un po’ sgangherato (intuibile anche dall’adattamento italiano) insieme al nonno, un anziano uomo di Odessa, che è alla guida dell’auto del tour, pur essendo ufficialmente cieco e pretendendo infatti di poter portare con sé la sua psicopatica ma tanto amata cagnetta-guida.
Il giovane ucraino è appassionato dai divertimenti occidentali, ma non è etnicamente ucraino: è un russo di Odessa! L’americano è collezionista di oggetti per non perdere la memoria che essi nascondono.
I giovani confrontano le loro identità culturali e si verificano situazioni ricche di ironia e umorismo, specie quando l’americano comunica di essere vegetariano.
Si addentrano lentamente nel territorio della ricerca storica, fino a giungere ad una verità tanto terribile quanto incancellabile nella sua necessità di essere raccontata.
I 1024 abitanti del paese sono trucidati; non prima di essere costretti a vedere bruciare la loro sinagoga e sputare sulla loro Torah. Testimone una donna che vive in una casa contornata di girasoli dove conserva tutto ciò che i suoi paesani trucidati hanno nascosto nella speranza che qualcuno tornasse e ricostruisse, attraverso i loro oggetti, la loro drammatica vicenda.
Il nonno ucraino è scampato alla fucilazione e si è liberato dell’ingombrante stella. Il flashback, l’incontro con l’altra sopravvissuta, sorella della donna del nonno prima che scappasse in America, lo aiuta ad uscire dalla follia nella quale si era rifugiato. Recuperato il rapporto con il nipote, passato il testimone della memoria si toglie la vita. Al nipote appare per la prima volta in vita sua finalmente felice di essere dove si trova.
Il protagonista, interpretato con grande acume da Elija Wood, non sembra un personaggio ben definito, ma quasi uno strumento della memoria, non dotato di caratteristiche proprie. Parafrasando una frase del film, la verità non è a Trachimbrod per Jonathan, ma Jonathan è a Trachimbrod per la verità, proprio perché essa trascende dalla semplice umana necessità, per quanto alta possa essere.
Il giovane americano è infatti un collezionista di oggetti di famiglia e il suo incubo consiste invece proprio nella paura di dimenticare.
Ne consiglio la visione, è uno di quei film dove allo spettatore è richiesto il necessario coinvolgimento nella “rigida ricerca”.

Bowling a Columbine di Michael Moore – 2003

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Bowling a Columbine di Michael Moore – 2003

Sono passati 15 esatti dal 20 aprile 1999, il giorno della strage alla Columbine High School vicino a Denver e Littleton, nel Colorado – USA.
Al termine della sparatoria rimasero uccisi 12 studenti e un insegnante, mentre 24 furono i feriti, compresi 3 che erano riusciti a fuggire all’esterno dell’edificio. I due autori della strage morirono suicidi a loro volta, asserragliati all’interno della scuola.
La strage all’isola di Utoja in Finlandia invece è del 2011, quasi cento morti.
Bastano poche persone a ucciderne tante.
Il documentario di Moore è del 2003 ed è dedicato all’uso delle armi in America, e ne analizza bene il problema.
Per la prima volta in 46 anni un documentario ha partecipato alla competizione di Cannes.
Il suo viaggio nell’America “armata” inizia con una visita alla North American Bank che regala ai nuovi correntisti un bel fucile. Premio davvero interessante per un paese che conta all’incirca 250 milioni di armi da fuoco nelle case.
Tutto si può in America, anche comprare proiettili dal barbiere, tutto pur di essere ben armati e potersi difendere.
Interviste a tappeto ai cittadini e ai ragazzi scampati al massacro, ma bloccati per sempre su una sedia a rotelle con un proiettile conficcato nella schiena.
Un susseguirsi di immagini rappresentano gli Stati uniti con interventi militari in Iran nel 1953, in Guatemala nel 1954, nel Sud Vietnam nel 1963 , in Cile nel 73 , a El Salvador nel 1977 , nel 1980 addestrano Osama e i suoi seguaci , nel 1990 Iraq invade il Kuwait dotato di armi americane.
Il documentario offre una rappresentazione degli Stati Uniti come paese con importanti influenze nelle politiche di molti stati nel mondo, ma all’interno viene mantenuto un clima di “paura” e si affidano alle armi il potere di dare “sicurezza”.
Moore ha raccolto oltre 200 ore di riprese con interviste, e le riduce a 123 minuti del suo documentario.
Mentre si sprigionava la guerra in Kosovo, in patria gli americani vennero scossi da un tragico episodio in una scuola. Nella scuola Columbine, Colorado, nel 1999 due adolescenti imbracciarono il fucile e arrivati al loro liceo spararono contro i compagni ferendone 12 a morte.
Dopo la strage la NRA National Rifle Association (sostenitori del normale uso delle armi) aveva programmato una visita nel paese della strage, avrebbero potuto annullarla, per rispetto alle morti dei giovani studenti. Si oppose un comitato di cittadini indicando la vergogna per un fatto simile, ma l’attore Charlton Heston presidente dell’associazione era uno dei relatori e confermò le sue teorie anche durante una intervista al regista Moore.
Moore strappa all’attore risposte sconcertanti e ammissioni altrettanto imbarazzanti.
Un gran finale con il quale uno dei maggiori registi di documentari a sfondo sociale torna alla coraggiosa domanda dell’inizio “Siamo una nazione di maniaci delle armi o semplicemente di folli?”.
Il film contiene altre scene ad effetto: per esempio la visita-sorpresa assieme ad alcuni studenti di Columbine alla sede di Walmart, una catena di supermercati che vende anche pallottole. Qualcosa Moore riesce a combinare di concreto, convince i ragazzi sopravvissuti chiedere ai responsabili del supermercato che non vengano più vendute. Ma non c’è solo questo: il messaggio è leggermente più profondo, in quanto Moore cerca di analizzare le varie cause della violenza in America.
Viene effettuato un confronto con il vicino Canada per il numero di armi da fuoco, il numero di omicidi con armi da fuoco, c’è una differenza abissale, perfino nei comportamenti dei cittadini ad es. nel chiudere la porta a chiave.
Da dove scaturisce una tale violenza ? Si cercano i colpevoli …ognuno ha la sua versione.
Televisione, cartoni, films. Sottocultura, rabbia, droga, società e perfino Marilyn Manson (i giovani omicidi nella scuola ascoltavano le sue canzoni..)
Interessanti anche l’ interviste a Marilyn Manson (il cantante che celebra nelle sue canzoni violenza, necrofilia e sadomasochismo) e agli autori di South Park (il brillante cartone animato dove fra violenza e volgarità quattro bambini di terza elementare criticano il perbenismo “politically correct” della middle class americana – curioso il fatto, forse non una coincidenza, che il cartone si svolga proprio in un paesino di montagna del Colorado, in tutto simile a Littleton, il luogo del massacro).
Lo sfogo nella violenza è l’apertura di una pericolosa valvola, non è con la vendita libera delle armi che si previene.

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