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IL PANINO, una provocazione


panino

img dal web

IL PANINO, una provocazione

Non dovremmo mangiare più di quanto abbiamo bisogno.
Nella rincorsa alla quantità e alla qualità abbiamo aggiunto, modificato e rivisto ogni possibile ricetta della nostra storia.
Nel seguire le regole matematiche del buono + buono = due volte buono e sostituendo ottimo + ottimo = due volte ottimo e così via siamo arrivati anche ad aumentare le dosi.
Come nelle merendine…. stiamo assistendo a confezionamenti di vere e proprie bombe caloriche.
I ragazzi degli anni 2000 non si sottraggono a questa regola.
Ancora una volta parlano i dati.
I ragazzi girano con i telefonini fin dalle elementari, ma vanno a scuola accompagnati fino alle medie.
Si allontana sempre di più la data della delega completa delle responsabilità, e vengono loro affidate sempre più tardi.
Ecco la provocazione :
Insegniamo a farsi un panino per la merenda !
Non le patatine o i dolciumi, un vero panino con quello che vorrà vostro figlio o figlia.
Si tratta di una attività che potrà essere effettuata autonomamente.
Sarà contento di svilupparla e sarà gratificato quando se lo mangerà.
Potrà dire di averlo preparato da sé, sarà una merendina di meno dal distributore. Forse lo prenderanno in giro gli amici, ma non dovete pensarlo, non si sa mai.
Ebbene sì !!
Vostro figlio potrebbe lanciare una nuova moda, che poi è vecchia, quella del panino fatto in casa.
Magari non si tratterà di risparmiare e forse costerà di più, ma il panino sarà frutto di una ricerca di cibi genuini. Vostro figlio comincerà ad apprezzare quanto di buono può essere inserito tra due fette di pane, e potrebbe essere di più di una merendina non in termini di calorie, ma di “soddisfazioni”.
E se diventasse l’idea per un pasto ? E se vostro figlio accedesse alle graduatorie degli chef pentastellati ?
E allora tra qualche anno magari vi metterete a tavola impugnando da un lato coltello e dall’altro forchetta dall’altra e chiederete al figlio :
– E oggi che si mangia ? –
Un panino ? O magari solo pane o pomodoro ….
Buon appetito !

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CARNEVALE


costume-pirata-uomo

IMG DAL WEB

CARNEVALE

Non sono uscito. Per non sentirmi in colpa penso :
– Non tutti escono, molti rimangono in casa, avranno le loro ragioni ! –
Apro il cassetto dei ricordi e i pensieri si concentrano su quel gruppuscolo di individui visibilmente agitati. Li osservo e già mi chiedo come mai adulti non mascherati, ma conciati abbastanza male, gironzolano fra le vie tappezzate di coriandoli. Roba da ragazzi. Che ci fanno loro ?
Son sempre stato una persona che se può evitare i casini, li evita, tipo Don Abbondio, che scansava anche i sassi per la via.
Nel vedere i tipi alterati, ma curioso come sono incontro un amico e gli chiedo che ci fanno a giro e se non sembra loro di essere troppo grandi.
L’amico mi risponde :
– Il fatto è che sono stati coinvolti in scherzi “pesanti” e alla fine da scherzi sono diventati cose serie –
– Ma come ! Non ci posso credere ! – ribatto all’amico.
E lui :
– Da una manciata di coriandoli a delle stelle filanti, a una manganellata, son passati a pistola ad acqua e poi….è arrivato uno con la farina !!! –
– Ah ! Ah ! Ah ! E che volevano fare ? Il pane ? – rispondo io.
– Si sono incazzati di brutto perché avevano dei vestiti costosi e glieli hanno rovinati, poiché ritengono di avere avuto dei danni ora vogliono fare lo stesso a tutti quelli passano.-
Certo mi chiedo cosa ci fossero andati a fare a giro per carnevale con i vestiti costosi, per cercare grane ?
Anche se…. è vero che ognuno può andare a giro come crede in un paese civile, senza problemi.
Questa la sintesi dei fatti riepilogata dall’amico mentre si sta facendo buio e i ragazzi mascherati se ne vanno a casa.
Oggi dovrebbe valere il proverbio :
– A carnevale ogni scherzo vale ! –
Non è mica il giorno di :
– occhio per occhio e dente per dente ! –
Questa è la mia visione per i fatti accaduti e il breve commento all’amico.
Lui deluso come me dal comportamento inaspettato del gruppetto composto da arrabbiati abbestia, si incoraggiano l’un l’altro, hanno subito danni, comprato tre kg di farina, si sono dotati di spruzzini di acqua e … tutti quelli che passano….li conciano da far schifo. Con i vestiti bianchi di farina e i visi sembrano quelli dei pagliacci quando si fanno il cerone, sono davvero buffi, ma ridergli in faccia diventa molto pericoloso.
Mentre svanisce il fumo dei ricordi chiudo il cassetto e davvero non sapevo più se ridere o scappare a gambe levate per non farmi trovare dai loschi figuri.
Me ne stetti lì come un imbecille ad osservare gli adulti ritornati bambini con la determinazione dell’interprete del film di V per Vendetta e ti potevi nascondere solo nella bara.
Decisi che quella festa non era mia, e che spesso ci vuole un po’ di cervello anche per chi non ce l’ha.
Come quando guidi in auto, devi stare attento a te, ma spesso conviene fare attenzione anche a chi hai intorno o proviene dalla parte opposta, perché di briachi a giro ce n’è sempre tanti.


