BALLERINA


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Ballerina , dipinto ad olio autore Flasher – 2007

BALLERINA

Mentre la osservavo danzare la mente mi portava sempre lì.
Pensavo ad un giardino fiorito tra aromi primaverili e lei era la farfalla leggiadra e si spostava veloce tra fiori ed alberi.
La musica il suo motore.
Una volta acceso, uno scatto, una virata improvvisa, ecco che l’aria le faceva posto inchinandosi alla sua agilità.
Lei e la musica, una cosa sola.
Virginia quando si calava nel suo personaggio di ballerina con l’acconciatura di treccine ripiegate accuratamente a forma di corona, gli occhi truccati, ma non troppo, il tutù, le calze aderenti, le scarpine da ballo.
Una gentile macchina d’amore attrezzata di tutto punto per aprire il cuore.
Vederla danzare era già poesia, movimenti armonici con musica lieve.
Una danzatrice può essere bravissima, ma se fa emozionare come riusciva Virginia è il massimo.
Non so spiegare come ciò succedeva, mai ci sono persone che amano l’ippica e altre indicano quello sport come qualcosa di negativo con :
– Datti all’ippica ! –
Oppure altri odiano talmente la televisione che preferiscono vedere la lavatrice piuttosto che seguire le notizie del telegiornale.
Ci sono gusti di ogni genere capita che ci si focalizza su qualcosa di bello, che appassiona e…tutto il resto è noia !
Lo spettacolo di vedere una atleta misurarsi nel suo sport preferito, sorridere mentre esegue piroette o salti non è da meno di altri.
Se non lo si fosse mai visto, vale la pena di vedere, anche solo per apprezzare di persona.
In particolare se si trovano persone come Virginia.

EROICA


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La mia bici mai usata, e prima o poi …….

EROICA

In questi giorni mi è capitato fra le mani un settimanale con uno splendido articolo sulla Eroica. Questo il sito ufficiale : http://www.eroicagaiole.it/
Si tratta di una gara ciclistica alla quale quest’anno parteciperanno 6.000 iscritti.
Tutti gli anni mi ripropongo di partecipare, poi mi dimentico o sono preso da altri impegni.
Del resto è in concomitanza con la settimana delle escursioni della francigena e ….non si può fare tutto.
Qualche settimana fa sono stato in bicicletta in quelle zone dell’Eroica.
Ho visto i cartelli di colore marrone che segnano il percorso nei dintorni del Castello di Brolio.
C’erano schiere di stranieri. Scendevano dai minibus e si fiondavano ad assaggiare il ben noto Chianti.
Ho visitato un piccolo paese vicino, conta circa 200 abitanti, ben quattro ristoranti e nemmeno un bar.
Sembra che l’ultimo bar sia stato trasformato in ristorante perché ai gestori non garantiva un reddito sufficiente.
In uno dei ristoranti chiedo un caffè, poi vedo dei dolci invitanti e…. un dolce ci sta sempre bene.
Volevo riposarmi un po’ dopo un trentina di km di colline in mountain bike e un panino portato da casa e consumato nel parco del paese.
Con il gestore ci mettiamo a parlare della gara “Eroica”.
Mi racconta che un americano viene ogni anno a fare il percorso, si ferma nel piccolo paese e al suo ristorante.
Tutti quelli che “arrivano”, vincono una bottiglia di vino.
L’americano regala la bottiglia al gestore del ristorante, chiaramente vuota.
Su un ripiano ce ne sono molte esposte, sono dei produttori locali di Chianti Classico.
Quella zona è la linea di confine tra il Chianti Classico e il Chianti Gallo Nero.
E…… non può mancare la storia dell’origine dei due nomi….. eccola ! :

