LA COPERTA


La coperta

Quando si scrive per fare chiarezza, se non ci si spiega molto bene con molta probabilità si alimenta solo confusione.

L’intento di questo articolo è di spiegare quello che abbiamo in termini di tasse imposte tributi.

Ci hanno provato in tanti, e dalla nascita dello Stato Italiano è sempre stato un continuo aggiungere, senza mai togliere.

Anche se le classificazioni le avevo studiate a scuola, solo con la pratica riesci a capire le differenze.

Il primo e lontano ricordo risale al cicerone.

– Prendimi un cicerone! – mi disse l’impiegata anziana al termine del lavoro di battitura del contratto. Nella rubrica cartonata, dopo i francobolli il titolare della ditta aveva raggruppato ciceroni di vari colori e valori.

Il cicerone era il nome convenzionale della marca da bollo da applicare sui contratti. Si trattava di un francobollo con l’immagine di Cicerone e conferiva ai fogli protocollo uso bollo una connotazione di sobrietà.

Il bollo, le marche da bollo sono La “marca da bollo” è una carta-valore, in pratica un francobollo da annullare per convalidarne l’uso inventato nel ‘700 per tassare vari prodotti (la più tipica è l’adesivo dei tabacchi) od a contribuire alle spese relative a certi atti pubblici. Fu introdotta in Italia fin dal 1863 (l’impalcatura amministrativa del Regno fu poi sancita nel 1865, quindi due anni dopo!) come pagamento per la convalida di atti e documenti pubblici (ad esempio: domande che comportavano l’emissione di atti amministrativi quale una licenza di commercio, un passaporto – od il rinnovo di questi, atti notarili, dichiarazioni, certificazioni, ecc.).

Proprio per questo oltre a differenziasi per importo si dividono anche in categorie, i principali essendo “Atti amministrativi” ed “Atti giudiziari”

Dal giugno del 2005 al settembre 2007 le marche da bollo tradizionali sono stati affiancate da contrassegni di tipo autoadesivo, rilasciati per via telematica dall’Agenzia delle Entrate nei punti di rivendita, in genere i tabaccai.

Ovviamente è solo la oculata scelta fatta dall’UCAS (Ufficio Complicazioni Affari Semplici) che anche con la nuova procedura si debba specificare il tipo di MARCA, ma almeno il tipo dovrebbe essere spiegato nelle istruzioni delle varie documentazioni da presentare… il guaio è che quasi mai (capita a tutti) abbiamo la pazienza di leggere sino in fondo, leggiamo “marca da bollo da ..” e non guardiamo mai il tipo.

Il guaio è che se la marca è di importo esatto, ma di tipo sbagliato inizia un processo di regolarizzazione che – oltre a comportare un costo elevato – blocca l’iter in attesa della regolarizzazione, in caso di presentazione della domanda.

Probabilmente è peggio con le marche da attaccare ai documenti in sede di rilascio, qualcuno potrebbe ritenerli non validi.

Sappiamo che lo Stato ricorre ad entrate, sia di natura pubblica sia di natura privata, per far fronte alla proprie finalità istituzionali (esigenze di spesa e intervento nell’economia), garantendo così a tutti i soggetti la fruizione di determinati servizi essenziali, quali ad esempio l’istruzione, l’assistenza sanitaria, i trasporti, l’ordine pubblico ecc.

La stragrande maggioranza di queste entrate è di natura fiscale, ossia è conseguita attraverso l’istituzione, l’imposizione e la riscossione dei tributi.

I tributi sono prestazioni patrimoniali coattive, di regola pecuniarie, stabilite dallo Stato – in forza della propria sovranità – con legge o con atti ad essa equiparati (decreti leggi e decreti legislativi).

Ciò detto, è necessario evidenziare che i tributi si differenziano tra loro a seconda del presupposto (ovvero della situazione, del fatto o dell’evento, comunque lo si voglia chiamare) a cui la legge ricollega la loro nascita. I fatti che determinano il sorgere dell’obbligazione tributaria sono tra loro molto diversi, anche se tutti sono suscettibili di valutazione economica.

Nel linguaggio corrente i termini tassa, contributo e imposta vengono spesso utilizzati in modo equivalente, ma in realtà, in sede giuridica, tali espressioni individuano tributi tra loro molto diversi. Vediamoli di seguito nei loro elementi essenziali.

La tassa è un tributo che il singolo soggetto è tenuto a versare in relazione ad un’utilità che egli trae dallo svolgimento di un’attività statale e/o dalla prestazione di un servizio pubblico (attività giurisdizionale o amministrativa) resi a sua richiesta e caratterizzati dalla “divisibilità”, cioè dalla possibilità di essere forniti a un singolo soggetto.

In sostanza è una prestazione patrimoniale dovuta in relazione all’espletamento di un servizio svolto su espressa richiesta del soggetto contribuente.

A titolo esemplificativo si possono menzionare la tassa per la raccolta dei rifiuti, la tassa scolastica, la tassa sulle concessioni governative, la tassa per l’occupazione di spazi e arre pubbliche ecc.

La tassa non deve essere confusa con le tariffe versate dall’utente per la fruizione di determinati servizi pubblici quali, ad esempio, il trasporto ferroviario, il servizio postale e telefonico, le forniture dei gas, elettricità e acqua e così via; in questi casi, infatti, si è di fronte a veri e propri corrispettivi (prezzo) di natura contrattuale e non legale, mentre la tassa è un tributo e, come tale, può essere stabilita solo con legge.

L’imposta si caratterizza per il fatto che il suo presupposto – evento valutabile economicamente – è realizzato dal soggetto passivo e non presenta alcuna relazione con lo svolgimento da parte dell’Ente pubblico di una particolare attività o di un servizio.

Così, ad esempio, è l’operaio, e /o il dirigente che, prestando la loro attività alle dipendenze di un’impresa, pongono in essere il presupposto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, ovvero, facendo un altro esempio, è l’imprenditore che svolgendo un’attività produttiva realizza personalmente il fatto (attività d’impresa) dal quale deriva l’obbligazione d’imposta.