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CARTELLI


pulizia e civiltà
Nella rete ed in giro si trova di tutto, ce sono di spiritosi, di offensivi. Quello che pubblico è stato da me fotografato, è un semplice foglio fotocopiato appeso non ricordo bene dove esattamente, ma in una strada centrale di un comune della Garfagnana con tanto di firma IL SINDACO, non servirà a niente, ma secondo me è un tentativo di modificare un malcostume di inciviltà troppo spesso diffusa anche nel nostro paese.
Ne segnalo invece uno buffo che ho visto presso un orto, al proprietario rubavano ripetutamente un contenitore dell’acqua da 100 litri , da oltre un anno vedo ancora il contenitore con la stessa scritta e…. penso tra me : – ha funzionato! – beh! ora devo dirvi cosa c’è scritto . “- riportalo via imbecille !- ”


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BICICLETTE E CINESI


L’altro giorno ero alla coop e osservavo le offerte di biciclette, mi sorprendevano i prezzi così bassi (erano sicuramente cinesi). E’ scattata la molla dei ricordi….
I ricordi sono una parte di ognuno di noi e rappresentano una ricchezza quando dobbiamo elaborare ragionamenti, meditare, o prendere delle decisioni.
Nei miei ricordi le biciclette cinesi sono associate agli anni 70, ci arrivavano immagini nella televisione di migliaia di cinesi in bicicletta, strade larghissime e da tanti cinesi che c’erano non si vedeva nemmeno l’asfalto.
In Italia avevamo il boom economico e c’era una punta di commiserazione nel vedere tutti i cinesi in bici. Il boom da diversi anni non è più qui, e il popolo cinese in bicicletta ora va in auto come andavamo noi, mentre da quel periodo in poi le biciclette degli italiani sono state usate molto meno.
Gli italiani, dopo il periodo di boom economico potevano sfoggiare auto a profusione, e questo ha determinato un cambio di abitudini, ma anche di comportamenti, da quei periodi abbiamo ereditato l’arroganza di potere tipica dell’automobilista italiano, e non ce ne siamo ancora liberati.
Non ci credete ?
Vi faccio un esempio :
– Quando in estate tento di attraversare le strisce pedonali presso il ponte sul fiume Elsa e osservo attentamente l’automobilista che mi concede di attraversarle (9 su 10 passano veloci e se il pedone mette il piede sulle strisce glielo portano via) spesso mi accorgo che si tratta di uno straniero (sembra che li abbiano educati diversamente, non so)
Mi chiedo :
– ma se uno deve attraversare le strisce pedonali a Castelfiorentino, è proprio necessario che aspetti che un tedesco lo lasci passare ? –
Ora è ben chiaro che l’automobilista non rispetta il pedone figuriamoci se rispetta le biciclette in giro sulla strada…
Se dovessimo ritornare alla bicicletta abbiamo delle situazioni di sicurezza per i ciclisti ?
Sono necessari investimenti strutturali in piste ciclabili, e questo è un dato di fatto.
– Ce lo suggeriscono i fondi CEE (vedi articolo del IL MONDO che fornisco con una scansione anche mal effettuata (scusate, se vi interessa l’originale potete sentire in biblioteca se sono abbonati a tale settimanale)
– Lo chiedono gli stranieri che vengono qua; i ciclisti stranieri si aspettano di trovare maggiori attenzioni, almeno pari a quelle che i loro paesi provenienza riescono ad offrire.
– Sarebbe una molla di sviluppo per l’industria della bicicletta.
Queste opere, come sottolineato dal giornalista de Il Mondo dovrebbero dare impulso all’economia, e in mancanza di meglio (non ci sono altre offerte in giro !) quindi prendiamo le biciclette, testa bassa e …..pedalare!!Immagine


