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LA COPERTA


La coperta

Quando si scrive per fare chiarezza, se non ci si spiega molto bene con molta probabilità si alimenta solo confusione.

L’intento di questo articolo è di spiegare quello che abbiamo in termini di tasse imposte tributi.

Ci hanno provato in tanti, e dalla nascita dello Stato Italiano è sempre stato un continuo aggiungere, senza mai togliere.

Anche se le classificazioni le avevo studiate a scuola, solo con la pratica riesci a capire le differenze.

Il primo e lontano ricordo risale al cicerone.

– Prendimi un cicerone! – mi disse l’impiegata anziana al termine del lavoro di battitura del contratto. Nella rubrica cartonata, dopo i francobolli il titolare della ditta aveva raggruppato ciceroni di vari colori e valori.

Il cicerone era il nome convenzionale della marca da bollo da applicare sui contratti. Si trattava di un francobollo con l’immagine di Cicerone e conferiva ai fogli protocollo uso bollo una connotazione di sobrietà.

Il bollo, le marche da bollo sono La “marca da bollo” è una carta-valore, in pratica un francobollo da annullare per convalidarne l’uso inventato nel ‘700 per tassare vari prodotti (la più tipica è l’adesivo dei tabacchi) od a contribuire alle spese relative a certi atti pubblici. Fu introdotta in Italia fin dal 1863 (l’impalcatura amministrativa del Regno fu poi sancita nel 1865, quindi due anni dopo!) come pagamento per la convalida di atti e documenti pubblici (ad esempio: domande che comportavano l’emissione di atti amministrativi quale una licenza di commercio, un passaporto – od il rinnovo di questi, atti notarili, dichiarazioni, certificazioni, ecc.).

Proprio per questo oltre a differenziasi per importo si dividono anche in categorie, i principali essendo “Atti amministrativi” ed “Atti giudiziari”

Dal giugno del 2005 al settembre 2007 le marche da bollo tradizionali sono stati affiancate da contrassegni di tipo autoadesivo, rilasciati per via telematica dall’Agenzia delle Entrate nei punti di rivendita, in genere i tabaccai.

Ovviamente è solo la oculata scelta fatta dall’UCAS (Ufficio Complicazioni Affari Semplici) che anche con la nuova procedura si debba specificare il tipo di MARCA, ma almeno il tipo dovrebbe essere spiegato nelle istruzioni delle varie documentazioni da presentare… il guaio è che quasi mai (capita a tutti) abbiamo la pazienza di leggere sino in fondo, leggiamo “marca da bollo da ..” e non guardiamo mai il tipo.

Il guaio è che se la marca è di importo esatto, ma di tipo sbagliato inizia un processo di regolarizzazione che – oltre a comportare un costo elevato – blocca l’iter in attesa della regolarizzazione, in caso di presentazione della domanda.

Probabilmente è peggio con le marche da attaccare ai documenti in sede di rilascio, qualcuno potrebbe ritenerli non validi.

Sappiamo che lo Stato ricorre ad entrate, sia di natura pubblica sia di natura privata, per far fronte alla proprie finalità istituzionali (esigenze di spesa e intervento nell’economia), garantendo così a tutti i soggetti la fruizione di determinati servizi essenziali, quali ad esempio l’istruzione, l’assistenza sanitaria, i trasporti, l’ordine pubblico ecc.

La stragrande maggioranza di queste entrate è di natura fiscale, ossia è conseguita attraverso l’istituzione, l’imposizione e la riscossione dei tributi.

I tributi sono prestazioni patrimoniali coattive, di regola pecuniarie, stabilite dallo Stato – in forza della propria sovranità – con legge o con atti ad essa equiparati (decreti leggi e decreti legislativi).

Ciò detto, è necessario evidenziare che i tributi si differenziano tra loro a seconda del presupposto (ovvero della situazione, del fatto o dell’evento, comunque lo si voglia chiamare) a cui la legge ricollega la loro nascita. I fatti che determinano il sorgere dell’obbligazione tributaria sono tra loro molto diversi, anche se tutti sono suscettibili di valutazione economica.

Nel linguaggio corrente i termini tassa, contributo e imposta vengono spesso utilizzati in modo equivalente, ma in realtà, in sede giuridica, tali espressioni individuano tributi tra loro molto diversi. Vediamoli di seguito nei loro elementi essenziali.

La tassa è un tributo che il singolo soggetto è tenuto a versare in relazione ad un’utilità che egli trae dallo svolgimento di un’attività statale e/o dalla prestazione di un servizio pubblico (attività giurisdizionale o amministrativa) resi a sua richiesta e caratterizzati dalla “divisibilità”, cioè dalla possibilità di essere forniti a un singolo soggetto.

In sostanza è una prestazione patrimoniale dovuta in relazione all’espletamento di un servizio svolto su espressa richiesta del soggetto contribuente.

A titolo esemplificativo si possono menzionare la tassa per la raccolta dei rifiuti, la tassa scolastica, la tassa sulle concessioni governative, la tassa per l’occupazione di spazi e arre pubbliche ecc.

La tassa non deve essere confusa con le tariffe versate dall’utente per la fruizione di determinati servizi pubblici quali, ad esempio, il trasporto ferroviario, il servizio postale e telefonico, le forniture dei gas, elettricità e acqua e così via; in questi casi, infatti, si è di fronte a veri e propri corrispettivi (prezzo) di natura contrattuale e non legale, mentre la tassa è un tributo e, come tale, può essere stabilita solo con legge.

L’imposta si caratterizza per il fatto che il suo presupposto – evento valutabile economicamente – è realizzato dal soggetto passivo e non presenta alcuna relazione con lo svolgimento da parte dell’Ente pubblico di una particolare attività o di un servizio.