Ancora, chi è il proprietario di un immobile, e quindi è titolare di un bene che produce un reddito (rendita fondiaria o canone di locazione), è soggetto all’imposta sul reddito delle persone fisiche (salvo che l’immobile non sia configurabile come abitazione principale) e all’imposta comunale sugli immobili (ICI). L’imposta può presentare caratteristiche diverse a seconda degli eventi economici che ne impongono l’applicazione e conseguentemente può essere suscettibile di differenti classificazioni (dirette e indirette, generali o speciali, personali o reali, proporzionali, progressive e regressive ecc.).

Nel linguaggio quotidiano ci capita di parlare indifferentemente di tasse e imposte, volendo indicare genericamente dei tributi che siamo obbligati a versare all’erario.

Non tutti sanno esattamente la differenza tra tassa e imposta: proveremo a spiegarla in maniera molto semplice.

La tassa è un tributo che è sempre collegato ad una determinata prestazione offerta dallo Stato ed ha come presupposto la richiesta, o almeno la fruizione, di questa specifica prestazione. Ad esempio esistono le tasse scolastiche, la tassa di concessione governativa, la tassa per l’occupazione di suolo pubblico, etc. Il contribuente è obbligato a versare una certa somma in corrispondenza di quello specifico servizio.

Le imposte invece non hanno questo presupposto e non sono direttamente collegate ad un servizio corrisposto dalla Pubblica Amministrazione.

Soprattutto, il soggetto le subisce passivamente in virtù non di un servizio pubblico, ma di una situazione patrimoniale personale.

Le imposte si suddividono ulteriormente in imposte dirette quando colpiscono la ricchezza nel momento in cui viene prodotta (IRPEF, redditi da capitale) e indirette quando colpiscono la ricchezza nel momento in cui viene spesa o consumata.

Ora dopo questa lunga introduzione, voglio aggiungere una esperienza personale, in quanto socio di una associazione senza fini di lucro.

Lo scorso anno e nei primi mesi del 2017 abbiamo organizzato eventi culturali legati alla valorizzazione del nostro territorio, presenti storici e letterati, abbiamo fatto conoscere ai presenti certi luoghi poco conosciuti. Al termine insegnanti del locale istituto alberghiero con gli allievi hanno effettuato la somministrazione di alimenti.

Ci è arrivato da pagare una cifra dalla Asl, che ci parifica ad una azienda di somministrazione alimenti, quando in realtà la nostra attività è stata un evento occasionale.

In pratica ci hanno appiccicato un cicerone da 38 euro solo per dire che la Asl sa che verranno somministrati alimenti. Sono quelle cose che si devono pagare e basta e non si riesce a capire perché.

Ma se succede qualcosa e qualcuno si sente male? Ho capito, va bene, ma non è che se ho pagato la tassa alla Asl questo è un parafulmine e mi tutela come l’assicurazione grandi rischi, come al solito, è una coperta troppo corta.

Le regole sono cambiate, e per certi versi non sono cambiate in meglio. Un altro ricordo mi risuona, è il compleanno della figlia all’interno della scuola materna. I genitori oltre venti anni fa potevano partecipare al pranzo con i bambini, fare delle foto ai ragazzi, portare la torta per tutti, una festa aperta, un momento di svago. Tutto cambiato, ora non si può portare niente a scuola e non va bene nemmeno i prodotti con lo scontrino del pasticciere, ci vuole roba confezionata. Le fotografie non scherziamo, è diventata una cosa pericolosa a causa della privacy. Sembra ci sia coinvolto anche wikileaks. No via, scherzo.

Mi chiedo cosa può essere accaduto. Sarà venuto un corpo sciolto a qualcuno e ha sporto denuncia ?

Tributi tasse imposte sono tanto aumentate nel tempo senza che nessuno sia titolato a dire la parola : “basta”.

Ognuna è correlata a una struttura che l’ha ideata, progettata, per portare denaro alla pubblica amministrazione, con preciso riferimento al proprio capannello.

Con l’assommarsi di balzelli di ogni genere, anche quando il capannello non esiste più, spesso rimane la tassa che lo alimentava, infatti chi si può permettere di togliere tasse desuete?

Siccome anche togliere le tasse comporta lavoro, ecco che … è più semplice lasciarle!

Questa è la storia, può darsi arrivino tanti esperti a smentirla, ma la percezione dei cittadini è precisa, fin troppo.

Un esempio ? Non molti anni fa gli oneri di urbanizzazione di una villetta ammontavano a quasi 40.000 euro e poi la villetta avevano da farla… Non mi pare bassa la cifra da versare nelle casse delle amministrazioni locali.

Quando fa freddo e abbiamo una coperta corta da qualche parte ci si scopre e si prende freddo.

Dobbiamo conoscere i limiti di uno stato che impone gabelle.

Le imposizioni di balzelli che alimentano uffici inutili sono inutili a loro volta.

Qualcuno ha pensato a un censimento delle imposte e tasse e chi potrebbe effettuarlo ?

Pensiamoci, e grazie per il tempo dedicato a questa mia riflessione.