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BANCA DEL TEMPO alcuni esempi in Italia , progetti


BANCA DEL TEMPO
E’ un sogno nel cassetto, da alcuni anni la propongo, senza molta convinzione,

Qui di seguito le notizie finora raccolte in rete a disposizione per consultazioni, chi mi legge batta un colpo se è d’accordo per la sua realizzazione a Castelfiorentino,

ecco le notizie di quanto altri hanno già realizzato :

SACILE. Nuove vie per aiutare i sacilesi a vivere “da cristiani”. È la proposta che arriva dalla parrocchia del Duomo a fronte del fatto che nel momento attuale si affacciano segnali di un bisogno di condivisione, di una nuova, o antica, attenzione a piccoli gesti che rendano più umano e caloroso il nostro vivere.
«Che non significa – si legge sul bollettino parrocchiale Amare distribuito in occasione della Pasqua – necessariamente fare scelte estreme ma mettere nella nostra vita un seme di fraternità imparando con semplicità a dare ed a chiedere». In questo contesto già pronte due iniziative. La prima si chiama “Sos scuola – crescere insieme” e vuol venire incontro a quelle famiglie che, per temporanea difficoltà, non riescono a sostenere il recupero scolastico dei figli. Un gruppo di volenterosi insegnanti, in attività e a riposo, e di studenti ha accettato di dedicare qualche ora del proprio tempo al recupero di bambini della fascia della scuola primaria. Un servizio “su misura”, con regole precise, in cui non viene richiesta alcuna ricompensa in denaro ma solo la disponibilità a ricambiare attraverso piccoli servizi che si rendessero necessari alla comunità, secondo modi e tempi flessibili.
Dunque niente soldi ma un po’ del proprio tempo: un po’ come avviene nelle moderne banche del tempo. La seconda iniziativa si propone di fare della parrocchia un punto di riferimento cui rivolgersi in caso di bisogno essendo poi disponibili a dare creando così una rete solidale. L’obiettivo è di fare della parrocchia «una banca della comunità».
Gli esempi, sottolinea il periodico trimestrale del Duomo, non mancano: ha senso che dieci persone si muovano per portare dieci bambini a catechismo? Oppure a basket, al corso di chitarra o di nuoto? Il mio bambino ha difficoltà in matematica, io non gliela so spiegare però so accorciare i pantaloni e fare un orlo alla gonna… E chissà quanti esempi e quante idee potrebbero nascere ancora con questa iniziativa che vuole essere un modo per conoscersi, valorizzare le proprie capacità e far crescere un senso di comunità.
Gli interessati, sono disponibili a partecipare o semplicemente vogliono saperne di più, possono rivolgersi al parroco, don Graziano De Nardo.

Da Ancona ..