Così, ad esempio, è l’operaio, e /o il dirigente che, prestando la loro attività alle dipendenze di un’impresa, pongono in essere il presupposto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, ovvero, facendo un altro esempio, è l’imprenditore che svolgendo un’attività produttiva realizza personalmente il fatto (attività d’impresa) dal quale deriva l’obbligazione d’imposta.

Ancora, chi è il proprietario di un immobile, e quindi è titolare di un bene che produce un reddito (rendita fondiaria o canone di locazione), è soggetto all’imposta sul reddito delle persone fisiche (salvo che l’immobile non sia configurabile come abitazione principale) e all’imposta comunale sugli immobili (ICI). L’imposta può presentare caratteristiche diverse a seconda degli eventi economici che ne impongono l’applicazione e conseguentemente può essere suscettibile di differenti classificazioni (dirette e indirette, generali o speciali, personali o reali, proporzionali, progressive e regressive ecc.).

Nel linguaggio quotidiano ci capita di parlare indifferentemente di tasse e imposte, volendo indicare genericamente dei tributi che siamo obbligati a versare all’erario.

Non tutti sanno esattamente la differenza tra tassa e imposta: proveremo a spiegarla in maniera molto semplice.

La tassa è un tributo che è sempre collegato ad una determinata prestazione offerta dallo Stato ed ha come presupposto la richiesta, o almeno la fruizione, di questa specifica prestazione. Ad esempio esistono le tasse scolastiche, la tassa di concessione governativa, la tassa per l’occupazione di suolo pubblico, etc. Il contribuente è obbligato a versare una certa somma in corrispondenza di quello specifico servizio.

Le imposte invece non hanno questo presupposto e non sono direttamente collegate ad un servizio corrisposto dalla Pubblica Amministrazione.

Soprattutto, il soggetto le subisce passivamente in virtù non di un servizio pubblico, ma di una situazione patrimoniale personale.

Le imposte si suddividono ulteriormente in imposte dirette quando colpiscono la ricchezza nel momento in cui viene prodotta (IRPEF, redditi da capitale) e indirette quando colpiscono la ricchezza nel momento in cui viene spesa o consumata.

Ora dopo questa lunga introduzione, voglio aggiungere una esperienza personale, in quanto socio di una associazione senza fini di lucro.

Lo scorso anno e nei primi mesi del 2017 abbiamo organizzato eventi culturali legati alla valorizzazione del nostro territorio, presenti storici e letterati, abbiamo fatto conoscere ai presenti certi luoghi poco conosciuti. Al termine insegnanti del locale istituto alberghiero con gli allievi hanno effettuato la somministrazione di alimenti.

Ci è arrivato da pagare una cifra dalla Asl, che ci parifica ad una azienda di somministrazione alimenti, quando in realtà la nostra attività è stata un evento occasionale.

In pratica ci hanno appiccicato un cicerone da 38 euro solo per dire che la Asl sa che verranno somministrati alimenti. Sono quelle cose che si devono pagare e basta e non si riesce a capire perché.

Ma se succede qualcosa e qualcuno si sente male? Ho capito, va bene, ma non è che se ho pagato la tassa alla Asl questo è un parafulmine e mi tutela come l’assicurazione grandi rischi, come al solito, è una coperta troppo corta.

Le regole sono cambiate, e per certi versi non sono cambiate in meglio. Un altro ricordo mi risuona, è il compleanno della figlia all’interno della scuola materna. I genitori oltre venti anni fa potevano partecipare al pranzo con i bambini, fare delle foto ai ragazzi, portare la torta per tutti, una festa aperta, un momento di svago. Tutto cambiato, ora non si può portare niente a scuola e non va bene nemmeno i prodotti con lo scontrino del pasticciere, ci vuole roba confezionata. Le fotografie non scherziamo, è diventata una cosa pericolosa a causa della privacy. Sembra ci sia coinvolto anche wikileaks. No via, scherzo.

Mi chiedo cosa può essere accaduto. Sarà venuto un corpo sciolto a qualcuno e ha sporto denuncia ?

Tributi tasse imposte sono tanto aumentate nel tempo senza che nessuno sia titolato a dire la parola : “basta”.

Ognuna è correlata a una struttura che l’ha ideata, progettata, per portare denaro alla pubblica amministrazione, con preciso riferimento al proprio capannello.

Con l’assommarsi di balzelli di ogni genere, anche quando il capannello non esiste più, spesso rimane la tassa che lo alimentava, infatti chi si può permettere di togliere tasse desuete?

Siccome anche togliere le tasse comporta lavoro, ecco che … è più semplice lasciarle!

Questa è la storia, può darsi arrivino tanti esperti a smentirla, ma la percezione dei cittadini è precisa, fin troppo.

Un esempio ? Non molti anni fa gli oneri di urbanizzazione di una villetta ammontavano a quasi 40.000 euro e poi la villetta avevano da farla… Non mi pare bassa la cifra da versare nelle casse delle amministrazioni locali.

Quando fa freddo e abbiamo una coperta corta da qualche parte ci si scopre e si prende freddo.

Dobbiamo conoscere i limiti di uno stato che impone gabelle.

Le imposizioni di balzelli che alimentano uffici inutili sono inutili a loro volta.

Qualcuno ha pensato a un censimento delle imposte e tasse e chi potrebbe effettuarlo ?

Pensiamoci, e grazie per il tempo dedicato a questa mia riflessione.

Fonti :

http://www.simone.it/economia/sos/19.htm

http://www.infoconsumatori.com/differenza-tra-tassa-e-imposta.htm

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