Fonti :

http://www.simone.it/economia/sos/19.htm

http://www.infoconsumatori.com/differenza-tra-tassa-e-imposta.htm

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SENZA BIGLIETTO


biglietto-da-visita

SENZA BIGLIETTO

Sono passati quasi venti anni dal primo corso di informatica. Lo chiamavano così l’approccio alla rete, alla navigazione internet a 4800 k/sec, i primi browser, la posta elettronica di Eudora, bei ricordi.
Non esistevano, o erano molto rari gli esperti di database, web editor, web marketing, programmatori html ecc.
A quei tempi c’erano i bigliettini da visita. Dovevi averne uno colorato, la grafica era fondamentale, pochi dati ma essenziali, guai a non avere il cellulare, la mail non tutti ce l’avevano.
La cosa migliore avere qualcosa che lo differenziava, come alcune parti lucide o dei forellini a formare il logo di un’immagine o un disegno in rilievo ; allora quella era un perla e rappresentava valore aggiunto.
C’era chi si faceva anche mettere la foto e allora lo avrei mandato dallo psicologo.
In generale si preferiva vedere la gente in faccia, ascoltarsi, piacersi e finalmente stringersi calorosamente la mano.
Ne è passata di acqua sotto a ponti.
Sono qui.
Con un sito internet a presentare docenti con idee nuove e meno nuove, a dare opportunità a giovani e meno giovani, contattare agenzie formative con i loro enormi bacini di utenze.
Sono senza biglietto, non l’ho proprio fatto, ma sto comunque navigando anzi se mi state leggendo anche voi ci incontreremo.
Possiamo farlo.
Anzi, come dice un mio amico blogger :
– celapossiamofare –

GRU


gru

 

 
GRU

Le alte torri metalliche sembravano ghermire gli immobili della città.
Si poteva tentare di contarle, ma erano troppe.
Erano gli anni del boom edilizio.
Se ci fosse stato materiale meno costoso della sabbia, l’avrebbero usato.
Il lavoro c’era per tutti e faceva percepire sicurezza.
Italiani e giapponesi, i grandi risparmiatori (forse perché avevano perso la guerra ?)
I risparmi spesso convogliati verso l’acquisto di case di proprietà alimentavano il mercato immobiliare.
I mostri d’acciaio protesi a convogliare cemento nei posti giusti rappresentavano l’indice di operosità di un territorio.
Se c’erano gru, voleva dire che c’era lavoro e quindi benessere.
Le gru non hanno avuto molti figli.
Mentre crescevano palazzi in ogni direzione le gru sono quasi scomparse.
Un animale in via di estinzione.
Ci pervade un po’ di nostalgia per quei momenti di intense attività immobiliari.
Vorremmo ritornare a quel benessere diffuso.
Come ha potuto il prodotto di quelle gru elargire tanto benessere ?
Cosa ci è rimasto adesso ?
Nessuno nutre ora le poche gru rimaste.
Quei pilastri di metallo non sputeranno più grandi quantità di cemento sul nostro pianeta.
Sono solo riflessioni alla ricerca di crescite alternative, senza ….gru !

Orto nel campo


Sottotitolo: “più frittata per tutti!” Oggi è una giornata speciale: ho raccolto i miei primi 3 kg di zucchine. Mi sento come Paperon de Paperoni quando nel Kloendike scavava con le unghie la sua prima tonnellata d’oro. E ieri è stato altrettanto speciale perchè ho ricevuto l’ispezione dell’amico Roberto Francalanci, maestro di orto e […]