“Le origini di questo simbolo si possono ritrovare in una leggenda che narra delle rivalità tra i Comuni di Firenze e Siena, dovute alla contesa per il possesso del territorio chiantigiano, nel periodo medievale. Per porre fine a questa guerriglia interminabile e senza risparmi di sangue, i due comuni decisero di affidare la definizione dei propri confini ad una prova tra due cavalieri, uno con i colori di Firenze ed uno con i colori di Siena. Tale confine sarebbe stato fissato nel punto dove i due cavalieri si fossero incontrati partendo all’alba dalle rispettive città, al canto del gallo. I senesi allevarono e rimpinzarono di cibo il loro gallo bianco, convinti che all’alba questo avrebbe cantato più forte, mentre i fiorentini scelsero un gallo nero che lasciarono quasi completamente a digiuno. Il giorno fatidico, il gallo nero fiorentino, morso dalla fame, spalancò l’ugula e cominciò a cantare prima ancora che il sole fosse sorto, mentre quello bianco, senese, era ancora gonfio di cibo.
Il cavaliere fiorentino, svegliato di buon ora dal suo gallo, si mise subito al galoppo, percorrendo così più strada del suo rivale: quasi tutto il territorio del Chianti fu quindi annesso alla Repubblica gigliata. Leggenda o meno, la Lega del Chianti, autentica alleanza militare, creata dalla repubblica fiorentina, per unire le popolazioni dei villaggi chiantigiani in difesa delle loro terre, il cui primo statuto risale al 1384, scelse come emblema il Gallo Nero in campo oro.”

Il ristorante a gestione familiare è carino, una terrazza panoramica si affaccia sulla vallata completamente coperta da vigneti.
Intorno ci sono alcune damigiane di vetro non rivestite, sono state riempite di tappi di sughero delle bottiglie di vino. Sono luoghi “molto pittoreschi” come avrebbe detto Montesano nell’imitazione di una gentildonna inglese, ma….. sono i nostri luoghi.
Tra pochi giorni ci sarà ancora una volta una “Eroica”.
Ho tutto il necessario per gareggiare.
Ci vuole una bici “vintage”, ce l’ho ! E’ quella nella foto.
Si tratta di una Fanini degli anni ’60 con il cambio originale “Campagnolo”.
Comprata usata e mai usata davvero.
Prima degli Shimano noi italiani eravamo apprezzati costruttori di biciclette, con la Bianchi e altre marche famose.
Ci sono rimasti i ricordi e certe gare per farci ricordare.
Il prossimo anno voglio gareggiare anche io, o magari organizzare una gara dalle mie parti, perché il vino buono ce l’abbiamo anche noi, le colline non mancano e se viene gente una bottiglia piena di vino buono si guarda di dargliela ! Non sarà il famoso Gallo Nero, ma sempre buon vino è.

LA PALLA


pallone da calcio

LA PALLA

Andrea era un ragazzino abbastanza sveglio per la sua età.
La palla era il gioco più amato da Andrea. Tutti i giochi servono ai ragazzi per il loro sviluppo intellettivo.
Le giornate di Andrea erano spensierate. No ! Attenzione non c’era assenza di pensiero, si trattava di assenza di problemi.
Non è poco per un ragazzino di 10 anni. I problemi sono sempre dietro l’angolo, ma spesso siamo noi stessi a farceli venire.
Andrea trascorreva quella sua esistenza “normale” e ne godeva in modo naturale.
Non c’erano telefonini, ipad, playstation, i trastulli erano ben altro.
Lui aveva la palla.
Gliela aveva regalata il babbo per il compleanno.
Un pallone da calcio in cuoio, cucito a mano. Non era una palla qualsiasi.
L’importanza della palla, la voglia di svagarsi sua e degli amici, tempo libero nel pomeriggio,
ce n’era abbastanza per passare un’ora al campino da gioco vicino casa.
Una partita a pallone, un momento spensierato, ma conteneva tutto il necessario per imparare a gestire le relazioni, esprimere la fisicità ed esuberanza di un ragazzo.
La prima cosa appena riuniti era “fare la squadra” e ….non era sempre la solita !
Se facevi una buona squadra avevi quasi vinto di sicuro, ma anche chi perdeva si divertiva lo stesso.
L’obiettivo in generale era vincere, ma non era così per tutti. A qualcuno bastava solo esserci.
Il fatto di essere nel campo e far parte di una squadra non era scontato.
Qualche volta arrivavano ragazzi di altri quartieri e Andrea li apostrofava :
– Te non sei dei nostri, oggi non giochi ! –
Vincere a tutti i costi comportava di giocare sporco, facendo falli o usare colpi proibiti.
L’arbitro veniva nominato ogni volta e non sempre riusciva a mantenere l’ordine.
Le liti per fortuna non erano frequenti. Andrea sapeva chi poteva far casino e tendeva ad isolarlo.
Il pallone era suo.
La proprietà del pallone gli conferiva un potere molto particolare.
Andrea non voleva usare quel potere. Era schiacciante, inusitato, lasciava tutti senza parole.
Talvolta le liti diventavano non gestibili, quando nessuno placare le grida e magari tutto era cominciato per la solita inezia come un fallo o un rigore assegnato, la mediazione del conflitto non portava ad una pacificazione serena.
Andrea allora si avvicinava al pallone, se lo metteva sotto braccio e ne andava mestamente a casa.
Non solo non giocava lui, ma non permetteva nemmeno agli altri di giocare.
Andrea era stra-convinto di agire al meglio. Del resto se giocare porta a litigare perché doveva permettere una cosa del genere,
I compagni nel rimanere senza divertimento capivano di avere esagerato, ma era un ravvedimento temporaneo. Funzionava qualche giorno, poi di nuovo liti.
A distanza di anni mi chiedo quanto il comportamento fosse utile.
Sono certo dell’utilità sociale del gioco, essere nella squadra, acquisire la capacità di relazione e quindi cominciare a scegliere e delineare il proprio ruolo nella società.
Andrea aveva la palla, questa poteva diventare un’arma per silenziare i conflitti, ma sapeva benissimo e l’aveva poi imparato a sue spese che quello non era il modo per risolverli.
La volta successiva sarebbe andata anche peggio, oltre ai conflitti irrisolti se ne potevano creare altri.
Andrea capì che nei conflitti si doveva mediare, fino alla noia.
Oggi, splendida giornata di sole, nelle colline toscane baciate da una brezza gentile, disteso su un lettino in una piscina, me ne sto ad osservare un ragazzotto della medesima età di Andrea.
Invece di fiondarsi ripetutamente nell’acqua con i compagni, si cimenta con un giochino elettronico e subito penso a quante occasioni di relazione perdono i neo-bamboccioni del 2015 e quanti genitori regalano invece dell’ultima diavoleria elettronica, una…..semplice palla !