Alla Banca del Tempo possono iscriversi tutti donne e uomini di qualsiasi età, condizione economica e formazione culturale: la solidarietà è reciproca e alla pari. Il tempo è scambiato alla pari qualsiasi sia il servizio offerto; ciascun iscritto ha un proprio conto corrente: il tempo è l’unità di misura dello scambio, ciascun iscritto ha un proprio libretto di assegni e gli scambi si pagano con gli assegni. La segreteria tiene il conto e riporta crediti e debiti sul conto corrente; non si maturano interessi, non c’è scambio di denaro, ma l’unica moneta sono i servizi dati e ricevuti. I servizi vengono misurati in unità di tempo: chi riceve deve poi offrire lo stesso tempo – c’è il vincolo del pareggio.
La banca del tempo serve per soddisfare bisogni materiali ed immateriali, legati all’organizzazione quotidiana della vita delle persone e della famiglia o lo scambio di conoscenze. I beni scambiati possono essere ad esempio: spesa, cucina/stiro, lavanderia, babysitting, relazioni con enti pubblici, lezioni di informatica, di lingua straniera, di fotografia, di arti e trasmissione dei saperi delle persone anziane.
Le banche del tempo consentono di allargare l’aiuto di vicinato oltre la stretta cerchia parentale, favoriscono l’inserimento sociale di persone senza rete di supporto familiare (ad esempio nuove famiglie trasferitesi da altri comuni), danno vita a reti di socialità agendo come “antidoto contro la solitudine”, favoriscono l’interculturalità e i rapporti tra generazioni (ormai giovani e meno giovani si trovano a frequentare ambienti diversi), incoraggiano la crescita dell’autostima individuale.
Le Banche del Tempo esistono in Italia ormai da decenni, ma sono consolidate ed attive in poche realtà territoriali, perché manca una rete stabile di relazioni tra gli associati.