via L’Uomo Del Monte ha detto: “Si!” — joseph pastore maker

LATTAIO


lattaio

IMG DAL WEB

IL LATTAIO

Agenore aveva capito che il lavoro dei campi era troppo duro e non costituiva una adeguata fonte di reddito per la famiglia.
Provò, come ultimo tentativo, a vendere direttamente il latte delle mucche. Cominciò con il latte delle sue mucche, poi anche di altri contadini disposti a cedere parte della produzione in eccesso.
Olga, la moglie aveva il suo da fare a casa vacche, galline e conigli, la casa, i figli, la cucina ;
non poteva dargli grande aiuto.
Il travaso dai contenitori metallici alle bottiglie era il momento più delicato, guai a sprecarne anche una goccia !
Una volta preparate le casse delle bottiglie via ad effettuare le consegne.
Il latte fresco appena munto formava delle macchie gialle come se fosse brodo. Si trattava del grasso che lentamente si spostava verso la superficie. Il latte, generoso di bianco, morbido, naturale, invogliante alla sete diffondeva nell’aria un profumo intenso, penetrante come alla nursery del reparto neonatale.
Per effettuare le consegne a tutti i clienti erano necessarie diverse uscite e rientri a casa, riportare i vuoti e riempirli di nuovo.
Non è facile cambiare le abitudini. Agenore comprese questo a sue spese. Anche le piccole cose, le più insignificanti, come quella delle bottiglie di latte.
Ogni famiglia aveva le sue bottiglie e non voleva separarsi dalla propria, con il vetro verde o rosso che fosse e pretendeva di usare sempre quelle. Queste richieste gli complicavano il lavoro.
Non fu facile imporre uno standard sulla misura e colore delle bottiglie. Alla fine ci riuscì.
Il lattaio girava per le case, di buon mattino, per lasciare le bottiglie di latte e ritirare i vuoti.
Il latte fresco veniva bollito e solo il primo giorno qualcuno dei suoi clienti lo beveva fresco. La paura che il latte potesse essere contaminato svaniva con una bollitura. Certe massaie però lo bollivano anche più volte.
Il latte di Agenore era di provenienza ben nota, c’era un rapporto con i produttori basato su una piena fiducia.
Poi come si poteva non avere fiducia in Agenore, quell’omone alto con naso aquilino e orecchie a sventola, guance colorite, le dita gonfie di stanchezza.
Era tanto robusto che una volta sulla bicicletta i compaesani si chiedevano di che marca fosse per resistere a lui e alle bottiglie di latte.
La spiegazione erano le ruote rinforzate tipiche dei piccoli motorini del tipo “cucciolo” degli anni ’30 del 1900 e il telaio con robuste saldature per la cassa delle bottiglie di latte.
Dalla vita dei campi dall’alba al tramonto a girellare tra consegne e paese con bottiglie di latte sembrò dapprima un divertimento.
La salute era migliorata e una fastidiosa malattia respiratoria era sparita quasi completamente.
La fonte di guadagno dalla vendita di latte con consegna porta a porta non risultò molto elevata.
Ci volle un po’ di tempo per capirlo. I primi tempi pensava di avere pochi clienti, e che dovesse incrementarli.
Anche con questi accorgimenti il denaro che entrava in casa non era sufficiente e i lavoratori a opra guadagnavano cifre più dignitose con molti meno problemi.
In certe famiglie aleggiava lo spettro della povertà e non riuscivano nemmeno a pagare il lattaio.
Percorreva i luoghi in cui era nato, ogni giorno, tra quelle campagne con erbe e fiori diversi in ogni stagione, i profumi, i colori, i silenzi del mattino. Tutto ciò dava ad Agenore un senso di completezza, come se si sentisse parte attiva in quella umile realtà contadina.
I ritiri del latte li effettuava la mattina presto, appena munto dalle vacche delle stalle vicine.
Appena ritirato provvedeva a portarlo a casa dove poi lo imbottigliava e ripartiva per le consegne.
Agenore negli anni ebbe modo di conoscere molte persone e farsi tanti amici.
Lui distribuiva quell’alimento buono e naturale e poi se crescevano bene i vitelli poteva far male alle persone ?
Sentiva di lavorare per far star bene i suoi compaesani.
I bambini dei Rossetti, la casa di contadini sulla collina appena fuori del paese gli correvano incontro con le bottiglie vuote per evitargli di far la salita con la bicicletta fino a casa. Certe volte gli portavano un po’ di uva secca o noci, ma lui era contento anche solo a vederli.
I loro sorrisi gli ripagavano la fatica di pedalare in ogni stagione.
Curvo sul velocipede nero antico con un berretto di feltro, e quando pioveva forte non era abbastanza.
Si era sparsa la terribile fama di far sparire i ciucci con la scusa che gli  era appena nato un vitellino e che per poter mungere la  mamma mucca e non far piangere il cucciolo doveva dargli il succhiotto,  la storiella  era un valido aiuto per le mamme che eliminavano il vizio senza prendersi grandi responsabilità.
La sua era una attività che oggi definiremmo «dal produttore al consumatore, a km zero»
Poteva continuare solo se si ingrandiva, se diventava un vero e proprio commercio, con bottega, contenitori del latte.
Negli anni a venire sarebbero sorte le latterie, con punti di raccolta di grosse quantità di latte e distribuzione diretta simile alla mescita dei vini.
Tutto bene fino alla registrazione del marchio Tetra Pak nel 1950, e il suo nome lo deve al fatto che fu per la prima volta un latte a forma di tetraedro; il primo tetra pak fu realizzato a Stoccolma nel 1953 su idea di un certo Erik Wallemberg. In Italia arrivò sul finire degli anni Sessanta.
Agenore terminò l’attività di lattaio oltre trenta anni prima del tetrapak che di fatto scrisse la fine dei lattai, anche quelli con tanto di negozio.
I più ostinati hanno continuato l’attività fino agli anni ’80, ma era una lotta persa in partenza.
Tutta la storia su latte è da riscrivere.
Se Agenore fosse qui, di sicuro strabuzzerebbe gli occhi al solo prendere atto degli studi sulla tossicità del latte, lo studio Americano di Colin Campbell  “The China Study” lo conferma, il latte e’ responsabile di molte patologie dell’uomo.
Di sicuro le mucche non subivano le cure e i trattamenti effettuati negli allevamenti intensivi che ci mostrano nei documentari di agricoltura e allevamento.
I latte , la buona fonte di calcio, tante proteine, belle immagini di un fluido bianchissimo rimane una favola delle agenzie pubblicitarie che ci disegnano un prodotto che nella pratica non esiste più. Viene ora definito un fluido malsano proveniente da animali malati trattati farmacologicamente, oltre ad essere naturalmente ricco di ormoni non utili alla natura umana.
Questo alimento, assieme all’uso di latticini, concorrono decisamente ai tumore della prostata, del seno, dei  fibromi vaginali, del cancro sul collo dell’utero, ecc.,  in quanto il latte e’ un “alimento ormonico “ricco di progesterone, estrogeno, ecc., nonché fortemente acidificante.
Certi studiosi hanno tentato di risolvere ogni problema con il latte di soia, ma è risultato un sforzo vano. La soia un secolo fa era un prodotto industriale e ora è coltivato in 72 milioni di acri; viene utilizzato per l’alimentazione animale, una parte per produrre grassi e olio vegetale. Di recente la soia è stata camuffata come cibo miracoloso per la new age vegana.
La soia non è solo priva di proteine complete, ma contiene composti che bloccano l’assorbimento di proteine, zinco e ferro. La giustificazione per introdurre soia nella alimentazione infantile e quelle di ridurre grassi. I grassi contengono molti nutrienti vitali per crescita e sviluppo normali.
Privare i bambini dei grassi è un crimine.
La soia non è mai servita come alimento fino alla scoperta delle tecniche di fermentazione.
I vegetariani che consumano tofu e caglio di fagioli di soia come sostituti della carne e dei prodotti caseari rischiano di provocare una grave carenza di minerali.
Fin dalla fine degli anni ’50 si sa che i sostituti del latte a base di soia contengono agenti che contrastano le funzioni della tiroide. I neonati a cui vengono dati preparati a base di soia sono particolarmente predisposti a sviluppare malattie della tiroide relative alle funzioni del sistema immunitario.
Fior di scienziati foraggiati da aziende plurimiliardarie si ergono a difensori di questa sostanza e dei suoi derivati.
Fra tante teorie mi piace segnalarne una significativa : il Dr. Claude Hughes, direttore del Women’s Health Center al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles dichiara: “La mia attenta opinione professionale è che ha più senso non esporre inutilmente il vostro neonato a questi preparati”, E aggiunge: “Mentre l’allattamento al seno è di gran lunga preferibile, le madri che non allattano al seno dovrebbero utilizzare preparati a base di latte e considerare quelli a base di soia come ultima risorsa.”
I derivati della soia poi sembrano essere i più pericolosi : gli isoflavoni, i fitoestrogeni, gli inibitori della proteasi, l’acido fitico, la lecitina di soia (o emaglutina), le nitrosammine e la misteriosa tossina della soia sono tutte sostanze dalle quali è meglio stare lontani.
Quando i nutrizionisti lanciano i loro appelli del tipo :
– mangiate questo che fa bene o non mangiate quest’altro perché fa male – sorge il dubbio che tante regole e consigli abbiano delle motivazioni di tipo economico più che scientifico.
Troppe volte il razionale e la rete del profitto riduzionista ha spinto i consumi verso prodotti che poco hanno a che vedere con la salute. Occorre ripensare la scienza della nutrizione.
Viene da chiedersi, pensando anche ad Agenore che tutto sommato fece bene a smettere di portare il latte nelle case e farsi assumere in una grande azienda manifatturiera, poco avrebbe potuto contro le nascenti lobbies del latte in polvere.
Ognuno la sua epoca, qual è la nostra ? Chi è l’Agenore di turno adesso ?