GIOCO E TEMPO LIBERO


GIOCO E TEMPO LIBERO

Le attività ludiche e i giochi rappresentano un elemento importante di ogni tempo e cultura: ce ne sono di antichi e moderni, adatti per gli adulti e per i bambini, per i ricchi e per i poveri, legati a feste e a rituali. I giochi sono portatori di modelli specifici dei tempi e dei luoghi in cui si sviluppano non sono solo lo specchio di un determinato modo di essere e di pensare, ma anche uno strumento per educare.
Gli italiani sono, tra i genitori europei, quelli che trascorrono meno tempo con i propri figli. I giochi creativi stanno diventando desueti, a favore del tempo trascorso davanti agli schermi dei videogiochi o dei televisori, che, purtroppo, soprattutto se usati in modo non appropriato ed in età precoci, possono produrre effetti alienanti. Il gioco ”tradizionale” non soltanto fa bene, ma è un’attività necessaria, per la crescita emozionale dei bambini. Ed anche degli adulti, che forse però se ne dimenticano.
Adulti e bambini sono da sempre attratti verso il gioco, ma sono sempre di più i genitori “pantofolai”.
Nel nostro paese vari sport si alternano ai momenti destinati al gioco sia per i genitori che per i bambini.
Con il passare degli anni sono cambiati sia le offerte da parte delle società sportive, sia le preferenze dei cittadini.
Seguendo i figli in palestre o campi sportivi, spesso si assiste a diverbi fra genitori o fra genitori e allenatori che mettono in evidenza un livello molto basso di educazione, e di consapevolezza del ruolo che ci compete.
Si intuisce una mancanza di competenza educativa nelle società sportive locali, sia dal punto di vista manageriale, che riguardo agli operatori sportivi. Viene infatti curato l’aspetto tecnico, anche in età molto precoce, e sottovalutato l’aspetto educativo. Anche i genitori hanno un’idea dello sport totalmente distorta.
Il problema di fondo è quello di “spostare” l’obiettivo.
L’obiettivo dovrebbe essere non “creare il campione” ma forgiare l'”Atleta” … con la A maiuscola, cioè una persona che impari, attraverso una attività appropriata, con l’allenatore competente, a conoscere il proprio corpo, i propri limiti, le qualità fisiche che lo distinguono e da lì giungere alla possibilità di individuare lo sport più adatto a ciascun allievo.
Anche la specializzazione precoce può essere dannosissima, in quanto preclude al bambino di poter sperimentare una vasta gamma di azioni motorie, importanti per far capire all’allievo quale è la propria predisposizione, e all’allenatore quali sono le doti naturali individuali più facili da sviluppare.
Non dimentichiamo poi che la specializzazione precoce è dannosa anche dal punto di vista fisico, sia per lo sviluppo eccessivo di certi muscoli in età puberale e per la sollecitazione di articolazioni e ossature ancora in fase di calcificazione.
Gli allenatori che prendono questi bimbi a 5 anni dovrebbero essere preparatissimi dal punto di vista psico-motorio … invece molto spesso sono solo dei ragazzi che hanno giocato (calcio, basket, …)
L’altro aspetto che non deve essere tralasciato oltre al corpo è la “mente” e nel codice di comportamento dello sportivo non possono mancare delle buone regole.
Quindi copio-incollo un vecchio post pubblicato su fb che mi sembra attinente