GUIDA PER CREARE UNA BANCA
1) Cos’è la Banca del Tempo
Le Banche del Tempo italiane sono: “libere associazioni tra persone che si auto-organizzano e si scambiano tempo per aiutarsi soprattutto nelle piccole necessità quotidiane”. Diversamente dai L.E.T.S. inglesi, nelle B.T. italiane non avviene scambio di merci o di prestazioni con un valore di mercato valutabile. Sono “luoghi nei quali si recuperano le abitudini ormai perdute di mutuo aiuto tipiche dei rapporti di buon vicinato. Oppure si estende a persone prima sconosciute l’aiuto abituale che ci si scambia tra appartenenti alla stessa famiglia o ai gruppi di amici”.
2) I soggetti promotori
Chiunque può fondare una Banca del Tempo. Bastano poche persone (4, 5 o 6) che, attratte dall’idea e dall’utilità della banca, coinvolgono amici o conoscenti (colleghi di lavoro, genitori di compagni di scuola dei figli, parenti, eccetera) fino ad essere 15 -20 al massimo e costituire così il gruppo promotore della Banca del Tempo. Sulla base dell’esperienza, si consiglia di progettare la banca e sperimentarne il funzionamento per alcuni mesi all’interno del solo gruppo promotore. Si procederà, in seguito, a pubblicizzarla e a cercare l’adesione di nuovi soci. E’ fondamentale che, al momento dell’apertura a nuove persone, la banca possa contare su un gruppo promotore già esperto e, quindi, in grado di aiutare gli altri ad inserirsi. Questa è, forse, la condizione principale affinché la banca duri nel tempo funzionando bene e non subisca traumi se, ad esempio, con l’eventuale ritiro di qualcuno dei soci fondatori. La sperimentazione è importante anche per definire l’organizzazione interna più efficace. A questo proposito si raccomanda di: – semplificare al massimo le attività di conduzione della banca, evitando di incorrere in doppioni e meccanismi burocratici che farebbero perdere inutilmente tempo; – distribuire gli incarichi tra più soci che chiameremo “gruppo di gestione”. E’ bene avere presente che, a parte l’incarico di ognuno, tutti conoscano il sistema di conduzione della banca (è sbagliato che lo sappiano soltanto una o due persone!); – prevedere periodicamente il ricambio dei componenti del gruppo di gestione (scambiando le funzioni, ma anche facendo entrare persone nuove), al fine di evitare contraccolpi nel caso qualcuno decida di ritirarsi. Nell’esperienza ormai consolidata, i soggetti promotori delle Banche del Tempo italiane si confermano essere di quattro tipi: gruppi spontanei di cittadini (spesso amici tra di loro); associazioni già esistenti oppure organizzazioni sindacali; comuni tramite assessorati o singoli uffici e servizi (Settore servizi sociali, Centri Donna, Comitati Pari Opportunità, Uffici Informazione, Centri Anziani, Uffici Tempi della città) *; cooperative sociali e dopolavoro aziendali (creano B.T. chiuse per i loro soci). A proposito di banche promosse dai Comuni, è opportuno adottare i seguenti accorgimenti: – il Comune individui il servizio e l’operatore pubblico al quale affidare l’azione promotrice di una B.T.; – l’operatore coinvolga singole persone, i gruppi, le associazioni del suo territorio e proponga di aderire al progetto per la nascita della banca del tempo. Operi per creare un gruppo promotore composto esclusivamente da singoli individui (ad esempio, non di associazioni in quanto tali) per evitare che nascano problemi nella conduzione, ma soprattutto di far nascere un doppione di quanto esiste già; – l’operatore aiuti il gruppo promotore a far nascere e a sperimentare l’organizzazione della banca (vedi il capo 2 e 3 del presente capitolo); è consigliabile che l’operatore faccia parte del gruppo promotore; – l’operatore aiuti il gruppo promotore nelle fasi di apertura al pubblico e metta a disposizione della banca ormai nata i servizi dei quali ha necessità, come: la sede, il telefono, l’accesso alle fotocopie, possibilmente un computer e una linea di posta elettronica e, eventualmente, le spese di registrazione dello Statuto. A questo punto, la banca è un soggetto autonomo e necessariamente il suo rapporto con il Comune e deve cambiare. Di conseguenza, è opportuno che: – il Comune aderisca alla banca stessa indicando un proprio rappresentante presso di essa (ad esempio nel Direttivo dell’Associazione). E’ consigliabile che, almeno nella prima fase, il suo rappresentante sia l’operatore che ha aiutato la banca a nascere; – il Comune e la banca sottoscrivano un accordo di scambio nel quale sia prevista la restituzione sotto forma di tempo del sostegno che la banca riceve in servizi (vedi al punto 8 della presente Guida).
3) Come creare una Banca del Tempo