GOCCE GEMELLE


gocce

img dal web

GOCCE GEMELLE

Siamo come delle gocce, e prima di diventarlo davvero, magari c’è voluto anche tanto tempo.
Dall’unione di tante gocce si formano acque fresche pronte a dissetare i bisognosi, acque che lavano, purificano, irrigano, detergono.
Poi altre gocce si fanno prendere dalla fretta, spinte da eventi che non possono controllare, seguono canali impetuosi, provocando danni incalcolabili.
Mi sono trovato, goccia nel mio paese, a riunirmi ad altre gemelle e ancora altre venute da lontano, ed è stato bellissimo quando ho scoperto che certe gocce sono intelligenti, disponibili, ma soprattutto si forma empatia fra le stesse.
Un’introduzione forse fuori luogo per parlare di gemellaggio tra paesi, un’attività che può sembrare marginale, ma che per pochi giorni, nel mio paese ha impegnato molti amici.
Ci siamo trovati a ricambiare l’ospitalità del viaggio effettuato in Marzo, in Francia, nella città alsaziana di Guebwiler, e liberati da ogni dosatore e senza pensare a quanto avessimo ricevuto, ci siamo preoccupati di dare informazioni, indicazioni, guidarli alle eccellenze del nostro patrimonio artistico, le nostre attività produttive, la gastronomia, la cucina, l’economia.
Sono rimasti molto contenti, ce lo hanno confermato nell’assaggiare i prodotti della cucina toscana, o ammirare i paesaggi della campagna toscana, le ville, i castelli, le chiese, i musei, i prodotti dell’industria locale.
Molte sono state le domande, da queste è emerso il confronto, quando ci si confronta si possono apprezzare percorsi diversi dal nostro se conducono a soluzioni migliori.
Un componente del gruppo francese spesso si animava di un mantra :
– non esistono problemi, esistono soluzioni ! –
Abbiamo confrontato le caratteristiche e peculiarità dei due paesi come i ragazzi quando confrontano le collezioni di figurine e riescono a completarle con gli scambi.
Come se ognuno dei due paesi avesse dovuto ultimare un enorme puzzle senza conoscere il disegno definitivo.
Il fatto di conoscere ed apprezzare altre culture non ci deve distogliere dal dimenticare la nostra identità.
Su questa prima di tutto occorre riflettere.
Allora prima di pensare quello che ci divide (e mi riferisco a idee politiche, razziali, antipatie personali) occorre mettere in campo ciò che unisce.
Solo quando queste barriere saranno abbattute si potrà parlare, confrontarsi e allora le gocce potranno unirsi ancora e formare un’acqua dissetante e corroborante.

GOUTTES JUMEAUX

Nous sommes comme des gouttes, et avant de devenir vraiment, peut-être il faut trop de temps.
Beaucoup de gouttes sont formées par l’union de l’eau fraîche prête à étancher les nécessiteux, lavage à l’eau, nettoyer, rincer, nettoyer.
Ensuite, plus de gouttes se hâter, entraînée par des événements qu’ils ne peuvent contrôler, suivre les canaux impétueux, causant des dommages incalculables.
Je me suis retrouvé, goutte dans mon pays, de se réunir avec d’autres jumeaux, et d’autres encore viennent de loin, et il était beau quand je découvre que certaines gouttes sont intelligents, disponibles, mais surtout il forme l’empathie entre eux.
Présentation peut-être sur place pour parler de jumelage entre les pays, une activité qui peut sembler marginal, mais pour quelques jours, dans mon pays, a commis beaucoup d’amis.
Nous avons dû redonner l’hospitalité du voyage en France, q’on a fait dan le mois de Mars, dans la ville alsacienne Guebwiler, et se débarrasser de tous les doseurs, et sans penser à ce que nous avions reçu, nous étions inquiets de donner des informations, les directions, les guider à l’excellence de notre patrimoine artistique, nos activités de fabrication, la gastronomie, la cuisine, l’économie.
Ils étaient très heureux, nous avons confirmé dans l’échantillonnage des produits de la cuisine toscane, ou admirer les paysages de la campagne toscane, villas, châteaux, églises, musées, produits de l’industrie locale.
Il y avait beaucoup de questions, il est ressorti de ces comparaisons, lorsqu’ils sont confrontés, vous pouvez apprécier des chemins différents de notre si elles conduisent à de meilleures solutions.
Un membre du groupe français souvent animé par un mantra:
– Il n’y a pas de problèmes, il y a des solutions! –
Nous avons comparé les caractéristiques et les particularités des deux pays que les garçons lorsque l’on compare les collections de figurines et parviennent à les compléter avec les échanges.
Comme si chacun des deux pays avaient dû remplir un énorme puzzle sans savoir la conception finale.
Le fait de connaître et d’apprécier d’autres cultures ne doivent pas nous empêcher d’oublier notre identité.
Sur ce premier de tous, il doit refléter.
Donc, avant de penser à ce qui nous divise (et je me réfère à la politique, la race, aversions personnelles) doivent être mis en place ce qui unit.
Seulement lorsque ces obstacles seront démolis vous pouvez parler, discuter, et puis le gouttes à nouveau et se rejoignent pour former une trempe à l’eau et vivifiant.