BALOTELLI E MODELLI post del 15 ottobre 2013

Non avrei titolo per parlare di sport, uno come me che potrebbe seminare patate nei campi di calcio, mi è venuto spontaneo quando ho sentito delle polemiche dell’atleta in oggetto in merito alla camorra.

Mi ritornano in mente i tempi di una quarantina d’anni fa quando un atleta che faceva casino (non rispetto delle regole, frequenti litigi in campo etc.) veniva lasciato in panchina o anche non convocato , pur essendo una valida risorsa per la squadra, cioè l’allenatore sapeva che senza di lui avrebbero perso, ma lo lasciava a casa perché non era educativo per la squadra, per gli spettatori e non voleva perder tempo a dividerlo dalle solite risse.

Mi potrete obiettare che è successo tanto tempo fa e prima era diverso… Cosa è cambiato ?
Prima di tutto le logiche del profitto sono entrate a pieno titolo nello sport, si vuole ottenere il risultato ad ogni costo, si accettano compromessi pur di vincere, i genitori finanche di bambini piccoli li spronano a comportamenti che non dovrebbero caratterizzare età di 8 o 9 anni.

Si accetta tutto quello che intorno ruota attorno a noi, la violenza negli stadi, per garantire un reddito certo si fanno entrare i violenti negli stadi, si pagano i giocatori a peso d’oro purché ci sia spettacolo, si accettano i loro comportamenti perché i tifosi chiedono vittoria sempre e a piene mani.

Possiamo provare ad immaginare quanto sarebbe bello un mondo dove lo sport diventa un gioco come dovrebbe essere.

Dal Dizionario Garzanti si evince che il significato di sportivo è :
– conforme alle norme di lealtà e correttezza proprie dello sport: giocare, battersi in modo sportivo, con spirito sportivo;
– tenere un contegno sportivo che affronta serenamente situazioni negative, che accetta con animo distaccato anche le sconfitte: è un tipo sportivo,
– sa perdere con signorilità
– chi si comporta in modo corretto, leale, cavalleresco; chi sa accettare serenamente anche le sconfitte

Qualcuno dovrebbe ricordare ai calciatori che il calcio è uno sport e che i calciatori dovrebbero essere SPORTIVI.

I calciatori potrebbero prendere come modello ispiratore un giocatore di rugby , gli spettatori agli stadi dovrebbero cercare di comportarsi come alle partite di rugby (alle fine si abbracciano tutti e quelli che hanno perso ridono con gli altri, lo sport deve essere un divertimento se non è così non serve a nessuno.

Per Balotelli ed il suo comportamento in merito alla partita anticamorra, vorrei ricordargli che il ruolo che lui ha, riveste un’importanza superiore alle sue possibilità, i suoi comportamenti vengono osservati da milioni di ragazzi, e ogni azione deve essere accompagnata da quello che purtroppo non lo contraddistingue : il buon senso.

A Balotelli , a tutti coloro che si catapultano all’interno della televisione, radio, internet (senza essere consapevoli della responsabilità a loro affidata) e vengono visti, osservati da milioni di persone , diventando così modello per molti giovani, dovrebbero prima di metterli lì fargli passare un esame di buon senso subordinato al rilascio di una “patente”.

Solo dopo potrebbero andare a giocare o lasciare il posto ad altri.

Questo è quello che abbiamo, dipende da noi se vogliamo che rimanga così.