Come tutte le altre associazioni, le Banche del Tempo sono regolate da un Atto costitutivo e dallo Statuto. Come previsto dalle leggi nazionali e regionali, essi devono essere registrati (vedi consigli in Documentazione varia a cura di Esperto) * fare Link su I Consigli di un esperto in “Documentazione varia). E’ vivamente consigliato che sia il gruppo promotore a definire Statuto e il conseguente Regolamento, alla fine del periodo di sperimentazione e prima di aprire la banca a nuovi soci. Una buona regola da rispettare, infatti, è che ogni nuovo socio aderisca all’Associazione potendone conoscere fin da subito sia lo Statuto sia il Regolamento che conterranno sia le regole costitutive dell’associazione, sia le modalità per l’adesione (ATTENZIONE: Esempi di Statuti e di Regolamenti sono alla voce “Anagrafe e informazioni sulle Banche del tempo italiane” al titolo Documentazione).
4) La regola costituente
La “regola di fondo che vige in tutte le B.T. è lo scambio”. Sinonimo di reciproca convenienza, lo scambio presuppone, per sua stessa definizione, che i soggetti che entrano in relazione siano attivi. Di conseguenza, diversamente che nel Volontariato (che si regge sul dono di aiuto ai bisognosi di assistenza), “la solidarietà che circola nelle B.T. non è a senso unico. E’ reciproca e alla pari. Il tempo scambiato è misurato in ore e l’ora è di 60 minuti per tutti, indipendentemente dalla professione, dalla classe sociale di appartenenza o dalle condizioni economiche delle singole persone”. In questo senso, le Banche del Tempo realizzano un egualitarismo pressoché perfetto. Le B.T. servono a soddisfare bisogni materiali e bisogni immateriali. Tra i primi, prevalgono quelli legati all’organizzazione quotidiana della vita delle persone e delle famiglie; tra i secondi, il bisogno di compagnia e di allargare la rete delle amicizie. Le banche, infatti, sono luoghi di socializzazione, che favoriscono anche la messa in comune di saperi e conoscenze. L’elenco degli aiuti che vengono scambiati e misurati in ore è molto lungo. Può essere suddiviso in due grandi aree: la prima, la prevalente, è composta dalle prestazioni minute che riguardano lo svolgimento della vita quotidiana (la spesa, la cucina, la lavanderia, le relazioni con gli enti pubblici, i bambini, gli anziani, il tempo libero in compagnia…); la seconda, molto diffusa anche perché favorisce la socializzazione, riguarda lo scambio dei saperi. Cioè, il baratto delle conoscenze che le singole persone possiedono. Questo secondo tipo di scambi mette sullo stesso piano saperi esistenti sul mercato (computer, lingue, pittura, fotografia…) e saperi “fuori mercato”, nel senso che ad essi non è attribuito valore economico. E’ il caso dei saperi delle persone anziane (come si viveva anni fa, i vecchi mestieri, com’era la città…) e delle casalinghe (ricette, ricami, pizzi, stiro…).
5) Chi l’ha inventata
L’invenzione sociale denominata Banca del Tempo è nata dall’intelligenza creatrice di gruppi di donne. La prima, in ordine di tempo, è nata nel 1992, a Parma, per iniziativa della segretaria provinciale della Uil Pensionati. La banca che, però, ha fatto da battistrada per tutte le altre oggi esistenti è stata inventata dalle donne elette nel Consiglio comunale di Sant’Arcangelo di Romagna, con a capo un sindaco donna. Le donne sono, pertanto, l’attore sociale di riferimento di queste associazioni innovative. Infatti, le banche sono nate e nascono di continuo per migliorare la qualità della vita in primo luogo delle donne, alle prese con il problema spesso irrisolvibile della mancanza di tempo. Si può affermare che esse “inventando le Banche del Tempo, hanno creato un luogo solidale a misura della loro fame di tempo e della necessità di fare quadrare il loro bilancio tempo quotidiano che, specialmente per il carico di lavoro famigliare, è sempre in rosso”.
6) Chi ne usufruisce
Chiunque, donna e uomo e di tutte le età può aderire a una Banca del Tempo. La stragrande maggioranza dei soci promotori e aderenti è costituita da donne, ma, dopo la fase iniziale quasi del tutto al femminile, è presente anche una buona quota di uomini che, aderendo, scoprono di poter soddisfare una sfera di bisogni lontani dalla loro cultura. A prevalere tra i soci sono persone che lavorano. In maggioranza si tratta di lavoratrici (dipendenti, autonome e libere professioniste) che trovano in queste associazioni un luogo che permette la compensazione tra il tempo di lavoro professionale e il tempo di lavoro familiare che pesa in primo luogo sulle loro spalle. La contrattazione sindacale, ad esempio, non ha alcun ruolo, né per costituirle, né per organizzarle.