ALSAZIA


strasburgo

Alsazia

Un viaggio inaspettato, dopo venticinque anni senza esercizi linguistici di francese, senza troppe aspettative. Mi sono catapultato nell’avventura con l’energia e la curiosità dell’esploratore .
Non è stato facile mettere tutti d’accordo, comitati di gemellaggio, famiglie ospitanti, direzione scolastica, strutture ricettive, uffici comunali, azienda di noleggio bus, insegnanti. E finalmente giovani studenti del locale istituto alberghiero con gli insegnanti e uno sparuto gruppo di cittadini, ha animato un grande autobus bianco da turismo da sessantadue posti. La grande caravella diretta a svelare un piacevole ambiente francese a confine con la Germania, sconosciuto alla stragrande maggioranza degli estimatori delle terre francesi.
Inutile elencare luoghi stupendi tappezzati da chilometriche distese di vigneti e le irte montagne dei Vosgi affacciate sulla pianura; sembrano essere lì solo per proteggere le coltivazioni dai venti nordici.
Da Guebwiller sono partite le escursioni per Colmar, Strasburgo, Orbey , Lapoutropie, Eguisheim, non solo alla scoperta di luoghi storici, ma anche di arte e di lavoro. Un puntuale e preciso programma di accoglienza condiviso ha permesso ai ragazzi del nostro istituto alberghiero di visitare le lavorazioni di birra, formaggi e acquavite, acquisti consapevoli di prodotti alimentari, la gita in battello a Strasburgo, un dolce bighellonare per le vie di Colmar .
Mi sono soffermato ad analizzare le ragioni della bellezza di Strasburgo, quella grande città quasi confine con la Germania. Un territorio tanto conteso è riuscito nel corso dei secoli a trasformare un punto di debolezza in un punto di forza. Ne è risultato un paese armonico, in continua emancipazione, cultura, bellezza e quindi patrimonio dell’umanità.
Molti hanno paura di non poter comunicare adeguatamente senza conoscere la lingua, per me invece è stato facile, e la lingua francese è ritornata nella memoria forte come il lampo di un neon acceso dopo tanti anni, discussioni animate, app di android con dizionario italiano-francese per le parole difficili, e finalmente tutto scorre, gli adulti accompagnatori del gruppo di ragazzi diventano una utilità, un punto fermo, i ragazzi sono interessati a tutte le novità, si comportano bene in ogni occasione. La lingua è uno strumento, poi occorre sapere cosa dire.
Non si deve dare niente per scontato.
Ecco che un viaggio, nuovo nel suo genere diventa qualcosa da ripetere, da rifare.
Sulla strada del ritorno scrivo queste righe, per lasciare una traccia. Ho bei ricordi delle persone di Guebwiller che ci hanno ospitato, non i gentili e compunti assistenti del solito albergo delle località turistiche, o l’impiegato di un ufficio di turismo. Tutte le persone ospitanti si sono dimostrate affabili e gentili. Molti hanno promesso di venire a trovarci, sarà un piacere poter ricambiare, e allora toccherà a noi a fare da guide.

Alsace

Un voyage inattendu, après vingt-cinq ans sans exercices de langue française, sans trop d’attentes. Je catapultée dans l’aventure avec l’énergie et la curiosité de l’explorateur.
Il n’a pas été facile de mettre tous d’accord, les comités de jumelage, les familles d’accueil, la gestion de l’école, le logement, les bureaux municipaux, location de bus entreprise, enseignants. Et enfin, les jeunes élèves de l’école de gestion locale de l’hôtel avec les enseignants et un petit groupe de citoyens, a conduit un grand entraîneur blanc de soixante sièges. La plus grande caravelle directe pour révéler un environnement agréable à la frontière française avec l’Allemagne, inconnu de la grande majorité des fans de terres françaises.
Inutile d’énumérer les endroits magnifiques canapés par des étendues de kilomètres de vignes et d’imposantes montagnes du massif vosgien dominant la plaine; seulement ils semblent être là pour protéger les cultures des vents du nord.
De Guebwiller a quitté les voyages à Colmar, Strasbourg, Orbey, Lapoutropie, Eguisheim, non seulement de découvrir des sites historiques, mais aussi dans l’art et le travail. Un programme d’accueil partagé en temps opportun et précis a permis aux étudiants de notre école de gestion de l’hôtel pour visiter les rouages ​​de la bière, le fromage et le brandy, les achats au courant de la nourriture, le voyage en bateau à Strasbourg, une promenade dans les rues de Colmar.
Je me suis arrêté pour analyser les raisons de la beauté de Strasbourg, la plus grande ville presque à la frontière avec l’Allemagne. Un territoire contesté beaucoup a réussi au cours des siècles pour transformer une faiblesse en une force. Le résultat est un pays harmonieux, continue l’émancipation, la culture, la beauté et un site du patrimoine mondial.
Beaucoup ont peur de ne pas être en mesure de communiquer correctement sans connaître la langue, mais pour moi il était facile, et la langue française est revenue en force dans la mémoire comme le flash d’un néon allumé après tant d’années, des discussions animées, l’application Android avec Dictionnaire italien- français pour les mots difficiles, et enfin tout coule, les adultes qui accompagnent le groupe de garçons deviennent un utilitaire, un arrêt complet, les garçons sont intéressés à toutes les nouvelles, ils se comportent bien à chaque occasion. La langue est un outil, alors vous devez savoir quoi dire.
Il ne devrait pas rien prendre pour acquis.
Voici un voyage, il devient quelque chose de nouveau de son genre à être répétée, à refaire.
Sur le chemin du retour, je vous écris ces lignes, de laisser une trace. Je garde de bons souvenirs des gens de Guebwiller qui nous ont accueillis, pas le genre et les assistants repiqués des complexes hôteliers habituels, ou employé d’un office de tourisme. Toutes les personnes d’accueil ont prouvé affable et aimable. Beaucoup ont promis de venir nous rendre visite, ce sera un plaisir d’être en mesure de revenir, et puis il est à nous d’agir comme guides.

IL PANINO, una provocazione


panino

img dal web

IL PANINO, una provocazione

Non dovremmo mangiare più di quanto abbiamo bisogno.
Nella rincorsa alla quantità e alla qualità abbiamo aggiunto, modificato e rivisto ogni possibile ricetta della nostra storia.
Nel seguire le regole matematiche del buono + buono = due volte buono e sostituendo ottimo + ottimo = due volte ottimo e così via siamo arrivati anche ad aumentare le dosi.
Come nelle merendine…. stiamo assistendo a confezionamenti di vere e proprie bombe caloriche.
I ragazzi degli anni 2000 non si sottraggono a questa regola.
Ancora una volta parlano i dati.
I ragazzi girano con i telefonini fin dalle elementari, ma vanno a scuola accompagnati fino alle medie.
Si allontana sempre di più la data della delega completa delle responsabilità, e vengono loro affidate sempre più tardi.
Ecco la provocazione :
Insegniamo a farsi un panino per la merenda !
Non le patatine o i dolciumi, un vero panino con quello che vorrà vostro figlio o figlia.
Si tratta di una attività che potrà essere effettuata autonomamente.
Sarà contento di svilupparla e sarà gratificato quando se lo mangerà.
Potrà dire di averlo preparato da sé, sarà una merendina di meno dal distributore. Forse lo prenderanno in giro gli amici, ma non dovete pensarlo, non si sa mai.
Ebbene sì !!
Vostro figlio potrebbe lanciare una nuova moda, che poi è vecchia, quella del panino fatto in casa.
Magari non si tratterà di risparmiare e forse costerà di più, ma il panino sarà frutto di una ricerca di cibi genuini. Vostro figlio comincerà ad apprezzare quanto di buono può essere inserito tra due fette di pane, e potrebbe essere di più di una merendina non in termini di calorie, ma di “soddisfazioni”.
E se diventasse l’idea per un pasto ? E se vostro figlio accedesse alle graduatorie degli chef pentastellati ?
E allora tra qualche anno magari vi metterete a tavola impugnando da un lato coltello e dall’altro forchetta dall’altra e chiederete al figlio :
– E oggi che si mangia ? –
Un panino ? O magari solo pane o pomodoro ….
Buon appetito !

VIAGGIO DA FERMO


kibbutz

IMG DAL WEB

VIAGGIO DA FERMO

Si può viaggiare standosene fermi ? La risposta logica sarebbe un secco no.
La prima smentita l’ebbi leggendo tutti i libri di Salgari. Salgari non visitò mai le indie e rimase nel suo Veneto e scrisse comunque dei pirati della malesia, Sandokan e le altre storie.
E’ così che comincio a raccontarvi di un viaggio che non ho fatto, ma che ho già programmato.
Me ne ha data l’occasione un incontro con una persona squisita che ancora ricordo con piacere.
Tutto cominciò molti anni fa con un sito internet di scambi di ospitalità. La mia passione di incontrare persone di altre nazionalità, altre culture mi spinse a registrarmi nel sito. Non offrivo l’alloggio, ma semplicemente mi rendevo disponibile per fare da guida nella città o di offrire un caffè dopo cena a stranieri o visitatori di passaggio.
Ebbi qualche contatto, poi qualcuno lo mantenni con Skype.
Passano gli anni e…sorpresa, lo scorso Ottobre mi contatta un israeliano avvertendomi che avrebbe trascorso nel mio paese una decina di giorni.
Quando sei con uno straniero non è che puoi portare il vocabolario dietro, le cose o le sai o fai delle figure meschine. Un po’ di inglese lo so, ma non sono molto “fluently” e soprattutto … non capisco quando mi parlano “stretto”
Ok ce la posso fare, quindi mi do da fare, gli prenoto un’auto a noleggio e dal momento che anche io ho tempo libero ce ne andiamo a girellare per la Toscana come beati turisti per Siena, Firenze e in luoghi che molti stranieri non hanno mai visto in quanto fuori dalle rotte tradizionali.
L’uomo di quasi 70 anni non era un fulmine e soprattutto non ricco, perché per godere della bellezza dei nostri luoghi occorre pagare biglietti ai musei. Quando la cifra era alta mi diceva di no, non importa e non potevo insistere.
Aveva trovato un appartamento per una settimana a meno di 200 euro.
Se mi avesse chiesto di prenotare non gli avrei trovato nulla nemmeno a 400 euro nella mia zona.
Il canuto israeliano si forgiava di un colorito strano, direi olivastro, quasi fosse una forte abbronzatura.
Un po’ turbato, in pochi minuti mi raccontò la sua vita dicendo di essere un indiano e all’età di 20 anni sua moglie e lui fuggirono dall’India per motivi religiosi. Sua moglie cristiana non poteva sposarla in India ; le rispettive famiglie non l’avrebbero permesso. Mi fece un gesto per farmi capire e questo fu evidentissimo, molto più delle parole.
Lo stato di Israele li accolse come profughi e lui per oltre quaranta anni ha lavorato come agricoltore in un kibbutz non distante da Gerusalemme.
Oggi mentre apro il giornale mi colpisce un articolo su un ristorante israeliano che sconta i prezzi se a mangiare vanno insieme musulmani ed ebrei.
Accendo la televisione e non si fa altro che parlare di shoah (n. d a. : articolo scritto il 27 gennaio 2016)
Da oltre mezzo secolo cammino in questo mondo e me ne sono capitate di cose strane.
Ora rifletto e mi rendo conto che senza attraversare il mediterraneo ho conosciuto una persona che mi ha raccontato di Israele, del suo kibbutz, della moglie che tre giorni alla settimana si dedica al canto ed è una appassionata dell’opera italiana, della figlia sposata in Belgio, del figlio camionista, della sua attività di scambio di ospiti che gli ha permesso di conoscere amici in ogni parte del mondo.
Mi ha raccontato di un amico canadese, di un polacco, di una famiglia turca, e molti altri, con ognuno di essi si sente spesso e fanno tutti parte di una specie di famiglia allargata.
Anche in questo modo iniziano rapporti di amicizia, forse più sinceri di quelli della scuola o del lavoro, ma ce ne sono tanti altri ! Tutto dipende dalla voglia di farlo e come poi procedere.
Al termine della vacanza toscana salutai l’anziano turista con la promessa che avrei ricambiato il viaggio nello stato di Israele.
Ancora ci penso, sarà un viaggio vero, non la solita navigazione sui siti web !