7) L’organizzazione di una Banca del Tempo
L’organizzazione delle B.T., per quanto riguarda gli scambi di tempo e la loro contabilità, è copiata dalle banche vere. Ad esempio: gli scambi si pagano con assegni presi dal libretto in dotazione di ciascun socio; ciascun socio ha un proprio conto corrente sul quale la segreteria della banca segna i crediti (le ore date, cioè gli assegni depositati), sia i debiti (le ore ricevute, cioè gli assegni spesi). Rispetto alle banche vere, un particolare rende alquanto differenti le B.T.: non si maturano interessi sui depositi e neppure si pagano quando si va in rosso, ma c’è il vincolo del pareggio. Chi ritira soltanto, è richiamato con cortesia e comprensione a rientrare, ma se fa il furbo viene, sempre cortesemente, messo alla porta.
Il rapporto con le Istituzioni
Le B.T. funzionano sia nelle grandi sia nelle piccole città e in tutte le parti d’Italia. Ovviamente, se la dimensione della città è molto grande, la B.T. coinvolgerà uno spicchio soltanto di territorio e le persone che gravitano su di esso. Ad esempio: un quartiere, una frazione, una strada, una piazza, una scuola, un centro sociale, un circolo culturale, una parrocchia, un Sert….. Le Banche del Tempo hanno inventato anche un rapporto con le istituzioni differente da quello che di solito intrattengono con le altre associazioni. Esso prevede che l’istituzione (il comune, la scuola…) aderisca alla banca tramite un suo rappresentante. In cambio del sostegno offerto (sede, telefono, accesso al fax, alla fotocopiatrice, a Internet…..), riceverà l’equivalente in tempo sotto forma di piccole prestazioni non continuative da destinare alla comunità (se si tratta di un Comune) oppure ai suoi utenti (se si tratta di una scuola, di un circolo culturale, eccetera). Il vincolo da rispettare è che tali prestazioni non sostituiscano lavoro pubblico e neppure servizi sociali. Le regole di scambio tra banca e istituzione o soggetto sostenitore sono definite in accordi scritti e vincolanti per entrambi i contraenti. A partire dai primi mesi del 1998, le B.T. hanno iniziato anche a diffondersi nelle scuole medie e nelle superiori. Il merito va ad alcune insegnanti che hanno compreso che queste associazioni sono essere un veicolo per l’educazione alla reciproca solidarietà e al valore della comunità. Oltre all’aiuto che i migliori in classe offrono ai meno capaci, grazie ad esse i ragazzi si scambiano soprattutto saperi esterni alla scuola e quasi sempre sono i meno bravi negli studi ad insegnare qualcosa ai migliori. Ad esempio: a nuotare, a suonare la chitarra o il pianoforte oppure a farsi una cultura sulla musica rock. In alcuni casi si sono formati piccoli gruppi di teatranti che offrono i loro spettacoli ad associazioni di adulti e anziani, favorendo in tal modo scambi e relazioni intergenerazionali davvero uniche. A proposito di Istituzioni, va rilevato l’impegno promozionale e di sostegno che alcune Amministrazioni provinciali svolgono da qualche anno per favorire la diffusione delle B.T. nei Comuni del loro territorio. Tra esse, Torino, Milano, Brescia, Cagliari, Napoli, Genova e Biella, oltre a convegni e seminari, hanno organizzato brevi corsi di formazione e hanno sviluppato una costante azione informativa presso i comuni del loro territorio. Torino, Milano e Biella hanno addirittura creato un coordinamento provinciale.
9) Le norme in vigore
Dalla Legge n. 53 “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città ” (G.U. 8 marzo 2000) CAPO VII I TEMPI DELLA CITTA’ Art. 27 – Banche dei tempi
l. Per favorire lo scambio di servizi di vicinato, per facilitare l’utilizzo dei servizi della città e il rapporto con le pubbliche amministrazioni, per favorire l’estensione della solidarietà nelle comunità locali e per incentivare le iniziative di singoli e gruppi di cittadini, associazioni, organizzazioni ed enti che intendano scambiare parte del proprio tempo per impieghi di reciproca solidarietà e interesse, gli enti locali possono sostenere e promuovere la costituzione di associazioni denominate “banche dei tempi”.
2. Gli enti locali, per favorire e sostenere le banche dei tempi, possono disporre a loro favore l’utilizzo di locali e di servizi e organizzare attività di promozione, formazione e informazione. Possono altresì aderire alle banche dei tempi e stipulare con esse accordi che prevedano scambi di tempo da destinare a prestazioni di mutuo aiuto a favore di singoli cittadini o della comunità locale. Tali prestazioni devono essere compatibili con gli scopi statutari delle banche dei tempi e non devono costituire modalità di esercizio delle attività istituzionali degli enti locali.