DISONESTO


muffa_sui_muri per racconto disonesto

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DISONESTO

La macchia sulla parete del piccolo bagno si allargava.
Mario, il proprietario dell’immobile, aveva comprato da pochi anni la nuova casa e ci si era trovato molto bene. Alla vista della macchia, aveva pensato a qualcosa relativo all’umidità perché del resto nei bagni può capitare, specie con la doccia.
Tentò di coprirla con altre mani di imbiancatura, ma poi sentì nell’aria anche un cattivo odore o meglio un tanfo. La posizione della macchia era a circa due metri da terra e proprio vicino al water.
Tutto faceva pensare a qualcosa di poco piacevole.
Quindi chiamò il muratore.
Sergio, un anziano muratore, appena vista la macchia, come un chirurgo con in mano il bisturi dichiarò :
– bisogna aprire e vedere che c’è –
Nonostante l’età riusciva ad essere competitivo, sia sui prezzi sia sulla velocità di esecuzione dei lavori, e aveva abbastanza lavoro. Lo caratterizzava la sua precisione e l’amore che metteva nel realizzare le sue opere.
I pavimenti, i bagni, i rivestimenti erano tutti eseguiti con la massima cura.
Non gli era mai capitata una cosa del genere, ed era curioso anche lui di capire cosa poteva essere successo. Si immaginava che fosse successo qualcosa relativo al tubo dello sfiato del water, ma non capiva cosa fosse accaduto.
Dopo qualche martellata ben assestata, si scoprì l’arcano.
Il tubo dello sfiato non era collegato, si interrompeva a due metri con un grossolano tappo, un rotolo di nylon infilato dentro e poi della carta dell’imballo di balle di cemento.
Sul tetto svettava il tubo dello sfiato che evidentemente era stato messo lì per far credere che tutto era stato realizzato a regola d’arte.
Il funzionamento dello scarico dell’acqua più i prodotti umani nel water, funziona benissimo se alla colonna d’aria corrisponde una colonna d’aria vuota ed entrambe le colonne collegate alla fossa biologica. Non si tratta di competenze edili, è fisica.
Per alcuni anni il sigillo al culmine del tubo ha retto poi i gas hanno danneggiato il sigillo fino a provocare la macchia nell’intonaco.
Tante cose hanno realizzato gli impresari edili disonesti.
Potevano mettere meno cemento del previsto ?
Potevano realizzare costruzioni in cemento “disarmato” (privo o quasi di ferro, dato che il ferro costa, ma senza ferro le opere non reggono)
Potevano costruire case con materiali di scarso valore ?
L’hanno fatto.
L’etica di evitare di costruire in modo corretto venne meno a partire dagli anni ’70 quando la richiesta di immobili subì una impennata inaspettata.
Il primo termine che viene in mente è disonesto, ma si potrebbe dire anche “ladro”.
Sergio quando si trovò in questa complicata situazione aveva una sua idea di comportarsi con i clienti, i suoi valori fondanti erano ben diversi da quelli del costruttore dell’immobile.
In quel lontano periodo non era ancora uscito il libro di Khaled Hosseini ed il successivo film.
Nel libro “il cacciatore di aquiloni” c’è un discorso del padre al figlio e una frase sembra riscrivere quella situazione :
“C’è un solo peccato ed è rubare, tutti gli altri peccati sono una variante del furto”.
E’ un modo di pensare forse lontano dal nostro, ma credo ci siano molti punti in comune.
Come mai si chiedeva Sergio abbiamo permesso a valori fondanti di cedere ad altri ?
Mentre Sergio riparava il danno dell’impresa disonesta collegando il moncone sul tetto al tubo maldestramente tappato, si chiedeva quanto potesse essere il valore di un paio di metri di tubo e quanto avesse rubato al malcapitato acquirente dell’immobile.
Si può cambiare il valore di un tubo con la propria integrità ?
Ci si può arricchire in tanti modi.
Si possono vendere prodotti con margini molto alti.
Si può lucrare sulle differenze di prezzo di titoli mobiliari (azioni, obbligazioni ecc)
Poi ci sono i metodi non leciti e ce ne sono molti purtroppo.
Certi metodi illeciti sono stati accettati e riconosciuti praticabili , tra le metodologie tipiche del “furbo”.
Tra i valori fondanti delle persone l’onestà è passata in posizioni subalterne rispetto ad altri.
Non è successo in un giorno, sono stati movimenti di pensiero indotti dal modificarsi delle regole (leggi) e dalle loro modalità di applicazione.
La presenza di uno stato la si percepisce dalla efficacia con la quale le leggi vengono rispettate e fatte rispettare.
Possiamo aspettarci che il nostro stato dedichi maggiore attenzione alla repressione degli abusi, ma non è compito nostro. L’unica cosa che possiamo scegliere per esempio è che se dovessimo comperare un immobile potremo cercare tra quelle di un periodo nel quale le costruzioni sono state meno “allegre” degli anni di attività di Sergio oppure comprare uno di quegli immobili e…incrociare le dita !