Le leggi regionali
Le leggi regionali d’interesse della banche del tempo sono:
le leggi di sostegno e promozione dell’Associazionismo;
le leggi applicative della Legge di Riforma degli Enti locali (n. 142/1990 e successive modificazioni) che, al capo III, prevede il sostegno e la promozione della libera associazione dei cittadini.
In merito a questo argomento, alcuni spunti utili si ritrovano sulla Relazione “Una legge tira l’altra” svolta da Adele grisendi alla IV Conferenza nazionale delle Banche del Tempo/Milano, maggio 2000 (* fare link sulla relazione che si trova in Documentazione utile)

CONSIGLI UTILI
L’Assicurazione
Le polizze relative alle Banche del Tempo, coprono i danni a persone e cose. La procedura per la stipula è, semplificando, la seguente: l’associazione banca prende i contatti con l’assicurazione prescelta;l’associazione perfeziona un accordo generale con l’assicurazione in cui sono stabiliti: i danni coperti; l’importo individuale della polizza (cioè il costo per ogni socio, che di solito si aggira sui 15, 20 euro); il numero e i nominativi dei soci da assicurare all’atto della stipula; la cadenza periodica per la comunicazione dei nuovi soci e di quelli che si sono ritirati (trimestrale, semestrale, annuale o altro). La responsabilità dell’eventuale danno è individuale. Ne consegue che la denuncia del danno e la successiva liquidazione, sono a carico dei singoli soci che, pertanto, sono chiamati, sotto la loro responsabilità, a firmare la polizza quadro che la banca ha concordato a loro copertura. La banca non assume nessuna responsabilità o competenza circa i danni provocati, nonché in merito all’eventuale inadeguatezza della liquidazione.
Come farla conoscere, ovvero la comunicazione esterna della banca
Il primo consiglio è seguire il metodo indicato dai geografi del tempo (gli architetti esperti di riorganizzazione temporale delle città). E’ opportuno che il gruppo promotore si riunisca per la mappa del vostro territorio nel senso di individuare: i luoghi di aggregazione nella città (non mi riferisco ad altre associazioni, ma ad es.a biblioteche, gruppi di lettura, cooperative sociali, corsi di preparazione al parto, parrocchie…); i luoghi più frequentati, quali: le palestre, le parrucchiere, le scuole materne e gli asili, i supermercati, i centri estetici, gli alberghi, gli studi medici, eccetera; le bacheche pubbliche: del comune, della Asl, dell’Informagiovani, della parrocchia, del centro commerciale, dei sindacati…. Poi, organizzate piccoli incontri promozionali; evitate le assemblee pubbliche o le iniziative tipo convegni o conferenze. Distribuite ovunque volantini dove siano indicati: la sede della banca, il telefono e a che ora vi si può trovare.
La strategia comunicativa più valida è quella di sempre:
a) coinvolgere la rete di amicizie e di relazioni famigliari. Proprio questo, nelle esperienze di banche più attive, è il bacino nel quale di solito si pesca per allargare il numero dei soci promotori fino al numero di 12-15-18 e per sperimentare nel gruppo ristretto il meccanismo degli scambi;
b) per la pubblicità iniziale, meglio depliant, locandine, volantini da distribuire in più fasi; sono molto più efficaci dei convegni di presentazione o di inaugurazione che, di solito, raggiungono poche persone.
c) una volta che la banca sia avviata, meglio privilegiare gli incontri e la comunicazione mirata su gruppi, aree territoriali, luoghi di incontro, categorie sociali; d) utilizzare le bacheche pubbliche e gli strumenti pubblici di informazione esistenti (es.giornale e guida del comune, della Asl, della Provincia) e gestione di un piccolo spazio nelle sagre, fiere, mostre, feste del patrono;
d) chiedere esposizione del volantino nei luoghi privati e molto frequentati (centri commerciali, parrucchiere, barbieri, lavanderie, librerie, edicole, negozi di telefonini e materiali tecnologici, cooperative sociali, centri sociali….);
e) chiedere accesso a radio e tv locali; ricercare spazio sugli strumenti locali di informazione (pagine locali di quotidiani, guide turistiche, calendari; oppure giornale della Parrocchia, dei sindacati).
Naturalmente, il più formidabile ed essenziale mezzo di comunicazione è il sempre buono, anche se vecchio, passaparola altrimenti chiamato tamtam. Un ulteriore consiglio è di promuovere la banca nelle scuole, utilizzando la disponibilità anche di un/a solo/a insegnante. E cercate un rapporto con i sindacati territoriali e di luogo di lavoro. Contrariamente a quanto si dice in giro, la maggior parte di aderenti alle Banche del Tempo non sono le pensionate e i pensionati, bensì chi ha un lavoro, dipendente e autonomo, più molti liberi professionisti. Proprio ad essi il tempo a disposizione non basta mai. Pertanto, è importante arrivare fino a loro: negli uffici e nelle fabbriche, nei servizi e negli studi professionali. Il sindacato è senza dubbio un veicolo importante per la circolazione di materiale informativo e promozionale. Infine, è utile informarsi sulle persone sole e sui nuclei famigliari arrivati nel vostro comune o nel vostro quartiere e mandare una lettera di benvenuto e di invito presso la banca con il telefono dello sportello o di un socio al quale rivolgersi. E, magari, allegare un assegno di un’ora in regalo, tanto per provare l’utilità della banca. E’ probabile che vi ringrazieranno e aderiranno in tante/i con entusiasmo.

La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

Racconti ondivaghi che alla fine parlano sempre di amore

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Cronache dai più assurdi colloqui di lavoro

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Il giornale di Gaia per Gaia. Evoluzione equilibrata di intuizione e razionalità.

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Diari BDSM e fantasie Cyberpunk di un'italiana in Canada

Asini a Prata

Asini a Prata a.s.d.

Silia

immagina una lunga strada che non sai dove ti condurrà

Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)

L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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